Il reduce disperso sulla piana molto a lungo vagò prima di trovare una città. Quando la trovò, giunse alla disperazione di trovarla deserta. Non una casa era crollata per un colpo di cannone, ma ogni anima che l'aveva fatta viva era scomparsa; la zizzania e i fiori del male crescevano fra le crepe delle case. Passeggiò a lungo per gli atri muscosi, per i fori cadenti, invano cercando un uomo o un cadavere. Tanto meno trovò del cibo. Trovò una chiesa e si buttò dentro, s'abbeverò all'acquasantiera. Ma dovette sputare quel fondo limaccioso d'acqua marcia che l'arsura non aveva ancora assorbito.
Camminando scovò una piazzetta riparata in un sobborgo: in altre condizioni la si sarebbe detta pittoresca. In mezzo, secca e abbandonata, una piccola fontana, petrea, brutta. Il soldato vi si andò a sedere. Qualcosa imputridiva nella vasca asciutta, qualcosa di nero e puzzolente. Guardò meglio: pesce morto. Due o tre sparute mosche, unici suoi compagni viventi in quella città, gli facevano da aureola.
Il soldato si guardò riflesso nell'acqua che non c'era e si vide bello, biondo, diciottenne; la sua ragazza in una crisi di pianto isterico lo salutava col fazzoletto. Quel fazzoletto a pois gli era rimasto stupidamente fisso negli occhi per tutto il viaggio, finché la tradotta non si era fermata in una minuscola stazione deserta. Un commilitone era morto soffocato dentro i vagoni, schiacciato dai suoi compagni, molto prima di poter immaginare il fronte.
Il reduce si sedette sul bordo della fontana e stese le proprie gambe davanti a sé. Gli stivali erano incrostati di terra, terra nemica. Era caldo, si aprì la camicia: ma la stoffa s'era attaccata alle ferite. Ed egli tirando finì col petto imbrattato di sangue.
Aprì lo zaino: viveri finiti. La Bibbia che sua mamma gli aveva dato, con l'assurda scusa che lo proteggesse dai colpi (e lui non capì mai se in senso materiale o magico) la aveva barattata con un piatto di fagioli molti chilometri più a valle. Poi un giorno gli capitò di dare il rancio a un povero, e quello gli aveva regalato un Corano. Così ora aveva un Corano. Lo aperse:
Uno di loro prese la parola e disse: "non uccidete Giuseppe. Se proprio avete deciso, gettatelo piuttosto in fondo alla cisterna, ché possa ritrovarlo qualche carovana"
Un grido dal cielo. Corvi neri. Imbracciò il moschetto e sparò un colpo. Nulla. Sparò ancora, mirando ai corvi. Quelli passarono avanti sghignazzando.
Il reduce gettò il fucile a terra fra la polvere riarsa.
Pensò al proprio epitaffio. Gli sarebbe piaciuto scrivere il proprio epitaffio su un muro di quella città e lasciarsi morire. Ma al fronte aveva disimparato a scrivere. Il cielo era meriggio plumbeo.
Ed egli aprì di nuovo il Libro:
Non hanno viaggiato sulla terra e visto quel che avvenne a coloro che li precedettero e che pure erano più numerosi di loro, più forti e lasciarono maggiori vestigia sulla terra?
I pois sul fazzoletto della sua ragazza, le tacche degli uomini distrutti sul calcio del suo fucile; la puttana dal largo culo burroso che tremolava ansante nella tenda del tenente, in scandaloso controluce. E con Pedro si era detto: ecco la somma battaglia.
Battaglia campale, guerra carnale, morte spirituale.
Il cappellano che aveva lasciato perdere Dio da un sacco di tempo e che una notte era impazzito, aveva avuta una visione, gridava: "mi sono convertito! sono convertito!" ed era balzato incontro al fuoco nemico brandendo il crocifisso.
I mucchi di cadaveri, gli avvoltoi, i fuggiaschi, sulla piana fiorita di loglio.
Gli occhi di una bambina disfacentisi di pianto.
Egli aprì di nuovo il Libro:
Figuratevi dunque, che destino triste;
tuttavia, era stato un tempo un bell'uomo, e pure alto
Aveva ancora una sigaretta. Poteva dire quanti chilometri prima l'aveva scroccata, a un mercatante turco, con suppliche patetiche. La infilò in bocca.
Il cielo era ancora coperto di piombo, la terra popolata di fantasmi.
L'ultimo reduce si accese la sigaretta con la pistola, e la sua testa saltò per aria.
Nonostante tutto, la fisica offre dei fenomeni bizzarri, talvolta.
l'ultima sigaretta (e stavolta sì) testo di Qal