Ricordi

scritto da Chicky
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Il tempo, figlia, è peggio di una lima. Rosica sordo sordo e ti assottiglia, così che nessun giorno sei più come quella di prima. (G.G.Belli)
- Nota dell'autore Chicky

Testo: Ricordi
di Chicky

Piove ormai da molte ore su Roma, ma il cielo non accenna a schiarirsi. E da molte ore una ragazza, Chiara, è accoccolata dietro il vetro della finestra della sua camera. Sta osservando la pioggia scendere incessantemente e, nello stesso momento, pensa. O meglio, riflette. Riflette su una conversazione avuta quella mattina, a scuola, con la sua migliore amica. Avevano parlato di un tema serio, da “adulti”: il tempo. Non quello atmosferico, no! Ma di quel maledetto compagno di viaggio della vita di ogni uomo, che indifferente ed impietoso passa davanti a tutti, fugge e non si cura di nessuno. E insieme avevano anche capito che stavano crescendo...A questo pensiero, la ragazza ride fra sé e sé: avevano capito solo ora che stavano diventando grandi? Indubbiamente, gli adulti che le avessero ascoltate, le avrebbero prese per matte. Ma “i grandi” non sanno, non capiscono che è difficile accorgersene, che è come una rivelazione: all’improvviso ci si guarda indietro e si capisce che si è cresciuti. E mentre realizziamo ciò, ci “sfilano” davanti tutte le principali tappe della nostra storia, soprattutto di quella adolescenziale, perché è lì che avremo sicuramente vissuto le esperienze più significative. Ed ecco il quesito che si pone, adesso, Chiara da alcune ore: quali sono le sue tappe fondamentali? Quelle, cioè, che le sarebbero rimaste impresse per sempre e l’avrebbero aiutata a crescere? Già, belle domande! Fino a quando non si era posta questa questione, aveva sempre pensato che la sua storia fosse come una piatta, lunga linea retta, dove tutti i punti sono uguali agli altri. Ma, riflettendoci bene, deve ammettere ora che, in realtà, non è così e che la sua “linea retta” assomiglia più ad un elettrocardiogramma, pieno di alti e bassi. Inevitabilmente, essi stanno ad indicare dei momenti che, nel bene e nel male, hanno segnato la sua esistenza fino ad oggi. Chiara si alza e corre in salone: le è venuta un’idea. Nel tentativo di individuare quegli istanti e far chiarezza con se stessa, prende dalla libreria il suo album di fotografie. È sola in casa, perciò si sente più libera. Si siede sul suo letto e comincia a sfogliarlo. Quanti ricordi! Sembra di rivivere un film visto migliaia e migliaia di volte, senza mai stancarsi. La prima foto su cui si sofferma di più è una del febbraio 2000. Non era ancora adolescente, ma quello fu l’anno in cui ebbe il suo primo menarca: indubbiamente la segnò. Era la prima della sua classe ad averlo avuto, la prima a sviluppare un po’ di seno mentre le altre erano ancora “piatte”, la prima a dover andare nel bagno delle maestre per cambiare l’assorbente…insomma, sentiva, da queste piccole cose, che “era cresciuta” e che qualcosa in lei stava cambiando. Sfogliando ancora, si trova sotto gli occhi una fotografia del luglio 2003. Non successe nulla di importante quell’estate, ma tre mesi dopo sì. La foto ritrae lei e sua zia alle terme: sua zia, ad ottobre di quell’anno morì. Chiara sente una stretta sul cuore. Fu un duro colpo per lei: fu il suo primo, vero incontro con la Morte di una persona cara. Un avvenimento che ha fatto crollare, in qualche modo, il “muro di certezze” che ogni uomo si porta dietro dall’infanzia. Un’esperienza di cui, ancora oggi, la ragazza sente il peso e l’effetto devastante che ha avuto su di lei. Mesi e mesi a tentare di capire perché certe cose accadono o perché devono accadere, senza mai trovare risposta…Ripensando a quel giorno, Chiara si ritrova a piangere silenziosamente e a rivivere quel pomeriggio come se fosse stato solo pochi giorni fa. Continuando a voltare le pagine dell’album, arriva a quella dedicata agli anni delle scuole medie. “Anche questi sono stati importanti” pensa, sorridendo “Non solo da un punto di vista scolastico, ma anche umano”. Le ritorna in mente, così, la sua ex professoressa di italiano, che le ha insegnato a credere di più in se stessa, nelle sue capacità, ed era riuscita, in tre anni, a tirar fuori lati del suo carattere fino a quel momento rimasti “addormentati”. Chiara gira altri fogli pieni di foto…pieni di ricordi, di attimi “fuggiti” e mai più tornati. Sospira e, con un po’ di tristezza, “approda” agli ultimi ritratti scattati nei suoi cinque anni di liceo. La ragazza si ferma ed osserva le foto. Gli eventi che si sono susseguiti in ben 60 mesi le hanno riempito la mente di dolci ed amari memorie. Alla seconda categoria, appartengono tutti i litigi che ha avuto, soprattutto i primi due anni di scuola, con alcune compagne di classe: discussioni così stupide, ma così violente che non riesce, tuttora, a spiegarsi il perché siano avvenute. Tra i ricordi più dolci e più importanti, non può non mettere tutte le visite d’istruzione fatte, tutte le nuove amicizie nate e tutte quelle che si sono consolidate. Voltando pagina, si ritrova fra le mani uno scatto che la ritrae il giorno della sua cresima: un episodio che l’ha fatto crescere spiritualmente e a cui ripensa con più gioia. “Uno dei pochi giorni che posso catalogare come “felici”, passato vicino alle persone a cui voglio più bene, cioè la mia famiglia e i miei migliori amici” pensa fra sé e sè…Finalmente è arrivata al termine del suo album. È curioso, ma mentre rivedeva tutti quegli “istanti di vita” stampati su carta, mille altri le ritornavano in mente…momenti che non appartengono alla sua pubertà, ma che è proprio in questa fase che ne avverte la mancanza. Chiara chiude l’album, ma una foto “scivola” fuori all’improvviso. La raccoglie e la osserva: è lei da bambina, vestita da Carnevale. Già, la sua infanzia! Un nodo, a poco a poco, le sale alla gola. Ecco che cosa le manca: sente la nostalgia dei Natali e dei Capodanni trascorsi tutti insieme, in famiglia, ridendo e scherzando fino a mattina, delle notti del 24 dicembre o di Pasqua passate ad ascoltare interminabili messe, ma con il pensiero rivolto al falò che stava per essere acceso fuori la Chiesa, ha nostalgia delle vacanze estive al mare con tutta, ma proprio tutta la sua famiglia, dei bei momenti volati via, pieni di spensieratezza e felicità…le manca tutto questo. E mentre si asciuga le lacrime, riflette: tutto ciò che la circonda, tutto ciò che ha vissuto e che, per sempre, porterà con sé, è destinato, purtroppo, a passare e che solo lei può fermare quegli attimi di tempo, la cui memoria la sosterà per il resto della sua vita. Dunque, mettendo a posto l’album e tirando le somme del suo “viaggio” tra le tappe fondamentali della sua “prima giovinezza”, le sembra che le abbia “toccate” quasi tutte: gioia, dolore, curiosità, maturazione, amicizia, felicità…però, ne manca una! Chiara sorride, ma una strana espressione le passa sul viso: ancora non ha provato quella bella e particolare sensazione che è il primo amore. Tuttavia, forse, non ne è tanto lontana…La ragazza torna vicino alla finestra. Ha quasi smesso di piovere e il sole comincia a far capolino da dietro i nuvoloni grigi. Chiara prende il diario, lo sfoglia e si ferma su una pagina bianca, non ancora scritta: le è tornata in mente una frase detta da una sua amica quella mattina e vuole scriversela…”La vita è fatta di attimi da rubare al tempo che fugge via. Attimi che diventeranno ricordi e ti faranno compagnia. Non dovrai dimenticare, a meno che non vorrai smettere di essere!”. La penna della ragazza si ferma e lei pensa. Riprende a scrivere dopo un minuto, due righe più sotto, concludendo: “Ma che cos’è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?”.

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