Sono in un bar a bere una birra con la mia ragazza, fumo un paio di sigarette mentre facciamo una chiacchierata e mi do uno sguardo intorno. Al mio fianco ci sono alcuni signori che bevono spensierati e non poco lontano alcuni ragazzi, che avranno avuto al massimo sedici anni, sono seduti in compagnia.
Sorseggiavano qualche bibita gassata e alcune birre, ma una cosa mi ha colpito molto, tra loro non si guardavano neanche in faccia perché ognuno di loro era impegnato a smanettare con il proprio telefono cellulare. Allora mi feci qualche domanda: cosa trovano di interessante in quell’aggeggio da farli isolare completamente da chi è seduto al suo fianco? Cercai di darmi una risposta, ma nei miei pensieri svolazzavano solo parole e frasi di una confusione non indifferente, cosi cercai di non pensarci e godermi la serata, dove nel frattempo alcuni amici si erano seduti al nostro tavolo e riempivano i miei spazi vuoti di riflessione.
Nei giorni seguenti continuavo a riflettere sul perché la maggior parte delle persone che vedo siano così presi dalla smania di pubblicare, condividere le proprie vite in una piattaforma virtuale. Mi diedi una ipotetica risposta. Forse per loro è una cosa importante, essere popolare a livello social significa anche esserlo a livello sociale e questo comporta una sorta di “fama” tra gli adolescenti della loro stessa età. Come per dire io sono importante perchè mi conoscono tutti e tu non sei nessuno.
Penso che adesso non essere attivo su un social significherebbe non esistere.
Per conoscere una persona non si usa più entrare in discussione con una battuta o scambiare qualche sguardo, ho notato che la prima cosa che si fa è seguire la persona interessata su Instagram e mettere qualche like alle sue foto, se si viene ricambiati con altrettanti like allora sei riuscito a superare il primo livello. Ora puoi scrivere un messaggio e decifrare un po’ come vengono scritti i messaggi, non più gesti e parole, ma lettere senza sentimenti.
Ho 20 anni anche io, sono registrato su Instagram e Facebook e a volte anche a me piace scorrere la home e vedere cosa pubblicano i miei amici supersocial, ma amo troppo parlare del più e del meno, stare in compagnia per farsi qualche risata e raccontare eventi passati, mi fa stare bene perchè sento che c’è sincerità, c’è sentimento e mi sento vero rispetto a quello che mi circonda.
Da qualche tempo ormai continuo a farmi domande e a darmi risposte, sino ad arrivare sempre alla stessa conclusione: siamo in un’era tecnologica e tornare indietro, diminuire questo sviluppo tecno-sociale è impossibile. Fare passi indietro nel sistema tecnologico è impossibile, come in una fabbrica spegnere un macchinario equivarrebbe al suicidio, cosi per noi non usare il cellulare significherebbe essere senza identità, persi in un mondo che non è più il nostro.
I “supersocial” che mi circondano. testo di Riccardo3