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Ciao, Miki.
Ehm… ciao.
So che non vuoi più sapere di me,
lo so bene.
Eppure eccomi, ancora qui,
a bussare al silenzio con la punta delle dita.
Volevo solo chiederti scusa —
di nuovo, anche se ormai ignoro per cosa esattamente.
Ti amo.
Ti ho amato sempre,
anche quando la tua voce si è spenta
e il silenzio ha riempito i miei spazi vuoti,
facendomi dubitare
che ci sia mai stato davvero qualcosa da parte tua.
L’idea che tu possa odiarmi,
o peggio, avermi dimenticato,
mi scortica vivo,
mi frantuma l’anima,
mi annebbia tutto.
Mi getta nel buio più profondo,
mi manda in tilt,
mi trascina giù,
ancora una volta.
E non riesco a farmi perdonare.
Tu non parli.
Non rispondi.
Non dici nulla.
È crudele, Miki —
è come se guardassi affondare me stesso,
e ti facesse piacere.
Non ti chiedo segni,
né gesti,
solo questo:
È così folle volerti ancora sentire?
Sapere se esisti davvero,
o se ho parlato per anni
con il vuoto?