to camminando.
Sono vestita di stracci, si, di stracci.Stracci di pizzo neri, che coprono e non coprono i miei peccati, stracci che mi ha regalato la Bestia
I piedi affondano nella carne di cui é astutamente ricoperto il terreno, e ad ogni passo si sente un lamento, vicino e lontano, che arriva dritto alle orecchie come una musica medievale.
Gli alberi sono bassi e gli unici fiori che riconoscono sono dei corpi di esseri umani legati ai loro rami con delle corde, che ondeggiano sotto la fredda aria del vento, che riesce a sbarrarmi la strada.
Il cielo é rosso, né luna né stelle prendono il loro posto.E laggiù, dove i miei occhi arrivano a stento una vallata di mani imploranti, sporche si sangue, continuano a farmi cenno di avvicinarmi:mi vogliono toccare, mi vogliono finalmente avere.
Mi chiedo da quanto tempo non toccano un corpo, lì, sole nella loro solitudine.
Ho paura di avvicinarmi, non lo faccio, resto a distanza, e quando finalmente le raggiungo passo avanti, aumentando l'andatura, quasi cercando di nascondermi ai loro occhi inesistenti.Cos'altro mi aspett, ora?
Mi giro indietro per vedere quanta strada ho fatto, ma alle mie spalle c'é solamente un buco nero.Credo che sia passato molto tempo da quando sono giunta qua.
Ed eccoli, là, i corpi straziati, senza mani, messi uno sopra l'altro.Due di loro con movimenti bruschi cercano di unirsi fra loro, allora io mi copro gli occhi, non voglio guardare.Un giorno forse é questa la fine che farò io, cercare amore anche all'inferno.
Eppure é più la rabbia che alimenta tutti loro, sempre in movimento.Sempre là, accatastati tra loro.Ecco, qualcuno mi afferra da dietro.Con le sue braccia monche mi attira a se.Non riesco a dileguarmi, é troppo forte.Mi gelo di paura, muoio sotto questa violenza.
Poi continuo a camminare, forse corro, ma non riesco a rendermene conto.
Intorno a me sempre le stesse cose, lo stesso ambiente.Poi, un'albero altissimo, completamente ricoperto da grossi corvi neri.Mi fermo a studiarli.Tutti lì a guardarmi, con gli occhi freddi, mi fissano, mi osservano, forse m ammirano.Ancora piena di timore ricomincio il mio lungo viaggio, sperando di aver già vissuto.
Sopra un altare sta avvenendo un sacrificio.Esseri ricoperti da tuniche rosse e nere nascondono il viso, e guardano una bellissima ragazza, spogliata dei suoi veli.Accanto a lei il suo bellissimo capo.
Il suo corpo inizia a scappare, a muoversi da solo, mentre il viso si contrae spassionatamente facendo posto al viola delle labbra e al bianco immacolato della pelle.
L'altare é pieno dei suoi fluidi vitali.
L'attensione si sposta su di me, ed io mi fermo.Scheletri che cercando la liberazione mi fissano, forse vogliono offrire al loro dio pagano anche la mia umile anima.
Eppure restano fermi, senza espressione.
Io cammino e tutti si fermano.
Poi, eccoli lì, sulle croci.Quattro giovani, bellissimi, forse già morti si trovano su un'alta collina, dove l'unica erba é la nuda terra.Vittime di soffocamento, forse di sentimenti.
E l'uomo che inizia a slegarli e a farli a pezzi mi fa l'occhiolino e mi manda un sanguinoso bacio, mostrandomi i canini sviluppati.
Accarezzo avidatamente il mio corpo per sperare che ogni singola cosa sia al suo posto, e,sperando che presto tutto quello finirà, continuo a camminare.Prima, però, vengo raggiunta dall'uomo che mi apre la bocca e m infila dentro la carne di quei morti, obbligandomi a mangiarla.
Intanto mi accarezza i capelli e mi morde il collo.Sento un leggero giramento di testa, poi senza dire una parola si allontana, ritornando al suo lavoro senza paura.
Il mio posto era già pronto.
Venne a prendermi e privandomi di me stessa mi legò ad un palo.Intorno a me più di cento anime maledette, che finalmente avevano trovato il loro svago.Avevo superato la prova.
Per l'eternità sarei restata lì, attendendo qualcun altro e qualcun altro ancora, e guardando il buco nero che mi circondava.
Violentata nel corpo e nell'anima, finalmente ero arrivata all'inferno.
inferno testo di Genesi