Fantasmi !
Non e vero, non esistono !
Nella piazza del castello regnava il caos, era una domenica e c’era il mercato: c’erano contadine rugose che cercavano di infilare i polli nelle loro ceste, tacchini e galli che beccavano a terra la frutta marcia, porci che correvano per il mercato cercando di scappare dal loro padrone che li voleva uccidere per vendere la loro carne. E il macellaio che urlava addosso alla povera gente di comperare i suoi due maiali assieme a una gallina spennacchiata per dieci soldi di bronzo. Insomma quando c’era il mercato era un macello: urla, cassette rovesciate: accadeva di tutto, proprio di tutto.
Quel pomeriggio stavo passeggiando in piazza cercando qualcosa di interessante da comprare, ma non trovando niente di interessante da acquistare mi affrettai verso casa. Nei tetri vicoli malfamati, nei quartieri più squallidi e poveri del villaggio, regnava il silenzio: l’unico rumore che serpeggiava era il suono dei miei calzai che battevano sui neri sampietrini.
Decisi di fermarmi per riposare, appoggiandomi ad un sedile di pietra scura. Stavo quasi per addormentarmi quando sentii un urlo agghiacciante provenire da molto vicino. Balzai in piedi spaventato, quale orrenda creatura poteva emettere un verso simile? Dovevo scoprirlo: cominciai a camminare a passo svelto e sentivo chiaramente i battiti del mio cuore; aumentai il passo fino a trovarmi a correre velocemente, girai un angolo e mi scontrai con una nera, misteriosa figura.
“FFHFFHFFHFFHFFH!” Fu il sinistro suono che udii, mi rialzai barcollando e mi accorsi che mi ero scontrato con un gatto, un gatto nero! Simbolo di eterna sfortuna! Da lì a poco sarebbe successo qualcosa di orribile, una disgrazia! Scrutai i suoi sinistri occhi gialli prima che scomparisse dietro a un muro di pietra. Senza rendermene conto ero arrivato fino alla tetra abitazione Deadville, detta “villa del non- ritorno”. Nessuno c’era mai entrato e quei pochi che ci avevano provato non ne erano più usciti. L’abitazione apparteneva a un nobile feudale di nome Conte Krupnick, che secondo la leggenda paesana aveva venduto la sua anima al diavolo per mantenere sempre la sua eterna, smagliante giovinezza. I camerieri una volta entrarono nella stanza del padrone, sul pavimento giaceva un uomo morto, in abito da sera, con un coltello puntato nel petto. Era vizzo, bianco, rugoso, schifoso, rivoltante. Solo dopo che ebbero esaminato il cadavere riconobbero chi era. E urlarono.
Da quel giorno tutti avevano paura di entrare nel castello, credendo che appartenesse ancora al Male, ancora a degli spiriti inquieti.
“NON E’ VERO, NON ESISTONO!”
Soffiava un forte vento, che faceva sembrare i neri alberi ancor più scheletrici. A un certo punto un altro grido disumano si sentì provenire dalla casa. Deciso ad entrare, sgattaiolai nel giardino infestato dalle erbacce, non feci neanche in tempo ad arrivare al portone di egno scuro che sentii una risata gracchiante. Terrorizzato all’idea che qualcuno mi avesse visto entrare nella proprietà privata, mi nascosi dietro un albero. Dopo qualche minuto uscii allo scoperto ma stranamente non c’era nessuno. MI avvicinai alla porta ed entrai: mi trovavo all’interno del castello, c’erano grandi scaffali pieni di antichi libri impolverati con strani titoli in latino; ma la cosa più inquietante erano le armature, sembravano messe lì per fare la guardia a qualcosa; erano munite di spade e lance appuntite. Mi avvicinai allo scaffale in legno scuro e presi un libro, lo aprii e lessi: “ORIALATOVOS MORTUS DE BATALLA, SPIRITUS VOSTRUS ENTRAS EN ARMIT”. Non appena pronunciai queste parole, migliaia di spiriti urlanti vennero giù dal soffitto infilandosi nelle armature metalliche e prendendone il possesso, dopodiché si misero a marciare come soldatini verso di me, sguainarono le loro spade e tirarono le lance: una di queste mi trafisse al cuore.
ORA TUTTI NOI DOVEVAMO FARE LA GUARDIA ALAL VILLA: PER SEMPRE.
Fantasmi! testo di adriano bernard