Lei era cosi.
Come dice scusi?
Dicevo che lei era cosi.
Si ma, cosi come?
Ma che razza di domande sono queste? Vuole forse sminuire tutto questo con un semplicissimo, banalissimo, cosi come?
Ma in realtà io non volevo mica...
Ma la smetta per favore, anzi sa una cosa, se ne vada.
Lei è matto, io davvero non capisco, ma si può sapere chi è lei e cosa voule da me nel mio bar?
Sa una cosa? Lei mi sta simpatico, ho cambiato idea, può rimanere. Anzi, mi dia anche un Macallan con ghiaccio, il mondo ha bisogno di gente coraggiosa come lei e io ho bisogno del mio bicchiere di whisky, con ghiaccio sia chiaro. Dunque le dicevo, aspetti cosa le dicevo?
Lei era cosi.
Ah già, lei era cosi. L'armonia di un violoncello, ce l’ha presente? Il violoncellista si posizione al centro dell’orchestra, ma il destino vuole che non sia lui il protagonista principale. Il pubblico guarda il primo violino o il pianista, ma lui che è li al centro dell’orchestra tende a passare in secondo piano. Eppure lui sa di essere troppo importante per l’orchestra e anche gli altri musicisti sanno che senza di lui non sarebbe lo stesso. Lui è quel quid necessario, ma il pubblico osanna il violino o il pianoforte, più appariscenti. E allora il violoncellista potrebbe iniziare a pensare di non essere così importante, potrebbe perfino iniziare a sentirsi un pò inutile. Non è questo forse uno strano infame destino? Anni e anni di esercizio e sacrifici per arrivare a sentirsi inutili o addirittura sbagliati.
E allora cosa potrebbe fare il violoncellista? Tendenzialmente potrebbe bere un paio di bicchieri di whisky con ghiaccio, e io non potrei proprio biasimarlo vecchio mio. In alternativa, potrebbe prendere consapevolezza di essere il cuore di un’orchestra, e che forse è il pubblico a non essere quello giusto, che lui merita di essere ascoltato da un pubblico più educato, appropriato … all’opera di New York per esempio. Si perché no, l’opera di New York.
E poi si potrebbe guardare intorno, fermare il tempo e danzare.
Ed io l’ho vista danzare vecchio mio. E’ sensuale come una donna degli anni ’20, ma mai volgare; e poi ha quello sguardo. Oh dio mio, potrei uccidere per quel suo sguardo. La baciai in una folle notte d’inverno, sotto un tetto triste ed ammuffito, per me infinitamente stellato. Le ho viste tante volte le stelle, ma cosi belle credo di non averle mai neppure immaginate. E quelle labbra. E quelle mani. E quegli occhi grandi.
Sai, non ho avuto tanto tempo a disposizione per mostrarle tutte le cose che le avrei voluto mostrare, o forse ne ho avuto fin troppo e non l’ho saputo utilizzare bene.
Parigi era bellissima. Lei vestiva di rosso ed io vecchio mio, io sentivo di non essere proprio all’altezza di starle accanto. Gli sguardi compiaciuti dei signori e l’invidia mascherata delle signore; e poi un mondo di emozioni in festa.
E quella musica che suonava solo per noi. Non c’era nessun altro, solo io, lei e le sue mani e quella musica che ci trasportava verso una sensazione di infinito che più volte invano avevo provato anche solo a percepire durante la mia giovinezza, leggendo tutti quei libri impolverati.
Quella notte abbiamo fatto l’amore.
Per tutta la notte.
Per tutta la notte ci siamo amati veramente.
Arrivederci, io vado. Tenga pure il resto.
Il sole sta ormai per sorgere e ho rubato fin troppo tempo alla notte.
Questa strada non l’avevo mai percorsa; cosi piacevole, mai banale.
Fermo la mia corsa per un attimo. Suona una musica avvezza. Mi è concesso di sentire un cosi gradito suono fuoriuscire saltellante da un vecchio giradischi. E allora rubo ancora qualche istante alla notte.
Non sto cercando un modo per ricordare. Ho solo voglia di pensare ancora un pò prima di spegnere tutto, sorridere, e andare.
Honey testo di Deps