- Per chi ho pianto oggi... -

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Racconto già pubblicato sette anni fa. Buona lettura.
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Testo: - Per chi ho pianto oggi... -
di vecchioautore

Per chi ho pianto oggi…

Per chi ho pianto oggi… per l’uomo cui son rimasti soltanto gli occhi per piangere, o per il cane che mi ha pregato d’accudire perché non lo poteva più tenere?
Ho pianto per la povera bestiola che condivise la tristezza, la miseria, con l’uomo che lo raccolse dalla strada, e per dieci anni ne condivise il letto, le poche gioie, i molti dolori; come si fa con un compagno di vita.
Poi ho pianto osservando l’uomo piangere, stringendo fra le braccia il suo amato cane; doveva esser stata dura assai l’esistenza che li unì indissolubilmente.
L’uomo mi spiegò che aveva perso il lavoro, ed entro un mese sarebbe stato accolto in una comunità, dove non avrebbero accettato il suo piccolo amico.
Con voce rotta mi pregò di tener con me la piccola bestiola, assicurandomi che appena avrebbe trovato un lavoro sarebbe tornato a riprenderlo.
Baciò con trasporto la piccola bestiola, la pose fra le mie braccia e si allontanò.
Non mi vergogno ad affermare che piansi, guardandolo allontanarsi piegato dal dolore cercando di trattener le lacrime per non darlo a vedere alla bestiola, che rizzando le orecchie realizzò che si trattava d’abbandono.
Guaì la bestiola, scuotendosi sfuggì dalla mia presa e rincorse l’uomo, l’amico, il fratello da troppo tempo amato.
Tornò sui propri passi l’uomo, e fra le lacrime mi chiese cosa mai dovesse fare.
«Lo porti con sé e lo accudisca con amore! Solo questo, e non un bel giardino dove scorazzare, desidera il suo cane. Lo porti a casa e fin che può lo ricopra d’attenzioni… e se fra un mese dovrà andare lontano, lo porti pure a me, lo accudirò in vece sua, e quando tornerà lui sarà qui ad aspettarlo… ora andate a casa e cercate di gioire del presente, ne avrete di tempo per soffrire quando verrà il momento di dividersi.»
L’uomo mi ringraziò, e allontanandosi mi rammentò che avevo promesso a lui, ma soprattutto al cane, che nel momento del bisogno sarei stato presente.
Sorridendo amaro pensai: “Quant’è cattivo il mondo, quant’è cattiva questa società, come siamo cattivi tutti noi che di questa società siamo gli artefici”.
Lo rincuorai rinnovandogli la promessa, li salutai entrambi e li guardai andare, sperando in un miracolo che non li facesse mai tornare.
Ora sono qui che mi vergogno del mio comportamento, perché al pari di altri il mio aiuto si risolse in poche seppur sentite frasi; una promessa che sperai di non dover mai esaudire… la mia buona azione fu; null’altro che uno scrollar di spalle!
Per chi ho pianto oggi… per l’uomo… per il cane… oppure per la vergogna del mio, forse cinico, comportamento?
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