Cenotafio

scritto da Paulus
Scritto Ieri • Pubblicato 22 ore fa • Revisionato 22 ore fa
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Autore del testo Paulus

Testo: Cenotafio
di Paulus

Barcolla. I fanali illuminano a malapena il bitume ancora fluido fumante. Non gli era mai capitato di sentire quella costrizione al torace. Non vi badò. Aveva bevuto un sorso da quel bicchiere e subito accusò un malessere non bene identificato, un disturbo transitorio. Non si inquietò: da quando aveva passato i cinquanta, non era più quello di prima. Quando era adolescente, e il nonno tossiva e la prozia si sentiva incriccata per certe dolenze che la facevano trasalire, non avrebbe mai supposto che anche a lui sarebbero toccati certi acciacchi, talora lancinanti talora cronici. E non si dava pace pensando di essere stato in gioventù così sconsiderato: quello era insomma per lui il pungolo nella carne che sanguina ancora oggi. Ma più di ogni altra cosa non si arrendeva al fatto che altri prima di lui avevano tirato le cuoia e che ormai conosceva qualche anziano decrepito, per sottacere dei vegliardi senza un bagliore di intelligenza e neppure di giudiziosa saggia gravità, ma con l'occhio glauco di chi sfida la morte solo come una liberazione. E quelli che erano passati a miglior vita non erano rievocati se non per rispondere al dovere, alla pietas, ogni due novembre, la festa dei morti, saltuariamente man mano che passa il tempo mentre le visite si diradano e i fiorai sotto i cipressi falliscono perché nessuno compra più un portafiori cimiteriale; né erano commemorati da un epitaffio, ma da un cenotafio anonimo. Il catrame fuma ancora, le asfaltatrici abbagliano con le luci bianche e gialle di posizione sotto quella nebbiolina che forse si farà acquetta. Ancora quella fitta nel mediastino.
Cenotafio testo di Paulus
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