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Sei diventata l’inchiostro bianco sulle mie pagine,
quella parola che non si legge ma sostiene la riga,
la geometria segreta che regge il volo delle rondini
quando il cielo si fa stanco e la sera si complica.
Non ti cerco più tra le cose che si toccano,
ma nel ritmo circolare delle stagioni,
sei il primo rigoglio che spacca il gelo,
l’ostinata pazienza del seme sotto il peso della zolla.
Eravamo due fiumi con lo stesso alfabeto,
e ora che la tua foce è altrove,
io resto mare che impara a dondolare il tuo nome.
Ti trovo nel profumo bianco del gelsomino al mattino,
nel modo in cui le mie mani, invecchiando,
rubano alle tue la forma di un conforto antico.
Sei una clessidra rovesciata che non perde sabbia,
un tempo sospeso che non conosce declino,
mentre il tuo ricordo mormora tra le crepe del muro:
"Non è buio, è solo la luce che ha chiuso gli occhi per riposare."