Contenuti per adulti
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La donna siede al centro della stanza
come un continente che ha perso i suoi nomi.
Gli occhi, ancora belli,
non riconoscono le rotte.
Davanti a lei i figli,
inermi, adulti, spezzati,
stranieri con il suo stesso sangue.
Li guarda come si guarda il vento,
c’è, ma non si può afferrare.
Li ha partoriti, li ha vegliati,
li ha chiamati mille volte per nome,
ora quei nomi sono foglie secche,
polvere sotto la lingua.
Il tempo, in lei, cammina all’indietro.
Scivola via dai giorni come una barca slegata,
si ferma nell’infanzia
dove tutto è più semplice e più crudele.
Chi la ama impara l’alfabeto del silenzio,
la grammatica dello strazio gentile,
l’arte di essere riconosciuti
senza essere visti.
L’Alzheimer è un ladro educato,
ruba piano,
una parola al giorno,
un volto alla settimana,
una vita intera senza fare rumore.
E noi, che crediamo di essere salvi,
inermi nella nostra arroganza di sani,
dovremmo guardarla bene,
questa donna tornata bambina.
Perché il suo destino non è un’eccezione,
ma una possibilità invisibile
che cammina accanto a noi.