Il modo in cui si resta

scritto da ele_rubi
Scritto Ieri • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 15 ore fa
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Momenti di noia provinciale, tra messaggi, chiacchiere di amiche, l'attesa di un momento stupido e, forse, importantissimo.
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Testo: Il modo in cui si resta
di ele_rubi

Lara stava seduta sul cofano della sua jeep.

Il motore era spento da un paio d’ore ma il metallo tratteneva ancora il calore del pomeriggio.

Anna parlava senza guardarla, con la canna tra le dita che fumigava e spruzzava lapilli quanto un vulcano in eruzione.

Ogni tanto rideva da sola, come se il discorso potesse continuare anche senza ascoltatori.

Sotto di loro, il paese era fermo.

Le case basse, le strade dritte della cittadella, qualche macchina che passava per sbaglio.

Più in là, la campagna si apriva indistinguibi­le, come se tutto fosse stato steso e poi dimentica­to.

Lara lo guardava così, il paese: non come un posto in cui stare, ma come qualcosa che succede­va da sempre nello stesso modo.

Il telefono vibrò.

Sei in giro?

Lesse il messaggio senza cambiare posizione.

Lo schermo le illuminò appena le dita.

Non rispose.

«È lui?» chiese Anna.

Lara fece sì con la testa.

L’amica tirò dalla canna e gliela passò.

Lei inspirò senza pensarci troppo. Il fumo non le provocava mai una reazione precisa, solo una specie di rallentamento interno.

Restituì la canna.

Anna la guardò un secondo in più del necessario.

«È strano il tuo ragazzo,» disse.

«In che senso?»

Lei fece spallucce.

«Per te è normale?»

Lara rifletté.

Il telefono vibrò ancora.

Non mi hai risposto, prima.

Anna si sdraiò un po’ sul cofano.

«È troppo serio,» disse.

Lara annuì.

«Sembra sempre sul punto di litigare.»

«Lo fa solo con gli altri.»

Anna la guardò.

«Cioè?»

Lara esitò: non era una cosa che spiegava spesso, ma con Anna veniva fuori ugualmente, a pezzi.

«Gli danno fastidio.»

«Chi?»

«Tutti.»

L’amica rise.

«E tu no?»

Lara scosse il capo.

«Io no.»

Il telefono vibrò.

Posso passare dopo?

Lei lo lesse e lo lasciò lì.

Anna la osservava.

«È geloso?»

«No.»

«No?»

«Non è geloso.»

Anna si tirò su a metà.

«E allora perché ogni tanto sembra che gli parte l’embolo quando qualcuno ti guarda?»

Lara ci pensò.

La campagna sotto di loro appariva più lon­tana di quanto fosse.

Una macchina passò sulla strada sterrata più in basso, sollevando polvere chiara.

«Non gli piacciono le persone che si comportano come se avessero diritto sulle cose,» rispose.

Anna la guardò.

«E lui ne ha?»

Lara non rispose.

Non era una domanda giusta.

Non per lei.

Il telefono vibrò ancora.

Mi dai ai nervi, oggi.

Anna riprese la canna.

«Con te com’è?»

Lara giocherellò con le perline del braccialetto.

«Diverso.»

«Diverso come?»

«Con me è tranquillo.»

«E con gli altri no.»

«No.»

Anna fece un cenno di rinuncia.

Come se la cosa fosse inestricabile.

Il telefono vibrò ancora.

Voglio fare le cose bene con te.

Anna sbirciò.

«Bene tipo… serio serio?» disse.

«Sì.»

L’amica fece una smorfia.

«E a te piace così?»

Nuovamente non rispose.

Non perché non sapesse.

Ma perché la risposta era complessa.

«Sì,» disse infine.

Poi aggiunse, più piano:

«Ma è strano.»

«Strano come?»

Lara inspirò.

Non guardava più il telefono.

Guardava il campo.

«Non si decide mai,» disse.

«Cioè?»

«Sembra che aspetti qualcosa.»

Anna rise.

«E non è giusto aspettare?»

Lara scosse il capo.

«Non così tanto.»

Il telefono vibrò.

Per me è importante.

Lara lo lesse e sentì una cosa semplice, quasi fisica: un abbassamento d’intensità.

Non tristezza.

Meno.

«Tu invece com’eri prima di lui?» disse Anna.

La canna era finita da poco.

«Uguale.»

L’amica alzò un sopracciglio.

«Uguale?»

Lara fece un mezzo sorriso.

«Più o meno.»

Non era del tutto vero.

Ma nemmeno falso.

Aveva avuto molti ragazzi.

Non li contava.

Non li separava in categorie.

Alcuni le erano rimasti addosso per ore. Altri per giorni. Altri ancora, solo come memoria visiva, senza storia.

Non se ne vergognava.

Non era una cosa abbastanza importante da diventare un problema.

Anna lo sapeva. Sapeva i suoi segreti.

«E non ti rompe che lui sia così?»

«A volte sì.»

«E altre?»

Lara guardò il telefono spento.

«Altre volte no.»

L’amica le dette una piccola spinta.

«Sei impossibile, sai?»

Lara le fece una linguaccia.

Non lo era.

O forse sì.

Solo non nel modo in cui lo intendeva Anna.

Il telefono vibrò ancora.

Se non vuoi vedermi dimmelo.

Anna si alzò.

«Comunque Fabione arriva dopo,» l’informò, come se fosse tornata nel mondo reale.

Lara annuì, ma non gliene importava un granché.

La macchina blu sarebbe arrivata comunque.

Come arrivano le cose che non dipendono dalla volontà.

Lei rimase seduta sul cofano.

Il paese sotto continuava a non muoversi.

Lara, dentro quell’immobilità, sentiva qual­cosa di molto leggero ma preciso: non era indeci­sione.

Era che tutto stava già andando avanti senza chiedere permesso.

E il telefono, spento, sembrava più presente di prima.

La luce intanto era cambiata senza preavviso.

Non era ancora buio, ma il paese aveva già assunto l’aria rassegnata delle cose sonnolente. Le finestre accese sembravano tante lucine di Natale.

Lara era ancora sul cofano della jeep quando Fabione arrivò.

Lo sentì prima di vederlo.

La macchina blu s’infilò vicino al campo sportivo, in tutta fretta. L’alettone riconoscibile come sempre, inutile e pacchiano.

Anna si mosse appena.

Lei no.

Fabione scese.

Non salutò subito. Si sistemò la camicia, guardò intorno come se stesse verificando la sicu­rezza del luogo.

Poi la vide.

«Oh.»

Lara fece un cenno.

Non si alzò.

Tra loro non c’era più curiosità. Non c’era nemmeno tensione. Solo una memoria corta che ogni tanto si riattivava.

Qualche settimana prima erano stati insieme.

Una sveltina in cambio di una sniffata. Nient’altro.

Sui sedili posteriori della sua auto, o forse davanti:

non ricordava.

Solo il fatto: rapido, senza conseguenze, sen­za bisogno di spiegarsi.

Fabione non aveva chiesto di più.

Lei non aveva offerto di più.

Adesso si guardavano come si guardano le cose che succedono agli altri.

Anna parlava con lui, ma Lara non seguiva davvero.

Il telefono vibrò.

Sei ancora fuori?

Non rispose.

Il corpo era fermo, ma dentro qualcosa si spostava con lentezza, come se ogni decisione ri­chiedesse più tempo del necessario.

Fabione s’accese una sigaretta.

«Stasera state qui?» disse.

«Forse,» rispose Anna.

Lara scese dal cofano.

Non per lui.

Per il fatto che restare ferma aveva iniziato a pesarle.

La terra sotto era fredda, adesso.

Il contrasto le salì dalle gambe senza passare dalla testa.

Fabione scherzava con Anna, ma ogni tanto lo sguardo tornava su di lei. Non insistente.

Più come un’abitudine.

Lara non ci dava peso.

Non era quella la parte importante della serata.

Il telefono vibrò ancora.

Ho pensato a te tutto il giorno.

Lei lesse la frase.

E sentì una morsa allo stomaco.

Come se quell’intensità non trovasse più un posto preciso dove appigliarsi.

Anna le si avvicinò.

«Vai da lui dopo?»

«Sì.»

Non sembrava una sorpresa.

Sembrava una cosa già decisa da ore.

L’amica la guardò di lato.

«Ne hai voglia?»

«Sì,» disse Lara.

Poi aggiunse, dopo un secondo:

«Meno di prima.»

Fabione ridacchiava con altri due tizi appena arrivati.

Il suo corpo occupava spazio senza sforzo.

Lara lo guardò.

Non c’era mai stata attrazione.

Non davvero.

C’era solo stato lui. Il suo corpo abbondante.

Ma era già finito nel momento in cui era successo.

Solo che non lo aveva detto a nessuno.

Lo smartphone vibrò ancora.

Per me è importante vederti così.

Lara rimase su quella frase.

Così.

Non era un dettaglio. Era tutto.

Anna si staccò.

«Io vado un attimo lì,» disse, indicando il gruppo.

Lara rimase sola.

Fabione passò vicino senza dirle niente.

Solo un cenno.

Normale.

Lei si rese conto che la serata stava andando verso una fine nota.

Il solito sballo.

Solo l’ennesimo sballo.

Il telefono era ancora acceso.

Ci vediamo tra un po’?

Guardò il messaggio più a lungo del necessario.

Poi rispose.

Sì.

Lo inviò.

Subito dopo, lo guardò ancora.

Non per rimorso.

Ma per capire se qualcosa dentro di lei si fosse mosso insieme a quella risposta.

Non si era mosso niente.

Solo una leggera perdita di urgenza.

Rimise il telefono in tasca.

Anna, Fabione e gli altri erano lontani ormai.

Il paese sotto sembrava un dipinto.

Lara rimase lì ancora qualche secondo.

Poi montò nella jeep, accese il motore e partì.

Quella notte, forse, avrebbe fatto l’amore.

Il modo in cui si resta testo di ele_rubi
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