GATTO SELVATICO (Parte Seconda)

scritto da friede
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Testo: GATTO SELVATICO (Parte Seconda)
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Che fare? sdraiarsi sul tappeto che orna il pianerottolo della scala esterna oppure sgattaiolare – scusate, ma che gatto sarebbe se non sgattaiolasse? – dicevo… sgattaiolare attraverso quel piccolo passaggio sotto la siepe di recinzione e scivolare fuori fin sulla strada?
Giada aveva portato molto spesso Gatto con sé nel vasto territorio che si allargava al di fuori del giardino: pensate che una mattina l’aveva persino nascosto sotto una bandana per introdurlo a scuola perché voleva mostrarlo a Pietro, il suo migliore amico…ehm,ehm… per essere più precisi questo Pietro non era un amico qualsiasi, era il suo primo Amore - con l’A maiuscola, s’intende!
Un conto è farsi portare in giro da Gaia, pensava il micio in quel preciso momento, un altro è andarsene alla ventura da soli e senza alcuna esperienza.
Ma quella voce strana, mai udita prima d’allora, una voce che non aveva parole eppure era più insinuante e perseverante che mai, gli suggeriva di vincere la paura e la diffidenza, di essere meno pavido, insomma…” di decidersi una buona volta!”
Gatto si appiattì, fu molto facile passare oltre la siepe e trovarsi sul bordo polveroso della statale: adesso non sapeva proprio in che direzione andare, se verso il verde del parco che s’intravedeva appena nel punto in cui la strada curvava, oppure raggiungere il centro della città.
Scelse il parco. Se non altro, pensò, sarà molto più simile al giardino di casa e non dovrò evitare di essere travolto dalle auto che stanno sfrecciando in tutte le direzioni e sbuffano fumi maleodoranti nelle mie narici delicate.
Raggiunse facilmente l’ingresso del parco: superata la grande cancellata , s’accorse che lo spazio tutto attorno era vastissimo, ben più ampio del suo giardino e provò una sensazione di leggerezza come se fosse improvvisamente diventato un grande uccello dalle ali forti, capace di navigare libero, senza confini.
Una farfalla tutta bianca, nata per sbaglio in quel giorno di sole precoce, vorticò a qualche millimetro dalle sue vibrisse prima di posarsi un poco più avanti. Gatto si slanciò con un balzo rapidissimo : per pochi secondi volò davvero, tuttavia mancò la preda che si sollevò leggera sempre più in alto, lontana irraggiungibile.
Mentre, deluso, scrutava tutto attorno per individuare qualche nuovo obiettivo, sentì un miagolio sommesso che proveniva da una specie di carriola, simile a quella usata dal giardiniere, ma molto più lucida e elegante, anche le ruote erano più alte con i raggi sottili ma robusti.
Gatto non aveva proprio idea di che cosa si trattasse: si avvicinò pieno di curiosità e molto intimorito dalla presenza di una giovane donna che spingeva quel trabiccolo lungo uno dei grandi viali che s’intersecavano all’interno del parco. Proprio in quell’istante i miagolii si fecero più forti e insistenti eppure il nostro amico non riusciva a tradurli nel linguaggio felino: ne comprese il motivo solo quando la donna si fermò, si chinò e sollevò tra le braccia un cucciolo d’uomo sgambettante.
Si sedette su una panchina e cominciò a cullarlo come Giada aveva fatto tante volte con lui. Gatto se ne sarebbe andato via subito, non è che i cuccioli d’uomo gli fossero particolarmente simpatici, ma un profumo delizioso che proveniva dalla borsa appesa alla carrozzella lo costrinse a indugiare: c’erano latte e biscotti lì dentro, proprio la merenda adatta all’appetito che sentiva allargargli lo stomaco.
Si avvicinò, dunque, con molta cautela alla panchina e miagolò, lui sì che miagolò come si deve, per chiedere un po’ di cibo: la donna spezzò un biscotto e lo posò sull’erba come se fossero lì per un picnic.
I due golosi adesso mangiavano insieme: il neonato succhiava avidamente dal biberon , il nostro amico, intanto, sgranocchiava soddisfatto la sua porzione di dolce.
Mentre stava ancora assaporando il gusto dell’inaspettato regalo, si accorse che il piccolo d’uomo aveva smesso di succhiare e si era abbandonato, sazio e soddisfatto, ad un sonno profondo che lo isolava dai mille rumori che invece arrivavano a frotte ai sensi di Gatto mescolati con gli innumerevoli odori e che creavano in lui una specie di stordimento rimbombante che lo frastornava.
Stava già per accucciarsi ai piedi della giovane mamma, pronto a un sonnellino ristoratore, ma fu costretto a cambiare programma perché la donna depose il piccolo nella carrozzella, lo coprì con cura e si diresse lungo un viottolo che portava a un’altra uscita, diretta ad alcuni alti edifici che si stagliavano in lonntananza, verso il centro della città. (CONTINUA)
GATTO SELVATICO (Parte Seconda) testo di friede
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