IO PARLO SOLA

scritto da Manuela Personé
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Manuela Personé
Ma
Autore del testo Manuela Personé

Testo: IO PARLO SOLA
di Manuela Personé


Io parlo sola

di

Manuela Personè



Nulla è sicuro, ma scrivi.
(Traducendo Brecth, Franco Fortini)




Dedicato a Blanca e Ioni

(piccoli bambini di La Realidad- sulle montagne del Sud Est messicano- -
incontrati un pomeriggio in un prato
giocando con poche cose portate dall’Italia)

Ioni con una macchinina da cui non riuscivi a staccare gli occhi di dosso
e sapendo che i giocattoli erano di tutti, la prendevi e la posavi,
come in un gioco serio e più grande di te

Blanca sei un vestito infilato di corsa su un corpo magro
con i capelli al vento che corri incontro
per l’ultimo abbraccio e saluto
ad una donna strana
che se ne va in lacrime
una mattina fredda e grigia
lasciando l’inferno che è dentro di lei










Mi guardo allo specchio

e l’immagine riflessa non mi fissa

vaga in cerca di un sé perso

Il destino non è la maternità

ma è la solitudine dell’amore

Ti innamori e poi

finisci per comprare piante



Sole le donne sole vivono

le altre vivono di luce riflessa




Volevi costruire una vita nuova

e adesso metti solo in ordine una stanza.
Il primo ricordo è...

Un mazzo di fiori, una camera di ospedale e la mia mamma che ci guarda. E’ nata l’ultima sorella. La zia mi tiene per mano e fa caldo.
Dopo è la paura della perdita che occupa i miei ricordi. Paura che mia madre se ne vada, ci abbandoni. Pensavo di essere una figlia adottiva, una stupida idea visto che nelle foto del matrimonio è visibile la pancia di mia madre, in mia dolce attesa..
Mi lancio fuori dalla finestra e aggrappata al davanzale, dondolo i miei piedi sulla spalle di mia madre. Abitavamo al pianterreno e io terrorizzata dall’assenza di mia madre avevo deciso di raggiungerla nel modo più veloce.
Sono i pianti dolorosi di quando ci lascia sole in casa per uscire a fare la spesa, o il panico in metropolitana per il ritardo ad un appuntamento.
Dopo venticinque anni ritorna il dolore acuto e lacerante dell’abbandono, del non sentirsi amati. Reagisco come allora, in disperanti gesti di bambina. Ma questa volta non ci sono volti protettivi e rassicuranti. C’è il cammino lungo e doloroso, che bisogna fare sola. Uscire fuori e vincere la paura dell’abbandono, la ferita. Incomincia da allora una solitudine gioiosa. Incomincio a parlare sola.

Marco non c’è. E’ in viaggio ...per il Chiapas.

Si muore d’agosto, scrive Cesare Pavese, lo sapevi, Marco?.
Tu ora mi guarderesti e mi diresti dolcemente “Sei proprio un’insegnante, tu e il tuo Pavese... si muore sempre”.
E con la tua ignara saggezza avresti, come al solito, ragione.
Mia sorella Stefania (“lei sì che ha carattere”, mi dicevi, alludendo alla mia debolezza) mi chiede un articolo su di te. E ne vuole uno anche sul Chiapas. Marco e il Chiapas: cosa unisce questi due mondi? Un se, sibillino e irriverente...
Se Marco fosse venuto in Chiapas, al massimo si sarebbe preso la malaria e sarebbe ancora vivo.
Tu, lo so, ora sorridi su questi miei pensieri... io che cerco sempre di capire troppo. La realtà è più semplice, non è complicata, eri solito dire.
Scrivere di te. I conti non mi tornano ancora. E il giubbotto nero, il chiodo, appeso nell’armadio, fa male anche a Stefania (la dura, secondo te...).
“Ora chiamo Marco, deve venire a Cuba in dicembre, per lui tutto sarà diverso...”
“Aspetta, Manuela, ti devo venire che Marco è....”
Noooooooooo!
24 luglio 1996
Ti sogno la notte. E di giorno vivo in questo Messico così strano.
Inizia così la mia ultima lettera dal Chiapas che tu lasci nel tuo cassetto e tuo padre mi consegna come una reliquia. Parole scritte per sentirti vicino quest’anno che non voglio partire e mi sento stanca. Tu non hai ferie e come si fa a lasciare il lavoro per andare sulle montagne del Sud Est messicano? Bisognerebbe avere più coraggio. E invece parto sola con un senso di vuoto che mi farà compagnia per tutto il viaggio. L’ultima sera siamo tesi e nervosi e tu vai via facendo sgommare le ruote....
Ti telefono l’ultima volta a metà agosto (e io ritorno il 9 di settembre) dall’Avana. La tua voce è flebile e triste e mi parli di angosce che son tornate, di tranquillanti e di problemi....e poi la preghiera “Parla, parla, lo sai che mi piace, tutto cambia quando parli....” E la mia voce viaggia tra i continenti ma non riesce a fermare la tua corsa. La notte del 28 agosto c’è la luna piena, tu stringi forte al braccio la tua compagna di morte e decidi, per tutti e due, che non ci vedremo mai più. Mai più.
Città del Messico mi ha favorevolmente sorpresa, ordinata e tranquilla con i suoi 25 milioni di abitanti. Il paesaggio è magnifico. Chissà se ti sarebbe piaciuto essere scorazzato da un “colectivos”. In Messico si arriva dappertutto con pochi pesos. Domani salirò all’accampamento militare.
Ti conoscevamo, io e Stefania, da venticinque anni. Eri il nostro fratello maggiore...
Tu vesti di nero, io di bianco. Tu non vuoi mai essere nato, io rinasco ogni giorno. Tu con pochi affetti, io troppo piena. Tu il ribelle del quartiere, io la prima della classe. Tu con il tuo desiderio di morte, io con le mani che affondano nella vita..
A tredici anni sei il mio primo amore (e da allora siamo sempre rimasti innamorati). Le strade si dividono presto ma l’amicizia bella e forte continua anche nella lontananza. E riprende sempre il suo corso quando tu scegli la vita. Quando sei in compagnia della compagna-eroina ti nascondi alla vista. E se il telefono squilla e ascolto di nuovo la tua voce, sento che la vita continua a sorridermi. Quando fai il militare, chiami a notte fonda per parlare di brigate rosse e compagni in carcere.
Le condizioni sono pessime. Si dorme su tavolacci di legno e si mangia accendendo il fuoco quattro ore prima. Gli Indios sono sdraiati in mezzo alla Piazza principale e vendono le loro mercanzie: colorate stoffe e braccialetti.. “Vuoi comprare Ramona e Marcos?” mi domanda una bambina dall’aria sorridente. I bambini sono dovunque. A quattro anni portano il fratellino più piccolo sulle spalle. Sono bellissimi. E ti cercano per venderti di tutto. Un popolo sano lo si riconosce da come vivono i suoi bambini. Questi piccoli indios non hanno alcuna possibilità di vivere in modo dignitoso.
Ex- tossicodipendente (?).... etichetta che non dice niente, se non esprime di te il disagio e il dolore.
Il male oscuro che ti assale all’improvviso, sentirti indifeso e pauroso di fronte alla vita... e provare a darti di notte malcerte spiegazioni sul senso della vita. Sorridi, tu che non sorridi quasi mai e mi accarezzi il collo in silenzio...
Bello e forte fuori, sano dentro. Il tuo corpo fa innamorare le mie amiche...e io ti guardo complice pensando alla dolcezza sensuale delle tue carezze.
Oggi - riprendo a scrivere - è il giorno dell’apertura dell’incontro. Gli Indios si sono schierati lungo la strada e all’ingresso dell’accampamento con i loro cappucci sul viso e i loro bastoni di legno. Gli italiani hanno avuto il privilegio di rimanere nell’accampamento ad attendere gli altri partecipanti..
“”Buenas dias” poche parole scambiate con le donne. I bambini sono sempre in giro. Il medico venuto dall’Italia ha già fatto un’operazione. La brigada è simpatica.I fanatici sono pochi. Io sono arrivata sologli ultimi giorni. Ho visitato alcune città archeologiche. Dormo per terra e fa un freddo umido.
Riprendo a scrivere alla Realidad. E’ il luogo dell’incontro dedicato al tema politico. Oggi è arrivato Marcos.
Mi guardi negli occhi e mi dici: “Non c’è più luce in questi begli occhi... farò di tutto per restituirtela”.
E inizia la tua lotta contro il mio dolore per un amore finito. Mi prendi per mano e mi aiuti a portare via le valigie da una casa che non è più mia, ironizzando sulle gigantografie delle mie foto appese alla parete. Mi urli una sera al telefono la verità, la perdita della mia dignità di donna e compagna per un piccolo uomo.
Lottiamo insieme contro le reciproche angosce...I nostri corpi si scoprono a poco a poco e le pelli, nate un giorno per incontrarsi, inventano mille modi per non farsi male.
Lottiamo su fronti opposti: io l’anno scorso volo a Cuba, tu di nuovo nella tua polvere. Al ritorno ci ritroviamo un po’ più forti e un po’ più soli.
Marcos ha girato in tutte le diverse sottocommissioni per portare il suo saluto e il suo pensiero.
Si dicono un movimento che non vuole il potere.
Tu come stai? Chissà se ti saresti adattato a queste condizioni. Ci sono molti anarchici e libertari. Marcos parla per metafore e ci racconta di spazzolini da denti, pantofole e pettine. Noi invece discutiamo animatamente se lo zapatismo possa o no essere una nuova proposta politica. Vorrei solo vedere se questo movimento riesce a dare da mangiare e a far vivere i suoi figli in modo dignitoso.
Tu fai attività politica criticando tutto e tutti, vivi con tuo padre che ti sta vicino teneramente, e riesci anche a trovare un lavoro. La compagnaeroina ti concede un po’ di tregua, ma il male di vivere continua...bevi sempre e troppo, provocando la mia pazienza, ma poi quando sorridi, ti scusi e cerchi la mia mano, tutto va bene.
Mi scuso per la qualità della carta ma qui sulle montagne del Sud Est messicano continua a piovere. C’è fango e melma dappertutto. E’ strano come nessuno si ammali. Hanno lavorato molto per costruire questi spazi dove mangiamo, dormiamo e balliamo. Qualcuno degli zapatisti ha il fucile. Gli altri portano un bastone di legno e di ferro. Hanno sempre il passamontagna di lana. Una tortura terribile con questo clima. Sicuramente sono bravi nel trattare i simboli. Il mascheramento, le parole, i racconti. Io penso che sia una proposta specificamente indigena, una formula di identità valida solo per le comunità ristrette come quelle dei campesinos indigeni. E rimane comunque un esempio di lotta contro l’ingiustizia. Il loro proposito di non conquistare il potere è il messaggio che più andrebbe discusso.. Ti piace vero questa idea?
Hai rabbia dentro, un rancore sordo e cupo che mi urli addosso lasciandomi stordita e ferita.
Faccio il bagno nel fiume e continuo ad essere sporca di fango. I bambini indios, alcuni denutriti, sono sempre in giro a vendere arance e Coca Cola. La Coca Cola qui è una istituzione. Ci sono murales -li usano al posto dei nostri cartelloni pubblicitari- che inneggiano al COCACOLA SIEMPRE!
Per i tuoi 31 anni ti regalo una fedina d’oro accompagnata da queste parole:
Ancora una volta sbaglio tutto. Confondo e rimescolo le carte sperando che risulti la combinazione che mi piace. Le carte sono ingannevoli e io baro troppo. Ancora una volta vorrei rimodellare la materia di carne ed ossa su uno stampo originale. Che fatica! E ogni volta il viaggio è una fuga per tornare e ritrovare. Ancora sola ti vedrò passarmi accanto tra la Selva Lacandona. Ancora sola nelle albe e nelle notti. Vorrei esserti necessaria come la polvere che desideri e superflua come già accade. Sono stanca di vederti il sorriso da Pulp Fiction - John Travolta - solo quando hai bevutofumatoeroinato...
Ho 31/hai 31anni e siamo morti già tante volte. Mi cacciano o se ne vanno i miei fantasmi?
Oggi è il 1 di agosto. C’è un’afa terribile. Ci stiamo riunendo di nuovo tutti insieme per concludere l’incontro. Non so come e dove dormiremo tutti quanti. E se non tornassimo più? Ho il machete per te nella mia borsa e una lunga storia che ti racconterò in quelle certe notti...
La storia che ti avrei raccontato era il discorso della Comandante AnnaMaria...il discorso fatto in una notte magica sulle montagne del SudEst messicano...c’erano la luna piena, 3000 persone di tutti i continenti, l’esercito composto di bambini con il fucile di legno, il silenzio della notte, la vallata illuminata da una fioca luce, e la mia mano che trascrive veloce dallo spagnolo per te. Perché tu potessi ascoltare e rivivere con me quel momento. Te lo avrei letto solo per vedere il tuo viso rilassarsi e sorridere al suono della mia voce...
Eravamo pietre. Ci sono i nostri morti sulla montagna. E la montagna ci parlò.
Siamo gente semplice. Tutti i giorni e tutte le notti ci ricordano l’aggressione subita. Il governo ingannatore mente alla nostra gente. Non chiediamo niente. La montagna ci disse di prendere le armi, di guardare al passato per il domani. La montagna è la casa. Noi siamo quello che siamo, uomini e donne di verità. Ecco il nostro coraggio. L’EZLN è la voce che si arma per essere sentita. Siamo gli stessi uomini e donne semplici che si ripetono nella storia. Dietro il nostro passamontagna ci sono i visi di coloro che non hanno il domani.
Siamo lo specchio che vuole diventare cristallo. La montagna ci ha raccontato una storia antica. I ribelli seguiranno il loro cammino. La rossa stella aiuterà il mondo ad essere libero...Molte parole camminano per il mondo, molti mondi si fanno, ci sono parole e mondi di verità, ci sono parole e mondi di bugie.
Oggi si incontrano i cinque continenti. Le lingue di tutti i continenti si parlano. Oggi ci sono i mille colori di tutti i continenti. Basta con il conformismo, con il cinismo, con il non essere. Vogliamo un mondo dove ci siano molti mondi.
In un mondo diverso anche tu Marco avresti trovato il tuo spazio e la gioia di vivere. Noi che rimaniamo, ci prendiamo per il collo e con un po’ di ironia andiamo avanti. Nelle tue carte ho trovato una cartolina che avevi acquistato al Leoncavallo. E’ un’immagine della devastazione fatta dalla Polizia nel famoso centro sociale e a lato compare una frase di Majakovskìj:
Irromperemo nell’azzurro spalancato del cielo. Usciremo dalla cava di pietra.
Io ando, tu andi, lui anda....?
Insegnare italiano all’Avana

La prima volta che ci venni e vidi il Malecon, rimasi incantata. E decisi che ci sarei ritornata. Scrissi agli amici del mio soggiorno nell’isola, e concludevo i miei racconti con la descrizione di me che passeggiavo, insegnavo l’italiano e avevo una figlia.
Del quadro, manca oggi solo la figlia. Ma sono qui da un anno e mezzo, insegno italiano e passeggio sul Malecon all’ora del tramonto. L’incanto prosegue intermittente come gli apagones.
A chi mi chiede perché mi piace quest’isola, rispondo se hanno letto quanto Pino Cacucci dice in Polvere del Messico a proposito del suo incontro con questo paese. Ci sono luoghi che ci attraggono con una forza inspiegabile, prima che luoghi fisici sono spazi mentali.
L’Avana è il mio spazio mentale ed estetico. Penso che solo un’europea può provare piacere nel prendere un autobus, chiamato il cammello o più simpaticamente mostro, nel quale ci sono Linguaggio di adulti, Violenza e Sesso, pieno zeppo di persone e soffermarsi sul colore dei corpi, nei sorrisi della gente, nei volti dei bambini... Una pietra ieri bloccava una porta ed impediva così alla gente di precipitare fuori. Un ragazzo paga per me il biglietto, venti centavos, io che incuriosita da quello che mi circonda non riesco mai a trovare le monetine. “Si, sono straniera...italiana...insegno” Lui mi guarda e promette che sarà il mio prossimo alunno.
Io sono sicura che non lo rivedrò mai più.
Qui tutto vive in un eterno presente. Dare un appuntamento è una scommessa contro l’eternità. Nessuno mai arriva in orario. E se tu li aspetti, spazientita e irritata, non ti chiederanno mai scusa. E poi perché subire il racconto del loro ennesimo ritardo?



Habana, 27 maggio 1997

Prima e dopo. Qui a Cuba nei discorsi della gente c’è sempre un prima e un dopo
Tanto è frequente questa espressione che Gileni, la mia amichetta cubana, mi dice “Ma Manuela tutti parlano che prima del periodo especial c’era questo, e questo, ma io non l’ho mai conosciuto”. Io la guardo divertita e le rispondo che lei è una bambina especial. Lei con il suo corpicino tanto magro, con il suo portamento da principessa e con la sua curiosità verso quel mondo tanto vicino dei turisti: “E’ vero che c’è la piscina all’Hotel Inglaterre?”. Ha solo otto anni. Nata senza conoscere quel prima.
Prima...
Camminiamo e mi dice di chiudere gli occhi e di immaginare...
Il Malecon pieno di gente, colori e musica, bancherelle dove comprare ogni tipo di cibo, mercatini pieni di frutta, verdure, ortaggi e carne, panetterie con ogni tipo di pane e dolci... e poi l’allegria e i carnevali, le delegazioni cui offrivamo tutto... E i buoni ristoranti dove mangiavi l’aragosta, le vacanze a Varadero, le gite alla spiaggia...
Prima, quando c’era solo il pesos e ti bastava per vivere...Prima quando l’Habana Vecchia continuava ad essere quello schifo che tu vedi...
Dopo...
il fantasma di uno stato soppravvissuto a se stesso.
Alla spiaggia dell’Habana, nel quartiere Miramar, quattro ombrelloni arrugginiti e sedie di ferro sono li a testimoniare il tempo che fu...una coppia imperterrita vi si siede sopra.
I bambini sempre troppo magri, il salario che non è sufficiente per vivere e allora devi inventarti un espediente per trovare i dollari. Ora che tutto si trova e tutto è in dollari. Dollari, dollari...e tu hai in tasca quello che un medico guadagna in un mese.
Quando si vuole fermare una rivoluzione...
cosa non ha funzionato nel socialismo? Cosa non funziona nel socialismo? Il socialismo è come Waslala... è una utopia ma nessuno può viverci. E’ il movimento reale che trasforma la vita reale della gente... Ma dove è la gente? Dove c’è la partecipazione popolare? I CDR sono privi oggi di una rappresentanza popolare.
Quante domande. E arrivare alle tesi di mio padre: le ideologie servono solo per conquistare il potere.
Leggo il giornale Granma e mi sento stupida per le banalità che vi sono costretta a leggere. Tutto si stava facendo e pensando...quando arrivò il periodo especial. Tutto. Sempre le solite parole. Vorrei conoscere Susanna Lee, la giornalista che ogni giorno pubblica l’editoriale. Guardarla negli occhi per capire la buonafede o la malafede.
Ho i brividi quando paragono certe immagini alla lettura de La fattoria degli Animali. C’è gente in prigione perché possedeva dollari....prima.
8 agosto 1997
Ho perso la pietra di ambra, un dolce ricordo del mio soggiorno in Russia. Il mare caraibico conserva oggi di mio, un costume da bagno, un orologio, un orecchino e la pietra di ambra.
Sono abituata a perdere. E quando accade mi sorprendo sempre perchè è come se lo sapessi già.
Ho perduto le cose importanti...la nostra casa, gli amori, una figlia...
Ma l’importante è non perdersi.

“Tenemos un herido!” Abbiamo un ferito, così mi urlano, per farsi strada, due ragazzi in bicicletta, che trasportano al lato un’altra bicicletta, malconcia e con le ruote bucate. Sempre sul Malecon. Sarà per questo modo immediato e comunicativo, irriverente e divertente, vitale e gioioso, che trovo sempre un motivo per non mettere i miei quattro vestiti e libri in valigia e ritornare indietro?
Sono le “occasioni” di vita che mi sorprendono a non farmi sentire nessuna nostalgia, rimpianto, desiderio di tornare?
Si sono conclusi i corsi di italiano, e dopo una pausa, riprenderanno i nuovi in settembre. I ragazzi hanno consegnato alla loro professora un attestato di diffusione della cultura e della lingua italiane.
Il mio sguardo vaga dai colori azzurri del mare ai visi delle donne nere che, con con un bambino in braccio, chiedono ai turisti qualche spicciolo, un sapone o una penna. Qui le chiamano luchadoras (lottatrici).
Compaiono qua e là mendicanti, clochard, barboni...i pazzi di ogni società che mostrano l’assurdo della condizione umana o i primi segni di un degrado sociale?
Ad una coppia di amici (venite a Cuba, è un incanto) hanno rubato, nell’ordine, una catenina d’oro (con scippo in bicicletta sul mitico Malecon), 1000 dollari sull’autobus (un colpo da manuale, i soldi erano dentro il marsupio, con la maglietta messa sopra il marsupio), occhiali e cappello (sfilati via dallo zaino, mentre erano in fila all’Ambasciata per denunciare i due furti)... certo, i tipici italiani un po’ tonti....che insieme con altri cinquanta, solo in un giorno, stavano denunciando i tanti modi con cui i cubani inventano la maniera per sopravvivere.
Ma a te non è mai successo niente? Ma lei è cubana, replicano i miei amici.
“Vieni qui, Obatalà” - esclama un compañero al mercato, rivolgendosi a me che tengo in mano un melone e un ananas. Mi avvicino e mi porge sorridente una borsa di plastica per riporre la frutta. Il suo bambino accanto gli dice “Ma è straniera...?” E il padre nega sicuro. Io sorrido e ringrazio.
Le persone che sono devote ad Obatalà, il nome di una divinità della santeria, ovvero la Madonna della Grazia per il mondo cattolico, vestono di bianco e portano una collana bianca. Chi fa qualcosa di buono per loro, rende un omaggio ad Obatalà.
La prima volta che capitai a Cuba, tutti mi chiedevano perché io andavo vestita di bianco, pensandomi una devota alla santa. Io ero ignara di tutto questo e ancora più ignara comprai la famosa collana bianca. Così scopro alcuni pezzi del puzzle della mia vita....
Ho deciso di fermarmi, fino a novembre e forse più... ormai programmo la mia vita di tre mesi in tre mesi.

Si festeggia il 25 dicembre. Altra gentile concessione alle difficoltà ricorrenti. Il Papa a Cuba è la più grande conquista di questa rivoluzione.
Sarà. Ma queste suore in giro per l’Avana, proprio non mi piacciono. La Chiesa è pericolosa, E questa chiesa non è certo ispirata ai principi della Teologia della Liberazione. Sempre fu serva del potere. Oggi è ancora un modo per non affondare nella miseria nera. Concedere cercando di non perdere tutto. Sembra a volte come quando uno gioca d’azzardo. Alzare la puntata sperando di vincere tutto. Poi vedo il volto sorridente e curioso della maestra che mi dice rassicurante “Fidel ha detto che il 25 è festa”. I suoi alunni, piccoli alunni di pochi anni, i figli del periodo speciale. I loro volti così magri, sempre pallidi...nessuno qui va al mare, perché con cosa arrivi fino alla spiaggia? E vedono l’Italia nel video e dicono “Che bella, più bella di Cuba!” E tu hai paura di allevare piccoli futuri stranieri nella loro patria. E allora dici, per gioco, che Cuba è più bella. E tutti annuiscono. Ma poi giri per le strade e vedi l’Avana Vecchia, dietro la facciata turistica c’è lo squallore e la sporcizia. Ed Eusebio Leal ti dice, un giorno diventerà ancora più bella. Io lo guardo, e gli credo. Anche se non so per chi diventerà così bella. I bambini fanno lezione nei musei, che sono dei meravigliosi palazzi. Per poi ritornare nelle loro squallide case. Eppure sono lì a ripetere con te, i giorni della settimana in italiano. E i nomi delle stagioni. E ti invitano al giorno del maestro. E tu porterai una meravigliosa torta. E loro ti insegneranno a ballare. E sarà l’incanto di un centro per l’infanzia accanto alle fogne a cielo aperto e agli sguardi vuoti delle donne nere e grasse sedute sulla soglia della casa. Un centro con piante e animali. Neanche in Svezia. E allora non capisci. E ti metti a guardare il Malecon, riempiendoti l’anima di nostalgia. E ti senti fiera quando parla Alarcon in televisione. Come fossi una cubana. E invece non lo sei. Dollaro viaggiante, anche se hai sempre più pesos che dollari. Se cerchi di non spendere niente.

L’amore non arriva. Questo amore che qui tutti trovano a pochi dollari ad ogni angolo. Che i cubani e le cubane ripetono sempre con ossessione nelle loro canzoni. Mi amor, detto al tassista o al conoscente per la strada. Forse ho dato l’amore in cambio di vivere in un desiderio? Ho potuto davvero scommettere questo? Penso invece che non ottengo quello che non voglio. E forse non voglio l’amore. Voglio vivere l’amore.

Lui si ferma sulla porta della classe. E’ immerso nella luce e quando io mi volto devo fissarlo più volte perché non lo riconosco. Che meraviglia di uomo. Sembra uscito da una rivista di moda. E gli vado incontro sapendo che ci siamo persi per sempre. Un giorno di molto tempo fa... Lui è una mano che mi prende per iniziare l’ennesima samba. E’ il corpo accanto al mio su un materasso trovato per caso in una notte di luglio. E’ lui che mi sorride tra le zanzare e la faccia di Josè Martì. E mi porta sul lungomare dell’Avana per farmi sognare.
Mi vuole sposare per andarsene via. E io, invece, continuo imperterrita a decantare le bellezze dell’Avana. Mentre lui ha già in mente un biglietto di sola andata. Ma poi le cose non sono sempre così nette. C’è una moglie, un figlio e forse un po' d’amore. Che lo trattiene dall’essere troppo bugiardo. O forse sono io che ripeto di voler vivere qui. E lo spavento. Gli arrivo vicino e lui mi abbraccia dolcemente. E io gentile e con un sorriso.... sono finiti i tempi dei litigi, come sono cambiata. Ora sorrido e allontano, con una freddezza e superiorità, che sicuramente vengono scambiate per stupidità. Ma ho capito molte cose, e soprattutto che non c’è bisogno di chiedere spiegazioni dopo i trent’anni. O sanno vivere o è meglio lasciare perdere. Certo, urlargli quello che pensi, serve. Ma solo se ne hai bisogno. Io oggi ho bisogno di bei ricordi. Preferisco chiudere con il silenzio, lasciando nell’altro sempre il dubbio che io non abbia capito. E infatti spesso non capisco niente. O faccio finta. Sapere sempre la verità non è sinonimo di grande saggezza. A volte la cecità annulla il dolore. E la conoscenza degli altri non è poi tanto utile. Mi fa domande, ma io sono più curiosa di scrutare il suo volto abbronzato e, sfacciatamente, gli dico che è bellissimo. E lui parte in quarta. Nell’ordine mi dice, sposiamoci, ti amo ancora e...come stanno le tue finanze? Proprio così. Per poi spiegare che c’è un amico che ha bisogno di 4000 dollari e che c’è un’auto in pegno...e lui sta facendo il giro delle possibili Banche. Io non so se credere ai miei occhi. Nel senso che lui è proprio bello. Il maglione nero ne esalta la figura, gli occhi sono sottili e taglienti, e mi soffermo sui contorni della sua bocca. E mentre lo guardo e lui mi guarda, lui si sfila gli occhiali, cerco di spiegargli che non ho denaro, ricevo un sussidio da mio padre...Ho imparato a mentire. Con lui ho in serbo la bugia più dolce: sono sposata con un dottore che lavora in Messico, con Marcos e gli zapatisti. A volte, finisco per crederci anch’io quando troppe volte la notte dormo sola. Te l’avevo detto che era una pazzia fermarti a Cuba, aggiunge. E io lo guardo e dico che non c’è posto migliore dove vivere, se non con le nostre pazzie. E lui mi dice che anch’io sono sempre più bella. Ti porterò mio figlio. Certo, mi amor (la libertà di poter dire mi amor a tutti quanti è magnifica), ti aspetto Venerdì alle cinque. Lui non verrà e io non ci sarò. Illusioni perdute di chi crede ancora che l’amore è quello che si vede e che si sente. Ma lui era scandalosamente bello.
29 dicembre
Anna arriva e mi dice che si è sposata. Con Cuba. Io la guardo e non capisco. Ora però è innamorata e lui non ricambia. Ma chi, scusa, non ricambia? E poi incomincia a spiegarmi. Si è sposata per permettere ad un caro amico di uscire dal paese e andare in Cile. Ma ora si sta innamorando di lui. E lui è omosessuale. Ma Anna, che cosa complicata...scusa, ricomincia da capo.
Anna si sente sola e viene qui a sposarsi per interesse. Mi sembra, mi dice, di avere detto per sempre addio all’amore. Io la guardo e mi interrogo in lei. Mica sarò anch’io così fuori di testa, priva di amore? Poi le sorrido, e le dico, ma tu che ci guadagni, perché l’hai fatto? E poi me lo confida, tra i suoi occhi e le sue labbra... ho voluto sposarmi con Cuba. La capisco. Ma per sposarsi con Cuba, uno deve passare necessariamente attraverso il matrimonio con un omosessuale? La immagino a Milano, dire che è sposata a Cuba...ma non starai peggio, laggiù?
L’illusione continua. A volte prevale il lato negativo e allora... Cuba è una jinetera che ti illude. Tu sei il suo uomo ideale, quello che “nessuno come te...”, e noi, poveri atrofizzati nei sentimenti, ci perdiamo. E’ la rivincita sui nostri soldi, le nostre sicurezze. Le telefonate dall’Italia arrivano la domenica. Quelle domeniche prive di vita, vuote e tragiche. Chiamano e oltre i 10000 Km c’è il sole e un pronto “Mi amor”, condito in tutte le lingue.
Non mi vedere, non ti voltare. Va bene, io non mi volto però che pena. Ogni tanto trovo qualche alunna in giro per l’Avana o alla spiaggia in compagnia di un turista italiano.
Perché vuoi imparare l’italiano? Le vedi in classe, alla fine della lezione correre veloci e poi ti affacci al balcone e le vedi abbracciate all’italiano di turno. Mariela, ma anche tu hai l’innamorato italiano? Questi cubani sono così belli. Come fate, ragazze? Sorridiamo. Mariela scrive poesie dolcissime in italiano. E aspetta Angelo di Melegnano. Mi fa leggere le sue lettere...vuole un consiglio...Io le presto la raccolta di poesie di Montale. E incominciamo a leggere i suoi versi sedute sul Malecon. Alla fine, mi chiede, mentre io mi allontano nella luce di una città, cosa deve fare con lui..? Io non mi volto, e la saluto con la mano a pugno chiuso.

Hanno deciso di sospendere la vendita dei ferri da stiro e delle pentole a pressione per cucinare il riso, perché consumano troppa elettricità. E’ una barzelletta, dico al mio amico cubano. Lui è il tipico cubano. Sempre allegro, pronto a innamorarti, con qualche dollaro in tasca, tassinaro illegale (anzi del gruppo GATI, gruppo di appoggio al turismo internazionale), con la sua pancia gonfia per la troppa birra, una moglie, sposato quattro volte, un figlio che non vede mai...Con tanta voglia di partire e andare via. Ma poi, glielo dico, che fai laggiù? Muori di nostalgia.

Oramai quando un amore finisce sono così preparata a ricevere i colpi che rimango sorpresa di assorbire il dolore tanto facilmente. Essere abituati alle delusioni, al dolore della perdita, all’inganno e trovare il modo migliore per non farsi male. Troppo male. Di nuovo ritorna il senso di vuoto e la sofferenza della perdita. E ogni volta siamo sempre più indifesi. Ti prego, questa volta colpisci poco. La ferita è profonda. E un nuovo colpo, che riapre le vecchie ferite, rende sempre più difficile rimarginarle. Perché mi fai male, ti prego... ho bisogno di braccia calde, parole sincere, carezze e baci... perché mi fai male? perché sei sempre così duro...? perché manteniamo la nostra corazza e non ci amiamo...perché mi prendi in giro e mi parli d’amore quando ciò che vuoi è passare il tempo e scappare. Che senso ha stare soli per essere sempre più soli.
16 gennaio
Le date non sono casuali. Mi innamoro di un uomo che nasce il 13 di novembre. Scende dalla macchina e io mi perdo. Incominciamo a scherzare e a ridere. Lui mi prende la mano e scrive i nostri nomi sulla grotta di Soroa. Un amore a prima vista. Il 13 di novembre, il giorno che iniziava un altro amore. Poi sono le bugie di storie difficili e amori fraintesi.
Il giorno del mio compleanno, l’11 gennaio, così come accade tre anni fa, tutto si frantuma. E tu senti che adesso non servono scuse, parole, dolcezze. L’amore è una bolla di sapone...una volta che è scoppiata, non puoi ricomporla. E tu rimani sola, sempre più sola. Di una solitudine gioiosa ma sempre sola. Sai che non c’è nessun segreto di una nuova vita. Perché il tuo sesto senso prevale su tutto. Sei una strega. Ma di questa capacità di previsione vorresti fare a meno. La cecità provoca meno sofferenza? E allora da dove nasce la tranquillità e il piacere della solitudine, che assapori in un pomeriggio di un sabato all’Avana. Un’autosufficienza di cui a volte non percepisci i limiti. E ti sembra di spaziare in uno spazio infinito. Prevale su tutto la tua immaginazione. Ma cosa ci salva dalla banalità della vita. L’immaginazione e la ironia. Ora ti faccio conoscere cosa sa fare un’italiana, minaccio al telefono e rido. Personaggi da telenovela. L’ultima puntata. Con soluzione di tutte le storie sospese.
Ho perso un amore, che voleva andare in Italia, e ho trovato una gattina, che ha trovato l’ Italia. Lei mi guarda perplessa.
La sua è una storia quasi troppo banale: Dalla strada, dove era finita lanciata da un cameriere crudele e innervosito dal suo miagolare, alle braccia di una straniera che indignata, rimprovera il ragazzo e se ne va accarezzandola, disposta a tenerla nella sua casa.
Ora dorme piena di pulci sul mio letto.
Mangia il pesce della “bodega”, il cibo razionato che danno ai cubani.
Per lei l’Italia è qui. Come la chiamiamo? Obatalà, Isel... io la chiamo Tina. Lei gioca e mi segue per le stanze. E miagola solo a me per chiedere cibo. Ha capito molto velocemente come va il mondo
E’ dunque questo lo scopo della vita umana
cercare, sempre cercare l’anima gemella.
Che il vincolo dell’amore non incanti
le grandi ambizioni dello spirito.
José Martì

Il Papa ha parlato di neoliberalismo, accusando il capitalismo delle peggiori nefandezze...Le messe sono state trasmesse in diretta, e il popolo cubano vi ha partecipato allegro e curioso. Cristo e il Che in Piazza della Rivoluzione...la nota stonata sono questi preti che cantano e battono le mani...Ora piove ininterrottamente. Cosa inusuale per l’Avana. Pianto di dolore o sollievo? così il Papa ironicamente commenta questo clima poco tropicale e molto europeo.
Giorni dolci anche per me. E’ venuto a conoscermi F., l’inviato speciale di R., su suggerimento di M., che mi ha intervistata, e mi ha fatto una corte dolce e generosa. Era da tanto tempo che non ero così corteggiata...telefonate cortesi, inviti in buoni ristoranti, chiacchiere e discussioni sul suo e sul mio lavoro, curiosità, scambio di libri e pensieri...Una settimana romantica e all’antica..Lui mi soprannomina Piccoli Passi... e io a mia volta Inseguitore di Piccoli Passi. perché decido di non concedermi e assaporo così i tempi lunghi delle passeggiate romantiche e delle emozioni adolescenziali. Ora, lunedì, c’è un po’ di magone, lui mi chiama l’ultima volta, vengo a prendere il tè, stasera arriva mia moglie dall’Italia..Tu per me sei l’Avana e vorrei andare con te a Cayo Largo... Ti manderò un libro, ti telefonerò... Un’altra storia da ricordare...E io continuo ad assaporare la mia libertà e mi stupisco di stare così bene sola. E’ vero che scorre una lacrima ieri quando lo lascio al Nazionale, ma è subito passata via veloce. Mi innamorerò perdutamente e per sempre, un giorno? Sono ancora una bambina, un’adolescente alle prese con i problemi di cuore. O una donna che ama l’amore che si rinnova sempre in nuovi volti e in nuovi corpi. Tina, la gattina, mi fa molta compagnia. E’ piacevole tornare a casa e trovare lei che miagola perché ha fame. Dorme e mangia. E non ho ancora capito dove fa i suoi bisogni.
Ho terminato di leggere il libro che Isabella mi ha mandato...Il tempo delle farfalle di Julia Alvarez, editrice Giunti, collana Astrea. Che ovviamente ti consiglio. Potrebbe essere la storia della nostra famiglia, se fossimo vissuti in una dittatura. O sono un po’ presuntuosa? Tu leggilo e sappimi dire.
Ci sono sempre dei fiori freschi in casa. Di mille colori. Vivo nella bellezza. E non posso ancora allontanarmi da questo cielo e da questo mare caraibici.Immagino avrete festeggiato il compleanno con una buona torta e papà ti avrà regalato dei fiori. Sei sempre così bella ed elegante? Ho raccontato di te a Flavio, di questa mamma bella, intelligente e forte, e del mio papà-filosofo. E lui ha convenuto che con questi genitori immaginifici, cosa altro potevo fare io? Se non vivere come sto vivendo. Sì lo, non sei d’accordo ma per ora non puoi replicare.
Non costruiamo una casa per viverci dentro,non facciamo l’amore per chiuderci nell’amore...così mi recitava, l’inviato speciale, una sera sul Malecon.
2 febbraio 1998
I risvegli solitari sono sempre dolci. Le albe qui ti dicono sempre che la vita à bella. Ma io comincio ad essere un po’ stanca. Delle bugie e degli inganni. Qui non esiste una verità, per costituzione sono portati a dire bugie. Ieri alla spiaggia il mare aveva colori intensi e vivi. Scherziamo e ridiamo, poi sempre questa solitudine che attanaglia lo stomaco.
Adriano, uno dei tanti italiani che vive qui mi telefona. E tra le altre cose mi dice che sua moglie cubana è incinta e lui non vuole questo figlio. Ora vuole divorziare. Che pena che mi fa lui. Noi europei siamo malati. O forse solo lui è malato. Non mi piacciono i bambini, specie quelli piccoli, e poi quella pancia che cresce...Parole che mi rispediscono dritta in altre parole simili...siamo nel Baltico e io ho un ritardo mestruale e lui mi dice duramente che non vuole figli. La stessa durezza, lo stesso infantilismo. E sempre a sinistra. E’ lo stesso rifiuto dei tanti trentenni o quarantenni italiani. Un rifiuto alla vita. Questi cubani saranno bugiardi, figli di puttana, però ti invitano alla vita. O forse è solo la ingenuità dei poveri, di chi non ha niente e allora un figlio è qualcosa, perlomeno? E tu Manuela, non è la tua stessa scelta? Forse meno colpevole perché tu decidi sul tuo corpo e non sul corpo di un altro. E allora anche tu sei malata. Gli dico che la vita va presa con leggerezza, un po’ di ironia. Magari se ti trovi un bambino nelle braccia poi ti piace e diventi il papà più bravo del mondo. Sii generoso. E tu Manuela, allora?


Episodi di vita cubana. Pescheria. Lo prendo! Lo prendo! il pesce. Attenti vuole incendiare il locale. Giochi di parole e fraintendimenti. No, il pesce è per il gatto. Ma Manuela non lo dire...qui con la fame che c’è. Si, va bene, ma anche il gatto deve mangiare.
Sul Malecon perché Tina deve vedere il mare. Ma lei guarda dalla parte opposta. Tutta quell’acqua la spaventa. Fa freddo, il vento oggi non è caldo.
San Antonio de Los Banos, la Cuba dei piccoli paesi, tanto simili ai piccoli paesi di tutto il mondo. Anche i gatti giocano tutti alla stessa maniera. Uno gira, gira per rendersi conto che l’uomo risponde alla vita adottando strategie simili. E allora il viaggio è dentro di te. Viaggiare per cosa?
Ci fermiamo lungo la strada. Una casa bianca di legno, vestiti di bambini stesi al sole, le piante circondano la casa...dentro, un pianto di un bambino e fuori una donna che finisce di stendere i panni. Una scena così serena e tranquilla, un uomo seduto sulla sedia che la guarda e le sorride. Essere capace di chiudere la vita all’interno di questo perimetro e fermare la corsa sulla soglia di una casa. Continuo a ricordare le poesie di Pavese, la solitudine e l’impossibilità di accettare la vita normale e tranquilla. Vorrei essere per un istante quella donna, e avere panni da lavare e un uomo da amare, per tutta la vita. Non queste avventure solitarie, mentali, che ti restituiscono sempre a te stessa. Ma poi scapperei dopo due giorni, poi ti spaventi...Ma la mamma dice che non ho ancora trovato la persona giusta. E quando allora...
Fermiamo la macchina. La campagna cubana offre a Ovest, un tramonto struggente e a Est un grande semicerchio di arcobaleno che mi sembra di essere dentro un disegno di bambini. La natura ci riconcilia con le cose. Con noi stessi. In Italia ci sono questi arcobaleni, così belli? Si, ma io non li vedo.
E arriva l’inverno cubano. Incantevole. Uno spettacolo che piacerebbe a papà, lui nato in un posto di mare. Ieri un vento fortissimo attraversava la città: è la calendaria, il giorno della dea del vento, mi avverte il mio amico cubano. Il vento spazza veloci le nuvole e tu le guardi e senti la vita che se ne va. In serata un violentissimo temporale, la casa di Isel è allagata. E tu capisci quanto sia difficile vivere a Cuba. Dormire per non vedere l’acqua che sale e tu arrivi con il pollo, la solita missionaria laica. Ma chi non l’avrebbe fatto? Ritornare a casa in una città allagata e perdere un’ora per fare un percorso di dieci minuti.
E poi il giorno dopo, il sole e il vento, i colori azzurro, giallo e verde della palme che si piegano. L’azzurro del mare che entra in città, inondando il lungomare, spaccando pezzi di muro. E noi fermi all’entrata della baia per vedere le onde alte che superano il faro. A piedi nudi camminare e giocare. Il viale più bello della città, inondato dal mare, diventa una piscina per grandi e piccoli. In bicicletta pedalare fino a casa con l’acqua che scorre e penetra nella città per trecento metri. Le case che crollano sotto i colpi dell’acqua e del sole. L’Avana si sta disfacendo poco a poco. Bellissimi palazzi dalle forme barocche si sgretolano come castelli di sabbia. Oggi, al termine di cinque ore di lezione, trovare la pace e la serenità di un passeggiata fino a casa. Un’onda più lunga mi bagna e il sole asciuga rapido il mio vestito bianco. Il mare si è ritirato e fa meno paura. Ieri aveva quasi raggiunto lo stesso livello del muro del lungomare. E camminando sentirsi a casa. In questa terra straniera. Guardavo le cose intorno a me, il paesaggio, il cielo, il mare, le case, le gocce che brillavano e la schiuma, l’acqua che scorreva fino ai miei piedi...non posso lasciare tutto questo. Cosa c’è Manuela, mi dicevo? Cosa ha questo posto? E’ la bellezza. Sentire un sentimento così forte da provocare il pianto. Un pianto intriso di malinconia e di gioia. Della consapevolezza che tutto finisce. E che è anche un ringraziamento a un dio senza nome e senza volto per la bellezza e per il benessere ricevuti.
Questa notte ho fatto un sogno dolcissimo: Mia sorella aveva un bambino e assomigliava alla mamma.
Tina, la gattina, mangia, dorme e gioca con la mia mano.
Domenica 8 febbraio

Sì, è la bellezza che mi tiene legata a questa terra cubana. Oggi, domenica 8 febbraio, mi sveglio presto e vado in bicicletta a fare un giro per la città sonnolenta. Prima il mio Malecon, le onde sono ancora alte e gli schizzi ti bagnano. Poi il centro storico, un caffè in pesos e un pasticcino in dollari. Con il mio cappellino bianco impertinente. Linda, linda, detto perché sei una straniera o ci credono veramente? E poi sdraiata su una panchina a leggere il libro del giornalista, un’altra storia dolce in questa vita che non riesco a fermare in un volto e in un solo amore. E poi il mercato a comprare ananas e arance, e il lavoro di traduzione tutto il pomeriggio aspettando (?) qualcuno che ieri alle nove di mattina mi chiama per dirmi Vengo subito. E ancora non si vede. Lui, il solito cubano. Lavoro al computer, bevendo succo d’arancia, immersa nel silenzio e nella luce di una meravigliosa giornata. In una delle innumerevoli giornate meravigliose. E tu ancora da straniera non ti abitui che qui è sempre bello. La musica mi accompagna per tutto il pomeriggio. Le telefonate allegre con Isel, ma lui viene ? E quando? Ora. E poi la sera con la luna che piena e luminosa sta sospesa alle mie spalle. Fa bene guardare la luna, dice la mia mamma. Chissà poi perché...
A volte penso ad artisti che hanno concluso la loro vita in isole tropicali e allora capisci...c’è un’attrazione inspiegabile, come una calamita verso la bellezza. Vorrei analizzare, capire meglio cosa mi sta succedendo... è una fuga, mi dicono dall’Italia, ma da cosa? E se anche fosse? Giancarlo, il ragazzo della libreria mi chiama...io stavo bene in Italia. Non è questo. Ci sono dei luoghi che ci attraggono con una forza inspiegabile. Ma perché Manuela ci stai sempre a ripetere queste cose? Perché a volte mi sembra di essere un po’ egoista. Sono quasi dieci mesi che non ci vediamo. E vorrei condividere con voi la mia isola di felicità.
Ho istituito il Venerdì italiano alla Dante Alighieri. Alle tre del pomeriggio la conferenza di storia o di letteratura (adesso c’è un simpatico professore friulano) e alle cinque il cinema. E poi ritornare a casa. La solitudine si stempera nelle chiacchiere con i ragazzi. Nell’affetto che mi dimostrano. Alexis parte per l’Italia e mi chiama da Modena. Professoressa...che strana sensazione che provo. Mi sembra di essere un ponte che attraversano i ragazzi del corso. Che raccoglie molte storie. Come quelle di Dagmaris che mi dice Io non ce la faccio più. Ho trovato un italiano e me ne vado. E Isel tu con questo mostro che ci fai? Ma no, Manuela, mi piace. Piccole bugie per tirare avanti.
12 febbraio
Vorrei essere capace di disegnare lo spettacolo che ho di fronte. Ma posso tentare di descriverlo. E’ l’ora del tramonto. Sono seduta sul muro del Malecon. Il sole è alle mie spalle, di fronte il Morro, il faro. La luce del sole illumina la roccia facendone risaltare la bianca luce naturale. Sono passate le cinque del pomeriggio. Si chiude una giornata di lavoro. Oggi in classe una ragazza ha letto La lettera di Epicuro sulla Felicità. E così discutiamo di filosofia, di marxismo-leninismo. I ragazzi sono intelligenti. Alcuni più profondi, altri meno. Insegnare non è trasmettere. Insegnare è ricevere lezione tutti i giorni dai tuoi alunni. Ora il sole è più ampio. Esce dalle nuvole e illumina anche gli edifici laggiù.
La bellezza salva il mondo. Cosa dici, mamma? La bellezza spirituale - ha aggiunto Deirovis, uno degli alunni più in gamba. Sì, ma c’è la bellezza delle cose, lì, materiale, tangibile, tattile.
La bellezza è tutto - diceva Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo dannunziano Il Piacere. Finirò per diventare un’esteta? Mi viene da pensare agli ebrei chiusi nei lager: suonavano musica. La bellezza contro gli orrori.
C’è la luna piena in questi giorni. Sarà un San Valentino dolce e romantico. Ma io sono sola, sempre più sola. Circondata da alunni dolci che arrivano con pensieri romantici per la loro insegnante. E’ la bellezza a tenermi agganciata qui, come un fiore alla propria terra, un albero alle proprie radici. Staccarsi è dolore. Sto leggendo un bel libro di Eduardo Galeano Scrive un po’ come me. Quando smetterò di giocare con la scrittura e la userò veramente per raccontare? Il Morro è già in ombra. La luce cammina sul Malecon.

14 febbraio 1998
Sempre più sola. Mi sveglia alle sette del mattino per felicitarsi per San Valentino e poi ad una mia ovvia e banale considerazione riattacca il telefono furioso. E io inizio così un tranquillo sabato cubano. Vai con la musica tropicale che ti mette l’allegria e il movimento nelle gambe e nei fianchi. Una lunga e bella chiacchierata con un professore dell’Università di Venezia. Lui assomiglia a Bobo, Umberto Eco...è l’aspetto tipico dei nostri intellettuali. Parole per descrivere il mio incanto qui. Sto incominciando a stancarmi a raccontare questa storia.
Nel pomeriggio un buon cinema. Un bellissimo documentario francese sul microcosmo: la vita degli insetti. Con delle riprese eccezionali (piccolo robot miniaturizzati per catturare le immagini) puoi vedere a misura di formica o di coccinella la loro esistenza. Per certi aspetti non molto diversa dalla nostra. Battaglie quotidiane per sopravvivere, movimenti lenti e ripetitivi, illogicità di azioni. Uno scarabeo conduce la sua piccola lotta per trascinare un grumo di terra. Lo sguardo è inizialmente puntato su di lui, che supera molti ostacoli deciso e caparbio nel suo lavoro, per poi aprirsi sul prato. E allora tu perdi di vista lo scarabeo e capisci che nel macrocosmo tu sei così. Io qui in questa stanza all’Avana sono come lo scarabeo. E il mio grumo di terra sono i ricordi e i desideri che mi trascino dietro. E che poi sono l’unica cosa che veramente abbiamo.
In classe discussione sulla felicità. La povertà è un limite o un vantaggio?
Pensieri sparsi.
Quanto più sono stanca più questo posto mi attrae. Ieri al concerto parole in musica di Marcos. E pugni tesi quando si parla di Chiapas. E’ vero che anche in Italia accade, ma non è la stessa cosa. La bella gioventù cubana. I volti che mai nessuno turista conoscerà. Sono qui per ascoltare un cantautore che ci dice Andare via non è la soluzione però sono stanco del mio quartiere e della mia casa.
C’è sempre qualcosa che mi riconcilia. Qualcosa di profondo che prende allo stomaco e mi fa venire voglia di piangere. C’è bisogno di tenerezza, dice Marcos nella musica di Augusto Feliù. E la mia piccola amica architetta mi racconta delle immagini sul Chiapas. E Isel mi parla di Naomi Campbell, qui all’Avana. Non voglio ascoltarti Isel, perché non capisco che cosa stai facendo. Le si illuminano gli occhi davanti al prosciutto comprato dall’italiano vecchio e inutile.
Bambini davanti alla panetteria in dollari chiedono spiccioli per comprare un pasticcino. Questo è un lusso. Siamo un paese povero. L’amica architetta è troppo giovane per essere tanto saggia?
Il Malecon è il sorriso dell’Avana - dice Eusebio. E’ forse la migliore definizione per esprimere il calore e la bellezza del luogo a me più caro fino ad oggi? Il sorriso che ti restituisce alla vita?
Vorrei andare via solo perché lo desidero. Non perché devo.
23 febbraio
Cara mamma,
arrivano Sergio e la moglie. E la tua lettera, e i soldi (grazie...). Ora è l’una di notte e dopo aver letto la tua lettera avrei davvero voglia di chiamarti. E’ una lettera strana, mi lascia un senso di vuoto. Vi sento una stanchezza. Lo so, non è facile essere madre. Però se mi vuoi felice, lo sono (ma è concesso agli umani essere felici? -dice Leopardi). Non ho nessuna relazione, come ti scrivevo già nella lettera: non ti preoccupare, la tua nipotina, se un giorno mi concederò questo desiderio, sarà bella come la sua nonna. Per ora, come puoi leggere, dalle note che ti mando, sono sempre sola. Certo, con qualche bel ricordo in più. Ma c’è altro. Tu vedi questo mio soggiorno come una perdita di tempo. E questo mi dispiace. Forse vorrei che tu venissi per farti capire ma so che questo peggiorerebbe le cose. Leggo in spagnolo, ho una delle migliori letterature italiane a mia disposizione, sto imparando male lo spagnolo (per le lingue non ci sono proprio portata!). La mia mente non si sta atrofizzando. Anche se a volte, saper leggere la natura e se stessi, vale più che qualsiasi libro. Guardarsi intorno e sentirsi sereni. Mi continuate - anche Monica- a parlare delle mie radici, dei mogli e buoi dei paesi tuoi. E io mi sento sempre più parte di questa terra. Sempre più in viaggio. Ma siamo realisti? Se non riesci a mantenerti, cosa farai? E hai ragione. Ecco perché pur ringraziandoti per i soldi, spero di non utilizzarli mai, devo riuscire a guadagnare qualcosa qui.
Oggi tornando a casa il mare sembrava come quello finto del film di Pinocchio, ti ricordi? Un colore metallico...
Ho tagliato i capelli corti. Sto molto bene. Mi chiedi cosa faccio nel tempo libero? Veramente, non ne ho molto. Lavoro (sic) dalle nove alle tre dal Lunedì al Venerdì, e il resto del tempo preparo la lezione, leggo, passeggio, etc... Una vita normale. O quasi.
La gattina, cresce a vista d’occhio, gioca sempre con le mie mani.
Ho l’impressione che nelle prime lettere scrivevo di più sulle vicende del paese, mentre ora scrivo molto più su di me. Sarà perché è davvero difficile raccontare questo paese che viaggia senza meta. Come te, stai commentando, vero? Forse più che la meta conta il viaggio. O forse perché quello che accade qui acquista interesse i primi tempi, poi tutto diventa routine e non ti stupisci più.
Ma non è sempre così. E non è sempre vero. Mi soffocano un po’ le persone che frequento. Avrei bisogno di frequentare altra gente, un po’ più stimolante. Le persone dopo un po’ mi annoiano. Ti traduco un pezzo del libro di Galeano che mi appartiene molto, sulla perdita degli oggetti. Questa notte ti terrò abbracciata nella mente. E vorrei continuare a scriverti per riuscire a trasmettere come mi sento. Ho paura di dirti a volte che sentirei una profonda tristezza a venire via domani, mi sentirei sradicata, perché vorrebbe come dire che non ho voglia della mia famiglia, e non è vero.
A volte mi prende una grande nostalgia. Sono come lampi di ricordi..ieri a lezione, parliamo sulle trasmissioni radiofoniche e mi è venuta in mente una domenica pomeriggio, tu stavi stirando e ascoltavamo radio popolare, io ho telefonato in trasmissione per dire non so cosa e ridevamo forte...abbiamo passato insieme tanti dolci momenti. Tu e io. C’è stato un periodo in cui avevo bisogno di te come l’aria che respiravo. E’ passato del tempo, ma non sono diventata la donna che ti dà una sicurezza e che pensa a te. A volte ci penso. Se l’Avana è il luogo che mi è più caro al mondo, tu sei in assoluto la persona che più mi conosce e mi capisce. E che più amo. Vorrei ritrovare in te quella parte di me, allegra e gioiosa, che mi invita con una cartolina pieni di bimbi multicolori a partire e a vivere il mio desiderio. L’ambasciata mi ha promesso una borsa di studio, così come di fare la domanda per ricevere fondi per corsi di italiano. A tutt’oggi però niente di concreto. Dalla Garzanti per una traduzione dovrebbero arrivare 500 dollari - ma ancora tutto è in bilico. Ci sono molti bei progetti. Dovrebbe arrivare anche Dario Fo.
Quando torno? Penso per fine luglio.
Fatemi sapere se papà, come mi ha scritto Monica, vuole che lo aiuti in Calabria. Mi mette una tristezza parlare di ritorno. Così ti lascio e ti abbraccio.
Da Giorni e notti di amore e di guerra di Eduardo Galeano (traduzione di Emanuela):
Ho perso diverse cose a Buenos Aires. Per la fretta o la sfortuna, nessuno sa dove sono andate a finire. Sono partito con pochi vestiti e pochi fogli di carta. Non mi lamento di niente. Con tante persone perse, piangere per così poco significherebbe mancare di rispetto al dolore. Vita da zingaro. Le cose mi accompagnano e se ne vanno. Le posseggo di notte e le perdo di giorno. Non sono attaccato alle cose, loro non decidono niente. La memoria salverà quello per cui valga la pena. La memoria sa di me più che io stesso. E non perde quello che si merita che sia salvato. Febbre del mio io: le città e le persone, naufraghe nella memoria, navigano verso di me; la terra dove sono nato, i figli che misi al mondo, uomini e donne che mi riempirono la anima.
24 febbraio
Forse non avevi voglia di scrivere - mi dico e così la tua lettera mi sembra meno vuota, il giorno dopo.
Arriva il tuo pacco, e il bel libro di Vittorio Vidali. Penso che Tina Modotti non sia citata perché il libro autobiografico arriva sino al 1927. Lui la conoscerà nel 1929. Quando lo leggo, trovo le tue sottolineature nei passaggi più importanti. E’ interessante il pezzo della politica e dell’amore...sembra un po’ un passo del romanzo di Leda Rafanelli. Appunto, ma se uno non trova il compagno con il quale condividere una vita? Ho sempre cercato questo nella mia vita, dall’età di quattordici anni quando lessi Un uomo di Oriana Fallaci. E sbagliai. Perché il compagno non era da cercare nell’ambito politico ma personale. Ho conosciuto “compagni” senza tessera e impegno politico che non ho saputo riconoscere e ho creduto compagni quelli che avevano tessere e trascorsi politici ma non lo erano. Da qui la presente solitudine. Perché poi una si abitua a stare sola. L’importante è sentirsi in pace. Certo la famiglia, un figlio...una vita normale. Piace a tutti.
A proposito di questo, sto terminando di leggere il testo di Marcos e senti cosa dice...”Esplode pertanto il volume della popolazione eccedente, che non solo è sottomessa al giogo della povertà più estrema, ma che non conta nulla, è destrutturata e atomizzata, e la sua unica finalità è vagare per le strade senza uno scopo preciso, senza casa né lavoro, senza famiglia né relazioni sociali almeno minimamente stabili con l’unica compagnia dei suoi pezzi di cartone e sacchetti di plastica”.
Ora, capisci, quello che uno pensa sia una scelta (non fare una famiglia, un impiego precario) di libertà di movimento, diventa invece funzionale al capitalismo. Perché se è vero che la mancanza di legami ti rende libero ( ma di fare cosa?) è anche vero che l’atomizzazione delle persone rende il capitale sempre più forte. E più sei solo, più consumi e meno protesti. Come diceva Che Guevara, da solo l’uomo non conta nulla. Così mi riprometto di sposarmi e fare un figlio (anzi 2)!
Pensa che l’altro giorno, per strada, c’era un ragazzo che assomigliava molto a E....da lontano mi sembra l’uomo perfetto, ma quando mi è vicino mi passano tutte le fantasie.
Oggi è sabato 29 febbraio. Cosa ho fatto? Sveglia alle sette, pulizia della casa, uscita al mercato per comprare la frutta e la verdura, e poi al mare. Ritorno a casa alle tre. Un bagno e riposo. Ora sono le cinque. Ho preparato il sugo con pomodori freschi per questa sera (una veloce cenetta prima di andare in un locale jazz) e sono indecisa se continuare a scrivere o andare a sentire un concerto di musica classica. Vedremo... decido di rimanere (anche perché il sugo da solo non posso lasciarlo...). Ecco che nel concreto i legami e gli impegni limitano una persona... scherzo!! La giornata è un po’ nuvolosa, ma come al solito bella.
Incomincio a essere stanca. Stanca di lavorare senza nessuna seria prospettiva e di vedere gente incompetente che riceve denaro per non fare niente. Così ho deciso di limitare al minimo gli impegni con i ragazzi e dedicarmi un po’ più di tempo. Mi piacerebbe molto scrivere la vita di MariaLuisa Lafita, la cubana che ha conosciuto Tina Modotti e Vittorio Vidali in Spagna. E’ una donna eccezionale. Ma sono pigra. Questo viene dai Favoino, lo so. Un’indolenza meridionale. Monica scrive bene, la sua lettera è simpatica. Forse perché in famiglia abbiamo uno scrittore, Leonida Repaci, un cugino della nonna paterna? A casa c’è un suo libro.
All’Avana ci sono delle vie molte belle, con case grandi e comode. Quando vado in bicicletta, scopro sempre dei nuovi posti. Oggi ho visto degli alberi enormi, i cui rami pendono fino a terra, gli alberi che camminano...ci sono molte villette, con giardino. Immagino la tua Londra, così verde ma con molta più cura. Un giorno ci andrò.
5 marzo (diario)
Iniziano oggi alcuni giorni di vacanza.
Mi sveglio, faccio colazione, pulisco la camera. Vado alla Fondazione Ludwig a consegnare una traduzione. Il posto è incantevole. Una meravigliosa terrazza affacciata sul mare. Tutto bianco e vetrate. Sempre la bellezza. Oggi il mare è blu scuro. C’è un vento delizioso. Poi al mercato, per oggi niente pesce (troppa fila). Tina sta morendo di fame...e davanti alle carote emette un miagolio di scontento. Leggo e aspetto Katia, una boliviana alla quale per cento dollari al mese faccio lezioni di italiano. Lei è simpatica, sposata con Andrea, un italiano. Poi iniziano le visite. La mia casa, Monica ti avrà detto, è un porto di mare. Arriva Marco, un ragazzo del corso, perdutamente innamorato della sua professoressa (però lui è brutto!!). Ha un regalo per me che mi consegnerà il giorno otto marzo. Io sono un po' stanca e quando lui va via arriva Johanne. E’ andata al cinema (lei è una intellettuale alla francese). Parliamo un pò...e poi se ne va. Io devo finire la traduzione per la Garzanti e rimando a domani la mia uscita al cinema. Ora sono le nove e mezza di sera. Musica dolce, sulla quale faccio esercizi di ginnastica. Pensieri che vagano. Se fossi meno pigra, scriverei. Avevo progettato un libro IO PARLO SOLA (il titolo). Due livelli di narrazione (presente/passato). Iniziava con il primo ricordo della mia vita: la nascita di Stefania, un ospedale e dei fiori. E la zia Etta. E poi seguiva con le mie paure di rimanere sola. Pensa come è la vita. La solitudine, da paura, si è trasformata in una dolce compagna. In questi giorni di vacanza ho deciso di pensare un po' alla mia vita. Che parolona! Nel senso che voglio interrogarmi dentro per sapere quello che voglio fare e cosa fare per ottenerlo.
La mia stanza è molto bella. Forse, come tutte le donne, avevo solo bisogno di una stanza tutta per me. Come dice Virginia Wolf.
Tra pochi giorni è l’otto marzo. Ti ricordi l’anno scorso? Il sette marzo abbiamo fatto quella bella iniziativa con Renate, la cubana. Tu non ci crederai...ma ho conosciuto la madre qui all’Avana!!
Un anno fa anche la decisione di rimandare (a quando?) la nascita di una figlia. Senza rimpianti e senza nostalgie.
Per l’otto marzo abbiamo organizzato una festa con i ragazzi del corso. Ovviamente qui sulla mia terrazza. Ti racconterò. Auguri a te, perché quello che sono (chiaro solo le cose buone) le devo a te, la donna più intelligente e bella che ho avuto l’onore di avere per madre. E ti trascrivo come regalo i versi di una bella canzone sull’amore...per te.
Dove ve a morire il sole, dove il vento si riposa, ci son tutte le parole di chi è stata innamorato e non ha dimenticato tutto quello che c’è stato,
ed aspetterò il tramonto, deve pur passare il vento, io mi lascerò portare dove nascon le parole, cercherò le tue parole e le voglio ricordare
non è giusto che una donna per paura di sbagliare non si possa innamorare e si deve accontentare di una storia sempre uguale, di una vita da sognare
Dove va a morire il sole, dove il vento si riposa, ho incontrato tanta gente che in un mare di parole e fra tanta confusione spera ancora in un amore
non è giusto che una donna per paura di sbagliare non si possa innamorare e si deve accontentare di una storia sempre uguale, di una vita da scordare

6 marzo
Continuo a conoscere donne nelle quali mi rifletto. Doppioni di vite vissute o che mai vivrò Mi rimandano al futuro. Lei ha trentotto anni, magra, alta, carina, lavora nel cinema. Con una figlia, che lei vuole far studiare qui all’Avana. All’Avana ci arriva nel settembre del 1995 per lavorare alla Scuola Internazionale del Cinema. E decide di fermarsi e far studiare la figlia nella scuola dei diplomatici. Una snob, però simpatica. Questa idea della figlia che deve crescere a Cuba!? Così le sorrido e ascolto il suo racconto. Ora ha problemi economici. Cerca una casa a poco prezzo. Si innamora subito di dove vivo io. Le do l’indirizzo di Ania. Penso si troverà molto bene. L’esperienza... un tempo avrei detto di fermarsi qui, avrei parlato con il padrone di casa, le avrei offerto l’uso della cucina...ma non faccio niente di tutto questo. Perché so che ci vado a perdere io. Non voglio fastidi, dover sempre offrire. Sono un po' egoista...è solo che oggi c’è un limite alla mia generosità. O forse sto diventando una vecchia zitella che non vuole problemi? Ma conosco certe persone...con l’aria di essere morte di fame, però poi passano i fine settimana a Caio Largo (che io ancora non conosco). Non mi piaccio molto quando agisco così...ma oggi sono stanca di mettermi in situazioni in cui devo sempre e solo dare. Se lo faccio, deve essere una mia scelta e devo sentirmi bene. Le piacciono molto i cubani. E si capisce. Ma c’è un che di artificiale in come si comporta che non mi piace. Certo che qui non ci sono europei normali. Siamo tutti un po' fuori di testa. Però l’idea della figlia mi piace. Eccomi riflessa in lei. E’ come se vedessi vivere la mia vita da un’altra persona Sono segni del destino. Come per dirmi, vedi, si può fare, non è una cosa eccezionale o difficile... E con Paola sono tre le donne che vivono le mie vite, come prolungamenti anticipati di quello che potrebbe essere. Ieri leggevo un brano di Natalia Ginzburg. Parlava a proposito della pigrizia. Ma non la pigrizia di una persona non attiva. Diceva per esempio che si svegliava molto presto (io di solito mi sveglio alle sette). Ma la pigrizia dell’ozio dell’immaginazione, del fantasticare. Mi sono sentita un po' così. E’ vero, passo molto tempo a fantasticare e a vivere storie nella immaginazione. Scrivere è anche un modo di fantasticare. O no? La giornata è favolosa, con un vento leggero che attenua il calore del sole. La gatta dorme sul mio letto, la musica alla radio...tutto è così dolce qui.
Ho conosciuto Alberto Granado, il compagno di avventure di Che Guevara nel viaggio giovanile in SudAmerica. Lui vive in una bella casa in Miramar, circondato da nipotini, figli e una bella moglie. Si sta realizzando un film sul viaggio giovanile di Alberto e di Ernesto - ci informa.. Granado ha subito un’operazione alla gamba ed è immobilizzato da novanta giorni. E’ una persona simpatica. No, il Che così nessuno se lo immagina...Lui non poteva diventare vecchio...Alcune persone hanno il destino scritto e lo devono seguire. Le morti giovani...un mito che dura.
Sergio e Maria Angelica sono affettuosi, con loro c’è un simpatico compagno (dal nome un po' buffo, Ercole). E’ un bell’uomo, ma timido e così rimaniamo a parlare fino alle due di notte, con un po' di ron, e lui poi se va a dormire.
Oggi è l’otto marzo. Tutti a Cuba si scambiano un fiore, Felicidades. Tanto maschilisti e poi ti fanno gli auguri. Lui ovviamente chiama. Ma ormai è tutto finito. Questa sera sarò allegra, ironica e divertente. Ma sola, aspettando l’amore.
Mi ha telefonato Giancarlo, quello della libreria. E mi ha detto che forse verrrà a trovarmi. E poi telefona Donatella, sola e depressa.
Enrico, un italiano che vive, e assomiglia un po' a mio padre, mi porta una rosa per l’otto marzo e gelato italiano per la festa. Poi mi invita ad andare a Varadero con lui Mercoledì. Lui ci deve andare per lavoro ed è un’occasione per passare una giornata al mare. E’ molto gentile, ma perché non porta anche la moglie? Sarà che qui tutti mi vedono sempre sola...? Devo inventarmi qualche storia per giustificare la ia solitudine...un po' monacale???
5 marzo
Un anno fa la scelta di continuare sola l’avventura della mia vita. Nessun rimpianto e nessuna nostalgia. Sono insensibile? La giornata è bellissima, e io sto bene.
Sono flash... siamo in una discoteca. Tu mi guardi e mi chiedi “Dai insegnami a ballare la salsa...”. Io ti guardo e incominciamo a ballare. Tu ridi e sei così bello. Fermare la vita in questi momenti. Sto naufragando nel passato. Chi ho amato, mi ha lasciato sola. Continua a lasciarmi sola. Ma io continuo a non amare nessuno. E a fare di tutto per essere sola.
Tu scendi per comprare le sigarette e io sento improvvisamente che piangerò la tua morte. E’ una sensazione che allontano ma che si ripresenta decisa sulla barca che mi porta dall’Isola della Gioventù a Batabanò.
Tu non vieni più a trovarmi e io non ti sento. Sarai passato in un mondo superiore. Mi pensi tu?

8 marzo
Festa. E inizia uno scherzo con Ercole. Tu fai finta di essere il mio fidanzato italiano...incominciamo a scherzare e a ridere. Si scherza per non dirsi la verità. Il solito modo che ho di affrontare quello che desidero. Allontanarlo con le risate e l’ironia. Lui sta al gioco e mi guarda divertito. Balliamo e lui si mostra più affettuoso. Poi lo scherzo si fa più serio. Sono le tre di notte e ora senza dirgli di fermarsi, si fa una doccia. Io ho voglia di dormire. Ma incominciamo a parlare, a parlare della vita, dei viaggi... e poi arriva l’amore a sorpresa. Nessuno mi aveva mai leccato in modo sensuale i piedi. E io che lo credevo timido... E’ gentile, E generoso. Arriva nel pomeriggio e mi aiuta a sistemare la casa che è un disastro.E mi regala un pappagallo di vetro colorato che era una vita che volevo comprare. Poi è un pugno chiuso che va via dentro un taxi.
DAL MIO DIARIO
8 marzo
Festa. E inizia uno scherzo con Ercole. Tu fai finta di essere il mio fidanzato italiano...incominciamo a scherzare e a ridere. Si scherza per non dirsi la verità. Il solito modo che ho di affrontare quello che desidero. Allontanarlo con le risate e l’ironia. Lui sta al gioco e mi guarda divertito. Balliamo e lui si mostra più affettuoso. Poi lo scherzo si fa più serio. Sono le tre di notte ma senza dirgli niente, è già deciso che lui rimanga. Io ho voglia di dormire. Ma incominciamo a parlare, a parlare della vita, dei viaggi... e poi arriva l’amore a sorpresa. Nessuno mi aveva mai leccato in modo sensuale i piedi. E lui si dice timido... E’ gentile, E generoso. Arriva nel pomeriggio e mi aiuta a sistemare la casa che è un disastro.E mi regala un pappagallo di vetro colorato che era una vita che volevo comprare. Poi è un pugno chiuso che va via dentro un taxi.
Parole per te
10 marzo
Sei un pugno chiuso che se ne va via dentro un taxi. E io parlo di te con Eloina, del mio fidanzato italiano che viene per l’otto marzo. La storia del fidanzato italiano... è buffo, ma questa storia l’ho spesso utilizzata qui. E poi arrivi tu, e la storia si materializza in un corpo e in un viso. E i miei piedi (e soprattutto la mia testa) già sentono la tua mancanza...
Il giorno dopo, prima di lavare i tuoi vestiti e portarli a Guillermo, indosso per mezza giornata la tua camicia e i tuoi pantaloni per sentire il tuo odore sulla mia pelle. Una cosa ingenua, ma è un modo per continuare l’emozione di una notte...tutto a volte si consuma troppo in fretta. E uno non ha il tempo di dare il giusto valore alle cose.
11 marzo
Vado al cinema a vedere Martin Hache, un film argentino, vincitore del Festival del Cinema Latino Americano. Noi siamo le nostre relazioni - sono solita ripetere. E il film ne è la testimonianza. La relazione amicale, sentimentale, amorosa...il centro è lui, un corpo possente e ruvido che attraversa lo schermo con durezza e coerenza. Intorno figure reali senza corazza e coerenza. La corazza e la coerenza delle scelte estreme (Ho bisogno di stare solo) che distruggono le altre persone. Lei, fragilissima donna, che vuole cambiare la realtà e che la realtà finisce per distruggere (la gente si ammazza per amore o per mancanza di amore). A noi donne, creatrici della vita, viene naturale voler plasmare la realtà. Voglio sapere se merito il tuo rispetto? chiede a lui che di tutta risposta chiede di andare al bagno. Poi uno si immedesima, e in quel piano solitario davanti allo specchio del viso della donna che piange, ti ricordi delle lacrime per un uomo ugualmente freddo e duro. L’amico di lui così simile al mio amico Marco (un giorno ti racconterò) disinibito ed estremo. L’amore si fa con la testa, non con un bel culo, dei bei fianchi..- dice. E’ così anche per me (e per te?). Ci deve essere sempre una curiosità mentale, un voler conquistare, attraverso il corpo, la testa. E questo desiderio di conquistare una testa non mi succede molto spesso, anche se le apparenze potranno mostrarti altro.
14 marzo
Mi chiami. E sono contenta di sentirti. Anch’io ero rimasta un po' male quando non mi avevi lasciato il tuo indirizzo. Ma ci sono cose che a volte non si possono chiedere. O accadono spontanee o è meglio lasciare perdere. A volte uno vorrebbe dire di più. E le parole non escono. Siamo chiusi nelle nostre corazze e celiamo i sentimenti dietro le nostre maschere. E’ vero che mi manchi un po'...cubanamente. Nel senso che una settimana in più ( e due, tre, quattro....?) sarebbe stata gradita. Se puoi, ritorna presto, ti ospito io nel mio letto, con la finestra in alto e Tina che ci morde. Fallo per la magia di Cuba, perché si vive una volta sola, perché anch’io ti manco un po'. Per vedere Trinidad, Vinales e il Malecon al tramonto... Qui ti aspettiamo (io e Tina).
18 marzo
Arriva Stefano con la tua lettera. La leggo per strada, per Calle 17, la stessa strada fatta insieme, sotto la luce di un lampione. Sono le undici di sera e tu ti stai svegliando e io me ne sto andando a dormire.
Ti leggo e mi piace come scrivi. Materializzo la tua vita lì. I ciliegi, le cianfrusaglie, un divano, un bicchiere di ron, albe e notti nostalgiche. Il ricordo di te ancora mi accompagna.
Anch’io, anch’io - dico, leggendo i tuoi pensieri. Ma ho più coraggio e meno pessimismo (è solo una questione di età?): non dico passerà. Voglio che questa dolce mancanza di te mi segua ancora specie in quelle certe notti (di Ligabue). Passa solo quello che lasciamo scivolare via. E io ti voglio trattenere ancora.
Il gioco è partito senza che io ci abbia pensato molto; ero allegra e tu eri lì, dolce e disponibile. Iniziato il gioco, prosegue solo se siamo in due. E, quando mi sono trovata a letto con te, mi è sembrata una cosa naturale.Era da tempo che non mi sentivo così tranquilla.
Ma passerà - tu dici. Perché questo cinismo, tarpare le ali a qualcosa che chiede solo di vivere ?
Io invece spero che tu segua bevendo ron, conservando il tuo ricordo nella mia stanza.. Continuare ad amare la vita con tutto quello che ci offre. Amare un otto marzo da non dimenticare e da non far passare.
Ora so che l’unica cosa che ci salva dall’essere cancellati è il coraggio di amare ancora, sognare ancora. Ora so che esisterò finché un po' di luce si rifletterà nei tuoi occhi. Non chiuderli. Non spegnerli. Guardami. Non te ne andare dall’Avana.

21 marzo
Primavera. La giornata è splendida (che strano...). Ma ieri sera c’è stato un violento temporale, dopo una giornata eccessivamente calda e afosa. A letto, una telefonata dall’Italia a ricordarmi che esiste il futuro (Ma Manuela, tu non pensi che devi prendere una decisione??). Io vivo nel presente perché è l’unica cosa che abbiamo..o no? Questa volta non ci sei tu a leccarmi le ferite (ops... i piedi). Il tuo gesto quella mattina, quando mi telefonò mia madre, fu molto dolce e non te lo dissi, ma vi sentì l’affetto e la solidarietà per una scelta. In assenza di te, mi rifugio in una buona lettura, e poi inizia un Sabato tranquillo. Con la musica che mi accompagna. E tu, ancora con il passerà?
Note di La Locomotiva.. in questo sabato solitario, passato davanti ad una traduzione, che se pagata bene, mi consentirà di proseguire il mio desiderio. Compagno...per me ha ancora un senso questa parola, e per te?? Ti vorrei qui, per offrirti il buon pompelmo cubano così zuccherato. Ne vorresti un po', anche senza ghiaccio?
Ora Victor Jara, cantante cileno in un incontro all’Avana... Liberaci da chi ci opprime, dacci la forza per combattere....Vorrei andare in spiaggia, al mare. Domani....
Domenica 22 marzo
Cielo grigio. Niente spiaggia. Sveglia alle otto. Vai con la traduzione. Sulla musica di Zucchero, Donne allo sbando senza compagnia...Donne in cerca di guai....
MI sento bene e devo sempre partecipare questo mio benessere con qualcuno. Così chiamo Isel per pranzare insieme (ho comprato della carne e so quanto a lei piaccia...). Avrei voglia di chiamare a casa per sentire un po' di calore e di gioia ma è molto difficile che questo possa accadere.
Devo decidere la data di partenza. Di quale anno?
E’ stata quella delusione in più, ma sono rotto....non gioco più. Ci provo, Uno due tre, riprovo uno due tre, ma sono rotto...lo vedi non mi alzo più.
Stai leggendo la biografia di Tina? A volte penso di volere vivere come un’eroina di qualche romanzo. Tutto incomincia con alcune letture... Un uomo di Oriana Fallaci: la ricerca di un compagno, che mi ha fatto andare a sbattere spesso contro uomini sbagliati: La Spiaggia del Lupo di Gina Lagorio, la tentazione insopprimibile alla libertà e alla fuga; La tesi all’Università su una scrittrice anarchica, che è un gesto di ribellione all’ambiente accademico, una tesi militante per la quale interviene il preside della facoltà; e poi le biografie delle donne dalle vite esemplari che forse vorrei vivere. Vivere alla maniera di...Una sorta di neomanierismo. Sentirmi nomade.
Non so da dove arrivi, con chi adesso vivi però sei una bella sopresa per me. Non so che cosa hai in mente, non so se c’è un assente. però tu resta un po'. Perchè io ho bisogno di un piccolo aiuto e lo sai nel mio letto cìè un posto per te, dormi pure se ti va e riposati quanto vuoi, ho bisogno di serenità.. io e te due vite strane, e un mare di troppe grane, io e te di nuovo qui...Se vuoi io ti preparo un caffè un po' leggero, così puoi dormire se lo vuoi, ho bisogno di un piccolo aiuto e lo sai nel mio letto c’è un posto per te, non parlare se non ti va, ho bisogno di serenità. (dalla cassetta di Zucchero)
Mi hanno chiamato i miei. Una telefonata dolce. Ne avevo bisogno. Sono serena e tranquilla. Anche se la mia vita non ha un senso di direzione preciso. Ma tante frecce che vanno in tante direzioni.
Facciamo insieme un nuovo mondo?

1 aprile
TI hanno fatto mai un bello scherzo?
Giornata eccezionale. E io qui davanti ad un computer... oggi mi concedo almeno la visione del tramonto. Tina sta bene. Io anche. Continuano a raccontarmi storie che uno non ci crede...Finisco per un giorno negli ingranaggi della burocrazia cubana. Poi, quando le cose si vogliono veramente, si ottengono..una litigata con gente incompetente. E poi la lunga chiacchierata chiarificatrice con il capo. Più intelligente dei sottoposti.
Mi sento sempre più stanca quando succedono queste cose. Così in serata, per la prima volta nella mia vita, bevo volutamente in modo eccessivo un vino di pompelmo regalatomi da un alunno del corso. Sprofondo in un sonno e in un pianto liberatore, con l’arrivo inaspettato (erano ormai oltre due mesi che non veniva) del cugino di Isel, che è la ciliegina sulla torta. Isel non gli permette di entrare e lui pensa ci sia un altro uomo e se ne va, arrogante e prepotente come la maggioranza degli uomini cubani. A quel punto io e Isel incominciamo a ridere forte... Così mi addormento. Sognando un italiano.

Dal Manifesto, 22 marzo 1998 - Intervista a Sergio Zorilla

La perdita di illusioni ha a che vedere con i fatti della storia, per esempio col fatto che la grande illusione di milioni di persone è stata tradita da regimi burocratici e stalinisti; ma anche con un altro elemento decisivo: l’irruzione del nichilismo. Gli individui e le società, posti di fronte all’opzione tra diverse soluzioni, retrocedono terrorizzati e preferiscono non desiderare nulla. Questo non riguarda solo le illusioni sociali ma l’insieme delle relazioni umane e intersoggettive, comprese le relazioni affettive e sessuali.
L’etica delle resistenza è cio che è necessario individuare nella vita di ciascuno di noi, qualcosa che è talmente integrato alla nostra esistenza quotidiana che serve uno sforzo sovrumano per interrogarsi su cosa sta succedendo nella propria vita e all’esterno.
Per molto tempo tutti i progetti rivoluzionari che si proponevano di risolvere le infelicità, tristezze e miserie affidavano questo momento di risoluzione soltanto al futuro, vale a dire a un’utopia. Adesso invece l’unica utopia pensabile sta nello sforzo di fare della nostra vita una specie di scenario in cui si gioca il nostro destino individuale e quello sociale. Il livello di frustrazioni generato dal mondo contemporaneo è tale che la legittimità della società si esprime nel bisogno di illudersi. E’ in relazione a questo bisogno inaudito che dobbiamo illuderci che l’etica della resistenza possa giocare un ruolo fondamentale.
L’ideologia neoliberista è totalitaria perché nasconde il presente in nome di un futuro radioso. In queste condizioni il paese sembra addormentato, le grandi discussioni non emergono mai.

Dal manifesto 22 marzo 1998 - articolo di K.S: Karol
Come se il socialismo reale non fosse andato in crisi in se stesso, non sotto un attacco esterno, e non bastasse questo a rimandarci un interrogativo di fondo sulla sua natura.

Si ripromettevano la liberazione dell’uomo e hanno messo in moto una macchina di repressione e controllo che raramente si è vista in altri paesi. Questa macchina non ha funzionato sempre con la stessa violenza. Ora gli effetti della repressione non si misurano soltanto sul numero dei morti e dei deportati, ma nella cultura e negli atteggiamenti diffusi che essi producono nelle relazioni frale persone. Uno dei principali meccanismii della repressione era la delazione, che spesso nasceva da un semplice rancore o da una paura che induceva a stornare verso gli altri una minaccia che pareva incombere su di sé. Ma una società che si fonda su questo ordine di rapporti falsa alla base le relazioni e il senso della comuniità, e stinge tragicamente sulle coscienze. Ognuno aveva in testa questo meccanismo segreto, che poteva avere un segno più o un segno meno. Che senso aveva parlare di uomo nuovo? Era bugia, o mistificazione. Perché anche se non eravamo delatori, sentivamo sula coscienza la passività davanti alle ingiustizie commesse sotto i nostri occhi.
L’URSS che io ho conosciuto non si proponeva l’egualitarismol L’avere costituito basi comuni ai diritti al lavoro, a un minimo di distribuzione e a una rete di protezione sociale, non rispondeva ad un ideale egualitario. L’ideale era quello di una società fondata su una diversa gerarchia di poteri e anche di redditi materiali, fonte di nuove inuguaglianze. I quadri “decidevano di tutto” nel senso che le loro capacità erano decisive, come aveva detto Stalin, ed erano compensati in conseguenza. Non solo erano pagati molto meglio ma beneficiavano di un circuito di distribuzione prioritario e privilegiato. Dopo la guerra queste ineguaglianze si sono istituzionalizzate fino alla cristallizzazione, mentre i salari della gente comune restavano bassi.
Già negli anni di guerra, i giovani si iscrivevano al Pcus per accedere sia alle carriere sia al circuito chiuso dei negozi per i quadri. Nel medesimo tempo diventava corrente sul versante opposto, alla base, la pratica della sottrazione e del furto. Su questa pratica diffusa è cresciuto il mercato nero. Ma non era stato indotto proprio dal regime? Non era una pratica anticollettivista e asociale?
Come per la delazione, un sistema che si proponeva una società più libera e pulita, faceva appello agli istinti più bassi. E’ forse lo sbocco naturale di un regime che, mentre sosteneva di dare “a ciascuno secondo i propri bisogni”, reprimeva i deboli e favoriva chi riusciva ad arrampicarsi sulla propria scala sociale.

Marco è venuto a trovarmi l’altra notte, e con una battuta “Cosa credevi che fossi morto sul serio?”. Ha attraversato il mio corpo. Vorrei morire.
Sto vivendo in una stanza. Voglio uscirne.
Vorrei un uomo che mi prendesse per mano e camminassimo insieme tutta la vita. Che mi dicesse: voglio un figlio da te. Quante volte me l’hanno detto e quante volte ci ho riso su. Il destino ci prende in giro e alla fine ce la fa pagare.
Ora sto scontando la leggerezza in tanti rapporti. Sono condannata alla solitudine. Non pensavo di essere un’amante tanto speciale.
Sono ricordi che arrivano improvvisi... ti ricordi quando scendevi le scale del metrò, tutto ciondolante, facendo scivolare il tuo 47 sui gradini, stanco anche per sollevare i piedi. E io in basso ad aspettarti.. qualche volta inciampavi e mi guardavi ridendo dolcemente. E cercavi di giustificare la tua goffaggine... poi un bacio e via. Una volta mi hai detto che ti riempiva di dolcezza il mio viso quando al vederti mostrava la gioia e un sorriso... Tu sempre in ritardo. Anche se ultimamente eri tu ad aspettarmi, ma sempre dolce. Mostravi solo l’orologio e poi mi raccontavi cosa aveva provocato in metropolitana la tua presenza inquietante: tutti avevano paura di una rapina. Chissà cosa pensavano quando si rendevano conto che stavi solo normalmente aspettando la tua ragazza. Poi via a mangiare.
Era un piacere vederti mangiare il tuo piatto preferito.Mia madre ha in debito spaghetti e vongole.
Ormai alla pizzeria ci conoscevano e quando arrivavamo era come essere un po' a casa. Io sempe pizza, tu spaghetti. Eri sempre affamato. Poi si ritornava a casa. Oppure andavamo a fare l’amore. Incominciavi all’entrata di casa a giocare con il mio corpo tenendomi stretta oppure camminando avanti veloce e io dietro. C’era sempre qualcuno nel cortile e tutti ci guardavano. Chissà quali strani pensieri...
Poi l’ascensore, dove incominciavi a far scivolare le tue mani sul mio corpo e la tua bocca mi cercava avida e delicata. Entravamo a casa abbracciati, e ci spogliavamo tanto, troppo lentamente... Avevi un modo di eccitare che difficilmente ho ritrovato in altri uomini. Appoggiati alla parete, con tutti i vestiti, continuavamo a toccarci e abbracciarci senza interruzione. Avremmo potuto continuare così per ore..Poi il desiderio prevaleva e allora ci spogliavamo. Toccavi la mia amica, entravi ed uscivi con il tuo dito, a volte ne infilavi due. E poi leccavi insaziabile l’albume di uovo, come tu lo chiamavi, e mi chiedevi se volevo ancora. Io ero persa dentro di te. E ti lasciavo fare. Volevi che anch’io mi toccassi. Ti piaceva come cercavo il mio piacere. I primi tempi eri sconcertato dalla mia sensualità. E ridevi pensando alla mia immagine pubblica di brava ragazza. Nessuno penserebbe che a letto sei così dolce... Solo con te, ti rispondevo. Una sera abbiamo fatto l’amore sul divano e ti ho serrato improvvisamente le gambe intorno alla tua vita. Tu hai avuto un orgasmo intenso e travolgente: una delle poche volte che ho sentito che avevi provato un piacere paragonabile a quell’altro.
Infilare il preservativo. Eri sempre tu ad avere tanta attenzione. Eri pieno di precauzioni che a volte sfioravano la mania. Non mi avresti mai fatto male. E poi volevi un figlio... Mi ricordo quando ne parlammo.
Eravamo in metropolitana e tu per la prima volta mi hai espresso questo desiderio. Come possiamo? Tu mi hai spiegato che avevi letto... ma io duramente ti dissi che anche con una percentuale minima non avrei potuto farlo. Tu annuisti.
Tante volte era talmente il desiderio che avrei voluto che tu entrassi senza preservativo e rimanessi lì. Una delle ultime volte che abbiamo fatto l’amore sei entrato solo per poche manciate di secondi e hai sussurrato che non pensavi di provare ancora questa dolce sensazione.
Uscivi dalla doccia avvolto nel tuo accapatoio che mi facevi impazzire. Tu lo sapevi e indugiavi a parlare asciugandoti davanti a me. Eri bello specie quando eri tu, senza droga.
Il tuo bel corpo cremato e ridotto in polvere. E prima ancora lì sul pavimento, con il sangue e senza vita. Uno si sente male se ci pensa. Ma lo sapevi che andavi incontro alla morte? Vorrei aver avuto più fretta a tornare, ma non è vero. Ero stanca della tua droga, stanca delle tue sfuriate per trovare una scusa per scappare a farti. Stanca delle tue debolezze e forse nel profondo del cuore, come ha detto tua zia, la tua morte ha fatto comodo a tutti.
E invece no. Con te mi sono comportata come con tutti quanti i miei amanti.
I ricordi arrivano senza che tu li chiami.
Il primo giorno, la notte tra il 22 e il 23 di settembre del 1994. Scherzi ma sono quasi quattro anni. Dio e io sono qui a perdermi per te.
Ero allegra quel pomeriggio. La notte prima avevo infranto il tabù della fedeltà con un uomo che mi veniva dietro da sette anni, un tempo sufficiente perché guadagnasse quello che stava aspettando da troppo tempo. Ma lui non contava nulla per me. Sono quasi le sei e ti chiamo. “Vieni Marco, mangiamo insieme..”- Tu sempre disponibile. Che bello che eri. Ingrassato, abbronzato e sano. Erano ormai molto mesi che non prendevi la droga. Andavi è vero avanti a metadone che ti faceva gonfiare ma sempre meglio dell’eroina che ti riduceva una scimmia e un rimbambito. Con quel sorriso ebete e i movimenti lenti...
Arrivi e scendiamo a mangiare al ristorante. Poi tu senza dire ti fermi. Eri abituato a dormire sul divano. Io scendo dal mio letto e mi infilo accanto a te. “Voglio dormire qui...” Tu non fai niente. Io mi avvicino e ti abbraccio. Finalmente capisci. Ma forse non mi hai mai amata. Chissà... il giorno dopo a Milano c’è un’umidità dell’80%. In casa lascio le finestre aperte e tutto è umido. Lui quando torna borbotta e mi dice che i fogli della macchina da scrivere sono tutti umidi...Io lo guardo e starei per dirgli che anch’io sono umida lì sotto. Quella sera piango facendo l’amore: qualcosa è morto e qualcosa sta nascendo.

Tu sei l’estremo. I tuoi balli in discoteca, il tuo modo di guardare. I nostri lunghi discorsi, la tua presenza così delicata nel momento più difficile della mia vita. E poi la libertà data e pretesa. Vorrei tornare indietro.. la scrittura può. Inventare un racconto dove tu ed io continuiamo a vivere...la storia non vissuta.
Il mio ritorno a Milano, i tuoi problemi, e la mia proposta folle: tua madre vende il tuo appartamento e ti passa una manciata di dollari per vivere all’Avana. Facendo cosa?? Che ne so cosa puoi fare. Per esempio un corso di spagnolo. Non sono uscita da questa storia. Non ho elaborato il lutto. Sei morto il 28 agosto del 1996. Sono due anni e io non riesco nemmeno a pensarti morto sul pavimento. Non è vero. Ti avrei lasciato al mio ritorno perché ero stanca di te. L’ho scritto nel mio diario di quell’estate e ho desiderato che morissi. Ti togliessi di mezzo, tu con i tuoi problemi. Che dico? La verità. O una delle possibili verità.

I bambini a Cuba sono magri. Così penso quando passeggio per Centro Avana, uno dei quartieri più degradati di questa meravigliosa città. Mi camminano a fianco, con passo veloce, parlano tra loro, facendo scivolare tra le dita una o due monete di pesos. Sono di pelle scura, lucida, i capelli cortissimi, calzoncini corti, niente maglietta, scarpe a pezzi. Mi piace passeggiare in questo quartiere, al ritorno dalla scuola. Ci senti scorrere la vita vera. Quella della povera gente dignitosa. In fila per le uova. Il rito della distribuzione del pane e del pesce qui si ripete ogni giorno. Sono quasi tutti in strada, donne, giovani e anziani. In fila per il pane o per chi sa quale altra cosa che il governo ha deciso di distribuire.
La via corre parallela al lungomare, che ogni tanto si intravvede dalle strade che lo tagliano in perpendicolare. A questi incroci, li guardo (il mare e il Malecon) come una speranza di bellezza che esiste dietro il grigio e la sporcizia delle case. Amo questa terra. Amo questo popolo.
I due bambini mi camminano ora a fianco e uno di loro mi chiede l’ora. Per un attimo, mi vedo dal di fuori... tornare a casa con un bimbo a lato, che ti racconta la sua giornata. Due vite che si fanno compagnia. Poi raggiungono i compagni per giocare alla pelota. Ed è la solitudine abituale.

Vivere in un mito e nella storia. Cuba è anche questo. Un giovane turista fotografa su un muro vecchio e scalcinato una scritta su Che Guevara. Poi chiede a un cubano di essere fotografato a lato della scritta. Il cubano ride e lo aiuta. Io mi fermo e osservo la scena. La scritta parla sempre di speranza. Il mito vive e continua a sorridere.

Lo sfacelo del Centro Avana fa proprio male. Eppure ai nostri occhi europei, esterni e soggettivi, tutto è romanticamente caldo, pieno di storia. Ma nessuno di noi vivrebbe nemmeno un giorno in una casa piena di umidità, polvere e odori nauseanti, priva di acqua e con il bagno in comune. Però incantiamo questo mondo in una sensazione nostalgica e perdente.
Amo questa luce al tramonto, come non ho mai amato niente in vita mia. Porterò sempre dentro di me, questo cielo e questi colori. E la nostalgia per questa città sarà d’ora in poi il sentimento che maggiormente sentirò nella mia vita.
Mi sento sempre un’estranea, anche se nessuno si accorge che sono straniera. Ma io lo so.

Storie; il computer e i pezzi della bicicletta
La fabbrica dei misuratori d’acqua
Il ritardo per la mancanza di petrolio
L’intelligenza di Deirovis
Il machismo di Cesar giustificabile solo per la sua bellezza
La bravura nel mascherare l’jinetero di turno
Ti ricordi 20 pesos per l’Habana Libre


Mi amor
Storia vera di Tina, gatto cubano

Che volo!!! Mi aveva minacciato tanto volte ma non avrei mai creduto che arrivasse a fare quello che sta facendo... dio che male!
E’ vero: ho mangiato per l’ennesima volta il cibo che lui aveva appoggiato sul bancone, mentre andava a prendere la bibita ordinata dal cliente che ora si sta godendo il panorama. Ma era il mio piatto preferito: il pollo caldo caldo con quella pelle tanto croccante. Ogni tanto lui faceva finta di niente o ero io più abile a sgattaiolare quando lo vedevo arrivare. Ma questa mattina mi ha afferrato ancora prima che io potessi accorgermi della sua presenza. Avevo fame. Veramente ero proprio morto di fame. Anzi, ora sto davvero per morire senza aver avuto neppure il tempo di assaggiare un po' di quel pollo. Non riesco neppure ad alzarmi e scappare, cosa che mi riesce benissimo data la mia proverbiale agilità. Di noi dicono anche che abbiamo sette vite. Oggi se mi salvo, me ne rimangono sei.

Mi dispiace di non potere neppure ringraziare con un miagolio queste mani che mi stanno sollevando e subito mi accarezzano ma mi sento davvero male. Ho un dolore fortissimo alla testa e il fianco destro (il lato dell’atterraggio sull’asfalto duro della strada) è tutto indolenzito. Potrei anche essere svenuto, se lo volessi. Guardo di sbieco il proprietario di queste mani. Giovane donna. E straniera. La riconosco subito per l’odore e per tanti altri particolari che possono fare di me un gatto superfortunato, se solo non mi sentissi tanto male.
Le sue grandi mani sono morbide e le dita continuano ad accarezzarmi procurandomi un poco di sollievo. Parla in modo strano (di quale paese sarà?) e ora ci avviciniamo al ragazzo, a quel bastardo che mi ha fatto volare. Lascia perdere, mi amor, quello è un animale, ops... volevo dire un uomo. Lui ride e racconta subito quello che sono solito fare. A questo punto mi conviene davvero fingere di essere svenuto...(e se anche la straniera fosse convinta che non si deve mangiare il pollo del cliente?).
La sua voce è alterata e, ora cosa fa, ah, mi appoggia sull’erba e sento scivolare via le sue calde mani. Io rimango immobile. Davvero vorrei morire. Ho solo un mese di vita in questo Ristorante La Cabaña, e le cose non mi vanno proprio bene. Però l’odore dell’erba è buono...mi sta guardando (è alta e carina) e mi sorride pensierosa. Io non accenno nessun movimento. Sono ancora tutto stordito. Di nuovo le sue mani mi afferrano: mi stringe forte a sé. Ho capito, mi amor, non puoi fare a meno di me, però io mi sento male e ho anche fame. Camminiamo. Anzi lei cammina e io sono trasportato in braccio. Ora tutti ridono e mi accarezzano, quando mi vedono. Mi sento sicuro e protetto.
Quanta gente! E tutti vogliono sentire la mia storia. Lei la racconta nei minimi particolari: io ci faccio una figura strepitosa, a detta di lei. Ma i miei connazionali sono tutti concordi che mi meritavo quella fine! Dov’è finita la solidarietà? Un ragazzo dall’aria dolce e mite minaccia di uccidermi adesso. Lei se la ride. E se mi lascia in balia di questi assassini?
Decido di dormire.

arrivo nella sua casa
la vita di lei
le persone
il pesce, la fame, le pulci
gliamori
gli uccelli
l’equivoco gatto - gatta
Cara mamma,
Di nuovo maggio con gli alberi in fiore.
Ho una grande nostalgia di te. La moglie di Riccardo Toffoletti, quello della mostra di Tina. (Poi ti racconto..) ti somiglia (anche se tu sei più bella): lo stesso taglio di capelli, sempre elegante, dolce, con quel modo tanto tenero di abbassare gli occhiali per poter leggere... e sento a ondate una grande nostalgia di te e di papà. Non è una sensazione continua (anzi, a dire il vero, per la maggior parte del tempo neanche vi penso...) sono ondate, come una mano che ti stringe la gola, un senso di soffocamento e devo respirare più a lungo perché le lacrime non abbiano il sopravvento. E’ la nostalgia. Un sentimento che mai avrei pensato di provare in modo così intenso. Lo provo per questo paese ogni volta che penso che un giorno me ne dovrò andare. Grazie, per la tua bella lettera. Lo so che mi avresti capita. Devo fermarmi ancora qui. Sento che questa terra è la mia patria elettiva. In campo sentimentale continuano a non esserci novità. O meglio, è successo un bel romanzo come si dice qui con un altro italiano, ma dove sono finiti i cubani? Ma, tu sai come sono, non riesco a fermarmi C’è un ragazzo in classe che è bellissmo, sembra l’attore Antonio Banderas. Mi ha invitata a casa sua, una stupenda casa (con moglie e 3 figli). In classe mi fa una corte dolce e tenera, e si ferma sempre a parlare con me dopo la lezione. MI ha regalato una cassettta con una dedica molto commossa sul mio modo di fare lezione.
La visita a casa sua è stato uno di quei momenti in cui mi è mancato maggiormente l’ambiente della nostra famiglia. E’ una casa piena di donne, con bambini. Sono tre sorelle, con una mamma elegante. La casa è una grande villa su due piani: e lui ci apre (ci sono andata con l’italiano...) a torso nudo, i capelli bagnati, e un asciugamano avvolto intorno alla vita. La serata è allegra e lui continua a invitarmi a ballare. Io declino perché non mi va di essere conquistata in questo modo. E poi, c’è la moglie... ma gli uomini cubani si sentono in dovere (e in diritto) di fare sempre la corte a una donna carina.
La storia con l’italiano potrebbe essere di quelle da fermarsi, ma questo mi spaventa troppo. O semplicemente non sono innamorata. Ricomincia a riprendere il desiderio di una figlia. l’anno prossimo avrò 34 anni. Prima del 2000 la faccio, promesso. Oppure vado a fare la mamma nei villaggi SOS, solo che mi sono sembrati così tristi.
Pensieri solo per te.
Te ne vai ancora dentro un taxi e io rimango ferma per strada. Poi mi allontano inseguita dalle voci di chi mi propone l’ennesimo taxi.
Ritorno a casa dopo l’incontro. Il corso si farà ma noi probabilmente non prenderemo una lira (anzi un dollaro). La casa mi sembra vuota. Luis ti saluta e commenta che sei un bel tipo. Ad Alicia sei piaciuto. Veramente, sei piaciuto a tutti. I miei piedi compresi. Scusa, se insisti sui piedi ma per me è una scoperta.
Dormo sola.

Tu non chiami. Ora sei laggiù, e io qui. Che senso ha così?

Ho problemi con il biglietto e mi prende l’angoscia sapere che devo partire. Poi, con uno dei miei soliti “inarca la schiena e andiamo avanti” decido che costi quel costi io parto quando voglio. Spero nella vita di poter avere sempre la libertà di poter fare questo. Libertà non solo economica.

A volte ho paura di me stessa: perché sono angosciata dall’idea di tornare? Forse perché vorrei avere delle prospettive per tornare qui e, siccome a tutt’oggi non ci sono, sarei costretta a rimanere in Italia.
Ci sono dentro tante cose. E ora c’è la tua immensa dolcezza. L’immagine di noi al Morro con la pioggia mi rimarrà per sempre dentro. Come l’odore del bagnoschiuma.
Penso che mi sei più simile di quello che mi vuoi far credere. Il problema tra noi è noi stessi, con la nostra voglia di libertà. Prometto che se un giorno mi fermerò sarò fedele e dolce come una sposa della Bibbia.
Fa un caldo atroce. Ti voglio bene.

10 maggio
Mi manchi in una forma dolce e strana. Vorrei tanto aver conservato dentro di me il tuo seme per darti una sorpresa. Ma sappiamo che è molto difficile. Tu sei l’uomo con il quale mi fermerò o sei l’ennesima illusione? Forse vorrei tornare per te. O per me con te. Invece sono qui in un stanza a perdermi di nostalgia per la luna piena.
30 maggio
Sei tu che teneramente mi guardi e mi accarezzi, ogni volta che passi in cucina, sfiorandomi il collo ... preparare una macedonia insieme, una cena per te che non te ne frega niente... la tua generosità e bontà.
I tuoi viaggi e i tuoi racconti...guardarci e e avere paura di dire qualcosa altro. Non sapere dire niente altro. Non volere dire niente altro. Ma capire e non chiedere. Un pesce silenzioso e una capricorno inquieta.

Cose che capitano solo a Cuba. E per le quali vale la pena di continuare a lottare.

11 maggio
Il giorno della Madre. Mi sveglio prestissimo e vado al mercato. Sulla strada del ritorno mi fermo a comprare dei fiori. C’è un po' di gente in fila. Tutti commentano che oggi i fiori sono molto cari. E una giovane donna esclama “I fiori devono costare meno oggi, il giorno della madre”. Tutti annuiscono e una vecchia magrissima aggiunge “ E anche il giorno dei morti”. Non mi sembra vero. Immagino...Scusi, economista capitalista, inverta le sue elementari leggi economiche della domanda e dell’offerta. Più una merce è richiesta, più deve abbassare il prezzo. E il contrario.
Forse è da questo che non voglio andare via. Da questa semplicità che racchiude una grande verità. Semplice e fondamentale. Ma fino a quando si indigneranno? E’ come assistere alla fine.

Tra loro nessuno replica. Io sorrido e sto zitta. Immaginate una straniera che spiega che così è in (quasi) tutto il mondo. “Siamo poveri e non possiamo pagare venti pesos per un mazzetto di fiori ancora più piccolo e brutto del solito”.
Io compro solo due girasoli e due azulene, per dieci pesos. I girasoli sono bellissimi e le azuelene emanano un odore forte. No grazie, non voglio il mazzetto a venti pesos, anch’io per oggi sono povera.

Fidel (d’ora in poi Felipe) è dappertutto. In un discorso dice che non deve essere aumentato il prezzo dell’aceto e del sapone. Sa tutto e decide per tutto, come un vecchio padre brontolone.
Tu non ci credi ma i bambini quando sono piccoli e vedono l’immagine di Fidel esclamano “Mio papà” - mi racconta il mio amico cubano allegro e “salsero”. In cerca di straniera da sposare e scappare.
Sì però poi se alzano i prezzi ti lamenti.









Domenica 17 maggio
ore 5 p.m.
Musica, lavoro di traduzione, la gatta sul letto che dorme, la mia solitudine interrotta da una telefonata dall’Italia. Non sono con nessuno. Sola con il mio passato. La vita come una dolce attesa della morte. Non ho paura perché di là ci sei tu. Sempre con il tuo sorriso.
Non voglio più quello che mi fa sentire male, le persone stupide e volgari. Non voglio stare male. Ho letto tre racconti di una giovanissima scrittrice giapponese, potrei fare di meglio se solo avessi qualcosa di bello da raccontare. Qualcosa per cui valesse la pena. Tre racconti sulla morte. Mediocri come questo secolo. Autobiografici ma non troppo. Il Giappone come l’Italia, l’Italia come il Giappone. Alcune idee sono interessanti. Ma nulla che si trattiene nella memoria. Conta quello che rimane. Le cose che restano con noi. Che ti rimangono attaccate alla pelle, passassero anche gli anni. Come le persone. Ci sono persone che ti scivolano via come acqua sulla roccia, al massimo possono alleviare solitudini e ferite. Quando inventeranno qualcosa per registrare le sensazioni de cervello. Quando per trascrivere la velocità delle nostre sensazioni al ritmo di un milionesimo di secondo. Sempre sola. Mi pesa questa terribile compagnia. Eppure sarà così per sempre.
Lui mi chiama dall’Italia ma dentro di me non si smuove il macigno. Per persone volgari e stupide mi sento eccitata. Un buon psichiatra, per favore. Si vive nella bellezza. E si muore nei ricordi. Ho bisogno di muovermi. Quest’Isola incomincia ad essermi stretta. Ma non so dove andare. Non mi sento più legata a niente. E’ una sensazione strana, io sola al mondo. Ma tutti lo siamo. Avrei tanta volgia di vederti e stringerti e offrirti una birra, ti vorrei con i tuoi buchi e la tua eroina, però vivo. Vivo e qui a giocare sul Malecon. Marco, se faccio un figlio lo chiami come te. Prometto. E se invece è una figlia va bene... Marisol. Come un giorno ha detto la mamma.
Ma non avrò mai né Marco nè Marisol. Perché nella vita si conquista solo quello che è importante.
30 maggio
La gatta sale sul tavolo dove lavoro. E cerca la mia compagnia. Fissa il computer incerta su quale tasto appoggiare la sua delicata zampina. Poi si distende su tutta la prima di tasti. Infine si sdraia comoda sul tavolo. Ma più di tutto è interessata agli uccelli che sulla palma si posano e vanno, ignari degli occhi di un gatto che li guarda.
Mi guarda dolce. Due solitudini mai state così lontane.
Il fatto che sia un gatto (Tino?) mi irrita però... Ora ha appoggiato la testa sul tavolo, a chi lo lascerò quando me ne andrò?
3 giugno
Ricevo la tua lettera dalla Francia all’indirizzo dove vivo...sembra quasi una magia in questa confusione di paese ricevere una lettera. La tua con quella di Enrico, di cui era quasi un anno che non sapevo niente.
Tu mi parli di Lourdes e io cerco di immaginarlo ma credimi da lontano lo vedo come un posto tetro. Mi rende malinconica, pensare a un luogo religioso. Scuro, è la tonalità che predomina. Chissà perché... l’unica nota allegra sei tu. Perché so che ci stai bene e ti capisco.
Mi manchi molto, ora la nostalgia riaffora sempre più spesso. Ma mi sento bene e sono sicura che riuscirò ad ottenere quello che voglio. Se si farà il concorso torno a farlo, questo non si discute. Anche se credimi è qui dove vorrei trascorrere ancora un po' di tempo.
L’altra notte ho sognato una donna accanto a me che mi parlava...forse tu, non so. Una presenza dolce...
Spero che Stefi ti abbia mandato le mie lettere (perché sei così poco fiduciosa nelle tue figlie??).
Grosse novità non ce ne sono. Questo mese sarà molto duro (traduzione del libro, corso da ultimare, attività di fine anno, etc..) però c’è sempre una grande serenità che mi affrontare tutto. Se penso un tempo come entravo in ansia per tutto!!
A luglio voglio iniziare seriamente un corso di spagnolo (se tu sapessi come capisco tutto, ma lo parlo ancora male!!) e ad agosto girare per l’isola. Verrà Isabella a luglio con la sua mamma e suo figlio.
Ho saputo del matrimonio di Stefania (31 ottobre): pensavo di venire per i primi di ottobre e poi ritornare con loro Oppure aspettarli e poi ritornare. A meno che non veniate voi... Perché tu e papà non pensate di venire quando vengono gli sposini? A ottobre e novembre i voli sono meno cari (bisogna solo non avere fretta a partire in date precise, su televideo propongono dei voli con partenze dopo tre.quattro giorni per 900.000 lire). Il tempo non è molto caldo. E tutto è più tranquillo. Pensaci e fammi sapere. Quest’estate andrai in Calabria con l’avvocato di otto anni? Ale, voglio dire.
Ieri ho rivisto Fragola e Cioccolato, è un capolavoro. E questo dimostra che questo paese riconosce il talento e la critica quando sono “costruttive”.
Stiamo aspettando l’arrivo di Lamberto Dini.
I ragazzi sono bravi e sento che si trovano bene. Tutti hanno voglia di scappare ma non importa. Anch’io sono andata via dal mio paese. Tutti hanno il diritto di muoversi su questa terra. L’Italia sta limitando moltissimo le entrate per turismo ai cubani. E’ una vergogna. Ma così va il mondo..
La relazione con Giancarlo, l’atro professore è pessima: perché devo sempre scontrarmi nella vita con l’ottusità e l’ignoranza? per fortuna sono molto apprezzata dall’italiana Marina, la vicepresidente della Dante, e d Eusebio Leal, il presidente. ora c’è il problema dell’assegnazione di due borse di studio e Giancarlo ha pensato bene di darne una a una sua “amante” che non parla e non capisce niente. E’ tanto spilorcio che non le invita in Italia ma le regala la borsa di studio. Spero che non gli rinnovino il contratto. E’ un grande maleducato (qui si dice pesado) e ha una grande invidia per la sottoscritta.
Il tempo è orribile Durante il giorno c’è un caldo soffocante e umido. La mattina il sole colpisce direttamente il cuscino dove dormo. Mi alzo alle sette perché per l’eccessivo caldo iniziamo la classe alle ore otto. E’ bella l’Avana sempre di più. Anche se cade a pezzi ogni giorno.
Ho comprato tre piante (la gatta-gatto aveva distrutto quella che c’era)..e .le ho messe in terrazza. Il gatto è simpatico ma molto “feroce”: attacca tutti quelli che entrano in casa con predilezione per la caviglie. La mattina miagola per entrare in camera e quando apro la porta della terrazza incomincia a giocare con le mie scarpe. E’ una bella compagnia... ruba tutto il cibo che trova e poi fugge velocemente: Eloina lo ha picchiato duramente un giorno e da allora preferisce mollare l’osso per non ricevere qualche colpo. Assomiglia alle nostre baffine...

Passo molto tempo sola. La mia vita sentimentale - mi chiedi-... può darsi che stia iniziando una storia importante (quante volte...). Per ora ti lascio sulle spine. Il problema è fare i conti con la mia libertà. A volte vorrei parlare con qualcuno (il tuo famoso psichiatra) per capire fino in fondo questa paura a fermarmi, a perdere la mia libertà. Tu dirai, semplicemente, che non ho trovato l’uomo giusto. E invece, capovolgi per un attimo la riflessione, io sono la donna giusta? Nel senso mi comporto per costruire o per distruggere ?
Anche sulla questione figli..perché tanta paura. Un grande desiderio e poi la fuga. A volte mi sembra di non volere crescere, voler rimanere sempre una bambina, la tua bambina e continuare questa relazione fino all’infinito. Paura delle responsabilità e dunque di diventare adulti. Da figlia a mamma. Ma sarà questo o ci sono persone che non se la sentono di perdere la propria libertà (ma quale libertà, poi?). Mi interrogo a lungo specie quando torno a casa dopo la lezione e aspetto per più di un’ora un autobus che non arriva mai. L’unica cosa è che mi sento bene e mi sembra che meglio non potrò stare e che un figlio o un compagno per la vita mi distrugge tutto questo mondo così dolce e solitario.
Tu che pensi? A volte dico che dovrei fermarmi e costruire per crescere finalmente fuori della gabbie dell’adolescenza. Ma siamo una generazione così.
Il tempo passa: i capelli bianchi sono tanti, le rughe meno. E io continuo a vivere tranquilla senza problemi e responsabilità se non verso me stessa. Lo sai che ho quasi un rifiuto dei bambini piccoli? Il mio terzo desiderio (passeggiare sul Malecon, insegnare e avere una figlia) rimarrà sempre e solo un desiderio? La solitudine può essere un malattia. O forse è la cosa che più si desidera quella più difficile da ottenere ( ricordi L’Alchimista?). Tu saggiamente mi dirai: se incontri un bravo compagno, vedrai che fare un figlio sarà naturale... e torniamo al punto di partenza: ma se non sono fatta per essere una brava moglie??’ E perché dirai tu? Tu se lo vuoi lo ottieni. A proposito, tu non sai cosa ho scoperto. Mi ha scritto Flavio Fusi, e me lo hanno confermato tutti gli uomini da me interrogati (ho fatto una breve indagine): sono una donna impegnativa. proprio così: dicono che con me un uomo (e guarda che Flavio è laureato, giornalista, etc..., Adriano, il professore universitario, e altri) si sente sempre messo alla prova: che se non è all’altezza sentono che io li lascio e mi annoio. Hai capito, gli uomini? Non sono affatto rassicurante, da dominare... tutt’altro. Con me si sentono sempre sotto esame. Impegnativa. L’aggettivo mi ha fatto prima ridere, poi arrabbiare e infine riflettere. Quando sapranno leggere la bambina che si cela dietro questa donna impegnativa? E siccome non si sentono all’altezza uno non si mette con una donna impegnativa. E allora se hanno moglie rimangono con la moglie, etc...E guarda che impegnativa non è noiosa, pedante. No, si sentono benissimo con me ma non mi riescono a comprendere, a incasellare in uno schema. Hai capito? Non si sentono sicuri di avere una donna da dominare. Ora, posto che io non cambio, che fare? Trovare un uomo impegnativo che non si senta troppo debole?? Che poi papà che non è scemo l’aveva capito: trovatevi un uomo “commerciante” che paga con i soldi la vostra cultura.
Non importa, sopravviverò a questa definizione.
Ercole (a proposito che impressione ti ha fatto, a parte il nome?) mi ha portato tutto. Tutto era perfetto (fin troppo). Lui penso che ritorni in agosto. E’ simpatico ed è una brava persona. Sono stati giorni allegri e sereni. Ha viaggiato molto (mi ha portato un bellissimo braccialetto d’argento vecchio della India), sa scrivere molto bene. Ma mi ha trovata anche lui molto impegnativa. I capelli bianchi mi ricordano papà. Un’altra cosa sto avendo un po' di storie con uomini con capelli bianchi o grigi. Che sarà?
E tu, scrivimi. Emozionata per la prima figlia che si sposa? Dai, lo so uno sceicco arabo sarebbe stato meglio. A me lui piace: spero solo che Stefania sia tranquilla con lui e non sia troppo difficile la convivenza. Ci meritiamo noi sorelle Favoino un po' di gioia in amore. Tu cosa dici è importante esserci al matrimonio o li aspetto qui?
Ti abbraccio forte e abbi cura di te, “vecchia”
un bacio da me e da tina e da questa cuba che ti aspetta
manuela
Il vecchia era ovviamente detto in modo affettuoso: è un modo “sudamericano” di vorlersi bene. Ma anche veneto.. ti ricordi i coniugi “Portobello”...?
La tua lettera è annunciata da uno squillo fortissimo del campanello di un postino maleducato. Poi la leggo, sulla terrazza e sulla sedia a dondolo di legno. La rileggo tante volte. E poi sorrido per il test... scelgo il cinema. Quanti bei consigli. E poi l’ipnosi...mi manca soltanto questo. Già fantastico abbastanza per i fatti miei.

Mi senti lontana. Ma da dove? da te. Da quella che ero? In realtà, al di là delle inquietudini che scrivo, sono serena. Forse un po' disincantata e un po' più dura. Questo sì. Sento che sto vivendo come ho sempre desiderato vivere, circondata dai ragazzi del corso e dalle attività culturali. Ma ora ho bisogno di qualcosa altro. Forse l’esperienza di Cuba sta terminando. In questi giorni sono veramente molto stanca.
Mi hanno proposto un bel lavoro. tradurre del materiale promozionale su Cuba e poi registrare la mia voce da mandare su tutti i voli di Cubana. E’ una cosa nuova: ho bisogno sempre di essere in attività diverse. La routine mi annoia. Per esempio, mi sono stancata di fare i corsi di italiano. E se mi fermo, ho deciso di fare corsi di approfondimento della lingua e della letteratura. Sono riuscita a convincere Giancarlo a fare un regolare concorso per la borsa di studio. Penso che mi ucciderebbe, se potesse. L’ambasciata sta scrivendo note di merito sulla professoressa e parla male dell’altro professore al ministero degli esteri. Ma questo non comporta per la brava “profesora” alcuna soddisfazione materiale (moltissima morale). Ho deciso di prendere alla lettera quanto mi scrivevi nella penultima lettera... Io parlo sola e decido sola. (A proposito, non mi hai detto se ti è piaciuta la storia della gatta e l’incipit del progettato “Io parlo sola”.) A volte accadono nella vita come delle svolte. D’ora in poi sul fronte degli uomini, ho deciso di alzare il livello di accettazione: torniamo all’antico. Prima del letto, un uomo deve passare attraverso il mio cuore e la mia testa (soprattutto). La supposta libertà sessuale ha creato rapporti che si consumamo come prodotti del supermercato. Faccio male ad aprirmi tanto con te, perché sei mia madre e non la mia migliore amica. Ma tra noi c’è sempre stata questa ambiguità.
A volte, la mattina quando mi sveglio sola, e mi alzo e guardo il nuovo giorno (il sole sorge proprio sul mio cuscino) penso a come era dolce iniziare la giornata con te che arrivavi con la colazione e tante chiacchere. Ti dedico questo poema scritto da Abilio Estevez, poeta cubano. E tradotto da Danilo Manera.
Scelte
Scegliere una porta significa non aprirne altre.
Un piacere presuppone che molti piaceri non verranno
vissuti, così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze.
L’amante che porti a letto è uno tra quelli possibili.
La parola per cui opti impedisce l’uso di un numero
indefinito di parole.
Visiti un luogo perché altri luoghi restino ad aspettarti.
Solo il giorno che sorge per la tua morte è un giorno
qualsiasi, una casualità


Sto traducendo un libro sulla storia di Cuba. Non sono molto soddisfatto della mia traduzione. ma va bene. Ora senti cosa dice cosa Fidel agli Stati Uniti: “Voi ci toglierete la quota di zucchero libbra dopo libbra e noi vi toglieremo gli zuccherifici uno dopo uno”. E’ un grande uomo, Fidel. Il problema è che il popolo è una merda. Riscopro la verità di Machiavelli. La massa non conta nulla. Il popolo non è capace di grandi azioni. Ciascuno preso da solo è una bestia.
Hoy voy a cambiar: Oggi cambierò. Una cosa che insegnerei a mia figlia è essere cattiva. Devo imparare ad essere cattiva. A credere che chi ho di fronte non vale niente e mi deve dimostrare di essere una bella persona Dio, si cresce per arrivare a queste verità così terribili? Imparare a fare male. Con giustizia. Ma fare male. Alle manifestazioni per la cultura italiana c’è un bellissimo tenore siciliano, tanto bello quanto senza voce, Una pena per tutti. Eppure riesce a farsi pagare dall’Ambasciata per cantare. E noi che abbiamo chiesto un piccolo contributo ci viene negato. Con Giancarlo la situazione è ai ferri corti. Come un fascista non potendomi dire niente contro, mi accusa che sto sempre con un’amica. E pensa che siamo lesbiche. Gli uomini...per loro o siamo puttane o lesbiche.
la gente cui fa notte avanti sera non ti curar di loro ma guarda e passa

Più li conosco gli uomini (i maschi, come li chiami tu) più sono lontani da me. Lui ha una profonda gelosia del mio lavoro e delle mie capacità. E’ stato capace di dire a Mignano, addetto culturale dell’Ambasciata, che io mi sto arrogando responsabilità che non ho. E dice a che titolo sono qui. Ieri mi sono veramente arrabbiata e ho sbagliato. A certi personaggi bisogna trattarli con l’indifferenza che si meritano. O con l’ironia. Che fa molto male. Imparerò.
L’unica cosa che mi salva è la letteratura. E il mio lavoro. I ragazzi grandi hanno tradotto Fo, l’opera di Colombo che mi hai mandato (sei sempre con me, come vedi...) e i piccoli la metteranno in scena.
Sarà un bel lavoro. Poi dopo sabato 4 luglio che c’è la festa di fine corso... vacanza. Chiudo tutto. Ho voglia di abbracciarti. Tu no?
6 luglio
La chiusura del corso è andata bene. E così la festa a casa mia. Mi hanno regalato un magnifico vestito di cotone ricamato. I ragazzi (ma sono in realtà soprattutto ragazze) sono molto bravi. Si sta creando un bel gruppo che vuole continuare a lavorare e a partecipare alle attività. Questo è importante. Quando io andrò via mi farà piacere che qualcuno continui a lavorare alla Dante. Che qualcuno prosegua l’opera. Sono arrivati molti libri di letteratura contemporanea. Sto leggendo Oceano Mare di Alessandro Baricco: è un grande scrittore. Per la prima volta l’inizio di un libro mi ha commosso fortemente. E ho sentito, sempre per la prima volta, il desiderio di conoscere l’autore. Quando tornerò a Milano, voglio andare alla sua scuola di scrittura creativa. Ha una profonda sensibiltà e l’incipit di questo romanzo è emozionante. Forse mi devo innamorare di uno scrittore...La letteratura ha un ruolo fondamentale nella mia vita. Questo significa che vivo più nell’immaginazine che nella realtà. Fino a quando?
Eppure cosa ci salva dalla banalità se non l’arte? Davvero la vita non vale niente se tu vedi solo l’aspetto materiale. E’ arrivata Isa con sua madre. Grazie a Dio ho avuto te per madre. Tu sei così dolce e tenera. E con te sento che ho una relazione diretta e sincera, sento che ci vogliamo bene. Tra loro c’è un rapporto così strano: sua madre si vede che è una grande egoista. Sono poche cose o frasi. Mai ti ringrazierò abbastanza per averci amato tanto. E’ importante nella vita di una persona. Sentire di essere amata. Soprattutto dai tuoi genitori. Certo papà ha avuto un suo modo ma io l’ho sentito sempre vicino, con discrezione. Ti ricordi, il giorno della tesi che non volle entrare? Quante cose che abbiamo passato... Siamo stati una bella famiglia e penso che arriverà il giorno in cui ci riuniremo tutti quanti di nuovo. Soprattutto è la moralità che ci avete trasmesso con il vostro esempio. E tu la libertà e l’amore. Io penso che ho bisogno di questa lontananza per tanti motivi e sono sicura che mi troverai quando ci vedremo meno lontana di quello che dici. Ma ognuno cresce e come tu dovevi andare a Milano, io dovevo vivere il mio desiderio qui.
A volte ho la sensazione di aver sempre vissuto qui. E’ strano. Ieri sono andata in spiaggia. Il tempo è afoso. Ma la casa è molto fresca. La gatta dorme nella cesta di vimini, tra i libri e le riviste. Mi piacciono i gatti. Indipendenti. E’ buffa.. si nasconde sotto il tuo tappetto perché io non la veda la mattina.
Musica dolce, ventilatore acceso, gatta nella cesta, traduzione da terminare... fissare la vita in bei quadri serve a superare la mancanza di qualcosa? Un figlio, un amore bello e sincero? Chissà..


1 giugno 1998
Di nuovo la vita dentro di me e io ho paura. Ti cerco tanto mia piccola e poi ho tanta paura di tenerti qui con me. L’altra volta perlomeno eri tu senza dolori, nausee e capogiri, stanchezze improvvise, con un benessere mai provato e una serenità mai sentita. Eppure ti lasciai scivolare via come un granello di sabbia. Ora di nuovo. Qui con tutta la vita che cresce e io non voglio. Perché? Non voglio crescere e tu mi fai crescere. Se tu non ci sei io sono sempre la bambina della mia mamma. Un po' pazza, che se va in giro per il mondo ma sempre sua. Se tu arrivi sono io ad essere mamma. O forse perché sempre la situazione è complicata. Ma sempre nella mia vita avrò una situazione complicata e allora non farò mai un figlio... forse più avanti, con un altro uomo...tutte scuse, le motivazioni sono altre. E’ la paura di crescere e di interrompere un’adolescenza, un’eterna adolescente. Mi limiti la mia libertà ma quale libertà? Tu ora potresti riposare lì nel mio letto e per almeno tre anni non disturbi troppo...Poi si vedrà, poi ti spedisco da tuo padre in Italia. Una famiglia...tuo papà è dolce. Anche questo. Questa volta mi va bene che sia con lui...

6 giugno
Alterno momenti in cui ti vorrei qui per sempre. Sentirti crescere e compiere il mio terzo desiderio. Poi so che una forza più grande ti porterà via...
7 giugno 1998
Aspettavo la tua telefonata. Ora è arrivata.
No.
Perché farei l’amore senza precauzioni se non volessi una figlia? Te l’ho anche detto quando sei arrivato e tu mi hai risposto: “Non c’è problema”. Così quando te ne vai dentro un taxi, e me lo scrivi anche per lettera. Poi quando bisogna fare i conti con la realtà con quel grumo di sangue che batte piccolo piccolo...
No.
Ci hai pensato, hai parlato con amici e amiche, ci hai riflettuto, scherzato e immaginato..due a uno. Ma non leggi tutta la mia lettera per mancanza di tempo (cosa dovevi fare di così importante da non avere nemmeno il tempo di leggere una lettera che ti parlava dei miei sentimenti). Io ti ho chiesto se volevi diventare padre e tu mi dici: “Se avessi io la pancia non lo farei!” una risposta così assurda non me la sarei mai aspettata. Io non ti avevo chiesto questo.
No.
Pensi che quando ti parlo dei miei tre desideri, sia uno scherzo? Desidero una figlia intensamente ma non in modo assoluto. Non la voglio a tutti costi. Il problema per me è la bellezza e la forma. L’altra volta sapevo che non avrebbe avuto un buon padre (nonostante la sua immediata disponibilità...). Non sono ancora tanto emancipata da fare una figlia senza un padre. Nella mia vita solitaria non ho bisogno di un uomo per sentirmi sicura o più protetta. Ma ad una figlia non posso sottrarre a priori l’amore e la presenza di suo padre. Una volta vidi un film belga dove la madre e la figlia andavano alla ricerca di uno “stallone” per ingravidare la figlia. Vivevano in una comunità e la bambina nacque senza padre. Non sono così coraggiosa. In realtà sono più fragile e timorosa di quello che appare. E non sono così impegnativa.
Ma nella mia vita prevale la bellezza e la forma. Ha un valore fondamentale. Il contenuto.. alla fine davvero non conta. Quello che conta è la forma che assume il contenuto. E’ l’evoluzione delle civiltà. Dall’uomo primitivo le azioni sono rimaste tali e quali: voglio dire i nostri bisogni, paure e desideri. Ma è la forma con cui li nominiamo che cambia. Per me nella mia vita questo sta assumendo una importanza fondamentale.
No.
L’ultima scena del film Ricomincio da tre. Lei dice a Massimo Troisi che aspetta un bambino e può darsi che non sia figlio suo. Si sono conosciuti da poche settimane. Lui si guarda attorno, sembra emozionato. Lei dal bagno lo guarda e lo osserva. E lui dopo qualche titubanza le dice: Come lo chiamiamo? E lei gli sorride.
Io voglio che la mia vita sia bella e delicata come una scena di un film. Sto vivendo qui all’Avana avendo abbandonato un lavoro sicuro, affetti e relazioni, perché è prevalsa in me l’idea della bellezza e dell’armonia con il circostante. Se non riesco ad avere questo mi spezzo e mi rompo frantumandomi in mille pezzi. Ho pagato sempre e duramente per tutte le scelte fatte in passate. Ho avuto amori che mi hanno disperatamente amata e che hanno pregato per un figlio e io ho lasciato allontanare perché non era quello che volevo. Oggi queste perdite del passato si stanno vendicando. Sento che negli ultimi tempi gli uomini che incontro sono sempre da un’altra parte. Che non c’è quella totale disponibilità (se non a parole, appunto).
Per come sono fatta, devo sentirmi desiderata e amata completamente. Io non sono capace di imporre niente. E di chiedere niente.
No.
Anche se questa sarà anche la mia decisione, volevo sentire prima di tutto una frase di disponibilità. Un sì aperto e vitale. Di generosità e apertura. Altrimenti è stato qualcosa prima fatto con leggerezza. E perché sempre la donna a spingere alla vita? Certo potrei, se solo avessi più coraggio, tenerlo, lo so. E non ho bisogno di nessun uomo. Ma non voglio che mia figlia nasca così. Voglio che i momenti importanti della mia vita siano dolci e belli. Così come quando a ventidue anni ho fatto per la prima volta l’amore (quante sono le donne che lo ricordano con dolcezza?) o quando ho deciso di vivere con un uomo o la prima volta che mi sono innamorata. Sono stati passaggi dolci e naturali. Così deve essere per la nascita di mia figlia.
No.
Solo 10 giorni? Accanto alle mie considerazioni più razionali, io ti ho proposto un progetto di vita. Anche questo non è stato abbastanza. Ho pensato al futuro. Va bene, la bambina c’è. Ora pensiamo a cosa fare. Ho bisogno di un compagno che non abbia paura di affrontare la nascita di un figlio. Che abbia coraggio di amare una donna anche dopo dieci giorni (ci si innamora in un minuto, se ci si innamora...). Di un compagno di vita con il quale costruire qualcosa. In una forma nuova. Ma costruire qualcosa. Non il niente o il vuoto. Non questa generazione che ha scelto la libertà di stare soli. Almeno la libertà per fare qualcosa. Ma libertà per cosa?
Che cosa è rimasto di una settimana di desiderio dentro la tua pelle e il tuo cuore?
No.
Non è amore quello che c’è tra noi. C’è piacere, desiderio, gusto, curiosità...non amore. E’ questo quel sentimento che ti fa chiedere... Come la chiamiamo? Assumersi le proprie responsabilità o sentire che la scelta era già stata fatta quando non abbiamo usato coscientemente il preservativo.
La mamma di un mio ex mi diceva: tu fallo un figlio, gli uomini sono così poi si sentono bene, ma la scelta è tua. Oppure, è la donna che porta avanti una relazione. se lui ti piace tu scegli anche per lui. Loro, gli uomini, sono fatti così.
Mi dispiace ma voglio qualcosa d’altro dalla mia vita.E se non posso avere quello che desidero non voglio niente.
Siamo una generazione per la quale tutte le scelte sono reversibili E dunque senza scelte. Non scegliamo mai. Viviamo in una dimensione continua di desiderio e sensazioni. Ma niente di concreto e reale. Nulla di responsabilità. Edonisti. La generazione del caos. Si può fare tutto perché ci offrono sempre la disponibilità di disfare e di cambiare. Vita, sesso, corpo, figli.

E allora qui diciamo basta a dieci giorni di desiderio.
manuela

LA voce di ERCOLE
Cara Manuela, ti ho da poco parlato e ti scrivo queste poche righe.
In questi giorni non ho avuto molto tempo, ero quasi sempre impegnato la sera e quindi non ti ho potuto scrivere.
Ho, però, finito di trascrivere il mio diario cubano: te lo mando senza averlo potuto arricchire molto, soprattutto per quel che riguarda i primi giorni; prendilo così com'è, quando avrò voglia e tempo lo migliorerò.

Ho telefonato a Fiorella, ti richiamerà: ho scoperto che la conosco perchè l'avevo già vista alcune volte in associazione ed in qualche manifestazione.
In questi giorni chiamerò Stefania per dirle della festa, così le dirò anche che non torni prima di settembre-ottobre.

Come ti ho già detto per telefono ho deciso di comprarmi un PC: Stefano me lo può procurare e siccome adesso i Pentium stanno uscendo di produzione, è uscito il Pentium II, me lo può far avere ad un prezzo buono.
Il passo successivo sarà quello di collegarsi in Internet, spero di farlo presto.

Un'altra cosa devo dirti; la nostalgia di te mi assale d'improvviso, quando meno me l'aspetto.
A volte sei dentro un bicchiere di ron, a volte quando sento parlare di Cuba, a volte quando sono per strada e stò pensando a tutt'altro, a volte quando torno a casa e vedo il mio PC che aspetta che ti scriva.
Arrivi sempre diretta, senza preavviso: non sei un ricordo, sei un pensiero felice.
Scusa se scivolo nella malinconia.
Ti lascio alla lettura del diario: se ci sono errori segnali con la matita blu che quando ci rivediamo me li farai vedere; sarà per me un piacere sentire i tuoi consigli.

Mentre lo leggi è gradito se mi pensi un po'.

Un pensiero particolare e baci eccitati ai tuoi piedi, che, purtroppo, non ho molto coccolato.

Ciao.
Cronaca di un viaggio a Cuba
- viaggio di conoscenza e d'amore -
26.4.98

Partenza per Cuba e per Manuela.
Durante la notte ho dormito poco: preoccupato di non svegliarmi in tempo non ho quasi chiuso occhio.
Per la cronaca avevo puntato:
. Radiosveglia;
. Sveglia;
. Cellulare;
. Sveglia telefonica.
Mi sveglio.
Colazione e chiamo il taxi.
Nonostante le indicazioni si perde nel quartiere: alla fine arriva.
Alle sei sono a Linate; faccio subito il check-in con carta d'imbarco sia per Madrid che per L'Avana.
Faccio un giro al duty-free per comprare una biro (ne devo comprare tre).
Partiamo in orario; volo buono.
Arriviamo a Madrid dove il cielo minaccia pioggia, ma ha già piovuto, lo si capisce dai colori della terra.
Devo attraversare tutto l'aeroporto (dalla zona E alla A) per arrivare alla porta d'imbarco.
L'attesa si fa lunga: il ritardo alla fine sarà di due ore.
Alle 14.10 partiamo: piove.
Adesso comincia la rottura delle nove ore d'aereo: che palle.
Un'ora prima d'arrivare sorvoliamo le Bahamas.
Siamo a 10.400 metri d'altezza, ma dove l'acqua è bassa si può vedere il fondo.
E' come avere davanti un'esplosione di smeraldi.
I colori sono fantastici, fatti risaltare dal blu scuro del mare più profondo.
Carico la macchina fotografica e sparo dieci scatti: quando la ripongo vedo un altro banco di basso fondale che sembra finire come una cascata nel profondo blu.
Non prendo la macchina: farò le foto al ritorno, ma comunque me lo ricorderò.
L'atterraggio a L'Avana è splendido: sono tra i primi al banco dell'immigrazione.
La poliziotta mi chiede il vaucher dell'albergo: casco dalle nuvole; dico che non ce l'ho e che andrò al Capri.
Mi fa storie e mi dice di aspettare: poco dopo un altro tizio è nelle mie stesse condizioni.
Aspettiamo fino a quando non viene chiamato un altro poliziotto che ci affida ad un'altra tizia.
Questa ci fa un discorsino che si conclude con un vaucher di 240 US$ per l'albergo Neptun: paghiamo e ce ne andiamo, sicuri che i nostri soldi finiranno nelle tasche dei tre.
Non importa, sono arrivato.
Prendo un taxi che mi porta al Vedado, scarico i miei pesanti bagagli (21,3 kg. + circa 15 kg.) e salgo le scale della casa di Manuela.
Viene lei ad aprirmi: sono felice.
Ci abbracciamo per poco; lei ha un ospite (Daniele suo ex allievo che l'aiuta per una traduzione, innamorato di lei) che se ne va subito.
Ricominciano le effusioni, subito seguite dall'apertura dei bagagli.
Dopo ci sistemiamo sul letto e cominciamo a parlare, intervallando le parole con baci ed abbracci.
Senza rendermene conto arriva sera.
Manuela mi dice che la signora Alysia ha chiesto che io affitti una stanza: la cosa non mi sorprende, sono d'accordo.
Andiamo a posare i bagagli in quella che sarà solo nominalmente la mia stanza; è molto bella, sull'angolo della casa con una parete tondeggiante ed un bel balcone.
Faccio la doccia, poi ceno con Manuela: beviamo la bottiglia di Schioppettino che si rivela buona.
Dopo cena riprendono il sopravvento i sensi; io sono stanco, ma la sensualità di Manuela mi avvince e mi trovo a scoprire (in tutti i sensi) il suo corpo.
Si dorme tardi; quì è quasi l'una e in Italia le sette del mattino: sono cotto.

27.4.98

Ci svegliamo dolcemente; abbiamo dormito poco, ma sono riposato.
Dopo una colazione leggera a base di caffè cubano con lo zabajone (allora io non bevo caffè e mangio poche uova per i valori leggermente sopra la media del colesterolo), accompagno Manuela a scuola.
Mi presenta alle sue allieve, anzi mi fa presentare da una di loro: sono simpatiche ed alcune le avevo già viste alla festa dell'8 marzo.
Sembrano contente che la loro professoressa abbia un fidanzato; credo che alla festa nessuna di loro avesse creduto al gioco della professoressa, ma adesso si devono ricredere anche perchè poco tempo dopo essere partito sono ritornato, quindi qualcosa di vero c'era.
Manuela mi mostra dove lavorano.
E' una stanza grande e abbastanza luminosa dove una volta erano riunite le ricostruzioni di alcune biblioteche di personaggi famosi; ne è rimasta una sola (non ricordo più di chi).
Ci sono molte porte-finestra che danno su di un balcone da cui si può vedere calle Obispo ed un angolo di Plaza de Armas.
Manuela offre le praline al cioccolato che le avevo portato; le ragazze apprezzano.
Ci salutiamo; Manuela mi chiede un bacio ("di fronte a tutte?" "sì!") ed io la bacio: ci rivedremo all'una.
Comincio il mio giro solitario per L'Avana.
Arrivo al Parque Central, mi siedo su una panchina per consultare la guida e nel giro di un quarto d'ora vengo avvicinato da un allenatore di baseball, un cicerone che vuole accompagnarmi senza essere pagato, ma vuole solo pranzare con me e da un altro di cui non ricordo che facesse.
Non sono stressanti, ci parlo tranquillamente e quando capiscono che non sono il classico turista in cerca di donne, sigari, ron e divertimento, non insistono più.
Riprendo il giro ed arrivo in Plaza Vieja: è bella, ma la stanno restaurando ed i lavori in corso non rendono migliore l'atmosfera della piazza.
Alcuni ragazzi giocano a baseball (ma non dovrebbero essere a scuola? bigiano anche loro, eh); faccio qualche foto.
Vado poi alla chiesa di S. Francisco che scopro essere diventata un museo: il posto è molto bello e nella parte del chiostro e nelle sale superiori vi sono esposti degli oggetti di carattere religioso; non sono molti, alcuni sono belli altri mi sembra non siano eccezionali.
Nelle navate della chiesa vi sono sistemate delle seggiole e nell'abside vi è un pianoforte; l'atmosfera è molto bella, probabilmente sentire un concerto lì deve essere piacevole.
Sosto per qualche minuto nella piazza attigua alla chiesa che è carina.
Arriva una comitiva di turisti francesi che ha per guida una ragazza che avevo visto a Baracoa: non so se lei mi riconosce, se si ricorda di me chissà che avrà pensato.
Riprendo il mio giro per le strade di L'Avana che mi piace sempre di più.
Leggo sulla guida che nelle vicinanze c'è la chiesa di Espiritu Santu e mi incammino.
Sbaglio strada e mi trovo sul lungomare del porto.
La chiesa e lì vicino e mi basta girare un po' per trovarla.
Entro e mi ritrovo in una chiesa non molto grande e molto luminosa; alcune belle vetrate fanno filtrare la luce.
Mi si avvicina un uomo con gli occhiali rotti, in particolare la lente destra è un disastro, che mi chiede se voglio visitare la catacomba.
Gli dico di sì ed allora comincia a descrivermi alcuni particolari insignificanti prima di portarmi alla scala che porta alla catacomba.
Scendiamo e ci troviamo in una sala sotterranea in cui ci sono una trentina di loculi con ancora dei resti che lui dichiara umani; il sacrista mi descrive un po' la storia della chiesa e di come è successo che hanno costruito la catacomba di cui per parecchi anni si era persa la memoria perchè era stata occultata.
Faccio una foto, ringrazio il sacrista e poi risalgo.
Mi siedo in fondo alla chiesa a leggere la guida e mi si avvicina il sacrista facendo delle smorfie verso una ragazzina che era scesa con un'amichetta insieme a noi nella catacomba.
Non capisco ciò che mi vuole far intendere, ma continua a fare dei cenni indicando la ragazzina.
Lei mi chiede se sono solo e mi si stringe il cuore.
Sia lei che la sua amica sono giovani (avranno dodici anni), ma già abbastanza formate; il loro seno è abbastanza sviluppato e tra non molto ci sarà qualcuno, che non sia della loro età, che lo vorrà toccare (se non lo hanno già fatto).
Forse vuole solo accompagnarmi, ma dico che ho un appuntamento con Manuela e se ne va dalla sua amica.
Avrei dovuto accettare la loro compagnia per capire che cosa le spingeva a chiedere ad un turista se era solo; avranno già deciso che per loro accompagnare un turista è arrivare anche ad andarci a letto o avevano solo voglia di girare un po' per farsi comprare qualcosa oppure non volevano assolutamente niente in cambio della loro compagnia?
Riprendo il giro, vado verso il Capitolio; due foto, offerte di sigari e via.
Parque Central, mi si avvicina un tizio per offrirmi una stanza d'albergo, ma la fidanzata italiana e la casa particular lo dissuadono.
Fa a tempo a dirmi (nel giro di dieci secondi), che procura stanze per gli alberghi affacciati sul Parque Central, che gli italiani sono più furbi ed intelligenti degli altri turisti perchè vanno nelle case particular che sono meno costose e si è più a contatto con i cubani: se avrò bisogno di lui lo troverò qui al Parque, ciao Italia.
Mi infilo nella strada parallela a calle Obispo per andare verso Plaza de Armas.
Mi piace camminare in mezzo a questa gente che si ferma a chiaccherare con gli amici; c'è calma e calore tra di loro, non avverto tensioni.
Arrivo in piazza a mezzogiorno; l'appuntamento è per l'una; ho tempo per guardare l'umanità di Plaza de Armas e per scrivere le mie note di viaggio.
E' la prima volta che riesco a scrivere un diario di viaggio: le altre volte scrivevo qualcosa il primo giorno, raramente arrivavo al secondo o al terzo, quì spero di finirlo.
All'una meno un quarto vado verso dove ho appuntamento con Manuela.
Mi si avvicina una giovane di colore che mi chiede di darle qualcosa; insiste un po', ma io continuo a dirle di no.
Quando se ne va arriva Manuela che, scherzando, mi accusa di aver cercato di abbordare la ragazza.
Lei sente e torna a difendermi seriamente, dicendo che lei aveva chiesto qualcosa, ma che io non avevo ceduto e che lei era rispettosa degli uomini delle altre.
Il tutto con toni tranquilli e pacifici; si scherza, ma lei prima mi ha detto d'avere fame: sarà vero?
Vado con Manuela ad incontrare Giancarlo (altro professore d'italiano che lavora alla Dante Alighieri), che ci darà un passaggio verso casa.
Durante il tragitto si parla del fine settimana e Manuela chiede a Giancarlo di prestargli la macchina se non la userà (dovrebbe andare a fare immersioni a S. Maria la Gorda).
Lui non è molto convinto, ma forse Manuela lo convincerà.
Andiamo a casa; pranziamo e Manuela mi dice che dopo dovrà lavorare, ma ...........
Alle quattro e mezza vado all'Habana Libre a telefonare.
Mamma mi dice che non è stata troppo bene, che è venuto il dottore e che adesso stà meglio.
Forza Tina!
Torno a casa sul triste.
Manuela continua il lavoro di traduzione ancora per poco, poi si stende accanto a me e ricominciamo le nostre chiacchere.
Verso sera usciamo ed andiamo a passeggiare fino al Malecon.
Quando torniamo mangiamo un po' di frutta e poi ci ritroviamo abbracciati nel buio del salotto; il tavolo ci è complice.
Andiamo nella stanza di Manuela senza smettere.
Quando tutto è finito ci addormentiamo esausti.
Nelle ultime tre notti ho dormito proprio poco e sono un po' stanco.
Quì, però, si dorme bene.

28.4.98

Sveglia alle sette: chiaccheriamo un po', un po' ci baciamo, un po' ci facciamo martoriare da Tina (Tino?) ed alle otto e venti usciamo.
Prendiamo un taxi collettivo ed arriviamo fino all'inizio di L'Avana Vieja.
In pochi minuti siamo alla scuola: saluto Manuela senza salire e mi avvio.
Vado verso la chiesa di S. Francisco dove Manuela mi ha detto che c'è un CADECA: faccio il cambio e comincio a ritornare verso casa.
Passo dalla Plaza Vieja, Capitolio, fino all'Università e rientro in casa. Ho impiegato un'ora e mezza, camminando tranquillamente, facendo foto, entrando in una chiesa.
Fa parecchio caldo e compro delle bibite che mi fanno sudare, ma che mi danno un po' di benessere.
Al mio rientro c'è la signora Alysia che stà scrivendo qualcosa.
Le pago il mio soggiorno e lei mi intrattiene parlando in inglese; già quand'ero stato qui la prima volta mi aveva chiesto se parlavo inglese, visto il mio pessimo spagnolo.
Mi dice che è spagnola, insegnante d'inglese in pensione e che ogni sei mesi riceve la pensione dalla Spagna, via Messico, in dollari.
Mi fa vedere il suo passaporto, io le faccio vedere il mio e mi fa un sacco di domande sull'Euro.
Riesco a sfuggirle, mi faccio una doccia e mi sdraio sul letto: fa caldo ed ho bisogno di riposarmi.
Non dormo troppo, ma riesco a riposare: alle tre vado all'Habana Libre per telefonare in Italia.
Risponde Fabrizio, poi parlo con Luciana: tutto bene, Luciana mi tranquillizza sullo stato di salute di Tina; Fabrizio mi saluta urlando alle spalle della madre.
Mio nipote mi piace sempre più; spero che non diventi uno di quei cretinetti che si incontrano spesso per Milano.
Rientro a casa più sereno e mi metto a leggere la biografia di Tina Modotti.
Scatto due foto con l'autoscatto di me mentre leggo.
Sono le sei passate quando Manuela arriva.
Serata tranquilla.

29.4.98

Manuela non ha lezione quindi ci attardiamo un po'.
Il telefono ha ripreso a funzionare e Manuela fa i salti di gioia: erano cinque o sei giorni che non funzionava.
I primi giorni era anche contenta, ma poi si era sentita esclusa dal mondo.
Manuela telefona a Giancarlo e prende un appuntamento per andare all'inaugurazione di una mostra.
Arriva Isel: sono contento di vederla.
Io e Isel andiamo a fare un giro; banca, un salto da Ania per portarle le medicine che avevo portato dall'Italia e piccola spesa: spedisco le lettere di Sergio.
Torniamo a casa; Manuela, che ha continuato con la traduzione, interrompe il suo lavoro e comincia a cucinare; arriva il cognato di Isel.
A fine pranzo arriva Giancarlo che si mette a mangiare con noi: Isel ed il cognato se ne vanno, li rivedremo alla mostra.
Manuela e Giancarlo hanno iniziato una discussione sulla scuola che diventa presto uno scontro sulla gestione delle borse di studio e della scuola (almeno così mi pare perchè non vi presto molta attenzione).
Finita la loro discussione ci avviamo all'inaugurazione della mostra; c'è anche l'ambasciatore (che pare sia un coglione che non fa nulla).
La mostra "Cochino e Mortadella" ha come tema "il multiplo" e vede l'esposizione di opere di artisti italiani e cubani.
A mio parere non è per niente bella, anzi.
La cosa che trovo più interessante è una rana che sorniona ci guarda da sopra una porta: la fotografo.
Ce ne andiamo abbastanza in fretta concordando tutti sulla pochezza della mostra.
Diamo un passaggio ad un critico d'arte, un ometto smilzo e compìto, che ci conferma che anche a lui non è piaciuta.
In particolare ha commentato il lavoro di un "artista" italiano che aveva spiegato a Manuela la sua opera, due ragazze mulatte (carine) con in mano dei sigari: richiamava la moltiplicità in quanto i sigari erano ripetibili ed anche le ragazze cubane con pochi soldi lo erano.
Manuela, trattenendosi dal mandarlo a fare in culo, gli ha risposto che non tutte lo erano.
Gli imbecilli sono e vanno dappertutto.
Rientrati al Vedado, Manuela mi porta al bar La Torre, all'ultimo piano di un grattacielo (ma quanti ce ne sono all'Avana!).
La vista è splendida; L'Avana è più grande di quanto credessi.
Chiacchere molto belle con Manuela: lei è molto affettuosa e l'ora che passiamo lì valeva la pena di essere vissuta.
Scendiamo e torniamo verso casa.
Prima di rientrare Manuela mi porta a vedere una casa che le piace molto, vicino all'Università.
Andiamo poi a trovare gli storici ufficiali di Che Guevara.
Abitano in una casa che sembra un negozio di antiquariato.
I ritratti, in varie grandezze e di diverso materiale, del Che si sprecano: ci sono dipinti, disegni, collage di piume, di pietre ed altri tipi di raffigurazioni dell'eroe argentino-cubano.
Stanno raccogliendo materiale per una mostra sulla madre del Che.
Restiamo poco, devono lavorare e forse li disturbiamo.
Manderò a Manuela il libro della mostra sul Che fatta in Italia così da fargliene avere una copia.
Passiamo davanti alla scalinata dell'Università e rientriamo a casa.
Dopo un po' arriva Marco, ex-allievo di Manuela che avevo conosciuto l'8 marzo: anche lui (ma insomma) è più o meno segretamente innamorato di Manuela.
Ci propone di andare con lui domani sera all'Habana Cafè: accettiamo senza grande entusiasmo, sentiremo anche Isel.
Quando Marco se ne va ceniamo, sempre tardi, ed andiamo a letto.
Il tempo mi scivola via.

30.4.98

Ci svegliamo, come al solito, alle sette, facciamo colazione ed usciamo di casa.
Prendiamo un taxi-bus per andare all'Avana Vieja.
Manuela mi informa sui prezzi dei bus:
20 Centavos il cammello o comunque i bus grossi o doppi;
40 Centavos i bus normali;
1 Peso i taxi-bus.
Quest'ultimo non lo prende quasi nessuno.
Scendiamo ed andiamo a piedi fino alla scuola: saluto Manuela e ritorno verso casa.
Passo dall'Iberia dove mi confermano che non è necessario riconfermare, che bisogna essere all'aeroporto tre ore prima della partenza e che l'aereo parte dal terminal 3.
Vado all'ICAP dove non trovo Elio: lo incrocio, insieme a Riccardo, quando esco.
Sono molto impegnati con una delegazione; ci rivedremo lunedì.
Rientro a casa e mi metto sul letto a riposare.
All'una e mezza mi preparo per andare all'appuntamento con Manuela al centro Ludvig: ci sarà un incontro con alcuni degli artisti della mostra di ieri.
Il centro è abbastanza vicino all'ICAP e per arrivarci gironzolo per le vie del Vedado.
Mi convinco sempre più che il quartiere è splendido; certo bisogna lavorare un po' di fantasia, ma neanche troppo.
Le case, le ville, i palazzi ed i viali del Vedado non credo che si possano scordare facilmente: bisognerebbe scriverci una canzone.
Trovo Manuela con Joanna; poco dopo arriva Isel indossando il vestito che le ho portato: mi sembra che le stia bene.
Inizia l'incontro ed è una sorta di campagna pubblicitaria delle gallerie d'arte private.
Alla fine i tre artisti italiani presenti illustrano alcune loro opere di cui vengono proiettate delle diapositive.
Se l'arte è tutta qui .......
Isel accompagna Joanna col suo scooter, io e Manuela rientriamo a casa.
Sono le sei passate quando arriva la mitica Eloina con due italiani: sono i genitori di Marcello, un ragazzo che aveva fatto la brigata di lavoro con Manuela un paio d'anni fa ed ora è quì per la tesi di laurea.
Sono molto simpatici e teneri: chiaccheriamo un bel po', poi se ne vanno.
La povera Eloina ha sopportato le nostre chiacchere italiane senza scomporsi più di tanto; unica consolazione delle caramelle che Manuela ha offerto e che lei ha apprezzato.
Nel frattempo aveva telefonato Marco per disdire l'Habana Cafè: meno male perchè non avevamo voglia d'andarci.
Mangiamo qualcosa e poi andiamo a letto.
Inizia una delle notti più belle e "calde" della mia vita.
L'aria è fresca perchè c'è stato un temporale, ma non si dorme.
Facciamo l'amore poi ci mettiamo a chiaccherare: quando mi alzo e guardo l'ora sono le due.
Ricominciamo ad amarci con sempre più desiderio: alle cinque del mattino esausti e assonnati ci addormentiamo.
Tra poco più di tre ore c'è la sfilata del 1° maggio e ci ripromettiamo di andarci, anche se non sarà facile.

1.5.98

Mi sveglio alle sette e mezza.
Ho dormito pochissimo, ma non sono stanco; la mia teoria che far l'amore, in determinate circostanze, non stanca, ma al contrario ti dà carica, continua ad essere comprovata.
Manuela dorme; io faccio una doccia e poi preparo la colazione.
Porto il tutto a letto: sono le otto e mezza circa, dovremmo alzarci per andare alla manifestazione, ma Manuela mi attira a sè.
Ricominciamo e non sarà poca cosa; Manuela è un'amante deliziosa.
E' veramente una gran donna, mi piace molto; è veramente una donna speciale.
Poco prima delle undici ci alziamo per andare in doccia e tutti e due abbiamo dei capogiri molto forti che non ci sono passati fino a quando non ci siamo messi con la testa sotto il getto della doccia.
Ridevamo come dei matti con la testa che andava per i fatti suoi.
Eravamo probabilmente in debito di energie ed il lungo tempo passato sdraiati (o quasi), ha determinato quel momento di debolezza.
Alle undici passate, dopo una doccia non solo doccia, sfiniti ma felici, usciamo.
Arriviamo in piazza della Rivoluzione che tutto è già finito: mi dispiace, ma rifarei tutto quello che ho fatto e non ho rimpianti.
Rientriamo a casa; pranziamo e ci stendiamo per riposare.
Ora, mentre scrivo, lei dorme; è bella e rilassata, calma.
Squilla il telefono; lo lascio suonare un po', poi Manuela mi dice di rispondere.
Rispondo: è uno che parla in uno spagnolo per me incomprensibile.
Appoggio la cornetta a Manuela che risponde: è uno che ha sbagliato numero. Quando si dice la sfiga.
Manuela si incazza quando le dico che non mi andava di rispondere perchè se fosse stato suo padre mi avrebbe dato fastidio se mi avesse riconosciuto.
Lei protesta: la possibilità di poter ricevere chi vuole e di avere storie con chi vuole lei non deve essere messa in discussione da nessuno, nemmeno da suo padre.
Ha ragione, ma in quel momento mi girava così e se io devo rispettare le sue idee anche lei deve rispettare le mie.
E' brusca e stizzosa; allora mi incazzo anch'io.
Dopo qualche minuto di silenzio le dico che esco, lei abbozza; mi pare infastidita dal mondo, ma forse è solo stanchezza.
Esco e vado fino al Malecon.
Un ragazzo mi chiama, mi dice qualcosa che non capisco bene: mi giro appena, non ho voglia di parlare con nessuno.
Lui insiste e mi chiede se non mi và di parlare con lui: "oggi no!" è la mia laconica risposta.
Se ne và, forse un po' offeso.
Mi dispiace, ma sono triste e non ho voglia di parlare.
Rifletto sul fatto che non sono affatto stanco nonostante che in questi giorni ho dormito poco, questa notte forse tre ore.
Dopo un po' decido di rientrare: farò un giro più largo passando per il centro di L'Avana.
Mi avvio e fatti pochi passi mi si avvicina una ragazza: è giovane, sui quindici anni, bianca, carina e fasciata da un vestitino verde acceso.
Mi chiede se voglio compagnia, se voglio parlare un po' con lei, insomma è una jinetera che mi abborda.
Le dico che no, non ho voglia di compagnia.
Lei cerca di fermarmi prendendomi per un braccio.
E' un attimo strano, non mi era mai capitato un abbordaggio del genere, ma, anche se lei non è fastidiosa, non è il giorno giusto per una conoscenza.
La saluto cercando di essere il più deciso e cortese possibile: non voglio offenderla nè farla sentire importuna.
Lei capisce e mi lascia salutandomi tanquilla.
Non ho mai pagato una donna e non so proprio cosa bisogna fare e dire in momenti del genere: è un'esperienza che mi manca, ma di cui non sento la mancanza.
Mi inoltro per L'Avana Centro.
E' questo il quartiere più degradato della città. Anche quì le case sarebbero belle se non fossero mezze distrutte (soprattutto vicino al Malecon).
Le strade sono molto meno belle che nel Vedado; sono anche più sporche.
Quì è L'Avana più dura, meno bella.
Per fortuna dei bambini che giocano a baseball o suoi derivati la rendono meno cupa: oggi poi è il 1° di maggio e c'è in giro pochissima gente.
Si vedono anche degli uomini che dormono sdraiati sul marciapiede, ubriachi che non ce l'hanno fatta ad arrivare a casa.
Sono cose che si vedono anche da noi, ma vederlo qui mi dà più fastidio.
Ad un certo punto mi perdo, ma avevo appena intravisto la cima dell'Habana Libre e non mi preoccupo.
L'Habana Libre: è un albergo non certo bello, ma per me è diventato un punto di riferimento e quindi mi è diventato simpatico e poi la prima foto scattata due mesi fa a Cuba è stata proprio una foto della sua insegna luminosa.
Chiedo ad un ragazzo che mi indica la strada per andarci.
Ci arrivo in cinque minuti e subito dopo arrivo a casa.
Manuela mi viene incontro e chiariamo l'incidente.
Usciamo per andare a cena da Cesar.



(da un articolo del Manifesto letto alcuni mesi fa)
Gli individui e le società, posti di fronte all’opzione tra diverse soluzioni retrocedono terrorrizzati e preferiscono non desiderare nulla. Questo non riguarda solo le illusioni sociali ma l’insieme delle relazioni umane e intersoggettive, comprese le relazioni affettive e sessuali.

10 giugno
Abortisco per la seconda volta. E questa volta fa male. Con te mio grumo di sangue se ne vanno gli uomini inutili. Davanti al secchio di sangue giuro di smettere di gettare via così il più grande desiderio che ho nella mia vita. Ora basta. Mi sto facendo troppo male. Ti desidero ma ti voglio dolce e bella. Con un uomo che meriti due donne, io e te. La mia vita in questo momento non vale niente. Niente....niente...devo cambiare. Smettere di correre dietro alle fantasie malate di letture e sogni fanciulleschi. Devo imparare a valutare le persone e prima del letto gli uomini devono passare per il mio cuore e la mia testa. Mi sento vecchia, terribilmente vecchia e stanca.. Ho così paura di non poterti mai tenere tra le mie braccia.. Trovarmi vecchia e sola. Con il tuo desiderio.
La mia vita non vale niente. Sono a pezzi. Oggi è uno dei giorni più tristi della mia vita.

11 giugno
Mi sono svegliata: ho il viso stanco e rotto. In questi giorni sono inveccchiata di dieci anni, ma sistemo la casa. Lui chiama dall’Italia per non dire niente. Mai più voglio stare con questi uomini. Tu te ne sei andata via ma spero di poter crescere dalla tua morte. Dio che cosa terribile Crescere dalla morte di un grumo di sangue. Che stupidaggini. Basta, Manuela, con le fantasie e i dolori. Basta. E’ ora che dalla vita ti prendi quello che vuoi. A piene mani. Solo il meglio. Il bello. Con il dolore delle scelte giuste. Fallo, Manuela. Non avere paura. Devi compiere il tuo terzo desiderio con un uomo che ti ami. Devi solo smettere di gettarti via.

17 giugno
Quanta stanchezza. Sto affogando nella tristezza. L’occhio della gatta è guarito. E’ sempre tanto aggressivo. Perché poi? E’ un po' come la sua padrona. Vuole coccole e affetto ma morde e graffia.
“Hai tutto per essere felice!” Già. Qui tutto è uno sporco interesse. Lui il vecchio italiano compra il frigorifero. Isel si è fatto sodomizzare e lui ringrazia. Loro parlano così tranquilli di tutto questo. Lui che viene a scuola e ancora continua il gioco ipocrita. Fino a quando? Fino a quando dovrò sopportare questo passato che ritorna inaspettato. Sì, tu mi inviti a casa Cesar... intanto però “perché non mi inviti in Italia?”. Qui non c’è morale. Alla morale borghese si è sostituita un’altra morale, altrettanto ipocrita e falsa. Anzi è una morale senza morale. Io sono veramente a terra. Stanca. Stanca. Delle bugie. delle delusioni. Non voglio più vedere nessuno. Dall’Italia il dolce Enrico. Forse uno ha vicino a sé quello che cerca e non lo vede.
Il messaggio di Ercole è arrivato. Ma non aveva niente da dire oltre al male che mi ha fatto. Via. Avere il coraggio di chiudere con la miseria umana. Ora devo riuscire a chiudere un’altra porta e poi stare attenta a non aprire le porte sbagliate.

19 giugno 1998
Un’altra porta si è chiusa. E’rimasto dentro un orsacchiotto con un cuore in mano. Oltre a tanti desideri e ricordi. Ne sono innamorata e per molto tempo, lo so, mi mancherà il calore delle sue mani. Ma passerà. Ora incomincia un periodo di vera solitidine. Voglio per un po' smettere di avere storie senza senso. Voglio fare quello che desidero veramente non lo stordimento di storie inutili. D’ora in poi voglio giudicare meglio le persone. Il passato non tornerà mai più.
Addio mio dolce amante del 23 agosto. Addio per sempre.
Immagine. La sedia di legno a dondolo, sopra la borsa di vimini, lo sfondo rosa antico della parete e il mobile bianco. Il mio sguardo leggero che spazia alla ricerca di un piacere passato.
Tutto acquista un sapore antico. La difficoltà della vita qui si stempera nell’attesa di un autobus, sotto il sole cocente delle due del pomeriggio.
Eri abituata al balsamo (senza balsamo, non mi possa lavare i capelli) e ora sono due mesi che non lo usi. E i capelli sono morbidi? Sì.

La mattina quando il sole illumina il mio cuscino, vorrrei bloccare la vita in questo istante. La sera mi addormento sognandoti guardare anche tu una palma che si muove sotto l’aria tropicale. Ti avrebbe salvato questa bellezza o avresti trovato anche qui un modo per evadere altrove?
Quando un dollaro diventa importante (1700 lire!!). Eppure non sono mai stata così ricca.
La gatta si nasconde sotto il tappeto per giocare. E’ buffa. Pensa che nessuna la veda. Io la chiamo e poi faccio finta di schiacciarla, allora lei spicca un volo fuori sulla terrazza. Insegue mosche, scarafaggi e guarda paziente gli uccelli fuori della finestra. Assume pose da gatta simpatica e divertente. E’ sempre aggressiva con tutti, tranne che con gli uomini.
La foto è bella. Intendo la foto con la finestra luminosa. E io che sono lì tranquilla. Sono stata proprio così, tranquilla e serena con te. Distesa e pacifica. Che ci è successo? Ci penso e mi sembra che sia passato un violento acquazzone tropicale. Ti penso spesso. E’ nostalgia non rimpianto. Nostalgia di quella dolcezza che mi faceva dormire così bene. Chissà che giorno era, se mattina o pomeriggio. Il riflesso sul corpo è sensuale. E io so che tu mi fotografi. C’è il tuo sguardo che mi guarda dietro la foto. Così anche le altre. Quando dormo con il braccio ricurvo (Ma perché dormivo sempre? E tu sempre a fotograrmi?). Mi auguro un giorno di dormire così tranquilla, mentre tu rubi immagini belle. Il buio della stanza e il chiaro della finestra è metafora di qualcosa. Dentro di noi c’è il buio e fuori c’è la luce. Quella finestra lì sopra è attesa e speranza di qualcosa. Il ricordo di te ancora mi accompagna...

Perdere. Mi sento scivolare via dalla vita senza accorgermene. La solitudine ha vinto. E tu mi aspetti di là? E se invece sei via, cosa faccio? Il tuo corpo...

Domenica 12 luglio
Piove nel pomeriggio. Lunghe chiaccherate sulla vita, Cuba e l’amore. Ma non hai desiderio di un figlio? E dietro alle spalle la pubblicità con un neonato di pochi mesi. Abbraccio e gioco con la mia gatta come fosse un bambino...
Ricordati L’Alchimista, uno perde di vista le cose più importanti. Le cose importanti. Ma quando tu vuoi gli altri non ci sono. Mi sto preparando a riceverti. Sono sicura che ci ritroveremo un giorno.
Ieri ho avuto una sensazione strana, ero sotto la doccia e per un attimo ho pensato di essere nella casa di Mark. La doccia e le piastrelle del bagno sono molto simili. Ho cercato la manopola per chiudere l’acqua sulla parete sbagliata (ma giusta per la casa di Mark). Un balzo nel passato... se io adesso scostassi la cortina e mi ritrovassi lì? Non ci penso quasi più. Ma ieri è stato un emergere di ricordi. C’è un bellissima immagine di Montale per indicare questo: come l’acqua di uno stagno che fa affiorare qualcosa che sta sul fondo. Si muove per un attimo per poi ritornare alla abituale immobilità.
Lunedì 13 luglio
Continua il lavoro di traduzione. Sono davvero stanca. Isel si arrabbia. Davvero non riesco a capirla. Mi confonde. Non ho trovato belle persone qui. Nel senso che tutti i rapporti sono mediati sempre dal fatto che sei straniera. Vengono qui come per respirare la possibilità di qualcosa. E non ho niente, ma faccio balenare chissà quali possibilità economiche o prospettive. Dovrei vivere più miseramente, in una brutta casa per vedere se qualcuno mi avvicina. Non so è tutto così strano qui. Dovrei conoscere gente di un certo livello che non ha bisogno di una straniera per sentirsi meglio. Non mi hanno mai presentato un amico, o invitato da qualche parte. Intendo una festa. o un concerto o un’iniziativa culturale. Sono sole, perdutamente sole. E ti si avvicinano per questo. Da qualsiasi parte del mondo uno possa andare troverà sempre la sua stessa situazione di partenza. E’ ora di partire, forse. O di andare da qualche altra parte. L’incanto di Cuba si rinnova per un sole e un cielo che posso sempre ritrovare in qualche cielo e sole di un’altra terra. Sono disperate. Isel arriva oggi e dice che ha lasciato a casa il libretto per ritirare i soldi. Ma io ho pensato che voleva dei soldi da me. Ha una furbizia inaudita questa ragazza. E una grande volgarità. Ma è così solo quando è senza soldi. Lo so. Ormai la conosco. Domani con una faccia tosta che non mi appartiene chiederò a Joanne come mai non ha mai pagato il corso. Non sarebbe stato meglio dirmi, Manuela non posso pagare, scusami, piuttosto che l’arroganza del silenzio e dell’indifferenza. Io non sono più buona. Dico che ho bisogno di lavorare, che io devo lavorare nel pomeriggio. E Isel mi dice, cattiva, la senti molestata, di andare a lavorare che lei rimane lì. Non capisco, ma anche tu dovrai lavorare, o no? Non è facile, Manuela. Pensati tu senza soldi. Io e la mia famiglia abbiamo passato momenti di grande difficoltà. Ma nessuno ha mai perso la dignità. Certo che qui è un problema. Cosa fai? Non è il mio paese, io non posso farci niente. Hanno un atteggiamento passivo, ti sbattono il problema davanti come per dire, ora tu me lo risolverai. Mi sento davvero stanca. Sono sicura che quando torno nessuno mi ospiterà. Ma forse a Cuba non si torna. Come un grande amore che finisce.
I giorni della difesa/Il tempo della difesa/Cuba in difesa
In/difesa: la Cuba di oggi
Sono qui da un anno e ancora non ho capito come possa vivere la mia amica Joanne con la mamma preside della facoltà di chimica che guadagna 400 pesos quando io spendo 200 pesos in un colpo solo al mercato “agropecuario”.
Girare per la città: a Miramar stanno costruendo alberghi immensi. Per chi?

Tu perché viaggi, e io no? Sentire sulla tua pelle il privilegio di essere ricca (o meno povera). E sentirti in contraddizione per essere qui la rappresentazione del benessere. L’invidia celata mica tanto e le parole dure di chi non comprende la tua solitudine e il tuo mondo. Ma sei sempre così tranquilla? Sono stati bene, come bambini cresciuti in un parco dei divertimenti e ora si trovano all’uscita del parco che è stato chiuso solo a loro e lo guardano da fuori, mentre il turista va oggi dove lo erano ieri. Mi fanno rabbia perché c’è in loro un malcelato rancore contro il primo turista che passa.

Non stiamo nella fase della costruzione del socialismo, stiamo semplicemente difendendo le conquiste degli anni precedenti..
Fidel Castro
Ritorno a Caimito. Tutto uguale come allora, con un Eriberto che innamora la straniera di turno. Tutto uguale. E tutto diverso. Ci sarà stata una saggia che mi avrà guardato allota sedura vicino ad ascoltare stupita/stupida le sue parole? E sorridendo avrà detto “tutto uguale, va bene così”.

Ho trovato un’altra donna come me. Carilda Oliver Labra, poetessa. Interessante il tema della morte e dell’amore, anche lei aspetta di poterlo vedere di là?
I miei complimenti per non essere caduta nella trappola del desiderio. Sono contenta di me stessa. Continua così che vai bene.

31 luglio 1998
Isabella è partita. Via con la sua mamma, le sue rigidità, il suo bel figlio.
E’ una cara persona. Stiamo bene insieme..
Abbiamo passato molto tempo insieme. Il figlio mi ha ricordato a tratti Marco. In certe espressioni o discorsi. Mi sembra di avere definitivamente chiuso con l’amore. Non sono triste per questo. Forse solo un po' delusa. Ora c’è Enrico che arriva. Che strano. Enrico scrive racconti stupendi e potrebbe essere l’uomo della mia vita se non fosse per... come mangia !!! Che stupidaggini, però è così. Perché non lo amo. O forse dovrei imparare ad amarlo. So che ci vogliamo molto bene. Questo almeno lo sento. Ci stimiamo e ci amiamo in un certo modo. O meglio lui mi ama classicamente. Ed io dovrei imparare ad amare senza passione. Spero solo che non venga con la figlia. Non sopporto i bambini. La vita me li ha negati e ora non li voglio intorno a me. Parlo come una vecchia e invece potrei benissimo fermarmi sulla soglia di una casa. Sento che non sarà così. Dico questo con la massima tranquillità. Se mi dovesse succedere qualcosa vorrei solo che mi ricordaste in un raggio di sole di un cielo sereno al tramonto.
Vorrei avere il coraggio di uccidermi il 28 agosto per ritrovarlo con la sua maglietta verde e il suo sorriso. O fare l’amore ricordandolo.

Fidel parla in Tv e dice che chi ha i dollari è un delinquente. Che i cubani non potranno mai comprare un’auto o un televisore a colori. Nella sua solitudine è tragico. In fondo ha ragione. Ma è un folle perché lo Stato ti vende in dollari tutto.
In un negozio in pesos una libbra (450 grammi) di formaggio giallo costava 92 pesos. E uno stipendio medio è di 200 pesos!!!
Come si vive allora?
2 agosto
Un’altra donna, un’altra storia e un’altra solitudine.
Delfina, tanti anni e occhi ardenti. Si vede che è una persona cui la vita ha dato duri colpi. Te ne accorgi subito. Sola come tutti. Ma ci sono persone più sole di tutte.
Io innamoro sempre qualcuno ma sono altrove. Davvero sono cambiata? Lo spero veramente.
Mi mancano tante le sue spalle. E le sue mani calde.
Cuba ti riconquista sempre come un amante capriccioso che conosce bene il tuo cuore.

Serata triste. Ma la musica mi riconcilia sempre Come quando in quelle mattine malinconiche prendo un taxi e trovo la musica allegra. E allora sorrido. E’ un altro giorno e la vita è bella. Il calore/colore di questa gente è unico. Amo questa terra come forse non ho mai amato niente in vita mia.
Il brano seguente è tradotto da Cinque Notti con Carilda:
Che cosa contiene la scatola della tua vita? (domanda)
Molta solitudine...Questa scatola conterrebbe anche alcuni baci che non mi sono mai stati dati. Sembra un controsenso perché se sono nella scatola vuol dire che sono stati vissuti. Ma penso che niente è meglio per i ricordi che il bacio che mai è stato dato e che è vissuto solo nell’idea e nel sogno.)

1 agosto
Malecon. La netta percezione di essere su un’isola che sfida il mondo. Una battaglia già persa nel dollaro che circola in giro. Come il deserto dei tartari, Un ragazzo di lato sul muretto guarda fisso davanti a sé. Il mare. Devo cooscere Alessandro Baricco. Si sta chiudendo la mia esperienza a Cuba. Lo sento anche se cerco di oppormi in tutti i modi.

4 agosto
Carilda scirve versi meravigliosi. Altro che poetessa dell’erotico. E’ la musa della solitudine, frutto di amore e morte.
Proviamo un po' a tradurre...
5 agosto
Giornata malinconica. A volte il corpo mi abbandona e così ti sorprendi a stare male e aver bisogo di dormire. Poi la telefonata di mia madre così dolce. E’ una carica di energia positiva. Io ci credo all’energia emanata da una persona. Sono sicura che mi sono sentita male per essere stata ieri con due persone che non sopporto. Sento l’invidia in loro, nei gesti e negli sguardi. Invidia per una vita libera e indipendente, per la mia bella persona e per l’assenza sfacciata di nessun uomo accanto a me. Per una condizione in realtà sofferta ma di cui percepiscono chissà quali gioie. Mi trovo e mi mettono a disagio. Fortemente a disagio. Tanto da sentirmi male. Poi è sufficiente un’altra energia per contrastare quella negativa.
Una giornalista stupida con un marito alcolizzato, un’insegnante intelligente con un marito volgare e stupido. E’ vero che sono sola, però è anche vero che ho rifiutato umini così banali. Altrimenti a quest’ora sarei felicemente (sic) sposata!
Il bellissimo Cesar ha chiamato. Vuole che vada domenica a casa sua per conoscere i suoi amici italiani. Ci vado o no? Tutto normale e cortese se non ci fosse di mezzo una moglie gelosa e stupida. Forse dovrei fregarmene. Ma voglio evitare situazioni incresciose. Lo chiamerò per dirgli che ci incontriamo al mare. E’ meglio così.
Sono ancora stanca. Molto stanca.
Lettura di Paradiso Perduto di Herny Miller: dissacratore e simpatico. Devo leggere Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno.
Una lunga disquisizione sui Capricorni: l’unica cosa nella quale mi ritrovo è il desiderio della solitudine. Della immaginazione e della capacità di leggere al di là dei segni del presente.

15 - 16 agosto 1998
Giro turistico con Sergio, Eusebio e Danairis in luoghi tranquillil. Valle di Viñales, riserva naturale...io silenziosa. Non ci ho fatto un grande figura. Ma sono così. Quando mi esce fuori il mio capricorno sono tremenda. Così va il mondo... poteva essere una buona occasione per parlare di più con Eusebio, per conoscersi... ma forse ci siamo conosciuti anche così. Lui è in gamba anche se veramente presuntuoso.
Il giro è stato molto interessante e lo ripeterò con Enrico. Speriamo che non ci complichiamo troppo...
Il giro della riserva è stato dolce, indimenticabile la baia delll’olandese, il ritrovo dei pirati.
Il popolo cubano merita di vincere. O forse ha già vinto. Chiunque viene rimane incantato...
la serata è trascorsa leggera, con un organizzatissimo Sergio che ci ha preparato la pasta e due stranieri che eleogiavano i lavori di restauro dell’Avana Vecchia davanti ad Eusebio che non si è presentato. Erano i soliti turisti ricchi incantati dalla semplicità di Cuba. Sono orgogliosa come una cubana. Ho voglia di abbracciare mia madre.

17 agosto
In mattinata incontro in ambasciata: il nuovo ambasciatore mi piace
Inaugurazione della mostra su Tina dove mi chiedono di parlare di lei.
18 agosto
Stanchezza e lacrime. Piango sul dolore che sento tutto intero della mia vita. Cosa sarà? Ricordi del passato che perseguitano. Arriva dolce la telefonata di mia madre: sapessi quanto ti voglio bene, dolce mamma. Sono così felice di essere qui. La libertà di vivere bene. Sto pagando a volte un prezzo troppo alto. Lo sento in quei momenti in cui prevale il lato oscuro della solitudine. Il dolore di sentirsi sola, senza nessuno a cui tendere una mano e da cui ricevere una carezza in queste notti solitarie. Mi sento che qualcosa si è spezzato, per sempre dentro di me. Sento che mai incontrerò il mio compagno di vita. Mai ne ho avuto una certezza come questa, insieme al fatto che mai avrò una figlia. Lo sento con la consapevolezza e la serenità. Non come un fatto ineluttabile, ma come una scelta dettata dagli eventi passati. Non è chiusura: ma una scelta di vita. Questo non vuol dire chiudere con l’amore.L’idea dell’amore mi accompagnerà per tutta la vita. E’ con qualcosa altro che ho chiuso. Non sono più curiosa di conoscere per fermarmi. Lo so è un discorso scombussolato. Mai ho sentito la vita tanto intensamente come adesso. Potrei avere dalla vita tutto quello che voglio: lo sento. Mia cara mamma, sei stata e sei la persona più importante che ho conosciuto, la più intelligente. E anche tu papà, sei stato un esempio di correttezza morale e di saggezza antica. Siete in assoluto le persone più care che ho al mondo. Quella che sono è merito vostro, La libertà l’ho respirata nelle vostre stesse scelte: prima i valori e poi l’economia. La tua cultura papà e i tuoi saggi consigli: lo so, mi vorresti accanto ad un uomo: però davvero ho chiuso con il gettarmi via in storie stupide. Ho capito che stavo perdendo tempo e che rovinavo qualcosa. E’ difficile trovare un bell’uomo. Ma mi sento bene e davvero non ti devi preoccupare di niente. Ho voglia davvero di vedervi. Ora incominciate a mancarmi. Venite qui voi. Voglio che conosciate l’Avana, che capiate questo mio desiderio. E’ importante per me. Voglio che vediate dove vive, lavora e sogna vostra figlia. Cuba vale davvero la pena. E’ un paese che merita di essere conosciuto prima della perdita definitiva di tutti i valori. Vi voglio qui. E’ importante. Io lì a spiegarvi come mi sento qui? Dai un piccolo sforzo... vi voglio veramente bene.
31 agosto
Compleanno di Maria Luisa Lafita. Musica cubana e parole in versi di Pablo Neruda... quelle cose magiche che non succedono in tutto il mondo. Come quando incontri un jazzista meraviglioso in un anonimo pomeriggio musicale. E per cinque pesos ascolti veri artisti.
Maria Luisa e i suoi 88 anni. Una vita e un’allegria conservate ancora troppo bene. Accanto a lei intellettuali, persone semplici. La bella Cuba di cui uno si innamora. E che ti attrae perché racchiude una verità semplice e profonda. Come il cantante Rolando, detto il Muso, che sembra in apparenza solo uno che si occupa di musica e ti parla di politica e tu capisci Cuba di più che se non leggessi trattati di economia e di sociopolitica..
3 settembre
Quante cose... arrivano e se ne vanno Enrico e Patrizia.Conoscenza con il Muso, il sonero più misterioso dell’Avana. Notti insonni per il caldo ( e non solo). Di nuovo albe che ti accolgono solitaria. Parole per non morire e corpi a cui attaccarsi per toglierti di dosso stanchezze antiche. Sempre sola e inutile. Sono sicuramente forte più della media delle persone: è la solitudine. Uno in realtà è debole per gli altri non per se stesso. Una madre si sente debole e indifesa perché si estende al di là del suo corpo, in territori altrui che non sono necessariamente controllabili. Quando invece tutto il male è circoscrivibile solo al tuo corpo, tutto è molto più controllabile. Ma un giorno riuscirò ad innamorarmi per sempre? A chiudere con i sogni dell’adolescenza. Non sopporto i tempi di Enrico e poi è brutto fisicamente. Lento e con quelle testa sempre protesa avanti e in posizione bassa. Per non parlare di come mangia.. Ho bisogno di bellezza oppure, mi accorgo guardando il corpo del mio ultimo amante, di vite non strozzate. Vite vissute. Ecco,poter dire alla fine della propria vita Confesso che ho vissuto.
E’ anche la bellezza con cui uno costruisce la propria vita che mi attrae. Il cappello indossato epr nascondere la incpiente calvizie che diventa però un modo per rinnnovare la tua figura.
Caldo quasi insopportabile. I colori del cielo al tramonto sono incantevoli. Musica e io qui persa in un buco di un’isola. E quando non sarò più giovane?
Proposta del Cesare: facciamo una figlia. E io replico divertita Tu non mi sposi ma mi dai il tuo bello spermatozoo. E poi Luis che dice e non dice. Chissà...Perché non riesco a fermarmi. E quando voglio io, gli altri sono più intelligenti e mi lasciano andare via..

Il nuovo professore Giampietro, lettore dell’Università all?Avana, non capisce ancora niente. Perché ha cuore, orecchie e cervello in Italia. E’ una bella persona e pernso che Cuba ancora una volta riceve un buon dono.
Il suo pupazzo mi guarda un po' triste. Conserva la poesia di Carilda che suona pressapoco così:

Ti cancellerò
TI cancellerò con una spugna di aceto
con un poco di schifo,
Ti cancellerò con una lacrima importante o un gesto svergognato
Ti cancellerò leggendo metafisica
con un colpo di telefono o con l’addio
che offro alla cenere
con un colpo di tosse o un minuto paonazzo
Ti cancellerò con il vino dei pazzi, strappandomi via questi occhi;
con un maschio messo dentro di me
Ti cancellerò con giochi innocenti
con la vita o con la morte
anche se dovessi diventare monaca o puttana.

5 settembre
Di nuovo riconosco i segni della passione. Del turbamento. La malattia ti invade a poco a pcco. Non è il suo corpo, è di nuovo come sempre la ricerca del corpo ideale. Lui quando suona e canta, con il suo cappello e la sua risata ricca e profonda è affascinante. Quando lo vedi nella sua casa, assume le pose di un’altra persona. Muto, si chiude come un riccio. Come se vivesse solo lì sul palco. Me ne vado via presto per un impegno, e lui si arrabbia. Poi è una porta che non si apre in una domenica triste e solitaria. La fine. E tutto si brucia sempre tutto in fretta. Troppo. La mia vita sta diventando una ferita dopo l’altra..
Adesso mi fermo e penso un po'.
7 settembre
C’è un cielo certi giorni all’Avana, come oggi ad esempio, che ti riempie di nostalgia. Non sono ancora pronta ad andare via. Ma forse mi devo preparare.
8 settembre
Riflessi della mia vita nelle poesie di Constantino Kavafis..
così, quasi per caso apro il libro delle sue poesie a pagina 41. Eccomi lì descritta nei suoi versi. Troppa letteratura. Come dice Tina Modotti.. metto troppa letteratura nella mia vita.. Quando aprirò gli occhi per bruciarmi nella vita?

Andai
Non volli lacci. Andai senza risparmio.
Ai piaceri, quelli reali
e quelli che turbinavano nella mia mente
andai nella notte lucente.
E mi dissetai con i vini più gagliardi,
quelli che bevono gli arditi del piacere.

Un chilo di carne costa 500.000 lire!

La storia di uno stipendio medio di 200 pesos a Cuba e di due milioni in Italia...
L’entrata al cinema costa 1 pesos: su uno stipendio di 200 pesos è come se costasse 10.000 lire (come da noi). Una bottiglia di olio costa 2,50 dollari (circa 45 pesos): come se da moi costasse 25.000 lire. Un chilo di carne costa 50 pesos, l’equivalente di 500.000 lire. Ma allora come fanno?
Riso e fagioli, acqua e zucchero, niente libri, guai se si rompono le scarpe... e la caccia forsennata allo straniero e al dollaro. Se non fai così, dimagrisci spaventosamente...
Chi non inventa? Muore di fame. Un popolo affamato ma dignitoso. Che retorica. Dove è la dignita delle ragazze agli angoli delle strade? Dove è la dignità dell’ennesimo uomo che ti si avvicina per i soldi?
Queste considerazioni vanno bene ma come è possibile che il Mercoledì l’UNEAC è sempre pieno di gente cubana che beve birra in dollari.
C’è un economia ufficiale espressa dai salari dei lavoratori che non è reale, ma virtuale. E c’è poi il mercato sommerso dei dollari. L’economia reale. Tutto in questo momento si compra con i dollari. Con prezzi a volte superiori ai nostri. E qui c’è un inflazione da capogiro. Come si resiste? Hanno introdotto nei posti di lavoro, in via sperimentale, una differenziazione dei salari in base alle capacità lavorative. La piramide rovesciata: in cima i tassisti, gli affittacamere, i portieri d’albergo, i facchini, le cameriere, i venditori di pizza e bibite; e in basso i medici, gli insegnanti, i professori, gli ingegneri, gli architetti, i professionali, gli intellettuali. Cosa può venire fuori di buono da questo paese. Niente. In giro la corruzione più sottile e meschina. Che non è quelle dei miliardi. Ma quella di 1700 lire, l’equivalente di un dollaro. Pronti per una manciata di dollari a imbrogliarti, a venderti tutto. Le ragazze agli angoli delle strade... Cosa vuoi? Portami con te. In qualunque posto ma lontanto da qui. Via da questo schifo.
Io che voglio legare la mia sorte con i poveri della terra non sopporto le due compañeras che vengono a lavarmi le lenzuola. Così povere, meschine, piagnucolose. Il volto brutto della miseria. A noi turisti...al diavolo, quel noi. A me piace il volto decadente della tristezza. Quell’osservare da lontano i volti delle donne e degli uomini agli angoli delle strade, o entrare in una casa di cartoni costruita in cima a una terrazza e respirare per una notte l’ebbrezza di mischiarti con la povertà. Per poi scappare alle prime luci dell’alba e tornare nella tua stanza e vedere le foglie della palma che ondeggiano alla brezza del mattino luminoso.
Non ci capisco niente. Il bambino chiede latte e la mamma dice che non c’è... acqua e zucchero... un buon surrogato. Ma non ci sono soldi? Però il ron di sette anni è sulla tavola. Cesar, bellissimo come Antonio Banderas, mi ronzi attorno per respirare l’aria straniera. Capisco tutto e non mi arrabbio più. Ma allora se l’incanto e la magia sono stati scoperti... io cosa ci faccio ancora qui? L’incanto riprende solo per un cielo al tramonto o per le conversazioni con Maria Luisa Lafita?
Non leggo giornali, non mi occupo di politica, non so cosa accade nel mondo... a volte mi chiedevo, quando andavo in montagna l’estate, come si potesse vivere senza ricevere notizie dal mondo..Bene, da un anno e mezzo non seguo le notizie del mondo. Solo saltuariamente vengo informata di un attentato, dell’inizio di una guerra, di borse che crollano e di una Russia agli sgoccioli. La mia vita segue ignara di tutto. Mi dicevo..immaginava quando accade una rivoluzione, cosa cambia in quel villaggio sperduto, cosa cambia negli estremi lembi del mondo. Qualcosa di impercettibile. Niente.



Mia cara mamma,
mi accennavi nella lettera a un contributo per una casa. Comprare qualcosa qui è molto difficile e i prezzi sono alti. E poi non siamo persone per grandi progetti materiali. Si trova qualcosa di meno caro in zone meno centrali ma più brutte. Provo a farti la mia proposta: la casa dove io vivo è veramente bella. Non so se il video ha reso giustizia di questo posto. La mia camera che si apre sulla terrazza è incantevole: la mattina quando vedo il gatto che entra strusciando, e i colori del giorno si dipingono lontano, passando dal giallo al rosso e poi all’azzurro, mi sembra di avere trovato il mio spazio su questo mondo tanto ostile. La terrazza è piacevole, apre sul verde di un giardino. Il resto della casa è altrettanto bello ma in condizioni pietose. Il soffitto sta cadendo dappertutto, la casa non viene dipinta da quaranta anni. I pavimenti sono bellissimi. Penso solo come la sistemeresti tu, se fossi qui. La mia zona della casa è la più bella anche se sul bel tavolo di legno cadono ogni giorno pezzi di calcinacci.
La madre, Alicia, ha i soldi ma è avara (e ormai si è abituata alla sporcizia). Il figlio è un bravo ragazzo: con me ha uno speciale rapporto di tenerezza e chissà.... Sono due brave persone, oneste. Il figlio pur non avendo molti soldi, è generoso e spendaccione come se fosse ricco. Si comporta da vero signore, quando usciamo. Il Sabato siamo soliti andare ad ascoltare in una villa meravigliosa musica cubana (se vieni, ci andremo...) Lui vorrebbe aggiustarla ma non ha il denaro sufficiente ( e non conosce la parola risparmio). Qual è la mia proposta? Con 1500 USD ( poco meno di tre milioni) si potrebbe aggiustare il soffitto, dipingere le pareti e le finestre, lucidare i pavimenti. E rendere questa casa bella e accogliente: io gli farei la proposta di lasciarmi nella mia parte di casa al modico prezzo di 100 dollari, se volessi continuare a vivere qui. Nel caso me ne vada, avere sempre la possibilità di ritornare io o qualcuno della famiglia fino a scontare il prezzo. Che te ne sembra?
Monica e Sebastiano possono parlarti della casa. Fammi sapere.
Cerca di venire a novembre, per piacere.
10 settembre
Un cane buffo si trascina nell’Avana vecchia.. sembra un vecchio signore decaduto vestito con un lacero e consumato frac. Spuntano barba e peli da molto tempo incolti...gli animali, in particolare i cani, sono proprio malconci in un paese povero...cammina qua e la, senza meta, in cerca di due braccia che lo raccolgano. Ci dice... sono qua, non lasciarmi solo. Eppure non si può raccogliere tutto e tutti. Che sofferenza... quale sorte lo attende domani? Sicuro una fine lenta e agonizzante. Come quell’altro cane che è sdraiato e non ce la fa a camminare e qualcuno gli mette vicino un po' di cibo che non riesce nemmeno a mangiare. No es facil - come dicono tutti qui a Cuba.

Proibiscono di vendere i mobili prodotti in modo artigianale e allora si forma una rete sotterranea di vendita. Ci sono illogicità che non capisci. E vieni trascinata in tre case che fungono da sale espositive con signore dall’aria trasognata che guardano sfilare questi compratori annoiati.

Piove sulla notizia dei sei dissidenti arrestati. La giornalista italiana afferma che stavano illegamente facendo uscire gente dal paese. Beata lei che ci crede alle menzogne del regime. Lei che con trenta dollari ha una cameriera per otto ore al giorno. Alla fine uno elogia il sistema che li conviene. Lei che sostiene che in questo paese si può vivere con duecento pesos. Si sopravvive. Ma l’uomo è sopravvissuto anche nei lager. Amo questa terra ma ne sono fuori. La guardo come uno spettacolo di decadenza. Una spagnola di origine napoletana ha detto che io sto vivendo in modo letterario. E’ vero. Come mi diceva sempre Marco. Che rideva tanto quando io gli raccontavo le trame dei libri che stavo leggendo. Un giorno gli chiesi il perché. E lui mi disse... perché tu non leggi, tu vivi i tuoi libri. Non era uno stupido lui.
Tu sei la protagonsta del tuo migliore libro - mi ha detto Patrizia che vive a Barcellona e mi ha detto che prima di fermarmi devo conoscere questa città. Fermarmi? Io?
Mi ha chiamata Giancarlo, quello della libreria perché dice che ci sono delle possibilità a scuola.Vedremo. E’ anche il periodo... come posso arrivare dal sole tropicale all’autunno milanese di un ottobre grigio.

Cara mamma,
ricevo la tua lettera del 17 agosto. Con la cartolina del Malecon spagnolo. E’ la terra da dove partivano per il nuovo mondo.. cioé per Cuba. Sì, il Malecon potrebbe essere così se avessero lasciato vivere e non soffocato questo popolo. In realtà visto da lontano è bellissimo, le costruzioni sono molto simili. Ma visto da vicino sembra un territorio bombardato.
Mi sento fuori e dentro questo paese. E’ una sensazione strana. Ho iniziato un’altra traduzione per una casa editrice. Un mio alunno, che è stato in Italia mi sta promuovendo in tutte le case editrici. E’ una brava persona, sui cinquant’anni. Colto e intelligente, traduttore di inglese. Innamorato cotto e perdutamente della sua insegnante.

L’amore è uno dei sentimenti più dolorosi che possiamo provare. Di solito, dà più pene che gioie. Primo, perché è una specie di malattia. Secondo, perché anche quando è corrisposto trova sempre una modo per danneggiare chi lo prova. Perlomeno questa è la mia esperienza. Ora tu prendi quest’uomo. è completamente fuori di testa. Mi scrive poesie, se potesse mi aiuterebbe in mille modi. Io ho parlato molto chiaro con lui ma non c’è verso che lui capisca e si metta l’anima in pace ( altra cosa, ovviamente io non solo non ne sono innamorata ma anche lo giudico un po' noioso, etc...). L’amore... vorrei riuscire a farne a meno. riuscire a riconoscerne i segni e imparare a sfuggire alle sue trappole. Non è facile. Questa frase No es facil - è la frase più ripetuta a Cuba.
La mia gatta/o è stesa sul letto. E’sempre più simpatica. Tutti dicono che è innamorata di me. Mi segue silenziosamente. Chissà perché gli animali vogliono sempre essere dove stiamo noi umani. Vado in cucina e arriva e si stende sul pavimento. Poi torno in camera mia, e lei tranquilla e pigra si stende sul pavimento. Anzi predilige i miei vestiti e le mie scarpe. Il problema è che a volte mi sposto troppo velocemente e allora lei decide di mettersi sdraiata nel soggiorno, che è la stanza di passaggio, e aspettare dove io decida di fermarmi.
La mia solitudine... è una buona difesa dall’esterno. Ho finito la sciamana, è uno strano libro (me l’hai mandato tu) con un pizzico di anticomunismo che visti i tempi non guasta mai. Ho letto alcuni numeri del Corriere... che notizie ridicole. Ha smesso di piovere e il cielo ora ha gradazioni dal grigio scuro al grigio perla. Vado al mare? Si. non abbastanza come vorrei. Ora capisco, quando vivi vicino al mare non ci vai quasi mai. Chissà perché... Il problema che qui è così bello il tempo che te lo godi anche dalla stanza. Mi accorgo che sto spesso in casa. Stasera vado al cinema a vedere un film su Evita Peron, non quello fatto da Madonna ma da un regista argentino.
Mi parli di papà non in termini entusiastici...però spero siano stati dei giorni piacevoli.
Giancarlo è arrivato e ripartirà tra alcuni giorni (i biglietti sembra glieli regalino), non mi ha portato nessuna buona notizia. Non mi aspettavo veramente niente di buono da lui. Ho deciso di diminuire le mie attività (solo un corso che è già iniziato, il cinema e un seminario di letteratura) perché mi sembra ridicolo lavorare un altro anno gratis. Sto seriamente maturando l’idea di tornare a casa, anche se questo non significa fermarmi in Italia. Sto pensando di fare domanda per andare a lavorare in qualche ONG, sono organizzazioni di aiuto ai paesi del terzo mondo: danno pochi soldi ma tanto ricca non diventerò in questa vita. Sento una grande tristezza a pensare al mio ritorno...ma sono i soliti discorsi e non voglio più ripeterli. Per piacere, non mandare soldi. La mia cassa personale è ancora in attivo, circa 600 dollari (in più ho da parte i vostri soldi, cioè 1000 dollari e l’ultimo milione arrivato con Enrico) Vestiti.. questi sono utili e preziosi. Qui non si può comprare niente di qualità. Non ne ho bisogno urgente ma è per rinnovare un po' il guardaroba. Soprattutto indumenti freschi e bianchi (qui sono comodissimi quei pantaloni larghi, di tessuto leggero). Tu conosci i miei gusti. E se ti è possibile un paio di sandali tipo channel..il tacco deve essere medio perché con il calore che fa non riesco a portare scarpe basse e poi a stare molto in piedi stancano meno. Ma non impazzire.
Ti rinnovo l’invito a venire.
Stefania mi ha detto che si sposa in marzo..mi sembra meglio che non in ottobre. Chissà che non si sposino insieme con Monica. A papà ho detto ( o a te? Non ricordo...) che io arrivo con un mulatto.. ora immagino che pensieri si è fatto. Ovviamente è uno scherzo.

Il film su Eva Peron è interessante. Se mi trovi una biografia su di lei, mi piacerebbe che me la mandassi. Mi ha ricordata te. L’attrice, intendo dire. Il viso soprattutto e l’acconciatura dei capelli. Biondi e sempre raccolti elegantemente.... a volte i ricordi... ora mi è venuto in mente (roba di 18 anni fa...) quando Fabio di Roma ti fece i complimenti per la tua pettinatura una sera seduti nella mitica piazza di Roccella. Quasi venti anni fa... incredibile. E noi ricordiamo tutto. I computer sono una modesta imitazione delle nostre capacità intellettive.
Bene torniamo ad Eva. Muore a 33 anni di cancro. Ed è un misto tra Mussolini, Fidel e la Pasionaria. In America Latina c’è un termine, caudillismo, per indicare quel fenomeno di personalizzazione della politica, di instaurazione di un rapporto diretto e privilegiato tra il governante e il popolo. Qualcosa di simile c’è qui con il nostro Fidel.
E’ non a caso un fenomeno di destra e di sinistra. Peron introdusse in Argentina profonde modifiche sociali a favore della classe lavoratrice. In un modo paternalistico, però. Eliminando la stampa, etc... E’ interessante. La democrazia quando si ha fame e c’è tensione sociale non esiste. La
democrazia è soprattutto mediazione di conflitti sociali. Puoi mediare quando non è un costo troppo alto questa mediazione. Altrimenti sfocia nella guerra. Tu immagini gli italiani che fanno la guerra perché aumentano le tasse? Brontolano però vivono bene e non sono disposti a perdere la loro tranquillità. Chi non ha da perdere niente mette in gioco tutto. Di queste cose discorro a colazione con il nuovo professore che insegnerà all’Università mandato dal Ministero degli Esteri. E’ un uomo simpatico e in gamba. Di sinistra, ovviamente. Per ora ha affittato una stanza dove vivo io. Ma ha già trovato una stupenda villetta dove vivere in un quartiere residenziale. Sposato con figlia adottiva. E’ la prima volta che viene all’Avana che a poco a poco lo sta innamorando.
Speriamo bene.
Io sto bene, Molto bene. I tuoi consigli sul mangiare mi fanno ridere.
Mi telefoni e sono felice di sentirti. Sei una carica di energia positiva.


12 settembre 1998
Dare la pelle ai porci è un’operazione inutile e costosa Perché gli uomini non si innamorano di me? Gli piaccio ma non si innamorano di me. Sento una solitudine infinita. Spero di imparare ogni giorno qualcosa di più dalla vita e invece cado sempre puntualmente negli errori del passato. Devo imparare e non ne sono capace. Non sono capace ad amare. Forse, e di conseguenza, gli uomini non si innamorano. Un gesto d’amore. Questa sera sarò allegra e sufficientemente ubriaca.
14 settembre
Cesar che cosa vuoi? Hai gli occhi che ridono. Mi guardano e ridono. Ti racconto dei miei tre desideri. E tu non capisci. Mi guardi e io distratta allungo lo sguardo al di là di te. Lui passa a salutare. E poi il cuba libre, troppo, che scorre via veloce. Scale impossibili da salire, un abbandonarsi sul letto sfatta. E poi la sua telefonata e la mia durezza.
Ora un ritardo, speriamo.
Il cielo è grigio. L’Avana senza sole è strana. Sembra un film in bianco e nero.
Per me prima esisteva un solo tipo di scarafaggio e mi faceva schifo, anzi paura. Oggi so che ne esistono di varie specie e ho imparato a conviverci. La mia cucina è una dependance del quartiere generale degli scarafaggi, la seconda cucina della casa. Di là camminano e crescono praticamente indisturbati, da me la vita gli è resa relativamente difficile ma non troppo. Sono discreti: di giorno non si fanno vedere, compaiono la sera, dopo la cena. Ti accorgi della loro presenza se vai a prenderti un bicchiere d’acqua dopo la mezzanotte. Allora è un correre rapido di gambette e corpi marrone scuro all’impazzata. E se prima innoridivo, oggi sciacquo il bicchiere e schiaccio sotto il piede il povero malcapitato che nella sua fuga si è ritrovato sotto la mia scarpa. Ovviamente, non camminerei mai a piedi nudi.
Quello che mi fa paura è proprio il loro guizzo veloce. La mattina sono scomparsi. Di loro rimangono tracce ed odori.
Così anche le formiche. Mai viste tante tutte insieme intorno a un avanzo de cibo del gatto. Ma loro mi sono simpatiche e basta togliere di mezzo l’oggetto dei loro desideri perché spariscano rapide.
Sempre di più vedi mendicanti che camminano per la strada e rovistano nei rifiuti in cerca di qualcosa. Distolgo lo sguardo perché non voglio vedere. A cosa serve? Sono i poveri di sempre, i senza volto di tutti i secoli. Quale progresso se ancora dopo seimila anni di civiltà un uomo ha fame. Cuba sta scendendo inesorabilmente nell’inferno delle altre nazioni povere del suo continente.
Tradurre il discorso di Fidel all’Università di...

Musica del film The piano. Dolce e melanconica. Cuba sta indurendo la mia solitudine. O la sta addolcendo? Quanto sono cambiata? Mi sembra a volte di essere sempre la stessa. Anzi di peggiorare. Sto leggendo un libro Il coraggio del pettirosso, non so ancora se mi piace.A tratti mi annoia. A tratti mi entusiasma.
Mi auguro solo che i sintomi che sento siano quelli delle mestruazioni. Sarebbe un perfido scherzo del destino.
Giuro che se sono incinta tengo la mia bambina.
Di nome Marisol. Impossibile che nasca maschio.
15 settembre
clima meraviglioso. Asciutto e fresco. Mi sento bene. Notte stupenda nelle braccia del cantante. Lui viene a prendermi con cappello e bastone e io lo accolgo con un sorriso grande. Poi via veloce tornare a casa. E camminare in strada assaporando il calore delle sua mani e delle sue labbra. Il vento spazza veloce le nuvole e se ne vanno i cattivi pensieri.


16 settembre
Vivo nella letteratura e se i segnali non sono casuali...Vivo la mia storia scritta da me stessa. Parlo sola. Perché la letteratura non riproduce la vita ma solo bagliori di vita vissuta. Perché quando leggo certe vite mi ritrovo e quando mi volto a cercare i segni nella mia vita c’è solo tanta solitudine???
Da dove nella letteratura si tirano fuori immagini e pensieri che non ci sono nella vita reale?? Perché questo inganno? Ha ragione Platone. E’ tutta una bugia l’arte. Una mistificazione.
E’ ritornato il caldo afoso e umido. Di nuovo dopo due giorni freschi e autunnali.

( da Il coraggio del pettirosso di Maurizio Maggiani)

Ora dorma, ma prima no: prima facevamo l’amore.
Gran bella cosa è l’amore: è l’unica vera sosta del vivere che l’umanità conosca; è un attimo di pausa prezioso che ognuno può permettersi; chiunque tu sia, qualunque cosa tu faccia. Mentre facevamo l’amore ho avuto modo di osservare il suo ventre. Non ho dubbi: nel bel mezzo della sua pancia è cresciuta una rotondità estranea, una cupoletta di tenera ciccia, una prominenza del ventre che ha l’aspetto di un nascondiglio; come se, non so, ci tenesse nascosto un porcellino d’India, lì, dentro di sé. A questo punto, con la confusione che ho in testa, io non so fare più nessun tipo di calcolo, tantomeno quelli che servirebbero per stabilire, ad esempio, se Fatiha è gravida di me: sono successe troppo cose in questi mesi.
Quindi, nel caso che si trattasse di un bambino, non potrei dire se è stato concepito da me o da un altro. Temo che non sia comunque una cosa che interessi Fatiha. Quella è capace di andarsene anche domani se aspetta un figlio mio, oppure di restare per un qualunque motivo suo. Io vorrei tanto che restasse, a costo di preparare cibo per tre fino al resto dei miei giorni. Cos’è che mangia un bambino, a proposito? Dico, a parte il latte di sua madre; prima o poi finirà, o no?
Mi pare sinceramente che a questo punto tutto possa funzionare in qualche modo, che ogni strada stia per arrivare alla sua meta e ogni cosa acquisti finalmente un suo senso.

Doveva costruire un libro lei: un duro lavoro da svolgere con pazienza nel chiuso di una stanza per giorni e mesi, e un figlio sarebbe stato il suo allegro riposo.
25 settembre
Arriva l’urugano. O meglio quello che accompagna lontano un urugano. Pioggia e vento, cielo grigio e nuvole che vanno veloci.
Acqua improvvisa ci sorprende mentre stiamo cenando sulla terrazza. E Fidel in televisione interroga l’esperto per spiegare in realtà lui quali sono le reali conseguenze di questo evento. Dell’urugano gli piace soprattutto l’acqua che porta e che risolverà i gravi problemi di siccità del paese.

Felicità di sentirmi una mamma gatto. Ho intuito per approssimazione cosa significa essere una mamma. Una sensazione dolcissima, un misto di stanchezza e felicità. Il “bambino” anzi i gatti bambini sono due minuscoli esseri abbondonati in mezzo alla strada. Hanno ancora gli occhi chiusi ma hanno una voce acuta. Non dormo per tre notti, accudendo ora l’uno ora l’altro. Mi sento stanca ma soddisfatta. Poi uno trova una buova sistemazione (dietro un mio compenso in denaro) e l’altro continua a farmi sentire necessaria e utile. Mangia e dorme. Quando si sveglia cerca disperatamente il biberon e poi si calma, con un’espressione tranquilla. Proprio come fa un bambino. E quando lui si calma con la pancia piena di latte, tu ti senti piena di tenerezza. Ieri mi ha fissata a lungo e ho avuto l’impressione che fosse riconoscente delle mie cure e attenzioni. L’ho chiamato Marcos, ma il vero nome spetta a Judith, la bimba del professsore. Lui prenderà il gattino quando sarà in grado di camminare e mangiare da solo.

Ci sono stati momenti, le tre di notte, che avrei voluto mangiarli!!! Lui mi guardava e sospirava. Fumava e mi guardava tra il fumo distesa per terra ad allattare i piccoli divoratori di latte. Come è andata la notte? Elegante!! Mi ha risposto. Ora è lontano da me e io sono con il mio piccolo. Tina è gelosa: ogni tanto si avvicina e lo morsica tra i denti dolcemente. E’ un gatto e non deve avere molto istinto materno. Sono contenta di questa esperienza. Penso che tra una madre e un figlio si crei un rapporto privilegiato e unico. Quando lui beve dal tuo seno, si instaura un legame che va al di là del bisogno. E’ dare senza chiedere nulla in cambio. Se gli uomini provassero questa sensazione, sarebbero meno stupidi. Ho capito che la maternità ti restituisce una dimensione di tempi dettati dalle sue esigenze e ti offre delle soste durante la giornata solo quando dorme. Lui dorme e tu recuperi energie. Il tempo di scrivere un libro. Come dice Maurizio Maggiani nel Coraggio del Pettirosso..
26 settembre - tra sabato e domenica
Non andare a letto, mi sento solo, rimani ancora un po' con me?
Voi avrete una bambina? Sì...
Mi piace la mela, due mele....
Vuoi il caffé? (alle due di notte..)
Devo dare il latte al mio gatto, andiamo lì da me vieni...
poi un bacio stentato e innocente, due corpi che si abbracciano senza voglia e con molto stupore. Stupore?
La stranezza di vederlo dormire nel mio letto. Cambiare letto, da te, da me, nell’altra stanza...Poi a poco a poco la passione arriva...
Ragazza.... - e mi perdo. Me desordeno, amor, me desordeno
L’uomo della mia vita o solo l’ennesima passione? A te, solo a te, la risposta. La mia ultima passione si brucia in fretta...
Ma ti mancherò, Rolando, ti mancherò e ti brucerà. Ma a me hai già rinunziato tanto tempo fa. Quando di tutta risposta al complimento di un amico, hai scostato il braccio e mi hai allontanata per sempre.
Delfina non soffrire, ma la vita per essere vissuta bene ha bisogno di un bel corpo.


10 ottobre 1998

Cuba è...
la mano di un vecchio che mi aiuta a scendere dall’autobus
un sorriso e la voce di un bimbo che ti inseguono per giocare per strada
Il mio gattino quando mangia e dorme che sembra un bambino
il colibrì che arriva la mattina o nel pomeriggio nella terrazza
i corpi amati
la luce alle otto del mattino
la cornice ideale della mia solitidine

Cuba è...
la cornice ideale della mia solitudine

Cosa fare con Luis?
Amarlo o lasciarlo andare via. Non mi sento bene. Sempre questo problema di inappartenenza. Di essere inappagata. Di incomunicabilità. di malessere. Voglio stare sola e alleviare la mia solitudine con colpi di vita. Per questo va bene il Muso.
Oggi dopo quindici giorni è finita.
Dentro. Poi fuori può continuare ancora per un po'. Basta.

Tropico del cancro e Cuba... c’entrerà qualcosa tra me e Cuba il mio ascendente zodiacale?
14 ottobre
Retata di prostitute e protettori. La mia Avana tra polizia corrotta, donne violentate...la violenza sessuale esplode a ripagare dell’alienazione quotidiana. Come al solito, a pagare prima le conseguenze siamo noi donne.
Io vivo nella mia letteratura. Che sta diventando il mio mondo.
(dal manifesto del 9 ottobre 1998)
Premio nobel della letteratura allo scrittore portoghese Saramago, José Saramago. Il suo prossimo libro “fatti portare dal bambino che eri”. Ossia, riconquista l’innocenza dello sguardo prima che l’indifferenza e il disincanto che governano le relazioni tra gli uomini occupino stabilmente il campo della visione rendendoci ciechi.
La responsabilità che lo sguardo della finzione letteraria deve portare in dote alla realtà.
Mai lo sentiamo sedotto dall’idea che la verità della letteratura dimori nella letteratura medesima, che il segno sia sufficiente al segno stesso (Borges e Calvino, una letteratura che adora se stessa, quale residuo di un mondo che non c’è o non c’è più, ridotto a spettro digitale o bidimensionale).
Lo sentiamo un compagno per il fatto che è persuaso del contrario: del fatto che esista, purtroppo o per fortuna, il mondo a tre dimensioni, che ci siano uomini in carne e ossa col portato di sudore e sangue che ne incide la storia individuale e collettiva. Del fatto che prima esistano la terra e gli uomini e solo di conseguenza la letteratura. ci si può sentire finalmente ricompensati.
In epoca di minimalismo egli parla di massimalismo. Saramago sa che si viene al mondo nel totale disordine di storia e natura, che l’essere gettati nel mondo non solo è la condizione di ognuno ma la metafisica dell’immobilità sociale, l’alibi di chi rimane sopra negando destino e parola a chi urla inascoltato, da sotto e da fuori.
Ogni vita è originale, irripetibile e dunque sacra. Il tesoro di una vita può appena consistere in un incontro, un’infatuazione, una delusione, qualche sorriso, qualche lacrima. Sono un comunista che è naufragato e che sta lottando per arrivare a un nuovo porto dove poter costruire una nuova barca. Ma lo scafo è ancora buono. Perché lì sono i principi di liberazione dell’uomo.
18 ottobre 1998
Il gattino sta veramente male. e anch’io non mi sento molto bene. Che fare?
Non morire per favore. Non essere neanche capace di essere una mamma-gatto! No, per favore, Obatalà e tutti i santi di questa benedetta Cuba. Non portatevi via anche questo.
Con Luis non va. Come non va con nessuno Come non è mai andata con nessuno. Non importa, preferisco la mia solitudine e scrivere. Arriva l’email di Ercole..scrivi, mi dice. Già, ma non so fare nemmemo questo.
Ieri sera giro per Casablanca.. la Cuba povera ma sana. Ci sono strade simili in tutto il mondo...in tutto il sud del mondo. A scuola sono annoiata. C’è qualcosa nel gruppo che non mi piace. Io non mi preparo molto bene e loro non mi rispondono. Che sarà?
Questa mattina il colore del cielo e del mare erano innocenti.
21 ottobre
Muore alle quattro di notte. Tra le mie lacrime e il suo respiro affannoso. Non sono riuscita a essere una buona mamma fino in fondo. Si lamentava forte e io ho tentato di dargli da bere un po' di acqua. Non riusciva a respirare bene. Così fragilmente sei passato in questa vita. I lamenti che mi avevano attirata ora erano tornati per dimostrare al mondo il tuo dolore. E io impotente a guardarti e non sapere che fare. Diventi sempre più freddo e non ti volti più quando ti chiamo. La morte così vicina e ho avuto paura. Così freddo...la morte è brutta e fredda. Il tuo corpicino senza vita quando solo pochi giorni fa camminavi veloce tra la cucina e la mia stanza affamato. Non sono stata capace di farti vivere. Marcos, Lucky, gatto senza nome... ora sei avvolto in uno straccetto di seta sotto terra. Sono stanca e triste, mi sento inutile e sola. E’ ora di tornare da qualche parte.



27 ottobre 1998
L’amore arriva.
Delicato e tenero come l’inverno cubano.
Ti amo.... me lo dice serio dopo aver fatto l’amore.
Sarà tutto per sempre o è solo ancora una volta l’illusione di una notte?

Il Muso viene e io mi sento persa.
Me desordeno, amor, me desordeno...
Mi perdo nel suo sguardo ma le sue parole non giungono fino a me. Si sono rotte nella sua assenza. Come sono cambiata. Leggo il suo dolore nello sguardo e non lo sopporto. Ma so che devo pensare a lui in certi momenti... l’attrazione di quello che non hai, del proibito. Il Muso è la mia pazzia. E’ l’energia e il desiderio. Due immagini non dimenticherò mai: quando mi sorride dalla finestra e quando mi aspetta alle due di notte in strada. Le porterò sempre dentro di me. Insieme con le sue canzoni e il suo sorriso beffardo. La sua sicurezza di uomo che innamora.
Luis è dolce e riunisce molto dei miei uomini passati.
Traducendo Brecth di Franco Fortini
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascolatavo morire
la parola di un poeta mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
Primo novembre 1998
Primo scippo in vita mia. Per strada, in un calda giornata di sole. Due ragazzi in moto decidono di portarsi via una manciata di dollari, i miei occhiali, la foto di Luis, il mio permesso di lavoro, e la mia borsa, un regalo di Enrico. Se... così è il destino. Oggi loro si sono svegliati per incontrarmi... non possiamo sfuggire al destino. Ieri sera si rompe la lampada di Aladino della mamma... un brutto segnale. Comportati bene. Che voglia di seguire la sua voce e perdersi e invece me ne vado non voltandomi indietro. Mi canta un bolero che sembra dedicato a me sola. Quanto mi manchi!! Non ti amo ma mi manchi... Sei un incanto ma siamo lontani. Anche tu avrai un piccolo posto nel mio cuore.
Poi il ritorno in una casa solitaria. Lui arriva, ci amiamo, lo sappiamo ma quanto è difficile dirselo.
Il clima è splendido e uno avrebbe voglia di fare tante cose. Così esco, il mercato e i complimenti. Che sgarbata che sono. Devo imparare ad essere più gentile. E sorridere. Ma questa mattina non avevo voglia di sorridere. Avevo voglia di mare. Così continuo a camminare per il Malecon. Mi sdraio e rimango un po' là. Poi non mi piace una bicicletta che continua a girare attorno, così mi alzo e decido di tornare a casa. E poi la moto, un’informazione e l’altro dietro di me...mi sembra molto strano. Lassù qualcuno mi ama. Così esce un signore e si accorge della situazione e si ferma a parlare con loro. Dice loro di andare via ma io che capisco qualcosa quando vedo che se ne vanno tranquilli non ci faccio caso. Il signore non mi dice niente. Ma al successivo incrocio mi aspettano di nuovo e una spinta porta via poche cose in fondo senza valore. La violenza quotidiana della nostra città. Per fortuna l’agenda non era lì. Il bel libro di Reyta finirà in qualche bancarella. Le tue cose che diventano merce di scambio, oggetto di commento... la tua foto finirà in qualche spazzatura. Non importa, c’è sempre una prima volta nella vita.
Avana Avana anche tu con i furti....Le tue lenzuola sono come quelle di tutte le altre città...non sono così bianche come tu pensi...






Le lenzuola dell’Avana non sono bianche
21 novembre 1998
Arriva mia madre. Ed è dolore. Con Luis va e non va. E’ difficile fidarsi. Cresciamo e alziamo le difese. Perdiamo l’innocenza, la fiducia verso gli altri. Il tema del prossimo libro di Saramago. Il tema dell’età adulta. Penso che la maturità è diventare dei grandi vigliacchi. Più si cresce più si ha paura di vivere.


15 dicembre 1998
Mia madre arriva e parte. L’ultimo giorno al mare. Mi raccoglie conchiglie per ricordarmi di lei quando sarà morta. Patetica. Abbiamo parlato poco in profondità. Mette davanti solo il dolore della lontananza. La capisco ma io ho la mia vita. Tutti abbiamo il diritto-dovere di vivere la nostra vita. Anche loro sono andati via di casa, e la storia si ripete con le loro figlie.
In questi giorni di inverno cubano sento per la prima volta una grande nostalgia. Per una terra lontana dove c’è freddo e cielo grigio. Mi avvolge la dolcezza e l’amore di Luis.
La sua comicità mi incanta e piano piano mi abituo alla sua presenza.

9 gennaio
A volte il diario ha dei buchi. Giorni in bianco. Perché? Non accade nulla che valga la pena? Manca il tempo di scrivere perché la vita ci brucia. Capodanno normale con Luis esageratamente geloso. Tra noi prosegue tanto bene che c’è una figlia nostra in arrivo. Era ora:. 34 anni, niente se non tanti desideri. La festa di fine d’anno della Dante è andata bene con un tremendo acquazzone propiziatore.
In questi giorni di inizio anno mi avvolge una stanchezza. Fidel parla in TV e invoca pene severissime fino alla pena di morte per i ladri che entrano in casa. E i ladri del sogno di costruire il socialismo? I ladri delle illusioni di una generazione? Il popolo applaude feroce. E io mi sento altrove. Così parlano i fascisti o le destre di tutto il mondo. O no?
Ma Cuba è altro. Non si appiattisce su un uomo che vuole invece rappresentarla fino alla morte.
Aspetto un autobus che non arriva e come una panacea arriva il cammello. Due efficienti controllori scattano veloci fuori ad ogni fermata per ritirare il denaro per il biglietto. Per evitare inutili code e ritardi. Sono un bianco e un nero. Bellissimi. E’ il mio modo per riconciliarmi con Cuba. La sua gente colorata e viva. Sorridente a dispetto di una vita sempre più dura.

La figlia... il ritardo che si trasforma in certezza davanti al seno che si ingrossa e fa male. Al sapore in bocca amaro e alla stanchezza, a una voglia incessante di dormire.
Luis è felice. Ed ecco che si compie il mio desiderio. Così avrei voluto una figlia. Con un uomo che accosta il suo orecchio alla mia pancia per ascoltare se sente già qualcosa,. E emozionato mi dice che sente glug glug (mio figlio beve già birra?). E’ fin troppo affettuoso per una capricorno. Io sarei per allontanarla ancora una volta per una malinconia di fondo che sento nella mia vita ma mi auguro che prevalgano il sole e l’allegria della vita.
15 gennaio
L’ecografia: più o meno sette settimane (ma sono sicuramente meno...). La conferma di qualcosa che già si sa. Qualche giorno per pensarci ma la decisione questa volta c’è già. Così in modo naturale come sempre è accaduto nella mia vita per le cose importanti. Il piccclo cuore della futura MARISOlL o MARCOS o LUIS MANUEL già batte. Adesso devo solo organizzarmi: nascerà qui perché qui c’è suo padre e solo in questa terra generosa vorrei una figlia. Così il terzo desiderio si compie. Ora devo prendermi il tempo per scrivere un libro. Su Cuba, su Maria Luisa Lafita e su di me. A tre voci. Io parlo sola (a tre voci). Ora devo parlare con mia madre e non sarà facile. Ma alla fine capirà. Entro il 2000 faccio un figlio. Sono una strega e mi spavento quando dico le cose che si avverano. Ma nellla vita si ha solo ciò che si desidera. Una stupidità vera solo al 30%. Immagino mio padre quando sarà costretto a venire a Cuba per vedere il suo primo nipote. Immagino che sarà seguito subito dopo da Stefania. E poi Monica . E la vita continua.

Alcuni brani da Scrittp sul corpo di Jeanette Winterson
Perché è la perdita la misura dell’amore?

Avana, 20 gennaio 1999
40 ° anniversario della rivoluzione cubana
Cari nonni (queridos avuelitos), care zie (queridas tias),
ciao! holà! Chi sono e da dove arrivo?... Dai tre desideri di mia madre (insegnare all’Avana, passeggiare nel Malecon e avere una figlia). Da una volta sul balcone della casa di Abano che tu, nonna, l’hai guardata intensamente e le hai detto “Devi fare un figlio”. Accanto alla mia mamma il piccolo Alessandro al quale stava raccontando una storia. O dall’ultimo libro che lei ha letto che parla di una donna che nel tempo dell’attesa di un figlio scrive un libro. O forse da questo papà che l’altro giorno pensava già di sentire muovermi nella pancia della mamma (a solo sette settimane io me ne sto tranquillo a scrivervi e non penso affatto a muovermi).
Avrei preferito mandarvi un telegramma “Mi chiamo Marisol e, più o meno, a settembre, sarò felice di conoscervi?” Ma.. e se poi sono maschio!!! Che figura. Non avrei iniziato bene la mia venuta in questa terra. E’ che sono d’accordo con la mia mamma che dovrei essere femmina ma voi sapere come vanno le cose.... Sì, le cose vanno così. Semplici come il vento e innocenti come queste giornate invernali cubane.
Il come, il perché, quando, dove... li racconteremo insieme al mio arrivo in Italia.. Gli aspetti logistici sono irrilevanti. Voi lo sapete che alla mia mamma piace stare qui in quest’isola e sotto altri cieli non mi avrebbe forse mai concepito.
Lei, la mamma, ha trovato delle ottime traduzioni ben pagate dalla più importante agenzia turistica del paese (e poi le questioni economiche, lei lo dice sempre, si risolvono...).
Mi ha promesso che studierà per il concorso: con Giampietro, il professore dell’Università, hanno organizzato un corso di letteratura italiana e così dando lezione si preparerà a sostenere il concorso.
Io ho sette settimane. Ci sentiamo bene, io e la mia mamma (abbiamo solo tanta voglia di dormire). Il mio papà è innamorato e contento di me (lui spera io sia un maschio... ma sappiamo tutti che sarò una femmina).
Cara nonna,
la mia mamma sta leggendo il libro di Saramago che tu quando eri qui avevi iniziato. Ha trovato una frase sottolineata con la matita (così è fatto il mondo, che certi non si accorgono del dolore altrui, anche quando sono tanto vicini come madre e figlio). Un messaggio per lei quando avrebbe letto il libro? Il dolore fa parte della vita. Un giorno questo minuscolo essere che sono io (grande come uno spillo) crescerà e prenderà la sua strada. Formerà la sua famiglia e allora la mia mamma sentirà il dolore che tu oggi senti.
Caro nonno,
sono il regalo per i tuoi sessant’anni.
Care zie,
voi mi siete già simpatiche. Specialmente Stefania che si sposa e mi darà presto un compagno di giochi, un cugino (un primo, si dice a Cuba).
A voi tutti, un abbraccio e un bacio. Hasta pronto!
Revolucionariamente, Marisol
p.s. la mia mamma e il mio papà hanno anche deciso di sposarsi dopo che saremo ritornati dall’Italia in marzo.
p.s. Prima di precipitarvi a telefonarci, verificate l’orario (sei ore in meno a Cuba)....Grazie.
Vi vogliamo tanto tanto bene, io e la mia mamma.





IO PARLO SOLA testo di Manuela Personé
0