Tramonti Rossi

scritto da Trevor
Scritto 19 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo Trevor

Testo: Tramonti Rossi
di Trevor

“""""Tramonti rossi. Viola. Azzurri. Fiamme di un cielo mai sopito. Luci scintillanti e disinibite sulla pista della sua vita. Il primo airone giallo prende la scia del suo volo. Eccolo. S’inerpica. Prende quota. Vola libero. E’ leggero. Quali destinazioni lo aspettano? Solo quelle sognate? No, meglio di no. Sarebbe meglio assentarsi senza una meta, libero e felice. E’ il caso che rendano viva la loro corporeità ma solo dopo esserci arrivati, non prima""""".

Il ricordo delle colline di Parzeban mi sobbalzava su e giù per la testa. Dolci, mielose, a volte eteree ed impalpabili, quasi peripatetiche nel rendersi disponibili all’ovvietà degli sguardi. E’ solo un ricordo rassicurante e niente e nessuno lo porterà via. Ora, dovrò affrontare qualcos’altro.

Ho perso l’orientamento. Ma non è colpa della bussola. Di tramonti rossi, neanche a pensarne. Questo è sicuro. Una volta c’erano. Ad ogni calar della sera. Ma quelli di lì hanno succhiato il midollo del midollo della loro gaia esistenza, i tramonti hanno deciso di vestirsi di grigio, ed a volte anche di verde, verde petrolio per l’esattezza. Il verdeggiare è il loro sigillo, e nulla sembra rischiararle. E’ come se fossero passate da un colorificio per dissetarsi del colore sbagliato.
Anche i muri sono grigi. Alti, e spessi. I palazzi dritti, secchi, rigidi. Da queste parti qualcuno, quasi per dispetto, si diverte a verniciare ogni cosa di tristezza. Nessun sorriso, niente gentilezze, amore neanche a parlarne; invece a Parzeban è, tutto un altro dire, un altro esistere.
Mi trovo da queste parti da circa tre mesi, secondo il calendario di qui s’intende, e le strane sensazioni continuano a percorrermi senza un attimo di tregua. Devo rimanerci ancora per altri quattro mesi, quattro mesi di qui s’intende, e poi potrò tornare a casa.
Qui sono tutti ostinati, legati ciecamente alle tradizioni, le regole ed a tutto il resto. Quasi tutti ti danno qualcosa ma solo in cambio di qualcosa. Altri ancora danno sé stessi. Dicono pure che si vendono. Ogni comportamento, ogni favore o gentilezza è pura premeditazione. E dire che basta poco per un sorriso, ma sono veramente in pochi a donarlo. Pochi davvero.
Da noi, invece, funziona tutto al contrario. Che ridere quando mio zio venne mandato a Parzeban, le colline di Parzeban, ancora loro. Da piccoli ci andavamo in gita. Una volta ogni sei mesi, per non perdere l’abitudine. Là il ridere è una cosa seria al punto che ci hanno costruito l’università e pure l’ospedale, grazie ai fondi del ministero del divertimento e dell’Umorismo. E dire che mio zio era stato professore a Parzeban, stimato e ben voluto nelle aule di Parzeban.
Ci ritornò da paziente da quelle parti giusto al ritorno da lì, dove ora mi trovo io. Lì non c’è più molto da ridere, fanno di tutto per farti passare la gioia dell’esistenza [così la chiamano a Parzeban]. Io tra quattro mesi ci ritorno e la tristezza del pianeta blu sarà solo un brutto sogno.

[appunti di viaggio di Benserè, figlia di Clamòn, re del pianeta Giallo laddove la tristezza non esiste]

Tramonti Rossi testo di Trevor
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