Ci eravamo addormentati da poco quando la sirena dell’adunata cominciò a suonare.
Saltai in piedi con gli occhi ancora chiusi, fradicio di sudore, la maglietta appiccicata addosso.
Lo stabilizzatore climatico era di nuovo fuori uso, i tecnici non riuscivano a sistemarlo. Se gli si chiedeva cosa avesse borbottavano fra i denti che ormai era un vecchio catorcio e che cosa si poteva pretendere da quell’affare che era lì dai tempi della prima spedizione.
Cercai la porta a tentoni e uscii accodandomi agli altri che si affrettavano lungo il corridoio verso il settore 2, la Sala Riunioni, come la chiamava Schöpfer.
“Che succede?” chiesi a quello davanti.
“Boh, spero per loro che non sia un altro falso allarme perché questa volta finisce a cazzotti.” borbottò senza guardarmi.
Eravamo tutti molto tesi. Le costose apparecchiature che ci avevano spedito dalla Terra non erano ancora riuscite a creare un’atmosfera respirabile intorno al pianeta e senza atmosfera non c’era modo di condensare acqua.
Non potevamo uscire senza respiratori e avevamo sviluppato un odio particolare verso le tute antiradiazioni che impacciavano ogni movimento. Ma quello che ci pesava di più era non poter piantare alberi e spargere batteri per dare finalmente il via allo sviluppo della vita. Per di più giravano voci che volessero annullare la missione e farci tornare tutti su Terra.
La sala riunioni era già quasi piena. Il dottor Schöpfer sfilò il microfono dal piedistallo e lo avvicinò alla bocca. “Abbiamo aspettato tanto,” scandì con voce incrinata dall’emozione “Abbiamo aspettato tanto e a volte la nostra fede ha vacillato. Ma nonostante il dubbio, nonostante le continue delusioni siamo andati avanti, non abbiamo mai mollato, abbiamo continuato a provare a dispetto della disperazione, anche quando sembrava che tutti i nostri tentativi fossero vani.
Ora vi dico che abbiamo fatto bene a non mollare perché lì fuori, adesso, c’è la ricompensa. La giustificazione a tutti questi anni di sforzi, di disperazione e di fede. Guardate con i vostri occhi, amici, guardate.” disse indicando le pareti a vetri.
Il suolo sassoso e rossastro di Marte, illuminato dalle lunghe scie di luce dei proiettori, scintillava rorido intorno al perimetro della nostra base. Aguzzando la vista, sui sassi più prossimi riuscivamo a mettere a fuoco il miracolo con i nostri occhi: piccole gocce d’acqua brillavano e rilucevano moltiplicando all’infinito la nostra gioia …
“Sì sì, ma nonno! Ce l’hai già raccontato mille volte.”
“Io voglio sapere di quella volta che hai trovato un Elkin sotto il cuscino di nonna.”
“No, dai, ci racconti invece la battaglia di code dei Durz?”
“Ragazzi, ragazzi, è ora di dormire. Salutate nonno e spegniamo le luci.”
“Eddai mamma, è troppo presto. Ma nonno, è vero che quando eri giovane ci si mettevano sei settimane per arrivare su Marte dalla vecchia Terra? E gli uomini vivevano solo fino a 150 anni?"
"Ahahah! Tesoro, non sono mica Matusalemme. Adesso dormite ragazzi, date retta a mamma. Domani vi racconterò un’altra storia."
Gocce testo di Manoscritta