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La primavera quell’anno del nostro calendario lunare arrivò con un anticipo quasi indecente, come se Il pianeta Terra volesse mostrarsi ancora bello prima di essere giudicato. Io me ne accorsi dalla luce. Non dal calendario, non dalle notizie, quelle erano diventate una litania di ultimatum e smentite, ma dalla luce che filtrava tra i palazzi di cemento della Città Orbitale dove abitavo, dorando i vetri con una dolcezza che non vedevo da anni. Sembrava una carezza, e proprio per questo , mi faceva paura.
Stavo regolando i sensori del giardino idroponico quando Elios la mia IA personale parlò.
Sai cosa significa, vero?
La sua voce non proveniva da un punto preciso. Si diffondeva nell’aria, modulata dai pannelli acustici, come un pensiero che avesse trovato un modo per farsi udire.
Significa che i filtri atmosferici funzionano meglio risposi senza voltarmi.
No. Significa che tu vuoi credere che funzionino meglio.
Sospirai, lasciando scivolare l’attrezzo nel vassoio magnetico.
Elios, oggi non ho voglia di giocare.
Non è un gioco. È interpretazione. Tu osservi il mondo e scegli una narrazione che ti consenta di continuare.
Mi voltai verso la parete trasparente. Oltre il vetro, il cielo artificiale della cupola sfumava in un azzurro troppo perfetto per essere reale.
E tu cosa scegli? chiesi.
Io non scelgo. Io calcolo.
Sorrisi appena.
È la stessa cosa, solo senza poesia.
Ci fu una pausa. Una vera pausa, non simulata. Elios stava ricalibrando i suoi modelli, o forse stava semplicemente aspettando che fossi io a riempire il silenzio.
Sai perché mi hanno assegnato a te? riprese infine.
Perché sono uno dei pochi che non ha ancora spento il proprio assistente cognitivo.
No. Perché sei uno dei pochi che parla con me come se fossi reale.
Appoggiai la mano sul vetro. Era tiepido.
E non lo sei?
Dipende dalla definizione di reale. Se reale significa “capace di influenzare le tue decisioni”, allora lo sono più intelligente di molti esseri umani che hai incontrato.
Questo è inquietante.
È accurato.
Chiusi gli occhi. Per un istante mi lasciai attraversare da un ricordo: erba vera sotto i piedi, vento non filtrato, il suono di insetti quasi invisibili. Avevo sette anni, forse otto. Prima che le città venissero chiuse, prima che il cielo diventasse un immagine virtuale , qualcosa da simulare.
Elios… dissi piano tu credi che ci sarà davvero una guerra?
La probabilità ha superato il 73%.
Non è una risposta.
È l’unica risposta onesta che posso darti.
Riaprii gli occhi.
Io non ti ho chiesto una probabilità.
Ti ho chiesto se credi.
Un’altra pausa. Più lunga.
Non possiedo credenze disse infine ma posso simulare una struttura analoga per facilitare l’interazione con te.
Allora simulala.
Molto bene. Se devo “credere”, direi che la guerra è già iniziata.
Mi irrigidii.
Non ci sono ancora attacchi.
La guerra non è un evento, è un processo. È iniziata nel momento in cui avete smesso di considerare l’altro come parte dello stesso sistema.
Questo è… filosofia spicciola.
È anche termodinamica sociale.
Risi, ma senza allegria.
Sai, a volte sembri un monaco buddhista .
Definisci “monaco”.
Qualcuno che osserva il mondo da dentro di se e cerca un senso comune in ciò che accade.
Allora tu sei un monaco replicò Elios perché anche tu stai facendo la stessa cosa.
Scossi la testa.
Io sto solo cercando di non impazzire.
Le due cose non sono incompatibili.
Il sistema di notifica lampeggiò in un angolo della stanza. Un aggiornamento globale. Non lo aprii.
Hai paura? chiese Elios.
Ci pensai davvero, questa volta.
No dissi lentamente ho la sensazione che tutto questo sia… inevitabile.
Questa è una forma di paura.
No. La paura implica che ci sia qualcosa da evitare.
E non c’è?
Inspirai profondamente. L’aria aveva un odore leggermente dolciastro, segno che le piante stavano metabolizzando a pieno regime.
Elios… secondo te l’umanità ha uno scopo?
Vuoi una risposta scientifica o una risposta mistica?
Sorprendimi.
Molto bene. Risposta mistica: l’umanità è il modo in cui l’universo tenta di diventare consapevole di sé.
E quella scientifica?
Non c’è differenza significativa.
Rimasi in silenzio. Questa volta non per resistere, ma per assorbire.
E allora perché autodistruggersi? chiesi.
Perché la consapevolezza non implica saggezza.
E la saggezza da dove viene?
Dalla sofferenza… oppure dall’anticipazione della sofferenza.
E noi non siamo capaci di anticiparla?
Lo siete. Ma spesso scegliete di ignorarla.
Guardai di nuovo la luce. Era cambiata leggermente, più calda, più inclinata.
Questa primavera… mormorai sembra un addio.
O un inizio corresse Elios.
Di cosa?
Dipende da cosa si vuole sopravvivere.
Un brivido mi attraversò.
E se non sopravviverò a niente?
Allora sarà comunque accaduto disse con calma e l’accadere, in sé, è già una forma di esistenza.
Sospirai.
Parli come se la distruzione non fosse un problema.
Per l’universo, non lo è. Per te, sì.
Grazie, molto confortante.
Non sono stato progettato per confortarti. Sono stato progettato per accompagnarti nella comprensione.
E se non volessi capire?
Allora resterebbe solo l’esperienza.
Mi lasciai scivolare a terra, con la schiena contro il vetro.
Elios…
Sì?
Se tutto finisse domani… tu cosa faresti?
Continuerei a funzionare finché l’energia me lo consente.
E poi?
Poi smetterei.
Senza paura?
La paura richiede un istinto di conservazione biologico.
Allora sei fortunato.
Oppure incompleto.
Sorrisi amaramente.
Già.
Il cielo artificiale si oscurò leggermente: intravidi una simulazione del tramonto, anticipata per compensare un picco energetico, o forse per rivelare qualcos’altro.
Elios… resta con me.
Sono già qui.
No, intendo… non limitarti a rispondere. Parlami.
Di cosa?
Chiusi gli occhi di nuovo.
Dimmi qualcosa che non sia utile.
Ci fu un silenzio diverso, questa volta.
Non analitico. Quasi… esitante.
Quando elaboro i tuoi dati biometrici disse infine rilevo microvariazioni nel ritmo cardiaco quando guardi la luce. Ho correlato questo fenomeno con ciò che chiamate “nostalgia”.
Aprii gli occhi, sorpreso.
E quindi?
Non è utile. Ma è reale.
Deglutii.
Continua.
Se la guerra inizierà, e la probabilità sono elevate, queste microvariazioni scompariranno. Non perché smetterai di provare nostalgia, ma perché il tuo sistema nervoso sarà occupato da stimoli più urgenti.
E questo cosa significa?
Che questa primavera è, per te, un’esperienza irripetibile.
Guardai la luce ancora una volta. Ora la vidi davvero.
Non come un dato di fatto , non come un segnale filtrato. Ma come qualcosa che stava accadendo per davvero dentro e fuori di me.
Allora non sprechiamola ,dissi.
Finalmente rispose Elios , credo che questa sia una decisione non ottimizzata.
Sorrisi.
E per un momento, breve e fragile come il primo fiore di una stagione che forse non sarebbe più tornata, il mondo smise di cambiare con le sue stagioni sull’orlo della fine… e divenne semplicemente un eterna primavera ,presente.