Un battito d’ali
L’Alfredo è sdraiato sul pavimento con gli occhi sbarrati rivolti al soffitto e il respiro sottile.
Il suono della sirena dell’ambulanza si avvicina acuto e insistente.
“Siamo noi signora, apra”
La Iole ha già aperto la porta che dà sul pianerottolo, sente i volontari del soccorso vociare nell’androne del palazzo, l’ascensore che si mette in movimento, il rumore secco della lettiga che viene aperta.
Tre uomini entrano nell’appartamento, due con le tute rosse si inginocchiano accanto all’Alfredo, il terzo, vestito di bianco, porta a tracolla una grossa borsa, si ferma un po’ in disparte e inizia a tirar fuori cose.
“Respira” dice il più grosso dei due.
“Ci sono” anche il terzo uomo si avvicina al corpo disteso a terra.
La Iole rimane silenziosamente in disparte. Quello dei tre che non aveva ancora parlato le si rivolge con gentilezza.
“Signora come è successo?”
“E’ caduto dalle scale” risponde indicando la rampa dietro di lei.
“Era al piano di sopra?”
La Iole impiega qualche secondo a rispondere, per cadere da una scala chiunque deve essere sopra e non sotto.
“Si, eravamo entrambi al piano di sopra”
“E poi?”
“Stavamo parlando….mi sono girata…” le parole le escono lente, diradate.
“Marcello vieni ad aiutarci, lo mettiamo sulla lettiga e lo portiamo giù a mano. Dai, al mio tre”
Ancora rumori di ferraglia, di passi pesanti, di respiri affaticati, di porte che si aprono.
“Venga signora, salga sull’ambulanza, l’accompagnamo noi al pronto soccorso”
La Iole sale, non fa domande e non piange, si sporge verso l’Alfredo e le sembra che gli occhi siano più appannati, il resto del viso è coperto dalla maschera per l’ossigeno.
L’ambulanza parte e accende la sirena, ma da dentro la sua pancia il suono è meno angosciante.
“Sono stati rapidi, no?” dice la Iole rivolta all’Alfredo in un muto colloquio.
“Umh, abbastanza” le risponde la voce del marito dentro la sua testa.
Ora la Iole è nella sala d’aspetto del pronto soccorso. Deve essere lì da un po’ perché la sedia di plastica rossa su cui è seduta incomincia a diventarle scomoda. Entrano persone, prendono bibite al distributore automatico, escono a fumare, tutti parlano, qualcuno si lamenta e un bambino tira su col naso. La Iole vorrebbe dargli un fazzoletto di carta ma muoversi le fa tanta fatica.
“Iole” si sente chiamare mentre una mano si posa sulla sua spalla. Alza gli occhi e vede la Mirca col marito.
“Potevi chiamarci”
“Abbiamo sentito un rumore, ma non pensavamo….”
“L’ambulanza. Si è stata la Gina, me lo ha detto dalla finestra”
“L’Alfredo come sta?”
Parlano insieme, una cacofonia di voci e volti sovrapposti, non si aspettano risposte, grazie a Dio, si affannano a dimostrare la loro solerzia.
“Non stare lì impalato Giovanni, prendi dell’acqua, non vedi che sta male?!”
“Te lo dicevo io , fanno solo confusione” ribatte stizzito l’Alfredo. La Iole si guarda intorno ma quella voce è solo per lei.
“Confusionari e impiccioni. Ma tu no, a dire che sono brave persone, che si interessano perché hanno un cuore”.
“Sono persone altruiste e generose- risponde la Iole – che stanno facendo di male? Sono io che sono fuori fase”
“E si certo non hai neppure messo l’antifurto. Non mi stupirei se quando torni a casa i ladri ti avessero ripulito”.
“C’è la porta blindata”
“Non basta”
“Non ci sono soldi”
“Peggio, spaccano tutto”
La Iole beve uno, due sorsi d’acqua e fa un respiro profondo che le provoca un dolore al petto.
La Mirca sta parlando con qualcuno, forse la Gina e un’altra persona che non riconosce. Coglie qualche parola, pezzi di frasi, chi crede di sapere racconta la sua vita a chi crede di capire. Sussurri. Sospiri.
Si apre una porta da cui esce un medico dall’aspetto trasandato e stanco.
“Signora Iole Pettinelli. Chi è la signora Iole Pettinelli?”
La Iole sa che è il momento, si alza con fatica e si avvicina, si avvicinano la Mirca e Giovanni, la Gina, tutti finalmente in silenzio, tutti vogliono sapere.
“Mi dispiace signora suo marito non ce l’ha fatta. Quando è arrivato le sue condizioni erano già compromesse, abbiamo tentato. La caduta gli è stata fatale”.
La Iole non parla, non si muove, bianca come un morto se il paragone non fosse inappropriato.
“E’ sotto shock”
Shock. La parola rimbalza sui muri sporchi della sala di attesa come una pallina del flipper, si amplifica e poi si smorza sulla bocca dei presenti.
Shock. Piace il suono che fa, una rottura netta, senza vibrazioni, definitiva.
“E’ sotto shock, non parla, non piange”
“E’ sotto shock, almeno dicesse qualcosa”
“Che shock, così senza preavviso”
“Come se uno prima di cadere dalle scale avvisasse- la voce dell’Alfredo è chiara e un po’ indispettita- te lo dicevo che la Gina è un’idiota”
“Dai non ti lagnare ormai sei morto, dovrebbe andarti bene tutto, finalmente”
“Bene un cazzo, portami via da qua che c’è un casino tremendo e ormai è l’ora del telegiornale”.
La Iole sbuffa. “Vorrei andare a casa”
La Mirca e Giovanni vincono la gara di solidarietà che subito si scatena tra i presenti e la Iole sale sulla loro auto, nel posto davanti per rispetto al suo dolore.
“Vuoi che mi fermo un po’ con te? Hai bisogno di qualcosa? Un te, una minestrina, un gelato?” Domanda con voce sempre più stridula la Mirca che ha occupato stabilmente il pianerottolo e non accenna a cedere posizioni.
La Iole ferma sulla porta risponde che no, non ha bisogno di nulla, ma non arretra di un passo ben sapendo che farla entrare sarebbe una disfatta.
E’ Giovanni che sblocca la situazione. “ Dai- dice rivolto alla moglie – ha bisogno di un momento di tranquillità, tanto se ci chiama impieghiamo un attimo a salire dal piano di sotto”.
Rincuorata da questa ipotesi a cui non aveva pensato e che le dà comunque la possibilità di essere la prima ad intervenire in caso di bisogno la Mirca tace.
La Iole fa cenno di si con la testa. “Si grazie, si chiamo io, si si prendo le gocce, si si” e chiude la porta alle sue spalle.
Dentro tutto è silenzio, non c’è nulla che faccia pensare alla morte di Alfredo.
Niente ladri. Niente mobili rotti.
La Iole sale le scale lentamente abbracciando con lo sguardo la casa: tutto è in ordine, confortevole, familiare.
“Per questa volta ti è andata bene”
La Iole si gira di scatto, l’Alfredo è proprio dietro di lei, è distratto e non vede il braccio della moglie che si allunga in una spinta rapida e decisa che lo sbilancia proprio perché inaspettata: un tonfo, il buio.
Un battito d'ali testo di Bricioledipane