Ed è così che mi sono ritrovata anch’io nel mezzo del cammin della mia vita, per una selva oscura, non dico che ho smarrito del tutto la dritta via, ma devo ammettere che da quando ho realizzato che sono una donna di mezza età, oscure entità vengono spesso a bussare alla porta della mia mente.
Una vita sempre a metà fra il dire e il fare. Motore acceso, freno a mano tirato: ancora troppo giovane per fermarmi dove sono arrivata, ma già troppo vecchia per credere che sia ancora tutto possibile.
Qualche giorno fa, mi è successo perfino di abbassare lo sguardo. Non l’ho fatto per paura. Né per soggezione. Semplicemente non avevo voglia di guardare né dietro, né davanti di me.
A chi sta nel mezzo da troppo tempo, può succedere di sentirsi schiacciare dalla gravità dei propri pensieri. Ho socchiuso gli occhi e mentre mi concentravo per non perdere l’equilibrio, ho capito che a volte ci si fa lo sgambetto da soli, perché cadere è l’unico modo che uno ha per uscire dal sistema e fermarsi un attimo a capire, se ha ancora voglia di raggiungere le mete che si era prefissato quand’era partito.
Ma soprattutto mi sono accorta che ho iniziato ad invecchiare, quando sono diventata una persona responsabile.
Lo ammetto, sono stata debole: mi hanno offerto le chiavi per una comfort zone con vista sui sogni degli altri e ho barattato troppo in fretta, la sfrontata leggerezza di chi non ha niente da perdere, per la mia fettina garantita di borghese mediocrità.
Mi sono illusa che per essere una bella persona mi sarebbe bastato scegliere ogni giorno di non contribuire a peggiorare il mondo.
Mi sono interrotta a metà del mio personale processo di crescita, nonostante sentissi ancora forte e chiaro l’impulso di mettermi in gioco.
Ho smesso di cercare opportunità e ho iniziato a trovare scuse.
Sono passata dal si può fare, al vorrei ma non posso, sentendomi sempre meno all’altezza delle mie ambizioni.
Ho smesso di fare qualcosa. Questo è il punto, fare qualcosa, magari d’inadeguato, magari di terribilmente sbagliato, ma comunque provarci, perché siamo venuti al mondo per sperimentare il più possibile e non per resistere.
Fanculo la resilienza.
Non posso più accettare di stare ferma ad assorbire urti, in attesa di scoprire dove sta il mio punto di rottura!
Ero convinta di potermi fidare della mia indipendenza intellettuale, ero certa che si trattasse solo di una fase di passaggio e invece il tempo ha iniziato a scorrere ancora più veloce di prima.
Le ore sono diventate giorni. Le settimane sono diventate mesi. I mesi sono diventati anni e quella remissione che doveva solo essere una situazione momentanea è diventato uno stile di vita.
Oggi so che CHI SI ACCONTENTA MUORE.
Quando ero giovane avevo tanta fretta di sbocciare e ora che sono fiorita prima di appassire che si fa?
Eppure, sono ancora un fiore!
Non c’è dittatura che possa fermare il cambiamento. E chissà, quanta strada può fare un pensiero d’amore liberato nel tempo. E allora: libera!!
Grata a tutte le vite ci sono volute per offrirmi un giorno di luce, come un girasole mi farò bastare il tepore del mattino, per trovare ogni giorno il coraggio di alzare il mio pesante capolino verso il cielo.
E non mi interessa se a un certo punto il vento mi spoglierà dei miei radiosi petali gialli, perché oggi so che quel che conta non è né il profumo, né il colore della nostra anima, quel che importa sono i semi che siamo disposti ad affidare al rigido inverno, nella speranza di vederli un giorno germogliare nel giardino delle opportunità da condividere.
La lettera libera testo di Monikare