Nuova Terra

scritto da Fides
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Un racconto che ha la pretesa, secondo il mio punto di vista, di rifarsi al filone della fantascienza distopica . Alcuni potrebbero trovarlo “di parte”. Semplicemente lo condivido con chi avesse voglia di leggerlo.
- Nota dell'autore Fides

Testo: Nuova Terra
di Fides

Nuova Terra

I. In viaggio verso Tiger 72

Erano trascorsi circa diciotto mesi da quando la nave spaziale Aurora aveva lasciato la Terra. Era il 30 settembre, 3003. Il Comandante Writer era a capo di una spedizione che avrebbe portato dodici soldati, più che astronauti, e Matthew, un giovane biologo, a mettere piede per la prima volta sul suolo del pianeta Tiger 72, ormai più comunemente noto come Nuova Terra. Un esopianeta, distante undici anni luce dalla Terra, orbitante attorno ad una stella denominata Epsilon. Il telescopio spaziale Astra X-01, in orbita attorno al sole, aveva determinato l’atmosfera di Tiger 72 (l’aria era un po’ più pesante di quella sulla terra ma respirabile) e rilevato la presenza di “firme biologiche”, ovvero di sostanze o fenomeni scientificamente probanti la presenza di una vita passata o presente sul pianeta.
L’equipaggio dell’Aurora si era appena risvegliato da un lungo “sonno criogenico” e, terminato di consumare uno spuntino, tra banali battute e scommesse su chi diavolo mai avesse vinto l’ultimo Super Bowl, si era radunato nella sala di comando. Fu il Comandante Writer a parlare. «Ci stiamo avvicinando a Nuova Terra. Il pianeta ha una rotazione simultanea con la propria stella, pertanto, ha una faccia calda sempre illuminata e un’altra fredda sempre buia. Atterreremo nella cosiddetta “Zona Terminator”, un anello al “confine giorno-notte”, tra il lato diurno e quello notturno del pianeta. Scordatevi le notti a guardare le stelle con le vostre fidanzate, perché dove atterreremo sarà sempre l'eterno pomeriggio di una giornata nuvolosa sulla Terra! Una volta atterrati dovrete mantenere allacciate le tute e continuare ad indossare il casco. L’aria sarà respirabile e la temperatura sufficientemente mite ma dovremmo, però, abituarci gradualmente!»
L’equipaggio dell’Aurora si stava ormai preparando all’atterraggio quando, un asteroide di piccole dimensioni in rotta di collisione con Tiger 72 colpì la nave spaziale Aurora facendola disastrosamente precipitare sul suolo del pianeta. L’unico, dei dodici membri dell’equipaggio, a sopravvivere all’impatto dell’asteroide con l’Aurora fu Matthew, il giovane biologo. Aveva appena ripreso i sensi, era vivo per un qualche miracolo! Poteva muovere le braccia. L’Aurora era completamente distrutta. Poteva muovere anche le gambe. Riuscì ad aprire il portellone centrale dell’astronave e, trascurando le raccomandazioni del Comandante Writer, si tolse subito il casco. L’aria di Nuova Terra era davvero respirabile. Le sue gambe, seppur zoppicando, riuscivano a tenerlo in piedi. Aveva cominciato a camminare sul suolo di un pianeta dove nessun terrestre aveva mai messo piede fino ad ora. Terra ed erba erano lì, sotto i suoi stivali, alberi in lontananza, niente poteva esserci di più entusiasmante per un biologo! I suoi polmoni si stavano abitando all’atmosfera di Tiger 72. Non faceva né troppo caldo né troppo freddo. Acqua! Lo stato di estasi gli aveva fatto perdere la misura del tempo e di quanto aveva camminato dal punto in cui l’Aurora era disastrosamente precipitata dopo la collisione con quel dannato asteroide. Aveva vagato per chissà quanti chilometri. Trovò un ruscello. Si tolse la tuta spaziale, si lavò e si dissetò, sperando che l’acqua del ruscello non fosse inquinata o peggio ancora radioattiva. Era buona! Si scoprì a sorridere pensando a quando un giorno, nel Wisconsin, incontrò una ragazza che gli aveva domandato: Mi scusi ma quest’acqua è potabile? Si raggelò scoprendo che non aveva con sé una borraccia. Adesso, dopo quel periodo di estasi, sarebbero iniziati i problemi e, sicuramente, sarebbero stati più di uno! Era esausto! Si sdraiò sull’erba di un enorme prato. Iniziava ad avere fame. Un problema, questo, di non poco conto.
Sentì un dolore lancinante alla spalla: era stato ferito da una freccia scagliata da un arco! Un uomo, perché di ciò si trattava, dalla pelle bruno chiara, lo aveva ferito ad una spalla e adesso lo stava caricando sopra un cavallo! Arrivarono, in sella all’animale, fino ad un villaggio che era l’unica città, chiamata Espero, abitata dal popolo Rotikawa. Si trattava di una città paragonabile ad un grande villaggio del basso medioevo con graziose case costruite in muratura. Nella piazza centrale vi era il mercato, luogo di incontro e contrattazione per l’acquisto e la vendita di generi alimentari, quali frutti, verdure, carne, farina, latte, pesce (o qualcosa di molto simile), vestiti ed altri beni di prima necessità. Vi erano, dunque, contadini, allevatori, macellai ma anche artigiani, quali fabbri, carpentieri, tessitori, orologiai e produttori di “Idro” (una bevanda alcolica ricavata dalla fermentazione di alcuni frutti e radici dopo una successiva distillazione in rudimentali alambicchi). Le donne indossavano abiti che lasciavano, per lo più, scoperte le gambe mentre gli uomini portavano maglie e pantaloni. I vestiti erano di lino o canapa o qualcosa di molto simile (e solo nelle zone e nei periodi più freddi, come ebbe modo di scoprire in seguito venivano indossati abiti di lana).
Si risvegliò nel letto di una stanza che aveva tutta l’aria di fungere da ospedale della città. Incredulo di tutto quello che fino ad ora aveva visto, chiese, all’uomo che aveva davanti a sé: «Chi siete? Da quanto tempo vivete qui? Non avevo notizie che dei terrestri vivessero già qui su Nuova Terra»! Il suo interlocutore, che parlava la sua stessa lingua, era un uomo dalla pelle bianca, come quella di Matthew, si chiamava Trevor. «Sono domande, le vostre, alle quali non è facile rispondere, o rispondere tutto in una sola volta. Dovete riposare ancora un po’, per il momento. Io sono Trevor, il Sindaco di Espero. Piuttosto, siete arrivato da solo fino a qui? Siete voi a dovermi raccontare, prima ancora di avere, a vostra ragione, delle risposte!»

II. Il popolo Rotikawa

Matthew si era ripreso dalla ferita che gli era stata provocata alla spalla e adesso poteva muoversi liberamente per la città. Aveva raccontato al Sindaco Trevor l’obiettivo della missione Aurora, primo passo verso la colonizzazione di Tiger 72. Egli, come biologo, aveva il compito di studiare sul campo la possibilità di poter vivere su Nuova Terra, nonché di scoprire la presenza sul pianeta di forme di vita extraterrestri passate se non presenti. Erano trascorsi diversi giorni dal suo arrivo su Espero, una città di Nuova Terra abitata da uomini, da un popolo che diceva di chiamarsi Rotikawa. I rapporti tra Matthew e Trevor e tra Matthew ed il resto degli abitanti di Espero erano buoni ed amichevoli ma, d’altronde, la presenza di un’astronave distrutta sul suolo di Tiger 72 rappresentava per i Rotikawa la certezza che il loro pianeta non era stato solo scoperto ma ora era anche raggiungibile dal cielo! L’asteroide che aveva colpito l’astronave Aurora era andato a schiantarsi alcuni chilometri più a Est, rispetto al punto in cui l’astronave era precipitata. Trevor aveva organizzato una spedizione, alla quale anche Matthew aveva partecipato, per trovare il punto preciso in cui l’asteroide era caduto.
Matthew si ricordava, dalle lezioni e dagli innumerevoli studi fatti, che Tiger 72 aveva un periodo di rotazione sul proprio asse che eguagliava il periodo orbitale, come se di fatto esso non ruotasse. In pratica, il pianeta mostrava sempre una stessa faccia (quella sempre illuminata) al sole, la stella Epsilon, attorno alla quale il pianeta orbitava. Nella “cintura abitabile” del pianeta, la cosiddetta “Zona Terminator”, dove Matthew si trovava, non scendeva mai il buio e la durata della notte, che i Rotikawa chiamavano anche “giorno-notte”, (dalle 24 alle 06), veniva scandita da grandi e scomodi orologi meccanici “a scappamento a verga”. Ve ne era uno enorme al centro della piazza di Espero. Il giorno, per analogia con la vita che l’antica popolazione Rotikawa aveva vissuto sulla Terra, iniziava alle 00 e terminava alle 24 del giorno successivo. Gli alberi, i frutti e le verdure che crescevano nella “cintura abitabile” del pianeta non necessitavano della luce diretta del sole (la Stella Epsilon). La frutta del pianeta era paragonabile ai frutti e alle fragoline di bosco, ai kiwi e ai “mandarini cinesi” e le verdure ad alcune insalate (tipo lattughe, cicoria e rucola), cavoli rapa, spinaci, finocchi, carote, sedano, zucche e zucchini, coltivabili anche in zone ombreggiate e non necessariamente esposte alla luce diretta del sole sulla Terra. Colture simili ai cereali, al lino e alla canapa tessile, invece, nonostante le 24 ore di luce contro le 12 mediamente presenti sulla Terra, avevano, qui, rese produttive inferiori.
Un “giorno-sera” (una sera terrestre) in una taverna della città, Trevor disse a Matthew: «Forse, vorresti sapere chi siamo e da dove veniamo e forse è arrivato il momento che tu lo sappia; ma potresti non credere ad una sola parola di tutto ciò che sto per raccontarti»! Trevor raccontò a Matthew che gli abitanti di Espero, città del pianeta conosciuto sulla Terra come Tiger 72 o meglio noto come Nuova Terra, erano i discendenti di un popolo, i Rotikawa, che viveva liberamente su una remota isola dell’Oceania. Un piccolo e insignificante lembo di terra bagnato dal mare, ricco, però, di risorse naturali. Nel 1876, l’isola venne invasa dai soldati della Corona Britannica. I suoi abitanti cercarono di instaurare rapporti diplomatici e pacifici con i nuovi arrivati ma, dopo il fallimento di numerose trattative e il divenire certo delle intenzioni imperialiste dei nuovi coloni, i rapporti tra gli emissari del Regno Unito e gli abitanti dell’isola peggiorarono radicalmente, fino a precipitare in una sanguinosa guerra. Una guerra che vedeva contrapposti fucili e cannoni da una parte, scudi, lance ed archi dall’altra, che volse a favore dei colonizzatori. Una sera, all’imbrunire di quello che fu l’ultimo giorno di una sanguinosa battaglia, nella quale il Popolo Rotikawa perse definitivamente la propria libertà, un’enorme luce apparse nel cielo. Erano qualcosa che, un secolo dopo, gli uomini avrebbero chiamato dischi volanti. Questi, si abbassarono al suolo il tanto necessario affinché una passerella potesse permettere a chi si trovava a terra di poter salire a bordo. Coloro che vi salirono furono uomini, donne e bambini Rotikawa, sopravvissuti allo sterminio della guerra e alcuni coloni che avevano deciso di combattere affianco degli abitanti dell’isola. Trevor aveva definito gli astronauti dei dischi volanti “I Signori del Cielo”. Questi, avevano voluto dare al Popolo Rotikawa e ai coloni che avevano sposato la loro causa, la possibilità di vivere una nuova vita su un altro pianeta, dove essi avrebbero potuto moltiplicarsi. Matthew, che era stato ad ascoltare il racconto di Trevor, replicò con la più ovvia e banale delle affermazioni. «Tutto ciò che mi hai raccontato è semplicemente assurdo! Come puoi pensare che io creda ad una sola parola di tutto ciò che mi hai detto? E come mai, allora, solo per dirne una, sulla Terra non abbiamo mai sentito parlare di dischi volanti che sono venuti a salvarvi?»
«Sulla Terra si è spesso taciuto sulle verità che non si sono volute far sapere non sarebbe questa, certo, la prima volta» rispose Trevor.
«Già» disse Matthew «quindi, vorresti farmi credere che tu saresti il discendente di un “bianco”, di un colono inglese che aveva sposato la causa degli abitanti, degli autoctoni, di una qualche sperduta isola del continente oceanico? Che cosa vuoi che ti risponda? Tutto quello che mi hai detto è semplicemente ridicolo!»
Ogni famiglia ad Espero possedeva un terreno agricolo e chi non lo aveva era un artigiano. I politici, compreso Trevor che era sindaco, i magistrati e coloro che erano addetti a far rispettare l’ordine pubblico possedevano anche loro un proprio terreno o una propria attività di artigianato (molto più spesso di commercio), che erano gestiti da persone fidate, qualora gli impegni politici e di sicurezza della città richiedevano maggiori dedizione e tempo. Sopra la città di Espero si ergevano due impetuose torri che custodivano le decisioni politiche e la cultura del Popolo Rotikawa. Erano, rispettivamente, il Comune e la Biblioteca. Quest’ultima, conteneva libri e testi di ogni genere (medicina e scienze, agronomia, filosofia, racconti e fiabe per bambini) ma soprattutto, il libro che raccontava l’origine e la storia dei Rotikawa, intitolato “Il nuovo inizio”. Nel libro venivano raccontate la vita, le usanze e i costumi del Popolo Rotikawa, di quando esso viveva liberamente nella sua isola nativa sulla Terra, nel continente oceanico, fino all’arrivo dei primi coloni inglesi. Il libro continuava, poi, con il racconto dei primi rapporti tra nativi e colonizzatori, dei primi tentativi di mediazione e diplomazia, fino allo scoppio della guerra che portò allo sterminio dell’originaria popolazione autoctona dell’Isola. La parte centrale del libro parlava di ciò che Trevor aveva raccontato a Matthew: l’arrivo dei “Signori del Cielo” e della continuazione della vita su Tiger 72 da parte dei discendenti della popolazione originaria terrestre Rotikawa e di alcuni coloni inglesi che avevano sposato la loro causa. Questa parte, conteneva numerose illustrazioni di uomini che indicavano dischi volanti in cielo, dalle quali, tra l’altro, furono realizzate statue scolpite nei sassi delle montagne rocciose a Nord della città di Espero, nella zona che per alcuni Rotikawa era considerata sacra, chiamata Kauramel. Le numerose illustrazioni del libro raffiguravano sembianze astratte e volti diversi dei cosiddetti “Signori del Cielo”, mancando, tuttavia, di una certa univocità; ma chi erano veramente costoro? Alieni che abitavano o avevano abitato su Tiger 72 o su altri esopianeti vicini, oppure Dei o entità in qualche modo superiori? Vi era un’altra domanda che accompagnava i pensieri e le riflessioni di Matthew, da quando il giovane biologo era giunto a conoscenza dell’incredibile storia Rotikawa: come mai un popolo che era stato salvato dal suo sterminio sulla Terra da entità che, già nel XIX secolo, erano dotati di una tecnologia che gli aveva permesso di solcare i cieli con potenti astronavi, viveva ancora oggi come gli abitanti della Terra vivevano in un basso medioevo? Quale poteva essere il motivo e quali dovevano essere, allora, i rapporti dei Rotikawa con il progresso e l’evoluzione della scienza? Gli stessi libri di medicina e scienze, che aveva letto in biblioteca, erano in linea con il “tempo” che gli abitanti di Espero stavano vivendo, un “tempo” che era ricominciato a ritroso e si era fermato al XV secolo. Trevor, aveva cercato di rispondere alla domanda del giovane biologo dicendogli che i Rotikawa, da quando erano arrivati su Tiger 72, avevano evoluto il loro tenore di vita: avevano migliorato la costruzione (il comfort e la sicurezza) delle loro case e degli edifici, costruito orologi in grado di misurare la lunghezza del tempo, migliorato la scrittura, emanato leggi scritte, migliorato le tecniche agronomiche di coltivazione dei campi, ad esempio con le rotazioni colturali, etc.. ma il progresso tecnologico, gli aveva detto Trevor, era una meravigliosa macchina in grado di alleviare le fatiche, portare benessere e felicità che poteva diventare, però, estremamente pericolosa se guidata da un guidatore imprudente, troppo scaltro e troppo poco coscienzioso.

III. Due anni dopo

Erano passati quasi due anni e Matthew, adesso, viveva su Nuova Terra, ad Espero, con il Popolo Rotikawa. Aveva imparato a pescare, coltivare e allevare bestiame. Viveva da solo in una piccola ma graziosa casetta. Aveva conosciuto Lura una giovane donna Rotikawa e tra loro era sbocciato un amore che, tuttavia, il giovane biologo teneva imprigionato nel suo cuore, poiché non aveva mai abbandonato l’idea di riuscire, in un qualche modo, a tornare sulla Terra. Lura era figlia di Iasso, un magistrato e di Iana che faceva la tessitrice. Aveva insegnato a Matthew la lingua Rotikawa ma, nonostante il giovane biologo si fosse dimostrato un bravo allievo, i due parlavano tra di loro perlopiù in inglese, lingua che ogni Rotikawa sapeva parlare discretamente. La lingua Rotikawa, oggi, era una lingua creola nella quale parole e termini inglesi erano inseriti nella grammatica della lingua che i Rotikawa parlavano undici secoli fa sulla Terra.
Un “giorno-sera” (una sera sulla Terra) Trevor e Lura erano rimasti a cena a casa di Matthew. Lura chiese a Matthew se egli fosse felice su Tiger 72. Il giovane biologo le aveva risposto di sì ma Lura si era rivolta a Matthew come se la sua risposta le avesse lasciato sottintendere un però. «Però? Chi hai lasciato sul tuo pianeta?» Matthew, si era versato un po’ di “idro” nel bicchiere. «Mio Padre se ne è andato quando avevo dieci anni. Ci sentiamo e vediamo in occasione delle festività, e devo dire che quando succede riusciamo anche a stare bene insieme. Considerando che lui legge e guarda di rado giornali e TV, credo si sia accorto che non sono più tornato sulla Terra solo il Natale scorso!» sorrise «mia madre, invece, è morta quando avevo dieci anni. Ho qualche amico ma, diciamo, che ho sempre dedicato la maggior parte del mio tempo e della mia vita al lavoro di biologo!»Trevor, lo aveva ascoltato e, nel frattempo, si era versato anch’egli dello “idro” nel bicchiere. «E, malgrado tu stia bene qui, speri di poter tornare sulla Terra. Non te ne facciamo una colpa, è una speranza del tutto legittima sennonché naturale!» Matthew, guardò negli occhi prima Lura, poi Trevor. «Mio caro amico, arriveranno! E non per cercare me ma Tiger 72 e quando troveranno qui quello che ho trovato io, saranno determinati. Succederà di nuovo, Trevor, vi colonizzeranno, nuovamente! E voi, noi, come potremmo pensare di fermarli? Ancora una volta con lance, scudi, archi e frecce?» Lura volse lo sguardo verso Matthew. «Ma tu ci aiuterai, vero? proverai a farlo, proverai a parlare con loro!» Prima che Matthew potesse rispondere a Lura, Trevor prese la parola. «Quando “I Signori del Cielo” portarono qui i nostri avi dalla Terra gli consegnarono armi, molto potenti e simili alle vostre, in grado persino di abbattere astronavi o veicoli in volo sparando da terra.» Doveva trattarsi di lanciagranate o di cannoni laser, pensò Matthew. «Abbiamo deciso di non usarle fino a quando non sarà necessario. Le custodiamo in un luogo non accessibile a tutti, sotto la stretta sorveglianza di un guardiano» poi, concluse «tutti noi, però, sappiamo come usarle. Ogni cittadino di Espero, al compimento dei sedici anni di età, viene addestrato per poterlo fare!» Matthew aveva ascoltato attentamente il Sindaco di Espero, che gli aveva appena rivelato un’altra incredibile notizia. «Ma dove sono queste armi? Posso vederle?» «Senza il permesso e l’autorizzazione del Consiglio Comunale, temo proprio di no!» gli rispose Trevor.
Lura e Matthew erano rimasti soli. Lura si era adagiata sul letto. La casa di Matthew era un piccolo ma grazioso monolocale. La raggiunse. «Ti ricordi quando non riuscivi a pescare? E quando dicevi che non saresti mai riuscito a cavalcare o a dedicarti ai lavori dei campi?» le chiese Lura. Matthew la guardò e le rispose affermativamente. «Bene, adesso lo sai fare e per la maggior parte di noi sei un Rotikawa.» Matthew, le prese una mano. «Non riuscirò a fermarli, a dissuaderli, Lura! succederà di nuovo quello che successe undici secoli fa. Le vostre armi, per quanto potenti siano, non riusciranno a fermarli, perché loro saranno molti di più!»
«Faremo quello che i nostri antenati fecero sulla terra, e succederà quello che dovrà succedere, non si può fermare il destino! Il Popolo Rotikawa ha vissuto serenamente per molti secoli su questo pianeta, ma tutti noi sapevamo che non sarebbe potuto durare in eterno!» Matthew le strinse ancora più forte la mano. «Già, è scritto anche nel libro “Il nuovo inizio”, ed è stato scritto molti secoli fa! Ma non capisco Lura, perché non mi odiate? Perché il Popolo Rotikawa non mi odia? Io sono soltanto lo strumento rilevatore di una nefasta ed imminente profezia e non il profeta che potrà salvarvi!» Lura gli pose una mano sulla spalla. «Nessuno può conoscere con esattezza quale sarà il proprio destino, per quanto possiamo comprendere la gravità e le conseguenze dei fatti che dovranno accadere. In quanto a te, nessuno di noi ti odia, perché tu non sei come loro!» Erano, ora, molto vicini l’uno all’altra, le loro labbra quasi si sfioravano. «Pensi che torneranno? I… “Signori del Cielo!» Lura, sospirò e rispose: «No, non credo»! Matthew era lì, il suo corpo sempre più adagiato e vicino a quello di lei. «Io, io … non ho mai perso le speranze di tornare a casa, sulla Terra, malgrado assomigli sempre meno a quella che hanno conosciuto i vostri avi!» Lura, pose l’altra mano sull’altra spalla di lui. «Si, lo so e l’ho sempre saputo. Ma so anche che ora sei qui!» Matthew, le rispose: «Si, ma domani potrei non essere più qui..» non riuscì a terminare quello che avrebbe voluto aggiungere, le labbra di lei si erano posate, ora, sopra le sue.

IV. L'arrivo dei coloni terrestri

Il 4 luglio 3005 l’enorme nave spaziale Sirius atterrò su Tiger 72. Essa aveva trasportato sul pianeta: quattro medici, tre scienziati ricercatori, duecento coloni attratti dall’opportunità di vivere, anche al costo di un duro lavoro, una nuova vita su un pianeta simile alla terra situato a trentuno anni luce di distanza da questa e duemila soldati. La Sirius sembrava, ora, avesse impiegato quasi la metà del tempo che aveva impiegato l’Aurora per raggiungere Tiger 72.
Trevor aveva affidato a Matthew l’arduo, per non dire impossibile, compito di tessere relazioni diplomatiche con le autorità dei coloni che si apprestavano a colonizzare Tiger 72. Il Generale Moore, aveva il comando operativo del “Progetto Nuova Terra”, con l’obiettivo categorico di trasformare il pianeta in una colonia terrestre. Era un uomo brutale, fiero di sé e dei propri muscoli, verso il quale Matthew nutrì sin dalla prima volta che lo aveva conosciuto una forte antipatia. Gli scienziati, con i quali aveva scambiato informazioni e conoscenze del pianeta, non avevano come lui la curiosità di conoscere e scoprire ma perseguivano solamente i loro meri obiettivi: anche solo sei mesi di ricerca su Tiger 72 avrebbero arricchito, più di ogni altra esperienza sulla Terra, i loro curricola. Non se la sentiva, tuttavia, di giudicarli. Non aveva ricoperto anche lui il loro stesso ruolo in quella che fu la Missione Aurora? Le cose, però, erano andate come dovevano andare, l’Aurora era disastrosamente precipitata su Nuova Terra e lui era stato l’unico membro di quell’equipaggio a salvarsi. Aveva scoperto l’esistenza di una popolazione che, oggi, una nuova missione, un nuovo progetto di più ampio respiro e conseguenze catastrofiche, aveva deciso di rendere schiava. Non si sentiva più un biologo, non si sentiva neanche un indigeno di questo assurdo e meraviglioso pianeta (infatti non lo era), ma perseguiva un solo ed unico obiettivo, cercare disperatamente un modo per salvare le usanze e i costumi, la dignità e la libertà del Popolo Rotikawa!
I rapporti tra i nuovi arrivati e la popolazione Rotikawa erano ormai degenerati verso “un punto di non ritorno”. I terrestri avevano costruito un loro villaggio, situato a pochi chilometri da Espero. Moore parlava di voler realizzare, addirittura, una rete ferroviaria per il trasporto di un minerale presente nel sottosuolo di Nuova Terra, il “Kolban”, in grado di ottimizzare il consumo di energia nei “chip” di nuovissima generazione. Tra gli obiettivi del Progetto Nuova Terra vi era anche quello volto a cercare di migliorare le basse rese produttive di colture quali frutta, cereali, lino e canapa, spostando tali coltivazioni in prossimità del lato caldo del pianeta, dove le piante avrebbero ricevuto dal sole (la Stella Epsilon) una maggiore quantità di irradiazione diretta. Ciò, tuttavia, significava dover fare i conti con valori elevati di temperatura e umidità dell'aria difficilmente sopportabili, in condizioni naturali, persino dalle piante stesse. La situazione precipitò verso un’inevitabile guerra quando i terrestri, dando inizio alle prime estrazioni di “Kolban”, fecero saltare in aria alcune statue, scolpite nei sassi delle montagne di Kauramel, raffiguranti uomini che indicavano dischi volanti nel cielo, le cui illustrazioni erano riportate nel libro “Il nuovo inizio” che Matthew aveva letto e che veniva custodito nella biblioteca di Espero. Le montagne di Kauramel erano considerate, per alcuni Rotikawa, sacre e per tutti i Rotikawa rappresentavano il simbolo della loro cultura e civiltà. Tuttavia, non fu Trevor ad iniziare la guerra. Alcuni Rotikawa iniziarono a ribellarsi agli oltraggi e alle mire espansionistiche dei coloni, che non si sarebbero certo fermate, come già inteso, alla costruzione di un villaggio a ridosso di Espero. Un “giorno-notte” (una notte sulla Terra), dieci giovani Rotikawa riuscirono ad entrare nel villaggio terrestre di New Rome, così chiamato in onore di molti italiani che facevano parte del gruppo operativo del “Progetto Nuova Terra”, danneggiando e imbrattando, con tinture ottenute da alcune piante, le case dei coloni, senza, tuttavia, causare morti né feriti tra la popolazione terrestre. Uno di loro fu catturato dai coloni, ucciso dai soldati e legato ad un palo che venne poi piantato sul suolo alle porte di Espero: era il preludio alla guerra!
Il giorno seguente all’accadimento di questi fatti, Matthew si precipitò nel villaggio terrestre di New Rome chiedendo di parlare con il Generale Moore. La nave spaziale Sirius era stata adibita a quartier generale delle forze armate terrestri. Matthew chiese ad alcuni soldati di poter parlare con il il loro Generale. Il giovane biologo venne quindi accompagnato da Moore, che era seduto ad un tavolo, nella sala principale dell’enorme astronave intento ad esaminare alcuni fogli. «Mio caro biologo, il tempo delle relazioni diplomatiche è ormai terminato!» lo salutò Moore. «Prova ad ascoltarmi Moore. La guerra che ti appresti ad iniziare non sarà priva di conseguenze, neanche per i tuoi soldati e né tanto meno per i coloni» gli rispose Matthew «i Rotikawa non hanno scudi e lance come tu credi, e come io ho creduto che così fosse quando sono arrivato qui. Hanno armi moderne e potenti, del tutto paragonabili alle nostre, ovvero vostre! Le tengono nascoste in un posto segreto non accessibile a tutti loro, sotto la custodia di un guardiano, ma ogni Rotikawa, che abbia compiuto sedici anni di età, è in grado di usarle. Io le ho viste, e ti assicuro che ciò che ti ho appena detto è la verità» tacque per alcuni istanti per poi proseguire «inoltre, i Rotikawa non saranno i soli a combattere la tua guerra, altri popoli che vivono a nord oltre le montagne rocciose di Kauramel e a sud nella “Regione dei laghi”, verso i “Grandi Crateri”, si uniranno a loro.»
«Mio caro biologo, tu stai farneticando e io sono stanco di stare ad ascoltare le tue idiozie! Come quando mi hai raccontato, appena noi siamo arrivati qui, che i tuoi amici che si fanno chiamare Rotikawa sarebbero i discendenti di una popolazione che viveva in una qualche isola sperduta sulla Terra, che dei “Signori del Cielo” trasferirono qui undici secoli fa con dei dischi volanti! Ora, sei venuto fin qua per raccontarmi altre stupidaggini, per dirmi che questa gente, che non ho ancora avuto modo di scoprire chi sia veramente, possiede armi che nessuno di noi ha mai visto» infine, concluse «quanto all’esistenza di altri popoli alleati di questi Rotikawa, anche questa mi sembra un’altra delle tue stupide idiozie. Fammi il piacere, non farmelo ripetere ancora una volta, vattene da qui, le relazioni diplomatiche tra me e i tuoi patetici amici sono abbondantemente finite, terminate!» Moore scandì lentamente, all’unisono le sue ultime parole. «Sei uno stupido! Un borioso, infame stupido!» replicò Matthew. «Che cosa ci guadagnerai? Gloria, onore, soldi, gradi per la tua carriera? State per compiere gli stessi errori ed obbrobri che da sempre abbiamo perpetrato sulla Terra, ora, anche qui, su questo pianeta! Già, per merito di quelli come te, il potere e le lobby si arricchiranno le tasche!» Erano ormai faccia a faccia l’uno contro l’altro, il sentimento di antipatia, ora, si era definitivamente trasformato in odio reciproco. «Sei patetico, attento a come parli, sono un soldato dell’esercito!» Matthew dette una spinta, con forza, a Moore che cadde dalla sedia. Il Generale si rialzò e si precipitò con veemenza sul giovane biologo sferrandogli un violento pugno sul volto. Matthew reagì sferrando un calcio in direzione del basso ventre di Moore. La lotta si concluse con Matthew disteso a terra, con un piede di Moore sopra la sua faccia. «Rankins, dove sei? Quando mi servi non ci sei mai» gridò Moore alla ricetrasmittente «vieni subito sulla Sirius e porta questo inutile essere umano, sotto il mio piede, via da qua!» Il Tenente Rankins, arrivò pochi minuti dopo. «Dove dovrei portarlo Generale?»
«Fallo arrestare dallo Sceriffo per oltraggio ad un pubblico ufficiale, un soldato ….insomma, me!» «Ma non abbiamo, come dire, prigioni, qui su Nuova Terra!» rispose indugiando Rankins. «Santo Dio, Tenente, non abbiamo prigioni e perché non le abbiamo costruite? Devo pensare a tutto io qui? Consegnalo allo Sceriffo, digli che è in arresto e sotto la sua custodia!» Rankins ammanettò i polsi e le caviglie di Matthew, che non poteva così camminare ma solo trascinare i piedi, e lo consegnò a Rider, lo Sceriffo di New Rome.

V. La guerra

Lo Sceriffo Rider era un colono, un uomo non troppo diverso in tutto dal Generale Moore, se non per il solo vizio di bere. Aveva ricevuto da quest’ultimo l’ordine di tenere sotto custodia Matthew. Data l’assenza di prigioni nel villaggio terrestre di New Rome, le conseguenze di tale ordine si erano tramutate per il giovane biologo in un arresto domiciliare. Matthew, infatti, era tenuto prigioniero, con polsi e caviglie legate da due manette, nella casa dello Sceriffo Rider.
Rider stava finendo di prepararsi la cena e Matthew era seduto sul pavimento della sua casa. Si era cucinato della carne alla brace e, da buon carceriere, ne aveva dato, insieme ad un pezzo di pane, dell'insalata e una tazza con dell'acqua, un pezzo a Matthew. Rider, seduto al tavolo aveva ormai consumato la sua cena e bevuto la sua bottiglia di vino rosso, che faceva parte delle scorte alimentari che i coloni avevano portato dalla Terra. Il suo tono e il suo modo di parlare ricordavano quelli del Generale Moore. «Caro mio biologo, ormai è questione di giorni, liquideremo l’intera faccenda di questo popolo Roti come? Non mi ricordo mai! Questo è un posto dove si possono fare soldi a palate, caro mio! Quel minerale che c’è qui nel sottosuolo, il “Kolban”, si può vendere sulla terra a 1000 dollari al kg!» stappò un’altra bottiglia, quante gliene erano rimaste ancora? e si versò altro vino nel bicchiere «per non parlare delle case che costruiremo qui a bassissimi costi e venderemo a prezzi stratosferici agli acquirenti sulla Terra. Eh già, sembra che tutti ora vogliano venire a vivere qui su Nuova Terra: giovani, fidanzati ed intere famiglie. Beh, non mi sento certo di biasimarli, chi non vorrebbe vivere una nuova e diversa avventura su un pianeta, lontano anni luce, con un ambiente così simile al nostro?» Matthew, che provava per Rider lo stesso ribrezzo che nutriva per Moore, lo stava ad ascoltare, lo Sceriffo continuò «e anche tutto questo si tradurrà in smisurati guadagni per le agenzie immobiliari della terra che hanno già deciso di investire su questo pianeta! Ma c’è da risolvere il problema di questi selvaggi che vivono qua, questi Rotikawa» smise di parlare per qualche secondo strusciandosi il viso con una mano, il vino doveva aver cominciato a fare qualche effetto «sarà una guerra lampo, in meno di ventiquattro ore stroncheremo ogni velleitario tentativo di resistenza di questa gente! Ma dovremo rimandare tutto di qualche giorno. Siamo venuti a sapere che gli anziani e i bambini Rotikawa sono stati portati nei boschi di non mi ricordo dove» si stropicciò di nuovo gli occhi «il nostro Generale ama i bambini. Possono sempre essere venduti a chi, sulla Terra, non può avere figli o rappresentare una manodopera giovane e redditizia da impiegare qui nell’estrazione del “Kolban”. Sarebbe un vero peccato rischiare di farli crepare nei boschi!»
«Maledetti, maledetti bastardi!» gridò Matthew. Si, era vero, Trevor, aveva detto, già da alcuni giorni, agli anziani e ai bambini di lasciare Espero per dirigersi ad Est verso i boschi Nascirin, da dove poi proseguire verso il confine estremo con il lato buio e freddo del pianeta, con l’ordine di rimanervi fino al termine del conflitto e, se le cose fossero andate per il peggio, di non fare più ritorno ad Espero. Lì avrebbero provato, in qualche modo, a sopravvivere, lontano dalle ingerenze dei coloni. Il resto della popolazione, con le armi, si sarebbe concentrata a Nord sulle montagne rocciose di Kauramel. In definitiva, Trevor voleva spostare la battaglia in una zona di campo più favorevole ai Rotikawa. Bisognava raggiungere Trevor per avvertirlo e trovare una soluzione al più presto, ma come? Rider, ubriaco, si era addormentato con la faccia tra le braccia appoggiate sul tavolo. Matthew strisciando sul pavimento raggiunse il tavolo sopra il quale Rider si era pesantemente addormentato. Riuscì ad alzarsi in piedi e a sfilare dalle tasche del giubbotto dello Sceriffo le chiavi per liberarsi dalle manette, che gli tenevano legati i polsi e le caviglie. Era libero! Uscì dalla casa eludendo alcuni soldati e, mischiandosi tra gruppi di coloni, lasciò il villaggio terrestre di New Rome dirigendosi, correndo più forte che poteva, verso Espero. Arrivato lì, raggiunse la casa di Lura, lei sobbalzò e corse ad abbracciarlo. «Matthew, allora sei vivo! Come stai?»
«Io sto bene Lura. Dove è Trevor?» le rispose Matthew.
«È sulle montagne Kauramel, insieme a tutti gli altri. Qui non è rimasto nessuno, io stavo giusto per raggiungerli. Sono felicissima di rivederti!»
«Anche io sono felice di rivederti, ma non c’è tempo da perdere dobbiamo raggiungere Trevor e gli altri. Andiamo, ti spiegherò per strada!» Matthew e Lura si diressero verso le montagne rocciose di Kauramel. Giunti ai piedi di un pendio incontrarono alcuni Rotikawa che gli intimarono di fermarsi. «Sajgiurj, siamo noi, portaci subito da Trevor, presto!» disse Lura. La resistenza Rotikawa era composta da poche centinaia di uomini e donne, armati di lanciagranate e fucili d’assalto. Trevor, dopo aver ascoltato ciò che lo Sceriffo Rider aveva raccontato a Matthew, ordinò di tornare alla città di Espero per poi proseguire, quella stessa notte (“giorno-notte”) fino ai boschi Nascirin. «Non ci resta, a questo punto, che spostare lì il campo di battaglia!» disse.
Quando Trevor, Lura e Matthew, insieme a quello che si sarebbe potuto definire l’esercito Rotikawa, raggiunsero l’altopiano di Espero non poterono credere alla vista dei loro occhi. Una moltitudine di persone armate delle più sofisticate e potenti armi si era radunata in prossimità delle porte della città «Sapevo che sarebbero arrivati!» disse a voce alta Trevor. Si trattava di persone dalla fisionomia, dai tratti somatici e dal colore della pelle più disparati. Si sarebbero potute identificare origini asiatiche, latinoamericane, africane e persino europee. Erano i discendenti di popoli e minoranze etniche che avevano subito, nel corso dei secoli, atrocità ed ingiustizie simili a quelle subite dai Rotikawa, nonché i successori di dissidenti politici che avevano lottato contro regimi totalitari, ai quali i “Signori del Cielo” avevano concesso un’altra possibilità: quella di poter vivere secondo i propri costumi, la propria cultura e i propri valori, in un nuovo mondo, in un pianeta lontano e sperduto dell’universo. I “Signori del Cielo”, avevano fornito loro armi sofisticate e potenti, affinché essi si fossero, all’occorrenza, potuti difendere. L’uso che questi nuovi popoli avrebbero fatto delle armi fu pensato e sperato nella mente dei “Signori del Cielo”, come strumento a difesa (e non di offesa) della giustizia, dell’armonia, della propria sopravvivenza ed esistenza.
La battaglia, nessuno può ancora dire se la guerra, fu vinta dai Rotikawa e da suoi inaspettati alleati. Quest’ultimi, erano i Nauari e gli Haramasi che vivevano più a nord e i Pentaforze e i Calundi che abitavano a Sud. Pur sapendo, quasi per certo, di non essere l’unico popolo che viveva nella “fascia abitabile” del pianeta, i Rotikawa avevano vissuto per undici secoli in totale solitudine, senza cercare un minimo contatto con altre popolazioni che potevano abitare il pianeta (la cosiddetta “Zona Terminator”). Quando i primi coloni arrivarono su Tiger 72, Trevor organizzò due spedizioni, una oltre le montagne rocciose di Kauramel con a capo Saníco e l’altra nella “Regione dei Laghi”, in direzione dei “Grandi Crateri”, guidata da Karamat. Al loro ritorno, circa un mese dopo la loro partenza, Saníco e Karamat raccontarono di aver incontrato due popolazioni, i Nauari e i Pentaforze i quali si sarebbero uniti nella lotta contro una colonizzazione del pianeta da parte dei colonizzatori terrestri. I Nauari e i Pentaforze, poi, avrebbero preso contatti, rispettivamente, con gli Haramasi del Nord-Est e i Calundi che vivevano a Sud-Est. Tutte queste popolazioni si sarebbero organizzate, nel più breve lasso di tempo possibile, per raggiungere i confini Rotikawa e prepararsi a fronteggiare una resistenza contro una più che probabile invasione terrestre.
Al termine della battaglia tutti gli alleati del Popolo Rotikawa fecero ritorno nelle loro terre. Numerose furono le perdite, i morti e i feriti da entrambe le parti. Nonostante il conflitto fosse iniziato lontano da Espero, molte case della città furono danneggiate. La guerra aveva lasciato macerie dalle quali, ora, il Popolo Rotikawa doveva ripartire. I coloni ritornarono con la coda tra le gambe sulla terra; anche alcuni Rotikawa li seguirono, forse attratti dal progresso di un mondo lontano capace di generare egoismo e distruzione ma ancora in grado, malgrado ciò, di farsi in qualche modo amare. Il Generale Moore perse la sua vita in battaglia mentre dello Sceriffo Rider non si ebbero più notizie.

VI. Ritorno sulla terra

L’enorme nave spaziale Sirius, con a bordo medici, scienziati ricercatori, soldati e coloni sopravvissuti; nonché alcuni Rotikawa che avevano deciso di andare a vivere nel luogo dove, in un tempo ormai lontano, avevano vissuto i loro avi, sarebbe partita l’indomani per fare ritorno sulla Terra.
Matthew, quella sera, (o forse dovremmo meglio dire “giorno-sera”), si trovava insieme a Trevor nella casa di Lura. «Mi dispiace per quello che è successo, anche la biblioteca ha subito danni, per fortuna nessun libro è andato distrutto!» disse Matthew.
«Non devi sentirti in colpa, quello che è successo non è per colpa tua!» gli rispose Trevor.
«Io ho fatto parte dell’equipaggio dell’Aurora, la prima missione terrestre qui su Tiger 72!»
«Ma tu non sei come loro! e sei un biologo non un soldato ma come soldato hai combattuto affianco del popolo Rotikawa!» si affrettò a rispondere Lura.
«Io, sono stato il preludio a quello che poi è successo! Biologo o soldato non fa più molta differenza oggi sulla Terra. Sono stato comunque un loro complice!»
«Matthew, questo pianeta non poteva rimanere nascosto e inesplorato per sempre, tutti noi lo sapevamo e sapevamo che, prima o poi, sarebbe successo esattamente quello che è appena successo!» disse Trevor.
«In ogni modo, domani partirai anche tu insieme a loro, vero Matthew?» chiese Lura, visibilmente rattristata, che già conosceva quale sarebbe stata la risposta. «Si, Lura!»
«Quindi, non ci vedremo mai più?» rispose lei.
«Questo non è il mio pianeta Lura, nonostante io abbia trascorso qui i due anni più incredibili, difficili e belli della mia vita» riuscì a malapena a trattenere le lacrime «torneranno! Hanno perso una battaglia ma vorranno vincere la guerra! Dopo la batosta che hanno avuto, se ne staranno buoni per un bel po’ di tempo ma torneranno!»
«Piuttosto Matthew, come fai ad essere sicuro che non ti uccideranno, prima di arrivare sulla Terra, o non appena sarai salito sull’astronave?» chiese a Matthew, Trevor.
«Ho preso le mie precauzioni. Ho salvato sul computer di bordo della Sirius un file contenente i nominativi di tutti i passeggeri e un resoconto dei fatti che qui sono realmente accaduti» gli rispose Matthew «nonostante l’economia faccia ormai la parte del leone, lassù, sulla Terra, dobbiamo ancora rendere conto a qualcuno, a quei pochi che continuano a credere a delle regole e perseguono ancora un ideale di giustizia» tacque per qualche istante contemplando, fuori dalla finestra, la stella Epsilon attorno alla quale orbitava il pianeta «perché, invece, non venite voi con me? Mi avete detto più volte che io sono diverso e, quindi, sulla Terra non tutti sono come loro!» Trevor e Lura lo stavano ad ascoltare, Matthew proseguì «sulla Terra io scriverò, racconterò e denuncerò tutto quello che realmente è successo qui! E sono sicuro che nasceranno movimenti e associazioni a favore della causa del popolo Rotikawa!» Fu Lura a rispondergli: «Matthew, il mio cuore è profondamente triste e afflitto perché oggi, ed ormai è certezza, tu stai per lasciarci! Ognuno di noi è artefice della propria sorte, ma, certe volte, non è possibile cambiare il proprio destino; e il nostro destino, il mio e quello di Trevor, è rimanere qui, su questo pianeta affianco del Popolo Rotikawa»!
Erano le ore ventidue, il tempo sembrava non trascorrere mai, a causa della mancata alternanza del giorno con la notte. La “cintura abitabile”, la “Zona Terminator” del pianeta, dove si trovavano, era, in buona sostanza, una zona crepuscolare dove non vi era né troppa luce né troppo buio e, dove, non scendeva mai la notte. Questa, veniva chiamata dai Rotikawa “giorno-notte”. «Si sta facendo tardi, è meglio che io ora vada» disse Trevor «grazie per tutto quello che hai fatto per noi e per il Popolo Rotikawa. Conserveremo il tuo ricordo, sempre, nei nostri cuori!» Si abbracciarono. «Buona fortuna amico mio!»
«Buona fortuna a te, Sindaco!»
Trevor uscì. Il giovane biologo e Lura rimasero soli nella casa. «Forse, sarebbe meglio se anche io andassi» disse Matthew a Lura.
«No, ti prego, rimani a dormire qui da me!»
«E poi domani che farai, mi accompagnerai alla “nave”? Riusciremo a dirci addio? Sarà tutto più terribilmente difficile!» le rispose Matthew.
«Si, lo so, ma questo “giorno-notte” rimani con me, domani penseremo a come fare» le rispose lei. Matthew rimase con Lura e quella notte, che fu per lui l’ultima notte diurna sul pianeta Nuova Terra, per l’ultima volta fecero l’amore; poi, l’uno a fianco dell’altra, si addormentarono.
Il giorno seguente Lura e Trevor accompagnarono Matthew fino alla Sirius. Videro l’enorme astronave, con a bordo il loro amico, decollare dal suolo del pianeta per fare ritorno sulla Terra.

VII. Epilogo: cronache sulla Terra

È trascorso un anno da quando sono tornato da Tiger 72 qui sulla Terra. Non faccio più il biologo che è sempre stato il sogno della mia vita; dopo l’esperienza su Nuova Terra, ho capito che farlo come piaceva a me voleva dire rinunciare a valori per me troppo importanti; adesso, faccio il portiere di un grande palazzo in un quartiere romano. Ho venduto la mia casa nel Wisconsin e mi sono trasferito in Italia. Da quando sono tornato sulla Terra, non ho mai smesso di scrivere e raccontare la mia incredibile esperienza vissuta su Tiger 72 né di denunciare quello che lì realmente è accaduto. Ho scritto articoli, partecipato a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche. All’inizio, sono stato classificato come un complottista e un rivoluzionario, poi, alla fine, come un pazzo! Dai miei resoconti sono nati movimenti e associazioni a favore della causa dei Rotikawa, dei Nauari, dei Pentaforze degli Haramasi e dei Calundi ma poi, come quasi sempre succede, tutto si è acquietato. Adesso, nessuno parla più di Tiger 72, di questo splendido pianeta, con ghiacciai, fiumi, laghi, mari e deserti così incredibilmente simile alla terra. Sono convinto che per un bel po’ di tempo, credo anni, se ne staranno buoni. La missione Aurora e il Progetto Nuova Terra sono stati fallimentari. Hanno causato un dispendio considerevole di soldi ed energie e fatto saltare qualche poltrona nei centri reali di potere. Hanno perso una battaglia ma vorranno vincere la loro guerra e credo ci riproveranno! Per quanto riguarda i Rotikawa che hanno deciso di venire a vivere qui sulla Terra, non ho mai avuto loro notizie. Ricordo di non averli visti combattere, su Tiger 72, a fianco del loro popolo.
Dalla morte di un mio ricco zio italiano, che penso di aver visto solo qualche volta quando ero ancora un bambino, ho ricevuto una cospicua eredità. Sto pensando di comprarmi una casa e una baita in montagna, in Valle d’Aosta. Grazie all’esperienza contadina che mi sono fatto su Nuova Terra, vorrei mettermi ad allevare vacche da latte. Quindi, non potevo essere rimasto là, su Tiger 72, ad allevare mucche? No, non sarebbe stata la scelta giusta, io non sono un Rotikawa! Ma siamo proprio sicuri che anche io, in definitiva, non lo sia, un Rotikawa? Non ho forse, pure io sofferto come soffrirono gli avi dei popoli che adesso abitano su Tiger 72? Ho rinunciato al lavoro di biologo, sul quale avevo concentrato tutta la mia vita! Sono stato definito, una volta tornato sulla Terra, una persona pericolosa, un potenziale sobillatore delle masse e, infine, un pazzo visionario!
Una notte, ho sognato i “Signori del Cielo” che erano venuti con un enorme disco volante a prendermi per riportarmi là, su Nuova Terra. Forse, hanno veramente ragione loro, sono pazzo! Eppure, io, sul quel pianeta ci ho vissuto davvero per più di due anni! Gli anni più incredibili, difficili e belli della mia vita! Se chiudo gli occhi, rivedo ancora le graziose case in muratura e la via principale della città che conduce al mercato, Trevor e Lura!

Fine

Nuova Terra testo di Fides
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