Gita al museo...

scritto da Baliano
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Ecco qualcosa di più "serio" ....
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Testo: Gita al museo...
di Baliano

– Questo è un gruppo marmoreo recentemente scoperto che…- continuava a spiegare la guida. Era il 19 gennaio del 2009 e Gianni Mandrione, insieme alla sua classe, stava ammirando il patrimonio artistico che gli antichi Greci avevano lasciato. Beh, “ammirando”…per così dire! Infatti, Gianni non smetteva di guardare, continuamente, il suo orologio: era da circa un’ora che stava ascoltando le spiegazioni della guida e non ne poteva più. Quella gita gli sembrava una notevole perdita di tempo! In quel momento, non desiderava altro che una bella e rilassante giocata alla playstation. Era da tanto che osservava sempre le stesse cose: vasi di argilla decorati, gruppi marmorei, statue, busti e affreschi. –Adesso passiamo al prossimo reperto: il busto raffigurante Omero, il famoso poeta greco!- esclamò la guida. Gianni non si mosse, attratto da un rumore proveniente da dietro una porta, sulla quale vi era la seguente scritta: “ Magazzino del museo: vietato l’accesso ai non autorizzati”. Ma la curiosità era tanta e Gianni entrò nella stanza. La sala era quasi buia: l’unica luce entrava da una piccola finestra su un muro. Il ragazzo si accorse che il rumore udito, altro non era che un pianto femminile. Si avventurò così nella stanza, alla ricerca della persona che piangeva incessantemente ma, ovunque si girasse, era sempre circondato da schiere di statue e vasi dipinti. All’improvviso, sentì una voce, proveniente da dietro le sue spalle, che gli diceva: - Se stai cercando una donna che piange, è inutile che giri per tutta la stanza: sono io!-. Gianni si girò: immaginate l’espressione del suo volto quando scoprì che a parlare era stata una statua! – Ma tu… tu parli?!- esclamò incredulo il ragazzo, che non la finiva più di schiaffeggiarsi la faccia, per sapere se era reale ciò che vedeva. –Ehi, calmo! Mi riconosci?- chiese la scultura. – Tu dovresti essere una dei tanti monumenti che adornano questo museo, un ammasso di marmo scolpito, che non dovrebbe parlare e muoversi come fa un essere umano!- urlò il ragazzo, spaventato. – Ma quale ammasso di marmo! Io raffiguro la somma dea Tethi, madre del grande eroe greco Achille!- e così dichiarando, cominciò a piangere “a dirotto”. Sotto shock, Gianni tornò sui suoi passi e stava per varcare la porta dell’uscita, quando un’altra figura scolpita, raffigurante un “omone” barbuto, con una corona sul capo e un imponente tritone nella mano, gli si parò davanti minaccioso e lo costrinse ad indietreggiare. –Mi dispiace, ma tu non vai da nessuna parte, finché non risolvi il problema di mia figlia!- urlò il marmo. –Poseidone?- domandò, impaurito, il ragazzo, che era quasi sull’orlo di un infarto. –Noto che conosci il mio nome. Ti rinnovo la mia richiesta: aiuta mia figlia, o sai meglio di me dove potrei metterti questo mio bel tritone!- lo avvertì la statua, che si pose a guardia dell’uscita. Intimorito dalle parole del dio, Gianni si avvicinò, con cautela, a Tethi, che continuava a singhiozzare. Come poteva consolarla e sapere quale fosse il problema che la ossessionava? Lui era solo un liceale a cui non piaceva molto lo studio, non uno psichiatra “strizza-cervelli”. Tuttavia, con voce balbettante, le chiese: - Bene,ecco…Ehm…Come va? Tutto bene?-. Fu l’unica frase di senso compiuto che riuscì a pronunciare. Tethi cercò di calmare la sua ennesima crisi isterica e, con un sorriso forzato, annuì. Gianni si fece coraggio e le chiese quale fosse il suo dilemma. –Sono secoli che non lo vedo. Di chi sto parlando? Del mio povero Achille, che un tempo sedeva qui, vicino a me. Ah, figlio mio, ma dove sei finito? -. Detto questo, cominciò a narrare la sua storia: una mattina del 1100 a.C., il vecchio Creso Talete, scultore famoso in Magna Grecia, aveva ultimato i lavori della sua ultima e imponente opera: “Achille e Theti”. Il gruppo marmoreo piacque così tanto al governatore della sua città, che ordinò di collocarlo nel solenne tempio di Poseidone. -Quanto era piacevole la “vita da statua”…- continuava a raccontare Tethi, che per un attimo scordò il suo dolore: lì, nel tempio, lei e suo figlio erano adorati da tutta la gente che passava per l’edificio. A loro offrivano regali di ogni tipo: oro, oli profumati, pietre preziose, anfore pregiate. Una volta, fu donato, ai sacerdoti del tempio, un manoscritto in latino dove i due venivano lodati da un famoso poeta del tempo…insomma, omaggi degni di un re! La vita quotidiana scorreva felice e tranquilla per le due statue, finché una donna si innamorò del marmo di Achille, tanto che una notte la rubò, staccandola da Tethi, lasciandola nella più profonda disperazione. Ma i guai non erano finiti: infatti, il mattino dopo, i cittadini, entrando nel tempio e vedendo che la statua di Achille non c’era più, pensarono che il dio Poseidone non avesse gradito, per ignoti motivi, la presenza del gruppo marmoreo. Così gli abitanti, per placare la presunta ira del dio, sotterrarono, in una fossa molto profonda, la statua di Theti, che fu dimenticata. Lì rimase per più di cento anni, fino a quando non udì una voce, proveniente dall’esterno: -Scavate qui, scavate qui! C’è qualcosa qui sotto!-. Era il dirigente degli scavi archeologici che trovò, nel 1933, la scultura. –Ragazzo, non puoi immaginare il piacere che provai nell’uscire da lì sotto e nel vedere che quel marmo, che da tempo era rimasto spento e coperto di terra, risplendeva di un bianco accecante!- si vantava Theti. La statua fu traslocata nel museo dove si trovava adesso. La dea, però si aspettava di rivedere anche suo figlio, ma non lo trovò: chiese alle altre statue e vasi del museo, ma niente, di Achille nessuna traccia. – Ora sai la mia storia e perché sto in queste condizioni!- concluse, con tono tremante e cupo, Theti. All’improvviso, Gianni si allarmò: sulla bocca della dea comparve un ghigno sinistro e, rivolgendosi al ragazzo con una voce da far venire i brividi, chiese: - Perché non prendi tu il posto di mio figlio? Gli somigli molto!-. – No! Cioè…Grazie mille, ma non credo che…-. -Perché non lo uccidiamo?- strillò un’altra statua raffigurante Hermes che, rivolgendosi a tutti i reperti della stanza, aggiunse –Dopo, potremo ricoprirlo con della calce, per farlo sembrare come noi! Nessuno lo noterebbe. E anche se lo scoprisse, la polizia non può certo dare la colpa a dei marmi! Noi, per loro, non siamo esseri viventi!-. Theti fissava con insistenza Gianni, a cui mancava il respiro. La tensione arrivò “alle stelle”: una moltitudine di statue e vasi decorati avanzò minacciosamente verso il ragazzo, che iniziò ad urlare e a chiedere aiuto come un forsennato, ma era troppo tardi! Le statue e i vasi lo circondarono e gli caddero addosso. Ma, mentre Poseidone con il suo tritone stava per assestargli il colpo di grazia, Gianni udì una voce che “si sgolava”: -Svegliati, Gianni, svegliati! Su, forza! Alzati o farai tardi alla gita al museo! Uh, perché sei così sudato! Fai sport durante il sonno? Dai, alzati!-. Era (fortunatamente!) la madre del ragazzo. Quest’ultimo si risvegliò nella sua cameretta e, incredulo ma sollevato, constatò che era stato solo un brutto sogno. Una cosa, però, nel sogno era vera: lui doveva davvero andare alla gita al museo! Durante la mostra, il suo gruppo si fermò davanti ad un monumento ben noto (purtroppo!) a Gianni. -Ecco a voi un’opera d’arte del famoso scultore Creso Talete: “Achille e Theti”!- affermò la guida. “No, non può essere vero!” pensò, angosciato, il ragazzo. Senza pensarci due volte, scappò via, verso l’uscita del museo, noncurante delle urla della sua professoressa e della guida.
Gita al museo... testo di Baliano
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