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Buongiorno professore, come sta? È passato qualche anno dall’ultima volta che ci siamo visti e se non ricordo male fu all’esame di maturità.
Le scrivo questa sentita, seppur lunga, lettera per ringraziarla: non ci sarebbe nemmeno bisogno di elencare i motivi per cui lo faccio, un professore è un insegnante di vita ed è un pilastro nella crescita dei giovani, quindi un grazie lo meriterebbe a prescindere… dunque perdoni il mio orgoglio se, invece, non vedo l’ora di spiegarle il perché.
Se ricorda, al termine dell’esame sopracitato, chiedeste a noi alunni di raccontarvi quali programmi avessimo per il futuro, la mia risposta fu semplice e decisa: il maestro di tennis con l’obiettivo della laurea in lettere.
Ricordo come fosse ieri che dopo aver pronunciato la frase: “vorrei frequentare il corso di Lettere Moderne” voltandomi verso di lei notai i suoi occhi illuminarsi di gioia… già, dopotutto cosa ci può essere di più soddisfacente di insegnare una materia a qualcuno e trasmetterla con cotanta passione da farla diventare a sua volta l’infatuazione di quest’ultimo?
Questo io lo so bene, perché in risposta alla sua probabile domanda: “Invece tu Andre, come stai?” Non posso che rispondere: “meravigliosamente”.
Sono circondato da una mamma stupenda e amici leali, ma cosa altrettanto importante, faccio il lavoro che ho sempre sognato, il quale non solo mi permette di mantenermi e vivere bene, ma mi ha fatto capire a 360 gradi il senso della frase: “fai il lavoro che ti piace e non lavorerai mai un giorno della tua vita”.
Sono un Istruttore di Tennis a tutti gli effetti, con la fortuna di avere al fianco colleghi e allievi simpatici e solari, che mi rendono le giornate lavorative spassose e leggere.
Ho aperto questa parentesi per poter arrivare più semplicemente al nocciolo.
Pochi giorni fa si sono riscritti al circolo dove lavoro quattro miei ex allievi, ricordo che li feci giocare durante il mio primo anno da maestro, ovvero quattro anni fa.
Decisi di avvicinarmi per salutarli, conscio del fatto che non mi avrebbero riconosciuto essendo passati diversi anni dall’ultimo incontro, invece con mia grande sorpresa mi riconobbero e non si limitarono solo a questo, ma vollero addirittura ringraziarmi per gli insegnamenti che diedi loro da bambini, mostrandomi i loro progressi e l’immutata passione per questo sport che, a loro dire, gli trasmisi io.
In quel momento mi è venuto in mente lei…
È vero, non avrò continuato la laurea in lettere e non sarò diventato professore di Letteratura, tuttavia devo a lei in primis la passione per l’insegnamento in sé, poiché questa è una vocazione che hanno in pochi ed è molto difficile da trasmettere, ma soprattutto lei mi ha donato la passione più grande che ho l’onore di possedere e che spero di portarmi dietro a lungo… la lettura.
Mio padre gli ultimi 6-7 anni di vita da pensionato li ha passati divisi tra lavori di casa, famiglia e amici, il resto del tempo era principalmente sul divano, meglio conosciuto come la sua dimora.
In quel luogo poteva spendere il tempo con le sue più grandi passioni: alcune condivise pienamente con me, come la Televisione (film o serie TV che fossero) e l’altra in cui io non riuscii mai a trovare né il tempo né la voglia di cimentarmi, la lettura.
Difatti mio padre era un gran divoratore di libri; io, al contrario, non riuscivo a mettermi quasi mai con un libro in mano, nonostante quando mi fosse dato dalla scuola, quindi per obbligo, mi risultasse sempre molto piacevole… era un piacere nascosto e profondo che solo lei è riuscito a tirarmi fuori.
Infatti non passa giorno in cui non mi cimenti, anche solo per un'oretta, nella pagine di un libro; per dovere di cronaca: leggo principalmente classici, praticamente tutti quelli che abbiamo affrontato in classe (Calvino, Buzzati, Palazzeschi e Moravia, mentre all’estero viaggio soprattutto tra Kafka, Bulgakov, Tolstoj, Dostoevskij, etc.).
Grazie a tutto ciò sono riuscito ad avvicinarmi ancora di più all’uomo che mi ha cresciuto e con il quale posso dire di aver condiviso tutto, e per questo devo assolutamente ringraziare lei.
Sono sempre stato conscio che il merito sia a tutti gli effetti suo, infatti mi capita sovente di citarla mentre qualcuno mi chiede dove ho trovato questa passione così forte e “curiosa” (poiché oggigiorno sempre meno giovani desiderano approfondirla), per la letteratura.
Voglio solo che lei sappia quanto le devo e quanto mi ha dato, per questo non la ringrazierò mai abbastanza.
Dunque le auguro con tutto il cuore quello che lei è riuscito a creare per me: un felice futuro, circondato da belle persone, come il nuovo arrivato che ormai dovrebbe essere cresciuto un bel po’… e chiedendole infine un’ultima gentilezza: di continuare così bene come ha fatto fino ad ora con il suo lavoro, per regalare passione ad altri ragazzi così come ha fatto con me.
Grazie,
Andrea
P.S. Le ho scritto di petto, non facendo attenzione né all’ortografia né ai tempi verbali, come ben sa non sono mai stati il mio punto forte… di conseguenza accetto ben volentieri qualsivoglia correzione!