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XVII – Quadrupli Giochi
[POV: Pierre Éngreneux]
Una dozzina di agenti Cyberpol in tuta militare blu avvolti da casco, placche rinforzanti, e tubi di neon rossi, scende in fila dalla fune puntando i loro fucili.
“Mani sopra la testa! Dove possiamo vederle!”
“Ah, e che cacchio...” brontola mia moglie.
“Meglio assecondarli per ora, chiariremo tutto con calma, amore...”
“Spero non debba chiarire anche quello che c’è in macchina”, mormora più bassa che può, mentre la polizia ci circonda.
“Tutto sotto controllo, agenti”, rassicura El Verdiente, “loro sono dei civili innocenti ed erano presi in ostaggio dai Mind Hunters. Ma se volete ci sono due di quei criminali che si stanno nascondendo qua attorno. Sempre che voi abbiate la voglia di fare una caccia al tesoro.”
“Che doppiogiochista... sei amico degli sbirri, ora?” Lo prende in giro Emma.
Ha ragione però. Non me lo aspettavo nemmeno io da parte sua.
Sta collaborando con la Cyberpol? Cosa ci guadagnarebbe uno come lui?
“MALEDETTO BASTARDO!” A quanto pare ha sorpreso anche il ciclope, che si è messo a urlare, “NON FINISCE QUI!”
Del vento improvviso ci scompiglia i capelli da un angolo cieco, dietro alcuni grossi pilastri rocciosi.
“In posizione!” Si preparano gli agenti.
“Non servirà”, li avvisa il gentiluomo, “sono tornati sulla loro navicella.”
Una voce sconosciuta e anziana si fa sentire, atterrando più pesantemente degli altri agenti e facendo segno di tirare su la fune: “E tu hai le coordinate, Pierce. Datti una mossa e mandale ai ragazzi sul canale neurale.”
È un uomo parecchio nerboruto, pelato e con la fronte metallica, sebbene colorata dello stesso colore della pelle, e la sua bocca è completamente ricoperta da barba e baffi grigi. Nasconde gli occhi dietro occhiali da sole più datati di lui.
“E tu chi sei?” Chiede mia moglie fin troppo spavalda.
“Informazione riservata. Gestisco l'operazione: è tutto ciò che vi serve sapere. Bernard, occupatene tu.”
"Agli ordini."
Detto ciò ci ignora completamente e prosegue a parlare con El Verdiente in privato.
Quello lo saluta amichevolmente: “Stivali nuovi, Powers?”
“Nomi in codice.”
“Sbaglio o sei il primo ad aver trasgredito alla regola proprio poco fa?”
Cosa sta succedendo?
Non riesco a chiedermelo in tempo che una voce familiare si avvicina a noi, distogliendomi l’attenzione dai due.
“Certo che non riuscite a stare lontano dai guai, voi due...”
Ah è quel Bernard... ci ha aiutati molto in passato, specie a non finire in più guai del dovuto.
“Non ti avevo riconosciuto col casco”, gli stringo la mano.
Per fortuna, con lui nei paraggi, c’è una buona chance che non controlleranno le modifiche illegali alla nostra auto.
“Ma che sta succedendo?” Chiede Emma.
“Ah. Lunga storia. In sintesi stiamo cercando due artefatti satellitari su cui delle gang criminali ci hanno messo occhio sopra.”
“Un momento! Il cane!”
Mia moglie prende improvvisamente marcia verso i due che hanno appena finito di parlare.
“Aspetta Emma..!”
“Ehi tu! Sei quello che gestisce l’operazione, giusto?”
L’uomo pelato e barbuto sbuffa fumo da un sigaro appena acceso: “Non ho tempo civile, e non ho bisogno il vostro aiuto. Questa faccenda è troppo pericolosa per voi.”
“Ah be’, ce lo dite troppo tard—”
Le tappo la bocca, portandomela più in là.
“Chiedo scusa per la sua irruenza. Mia moglie è solo preoccupata per il cane che quei criminali hanno preso in ostaggio.”
“Sì, ho presente”, contempla il suo sigaro, “penseremo anche a lui.”
“Eh no!” Si è liberata dalla mano, “dite che ci penserete, ma poi non lo fate!”
El Verdiente in tutto questo sta sorridendo compiaciuto. Al che l’uomo nerboruto lo osserva per un attimo.
“C’est ma faute. La mademoiselle si è affezionata parecchio a le chien.”
“Ormai siamo coinvolti anche noi!” Si infervora Emma, “vogliamo il cane indietro!”
L’anziano ci guarda da capo a piedi, finché sbuffa di nuovo dal sigaro: “Quel cane non è vostro, perché tanta preoccupazione? Bernard, toglimela dai piedi. Voi altri, preparatevi al decollo. Inseguiamo la navicella.”
“Ehi, non ignorarmi! Dobby non merita di morire a causa loro!”
Sia io che l’agente cerchiamo di portarla via, mentre altri assieme a El Verdiente si preparano a salire sulla fune che torna dall’alto.
“Calmati Emma!”
“No che non mi calmo, Pierre! Se questi finiscono col rincorrersi Dio solo sa dove nello spazio, possono finire per far saltare in aria quei pazzoidi e Dobby con loro!”
L’uomo nerboruto esita nell’afferrare la corda: “Quel cane apparteneva a una nostra spia del deserto che è passata a miglior vita, quando i Mind Hunters sono atterrati tra le dune di Caldera. Gli ha fatto ingoiare l’artefatto di proposito per impedire a loro e ai Pazzi Festaioli di metterci mano.”
“Oh...” mia moglie si ammansisce.
“Odio avere morti sulla coscienza e quell'uomo era un'ottima risorsa. So che volete aiutare, ma non potete venire con noi. Tornate a casa e dimenticatevi di tutta questa faccenda. Ci occuperemo noi del cane.”
Detto ciò lui e gli agenti salgono sulla fune e questa comincia a venir retratta.
Abbasso lo sguardo, ma non troppo da non notare che soltanto El Verdiente non è salito.
Ci sta sorridendo.
“Ci devi un po’ di spiegazioni...”
“Volete quelle o preferite salvar le chien?”
“Cosa?”
“Lo ammetto: vi ho mentito quando dicevo di aver parlato del cane ad Alexio, il loro capo. Non volevo vedervi morti."
"...per una buona volta ne combini una giusta", Emma si gira dall'altra parte.
"Cinquantotto non può portarvi legalmente con sé, ma io non sono tenuto a seguire le sue direttive. Lavoro per lui sotto copertura, ma non sono un agente Cyberpol."
Capisco dove stia andando a parare, e ciò mi risolleva il morale.
"So già come riconquistarmi la fiducia dei Mind Hunters e darvi una chance di recuperare le chien. Volete venire con moi?”
A Emma si sono riaccesi gli occhi e il sorriso, per cui non ho altra scelta.
“Potrebbe essere rischioso...” rifletto ad alta voce, “possiamo fidarci però di te?"
"Ho appena tradito i Mind Hunters, monsieur Pierre. Tradire voi non conviene più."
"Quanti sono lassù?” Mia moglie non perde tempo.
“Esclusi Gaetano e Netturbino, a bordo dovrebbero esserci ancora il pilota Beppe, il co-pilota Micky e un altro individuo, Lupo di Mare. Il resto della banda credo sia alla loro base.”
"Dove?"
"Ah, molto lontano mademoiselle. Si trova su uno dei satelliti di Saturno."
“E che facciamo con la Cyberpol? Se ci scoprono finiamo nei casini.”
“Dovremmo fare in fretta, coglierli di sorpresa, prima che li facciano accostare. O prima ancora che inizino l’inseguimento.”
“Aspetta... se tu non sei andato con la Cyberpol, come torni sulla navicella?”
El Verdiente mostra l’orologio: “Teletrasporto molecolare a utilizzo individuale.”
Emma imbroncia: “Individuale... quindi solo per te. E noi come faremo?”
“Non exactement. Posso portare con me uno di voi, grazie a un leggero overclock. Come vi dicevo: so come riconquistare la loro fiducia, almeno temporaneamente. Fingerò di avervi preso in ostaggio per poter contrattare con la Cyberpol.”
“Ah no... non farò da balia per un altro dei tuoi subdoli giochi!”
“Mi faccia finire mademoiselle.”
“Col caspio!”
“Aspetta Emma... se voleva davvero tradirci non si sarebbe preso la briga di salvarci la vita prima, e ora quella di rimanere con noi. Hai visto anche tu che sta collaborando con la Cyberpol. Non può aver ingannato anche loro...”
“Molto acuto monsieur Pierre, ma mi lusingherebbe con delle abilità che, ahimè, non possiedo."
“Mhmm... ok..." rimugina Emma, "il piano sarebbe quindi farci catturare... e poi?”
“Quando la Cyberpol e i Mind Hunters staranno contrattando, voilà! Vi libererò, prenderemo il cane e vi farò tornare a casa con una capsula di salvataggio.”
“Avrei un’idea migliore”, mi sgranchisco la gola, “Emma, tu sai guidare il DeserTaxi meglio di me nelle situazioni critiche. Pedinerai l’inseguimento senza farti scoprire e ci raggiungerai per prelevarmi.”
“Certo, scemotto, e come farai col vuoto cosmico?”
“Troverò qualcosa da indossare sul momento. Se hanno capsule di salvataggio hanno anche il materiale per non soccombere nello spazio.”
“Idea geniale, monsieur Pierre. Ma si può migliorare.”
“Ah sì? Come?”
“Se la mademoiselle verrà col vostro taxi, potrei semplicemente renderle l’orologio col teletrasporto calibrato direttamente dentro la vostra voiture. In questo caso servirà solo il monsieur Pierre a fare da ostaggio.”
Quest’uomo è un maestro in quel che fa... come ho fatto a non pensarci prima?
"A te sta bene, Pierre?" Chiede Emma.
"Certo. Stavolta possiamo fidarci, me lo sento."
“Rischioso, assolutamente illegale e improvvisato all’ultimo momento... mi piace un sacco!” Esulta lei, abbracciandomi, “direi che abbiamo un piano!”
Le sorrido: “Già! Andiamo a salvare Dobby!”
XVIII – Energie Poliedriche
[POV: Novantanove]
Alexio sta correndo verso di me: “Pensa a quanto valgono quelle coscienze militari! Un patrimonio millenario di un valore quasi inestimabile alla nostra portata!”
“Non mi interessano.”
“Male, Chiyoko! MALE! Anche se non dovessimo mai venderle le potremmo utilizzare per creare un nostro impero nello spazio! Il nostro personalissimo governo autonomo! Non saremmo nemmeno i primi nella Via Lattea!”
“Solo tu hai idee malsane per il dominio del mondo. A noi non interessa.”
“Be’, allora siete automaticamente quelli che hanno troppa paura di prenderselo. E guarda un po’! Proprio perché non te lo prendi tu, me lo prenderò io! Il cattivo! Ahah!”
Niente da fare. Ormai è completamente fuori di testa. Quel che dice non ha nemmeno più senso.
I suoi occhi sono appena cambiati di colore: sono diventati arancioni.
Inizia a caricare diretto, ingaggiandomi senza le code, col corpo a corpo.
Stavolta, oltre ai propulsori, per aumentare di velocità sta utilizzando un altro hardware: da alcuni sfinteri dietro il trapezio escono scariche di fasci di luce.
Sta pareggiando la velocità dell’overdrive... il tempo attorno a me si muove lento, ma lui sta al passo con i miei movimenti.
La mia armatura di terza generazione non è resistente quanto la sua corazza, ma ogni legamento e muscolo è costruito esattamente come quelli di un corpo umano.
Sono ben più flessibile dei suoi attacchi, e ho una manovrabilità più leggera.
Come se l’avesse intuito anche lui, inizia a sferrarmi pesanti gomitate a sorpresa, girandosi col busto.
Le scanso facilmente, ma una ginocchiata improvvisa allo stomaco mi colpisce.
“Che te ne pare, Chiyoko?” Anche il suo tono di voce è cambiato. Si è fatto più spavaldo e arrogante, “Muay Thai! La più letale delle arti marziali!”
Afferro l’ennesima ginocchiata: “Non per il judo”.
Allargo le gambe e sfrutto sia la mia che la sua propulsione delle corazze per farlo schiantare più in là.
“...o il sumo.”
Non aspetto nemmeno che atterri: sparo qualche colpo di pistola al plasma mentre sta a mezz’aria.
Ma cosa...
Uno dei propulsori lo ha sbalzato via con una micro esplosione prima che i proiettili lo raggiungessero.
“La tecnologia di Andromeda è fantastica! Dovresti provarla.”
Si mette in una posa più semplice, dritta, coi pugni alzati. I suoi occhi tornano grigi.
Tsk. Sta sfoggiando abilità di altre persone che non è nemmeno capace di usare.
“Mhm. Hai a disposizione così tante coscienze e ne puoi attivare una alla volta?”
Do’ un calcio alla stalagmite vicina, staccandola dal terreno e afferrandola come giavellotto: “Se avessi un’intelligenza più colta potresti variare e fare più cose con una sola”, glielo lancio, continuando a sparare nel mentre.
Alexio schiva il giavellotto, per poi slanciarsi in rotolate e salti tra le stalagmiti vicine, finché non si avvicina abbastanza per sferrare un calcio pesante dall’alto.
Come lo scanso, riesco a pararmi in tempo da una coda di scorpione, ma mi ha danneggiato parte delle placche esterne.
Altri arti stanno fuoriuscendo dalla sua schiena, mentre i suoi occhi diventano verde acqua.
L’overdrive mi aiuta a deviare con la katana i suoi rapidissimi affondi di coda.
“Sai cosa? Hai ragione...” continua lui, uno dei suoi occhi è tornato rosso, “ma quanto tempo durerà l’overclock, prima che l’energia vitale finirà dentro quel corpo?”
Si avvicina e alza i gomiti. Una delle code mi stacca parte della spalla.
“Chiyoko!!”
Non riesco in tempo a capire da dove arriva il prossimo attacco, che lo vedo fare capriole e abbassarsi, per poi mollarmi un calcio sul fianco durante una piroetta.
Capoeira...?
Alexio smette improvvisamente di attaccare con le code e mi molla una ginocchiata in faccia.
D-di nuovo Muay Thai... sta imparando come concatenarli assieme..?
Un altro colpo di coda mi sbalza e piombo schiena a terra.
Noto solo ora dei cubi colorati che hanno invaso la pupilla: sbattono sui bordi come lo schermo di un lettore dvd in stand-by, ma molto più velocemente e caoticamente.
“Ahahahahah! Guardati! Stai perdendo contro un esercito! Poteva andare meglio di così... ma è tutta colpa tua... potevamo fare affari e poi ognuno per la sua strada. O potevamo essere grandi soci, amici per la pelle... ma tu... tu hai fatto una scelta più ardua e più ingenua! Quella che ripaga di meno, quella della stupida paladina di una giustizia inesistente! Dovevi fare qualcosa per il bene dell’umanità? Ma quale bene... quale assurdo bene vuoi portare in un mondo che ti lascia con niente alla prima occasione, eh Chiyoko?"
Mi pesta il torace e mi fa sputare rosso.
"È così che li tratta gli eroi, è così che ha sempre trattato le persone dall’animo buono e altruista. Si è sempre fatto beffe di loro e delle loro sofferenze. E i grandi del passato? Sono soltanto storia.”
[ ATTENZIONE: CORAZZA ESTERNA SEVERAMENTE DANNEGGIATA ]
“Questo mondo non merita NULLA!” Continua a sferrarmi pestoni, “NULLA!! NULLA!!! SEI SOLTANTO UN’INGENUA SOGNATRICE! UNA STUPIDA BAMBOCCIA!!”
[ ATTENZIONE: CIRCUITI ADDOMINALI SEVERAMENTE DANNEGGIATI ]
“Ci hanno lasciato tutti in disparte e sono andati avanti. E tu vorresti ancora aiutarli? Sul serio? Ma quanto sei stupida?!”
[ MASTERware: RI-DIGITALIZZAZIONE CBRPOL-PLASM-GUN Mk7 ]
“F-fammi un favore, Alexio...”
“No fammelo tu stavolta”, i suoi occhi si ristabilizzano, mostrandosi di rosso dietro il tramonto imminente dei due Soli, “muori e vai all’inferno.”
Una delle code di scorpione si alza.
[ MASTERware: CBRPOL-PLASM-GUN Mk7 DIGITALIZZATA E PRONTA ALL’USO]
“...vacci prima tu, demonio...”
Finalmente ti ho colpito in pieno...
Non penso che il fegato ti serva in questo momento.
Per sicurezza farò in modo che non possa più afferrarmi. Gli sparo altro plasma alle braccia.
“Aaaagh!” Gli si sciolgono entrambe tra fluidi rossi e azzurri.
E ora le code: “Voglio proprio vedere se avrai ancora fiato per annoiarmi coi tuoi discorsi...”
Alexio cade in ginocchio, menomato. Gli arti artificiali tonfano a terra con lui.
Tutti tranne uno, che con uno scatto improvviso cerca di bucarmi la faccia.
La scanso all’ultimo e la afferro tra braccio e fianco.
Con molta fatica mi rialzo in piedi.
Lo voglio vedere da vicino.
“Non sei... più in grado di combattere...”
[ ATTENZIONE: SOVRACCARICO DI SISTEMA ]
L’overdrive mi permette di opporre resistenza alla coda.
Scariche di scintille sprizzano dagli sfinteri per lo sforzo, finché non la rigiro puntandogliela alla gola.
“Ahah... sei... incredibile, Chiyoko... combatti... proprio fino all’ultimo...”
I suoi occhi si sono spenti. Sono di nuovo grigi.
Lascio la coda, ormai non sta più opponendo resistenza.
Però sfilo la katana.
La liscio con le dita. Con una serie di tagli netti elimino ogni punta delle code che non si è sciolta.
“Cosa preferisci?” Gli punto la lama alla gola, “morire qui, oppure...”
Prendo fiato. Butto fuori aria.
[ OVERDRIVE DISATTIVATO ]
I miei capelli tornano rossi.
[ SISTEMI COMPROMESSI, NECESSARIA MANUTENZIONE ]
[ ERRORE: IMPOSSIBILE CONTATTARE IL MAINFRAME ]
[ MASTERware: SISTEMI COMPROMESSI, NECESSARIA MANUTENZIONE ]
[ MASTERware: INVIO SEGNALAZIONE AUTOMATICA ]
“O... oppure?”
Lo guardo per qualche secondo in silenzio.
Mi volto verso Terry. Lo conosco bene: sta guardando solo me, ma il suo sguardo è quello di uno preoccupato per il fato di entrambi.
Alexio ha ragione: nel profondo sono un essere vuoto e oscuro. Non riesco a provare quel tipo di compassione.
Però... capisco perché sia necessaria.
“...oppure... finire dietro le sbarre per qualche decennio, per avere la possibilità di riflettere sulle tue azioni. E provare a rimetterti in sesto.”
“...I-io... ma... non volevi uccidermi...?” Ghigna sadico e gli occhi gli tornano rossi, “non ero un mostro?”
Mi abbasso, poggiandomi sulla katana e guardandolo dritto negli occhi.
“Lo farei volentieri, ma mio nonno avrebbe da ridire.”
Mi guarda stranito. Le pupille gli si spengono di nuovo: “Tuo... nonno...?”
“Si dicono un sacco di cose quando si è arrabbiati”, continuo scrutando le sue retine una alla volta, “e non sempre le si intendono veramente. Ti sarò amica Alexio, ma non nel modo che proponevi tu. Non come le proponeva quell’altro di cui parli.”
Mi guarda anche lui per qualche secondo, finché non gli trema un labbro.
“Io... io non voglio finire in galera...” scorrono fiumi salati, “non sopravviverò lì dentro...”
Pensare che un grande potere era in mano a un nerd qualunque che si divertiva... mi fa passare sempre di più la voglia di tenerlo in vita.
Ma i miei antenati e quell’ingenuo mi terrebbero il muso per anni.
Gli metto una mano sulla spalla, ma non riesco a sorridere: “Sei forte. Te la caverai.”
“L-lo credi davvero..?”
Inspiro profondamente e sbuffo fuori aria dal naso, scuotendo leggermente la testa.
“No.”
Alexio abbassa la sua, continuando a singhiozzare.
Vederlo così mi fa quasi... pena.
Mi ricorda Caroline.
“Se non sei forte, diventalo. Non troverai mai vera forza interiore dalle coscienze di altri. Hai bisogno di costruirla in te stesso”, guardo Terry, ha un volto orgoglioso, “da quella altrui... puoi solo prendere spunto”, gli sorrido da lontano.
“Oh... non... non l’avevo mai vista da questa prospettiva...”
“Piantala con le scorribande spaziali.”
“O-okay...”
“Altrimenti la prossima volta ti uccido.”
Deglutisce: “D-d’accordo...”
“Cerca di capire cosa sia la vera forza. Sarai pieno di conoscenza, ma non c’è nulla di valore dentro di te.”
“A-ah... m-mi sembrava strana tutta quella compassione prima... p-però okay, leggerò tra le righe. Ti ringrazio Chiyoko, cioè... Novantanove. Grazie di tutto... c-c’è ancora qualcuno di... di veramente buono nel mondo. Vorrei essere come te...”
Lo guardo stranita io adesso.
“O-okay”, sorride, per una volta non in modo sadico, “n-non esattamente come te... p-prenderò spunto...”
“Bravo”, annuisco, patteggiandogli la testa, “affronta quell’altro e ricordati che fa parte di te. Non hai scuse per le tue azioni.”
[ MASTERware: HACKING COMPLETATO. ANDR_ARMOR.CLASS.B. v2.434566 OFFLINE]
Non mi fido comunque. Tutte queste sono solo parole al vento.
Mi volto verso Terry. Si sta reggendo in piedi per miracolo.
“Sei cambiata anche tu”, sorride.
Abbandono Alexio al suo destino per avvicinarmi al mio: “Dici sul serio?” Alzo un sopracciglio diffidente e sarcastico.
Lui allarga le labbra e scuote la testa: “Nah. Forse no. Ma sono sicuro di aver visto la Chiyoko che ho conosciuto quando mi hanno adottato. È ancora lì dentro: una bambina tosta, enigmatica e impossibile da leggere, ma che nasconde un cuore grande.”
“Ah, sì? Non ero una maledetta IA fino a qualche minuto fa?” Lo punzecchio, aiutandolo a rimettersi su due piedi.
Lui ridacchia: “Sì, sei proprio tornata.”
Vederlo felice mi fa stare meglio. La sua compagnia mi fa sentire più leggera...
Penso che non glielo dirò mai. Per ora.
Tuttavia non posso far finta che quel buco sul suo fianco non esista.
“È meglio che ti porti via di qui, prima che torni la Cyberpol.”
“Sì... direi di sì. Andiamocene.”
“E-ehi.. e io?” Chiede Alexio preoccupato, “n-non potete lasciarmi qui!”
“Non avevi una banda di scagnozzi fidati? Ti ho hackerato l'armatura, non l'hardware neurale.”
“Sono stati addestrati a lasciarmi indietro se mi fosse successo qualcosa. Per non finire dietro le sbarre e sopravvivere...”
“Ti rimane un altro tipo di passaggio: uno blu e dai neon rossi. Arriverà presto, vedrai.”
Apro un varco ultra-dimensionale. L’ultimo, oggi.
“Fantastico...” contempla lui, “sei piena di sorprese...”
Quella folle scienziata mi deve due riparazioni e parecchi chiarimenti per avermi reso uno dei suoi giocattoli senza il mio consenso.
Non ho alcuna intenzione di passare da cavia della Struttura di Contenimento a cavia di un essere multi-dimensionale, con intenzioni e ragioni ignote.
Durante la battaglia contro Alexio mi sono arrivati diversi messaggi neurali da Cinquantotto... l'ultimo mi ha avvertito di abbandonare l’area.
Mi ha già trasferito metà del compenso. Di solito quando paga così in anticipo vuol dire che sta per annullare il contratto.
“A proposito... dove stiamo andiamo?” Chiede Terry, scemando di proposito.
Mi prenderò cura di lui. Capire cosa sia successo lì sotto non è più una mia priorità.
“Ci serve manutenzione. E per quanto riguarda il mio meccanico... gli spetta una bella lavata di capo.”
XIX – Ultima Puntata
[POV: Pierre Éngreneux]
Ci è mancato poco.
È bastato un tocco e ci siamo molecolarizzati istantaneamente al ponte di comando dell’astronave che El Verdiente ci ha fatti inseguire.
Mi sono ritrovato davanti il ciclope e sono sobbalzato via prima che potesse fracassarmi il cranio, come ha fatto col tubo di metallo sulla quale era seduto.
“COME AVETE FATTO A VENIRE QUI?” Urla il ciclope.
“Col chip del collare. Me lo avete dato voi.”
Ah.... vuole fregarli così. Dubito che se la berranno...
El Verdiente butta per terra l’oggetto e lo distrugge con un pestone.
“Ops, ma che desolato. Adesso nessuno potrà più utilizzarlo.”
Spero vivamente che non abbiano degli scanner rilevatori.
“AHAH! CHE IDIOTA! TI SEI MESSO IN TRAPPOLA DA SOLO!”
“Sta’ calmo, Gaetano”, fa l’uomo al volante della navicella, “abbiamo un problema più grave di lui. La Cyberpol ci sta alle calcagna da fin troppo tempo...”
“MA IO NON SENTO ALCUNA SIRENA...”
“Siamo nello spazio e hanno le luci spente, genio”, lo deride il piromane.
“Ci seguono da quando abbiamo lasciato l’orbita”, precisa il pilota.
“Cacchiarola... ma perché il capo non risponde?”
“Porto l’ostaggio alle sue camere”, El Verdiente approfitta della loro distrazione e mi spinge più in là, “convincerò la moglie del tassista a pagare una bella cifra per il riscatto, per farmi perdonare.”
Mi fa un occhiolino di nascosto.
“FERMO DOVE SEI! CHI TI CREDI DI ESSERE PER VENIRE QUI A FARE I TUOI PORCI COMODI DOPO AVERCI MESSO LA CYBERPOL ALLE CALCAGNA?!”
“Sei stupido come un mulo, Gaeta’... non lo vedi che ha un ostaggio? Si è dovuto paraculare con gli agenti in qualche modo.”
Il pilota si accende una sigaretta: “E poi non appena torna Alexio ci penserà lui a punirlo. Stai buono e fatti gli affari tuoi per ora.”
“NO, BASTA! MI AVETE STUFATO DI DARMI ORDINI! IL CAPO NON C’È E NON SAPPIAMO QUANDO TORNERÀ. QUINDI IO ADESSO PRENDO PAGLIACCIO E TASSISTA, E LI SPEZZO IN DUE!”
“Spero che tu abbia un buon piano El Verdiente...” mormoro, “perché qui si sta mettendo veramente male—”
Non riesco a finire la frase in tempo che uno sparo mi stura un orecchio.
Riapro gli occhi: quello artificiale del gigante si è bucato, andando in tilt.
Non... non ci credo.
Altri due botti colpiscono il torace e gli addominali dell’energumeno, facendolo cadere all’indietro con un tonfo pesante.
Perfino il pilota si è girato, strabuzzando gli occhi e lasciando cadere a terra la sigaretta.
Netturbino tremola di rabbia guardando il cadavere, e all’improvviso accende il lanciafiamme: “G-Gaetano!! Brutto figlio di—”
Altri due botti di rivoltella gli bucano i filtri e le lenti circolari della maschera antigas.
E anche il piromane cade come un albero tagliato, assieme alla sua arma, e sprizzando scintille dalla faccia.
La canna fumaria e fumante punta verso il pilota.
“Ok... calma...” lo vedo pigiare un tasto di nascosto e alzarsi lentamente con le mani in alto.
“Dove sono Lupo di Mare e Micky?” Intima El Verdiente.
Il suo sorriso non è né troppo sadico né troppo divertito. Esprime una leggera malizia soddisfatta.
Alla faccia del non dover seguire le direttive della polizia... ma perché lo sta facendo? Non è da lui...
“Dov’è finito il diplomatico che abbiamo arruolato?” Lui e il pilota si fissano negli occhi, “un’altra gang ti ha offerto di più? I Banditos? I Pazzi?”
“Non è mai stata questione di soldi. Vous savez che nessun altro poteva offrirmi quel che avete voi. Nemmeno la Yoiken.”
“Sai vero che se Alexio scopre cos’hai fatto qui sei un uomo morto? Non potrai nasconderti da nessuna parte...”
“Il vostro capo è fuori gioco.”
“Fuori gioco? Di che parli?”
“Rispondi alla domanda di prima”, agita la rivoltella.
Quello schiocca la lingua: “Eravamo come una famiglia per te e ci pugnali così... ti avremmo consegnato i dati digitali di quella Caroline a cui tenevi così tanto. Dovevi solo aspettare.”
“Non ho mai detto di voler far parte della vostra squadra. Ho accettato il lavoro, ma le cose si sono complicate fin troppo.”
Il pilota strizza gli occhi: “No, stai solo facendo doppio gioco. Qualcuno ti ha offerto di più...”
Non riesco a chiedermi in tempo di che cosa stiano parlando, che quello fa uno scatto di mano verso la cintura. Il colpo di El Verdiente arriva prima che le dita raggiungano l’arma nascosta dietro la giacca.
Il pilota cade per terra con un buco nella fronte.
“Santo cielo...” non so onestamente cos’altro dire, “mi sorprendi ogni volta... non ti facevo un pistolero dal grilletto facile...”
“Ah, monsieur, se vive a lungo nel Mare Giallo senza saper usare una pistola, è un uomo morto. Ma credo che lei più di altri possa capirmi.”
“Sì...” guardo i cadaveri, “ma un limite bisogna pur averlo...”
“Il co-pilota non è a bordo”, mi ignora mettendosi a frugare tra i cadaveri, finché non intasca una scheda magnetica e delle chiavi, “il che ci va a favore, monsieur. A bordo dovrebbe esserci solamente Lupo di Mare. Tenga gli occhi aperti.”
Non dirò altro. Voglio soltanto prendere Dobby e andarmene al più presto. Qualsiasi cosa avesse in sospeso con queste persone non importa più.
Forse da un lato è un bene averli fuori gioco. Non potranno causare problemi a me ed Emma in futuro.
Il gentiluomo mi fa segno di seguirlo e attraversiamo qualche corridoio, finché non scendiamo verso la stiva, piena di casse e macchinari sbuffanti. Le pareti sono arrossate dalle luci di emergenza, nonostante siano accese assieme alle altre classiche plafoniere bianche.
“Dimmi la verità... hai pianificato anche questo assalto fin dall’inizio?”
“Ammetto che ho dovuto improvvisare quando siete apparsi voi. Ma la fortuna si può costruire anche in mezzo al caos.”
“Perché ucciderli? Stai cercando di insabbiare delle prove prima che arrivi la Cyberpol? Per chi stai lavorando veramente?”
Sorride mentre glielo dico, ma aspetta qualche secondo prima di rispondere, perlustrando in giro cautamente.
“Prima di cadere così in basso, Pierre, avrei tanto voluto una mia famiglia... una figlia. Eppure il fato ha deciso diversamente pour moi.”
“Abbiamo sempre una scelta.”
“Ha pienamente ragione, e sono contento di aver scelto voi due.”
Lo guardo aprendo di più gli occhi, confuso.
“Vedervi così affiatati e uniti mi ha toccato le cœur”, si tiene al petto, “perciò ho deciso di saltare la fase degli accordi coi Mind Hunters per aiutare voi a recuperare le chien, e prendermi ciò per cui ero venuto.”
“Non me la bevo. Stai ancora nascondendo qualcosa.”
“Mi conosce molto bene, ma per una volta le sto dicendo la verità. Mi creda. In questo momento sto lavorando per me stesso.”
“...e cosa dirai alla Cyberpol se arriva prima che tu finisca il tuo ammutinamento e scoprirà cos’hai fatto?”
“Défense légitime. A loro interessa l’artefatto tanto quanto ai Mind Hunters e la Yoiken. Nelle mani sbagliate quei dati fanno molti più danni di questi piratuncoli da strapazzo. Le persone che ho ucciso sono soltanto alcune delle pedine di chi ha perso questo grande derby, monsieur. Meglio se ignora beatamente ciò che non vuole sapere.”
“Pedine... quindi anche me ed Emma, vero?”
Mi fa imbestialire. Alla fine siamo sempre noi in basso che in qualche modo siamo influenzati da cosa decidono di fare in alto.
E poi c’è lui: che continua a salire e scendere con un passe-partout in mano come se fosse il custode di tutto il grattacielo...
Più ci penso e più la mia ammirazione diventa invidia... vorrei avere la sua fortuna nelle avversità.
“Non ci posso credere...” mi pervade un’intuizione avvilente, “alla fine ci hai usati per i tuoi scopi. Di nuovo... dovevo immaginarlo”, scuoto la testa, “non sei cambiato affatto in questi tre anni.”
“Ne è sicuro, monsieur? Siete voi ad aver scelto di venire questa volta. Non avevate nessuno che vi premeva, se non il tempo e l’amore per gli animali di sua moglie.”
“Bada a come parli di lei.”
“Non fraintenda”, sorride, “non lo dicevo con una connotazione negativa: in realtà vi ammiro molto. Pour moi aiutarvi a recuperarlo è un piacere.”
Non so come fa. Non ne ho idea. In qualche modo riesce a non farsi odiare.
“...ti ringrazierò soltanto quando sarò fuori di qui con Dobby.”
Lui sogghigna: “Je suis une mauvaise compagnie, n’est-ce pas?”
Scuoto la testa deluso.
Lui alza le spalle con una movenza sciolta, tipica del suo carisma non-chalant.
Prima parlando al pilota ha accennato qualcosa su dei dati digitali... e ora se ne esce con la storia del voler una famiglia e una figlia.
Se leggo tra le righe, deve essere successo qualcosa di personale tra lui e questi criminali.
In questo caso mi sta dicendo la verità. Per una volta.
“WOOF!”
Finalmente un suono che mi tira su di morale.
“Dobby!” Mi avvicino alla gabbia, “dannazione, è chiusa a chiave...”
“C’è ancora spazio, se volete entrare.”
Ci giriamo verso la voce nuova e vedo un uomo vecchio, con la fronte rugosa e la piazza dei capelli che gli apre un arco tondo e pelato per mezza testa.
Ha in mano un fucile a pompa che pare abbastanza pesante, con un caricatore abbastanza grande e rotondo da lasciare immaginare quante volte possa sparare prima di scaricarsi.
Ce lo punta addosso e ci lancia la chiave della gabbia: “Avanti, dentro.”
“Ah, le monsieur Lupo. È un piacere veder—”
Una scatola vicino a noi si apre di colpo con un botto.
“Dentro, traditore.”
Il bottone premuto dal pilota doveva essere la chiamata dei rinforzi...
Il cane inizia a ringhiare, e Lupo di Mare mira verso di lui: “A cuccia, Fido.”
Dobby obbedisce, come se riconoscesse la pericolosità dell’arma che lo sta zittendo.
“E ora?” Mormoro.
“Faccia come dice”, mi passa dietro la schiena il suo orologio senza farsi vedere, “si avvicini al cane e lo accarezzi”.
“E tu cosa farai?”
Un altro colpo buca uno dei macchinari facendolo esplodere.
“Basta bisbigliare. Se non entrate nella gabbia la prossima cosa che salta è la vostra testa.”
“Non si preoccupi per me”, sorride mentre entriamo.
Una parte di me sta implorando di non lasciarlo qui.
“Non posso abbandonarti così...”
“Non vorrà far preoccupare sua moglie, monsieur. Stia tranquillo, è tutto apposto. Vada.”
“Ne sei sicuro?”
Annuisce di nascosto.
“...non dimenticherò mai quello che stai facendo. Grazie, El.”
Tengo stretto Dobby e aziono il teletrasporto più in fretta che posso.
Per mezzo secondo sento un colpo assordante, e per l’altro lo spavento improvviso di Emma.
“WOOF!”
“Woah! Pierre! Dobby!!”
Sono arrivato sul DeserTaxi a tempo zero... con un leggero senso di nausea.
“Ahah! Ma ci sei anche tu!!”
Mentre il cane la assale per fargli le feste, guardo fuori dal finestrino.
“Ce l’avete fatta! Per una volta non ci ha ingannati!”
La mia immaginazione sta giocando brutti scherzi...
Il silenzio nel cosmo fa venire ansia... là fuori non si vede cos’è accaduto dentro la navicella.
“Pierre?”
“Emma... perdonami, ma non posso lasciarlo lì!”
Pigio di nuovo l’orologio...
...
“Amore?”
...
C’è un avviso sul minuscolo schermo.
[ OVERCLOCK DISATTIVATO. BATTERIA SCARICA: SPEGNIMENTO ]
“Che succede?” Mi tocca la guancia, “ehi... stai sudando freddo...”
Anche il cane si è calmato, guaendomi e leccandomi pian piano il braccio meccanico.
Apro il cruscotto. Forse qualcuno di questi caricatori...
“No... no!!”
Dannazione, sono incompatibili!
“Amore??”
Mi ferma tenendomi alle spalle.
La guardo negli occhi: “E-Emma...”
“Cos’è successo?” Mi massaggia la guancia.
“Io...”
La navicella è ancora lì.
Ferma e sospesa nel vuoto dello spazio.
...
Butto fuori aria...
“Ho una storia per te.”
“Una... storia? Oh...”
Gli occhi non le brillano come al solito. Lo ha capito anche lei...
“Sì... puoi togliere El Verdiente dalla lista nera.”
[ . . . ]
XX – RAPPORTO C–ST–CP58
[POV: Documento testuale digitale, salvato in cloud e mandato per classic-mail]
Numero verbale: 439081299
Data: 22/12/3099
Ccn: CYBERPOL.INT ; MAINFRAME.investigation.dep ; Psychics Association for the preservation of the New Solar System (P.A.N.S.S.)
A seguito delle segnalazioni anonime e delle ultime vicende, redigo il presente documento un rapporto sintetico sul recupero di materiale sensibile del satellite “?????407”, meglio conosciuto come uno dei “Cinque satelliti del vecchio governo giapponese”, appartenente alla precedente giurisdizione dell’attuale Governo Mondiale.
Tutti i file necessari alle indagini e alla comprensione del rapporto che segue sono in allegato.
Abbiamo recuperato uno dei due artefatti militari della struttura satellitare in questione, senza feriti o morti per la squadra di agenti coinvolti.
L’ubicazione del secondo artefatto è ancora ignota, ma grazie ai radar sappiamo che si trova tra le profondità delle Cascate Appuntite. Manderemo una squadra specializzata in ricognizione nei prossimi giorni.
Data l’urgenza e la fragilità dei dati, ho ingaggiato a mia discrezione, e a spese personali, due mercenari freelance, non attivamente coinvolti in organizzazioni sospette di nostra conoscenza.
Il loro contributo è stato prezioso per la riuscita della missione allo stato attuale, ma per motivi di segretezza professionale non potrò riportarne qui i nomi. Il sottoscritto si impegnerà di non fare più uso di questi aiuti esterni, salvo casi eccezionali di importanza più rilevante.
Grazie alla ricognizione e alle segnalazioni dei cittadini siamo venuti a conoscenza circa la situazione del dobermann e dell’agente Myers, che lavorava sotto copertura nella banda conosciuta come i “Pazzi Festaioli del Mare Giallo”. L’agente si trovava nella città criminale di “El Posto Nuestro”, prima di essere passato a miglior vita durante il servizio.
Prima del recupero del primo artefatto, questo era stato ritrovato dall’agente nei pressi del “Cimitero dei Satelliti”. Viene dato all’animale da mangiare, in un atto disperato di nasconderlo ai criminali.
Il dobermann è stato portato a bordo della navicella spaziale di un’altra banda minore, denominati “Mind Hunters”, già ricercata per crimini correlati al fenomeno recente del “Mind-Mining”, e di lui non si hanno più tracce.
In una delle stanze del complesso sono stati trovati i segni di un intervento chirurgico. Dettagli in allegato.
Molti degli apparecchi a bordo dell’astronave della banda in questione, sono stati manomessi e distrutti.
Tuttavia la mia squadra ha indagato su alcuni messaggi recenti ritrovati su terminali e dispositivi neurali dei deceduti. Hanno avuto contatto con alcuni membri della famiglia “Yoiken”, e stando alle loro conversazioni private li avrebbero ingaggiati per recuperare gli artefatti prima della Cyberpol.
Questo aiuterà molto le indagini future.
Il loro capo, chiamato volgarmente Alexio, come riportato dai file della Scientifica è deceduto per dissanguamento prima della nostra ricognizione. Considerati i tagli netti degli arti superiori si sospetta che il colpevole possa essere uno dei mercenari che ho assoldato per aiutarmi a recuperare uno degli artefatti.
Purtroppo non posso né confermare né negare, ignorando il motivo dell’omicidio, dato che non ho più ricevuto alcuna notizia dai due mercenari verso fine missione.
Al momento questo “Alexio” non sembra avere un passato per quanto risulta dai database Cyberpol, ma con una ricerca più approfondita posso provvedere a inviarvi altre informazioni.
Gli altri membri dei Mind Hunters sono stati ritrovati deceduti sulla propria astronave.
Le cause della loro morte sono attribuite alla stessa arma: rivoltella calibro .44, proiettili folgoranti EMP. Si ignora chi sia stato l’aggressore e non ci sono segni di una sparatoria accesa. Si ipotizza un conflitto interno.
Per quanto riguarda il rilevamento recente di varchi ultra-dimensionali non autorizzati, la Struttura rimane a disposizione per eventuali chiarimenti e condurre indagini approfondite qualora ce ne fosse il bisogno.
Per ora è tutto.
Distinti Saluti.
Agente: matricola C–ST–CP58; C. Powers
Dipartimento: Struttura di Contenimento Cyborg – Dream Streets