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Il giorno successivo il maresciallo si recò presso l'abitazione del professor Colombo. Non trovò parcheggio: un furgone blu delimitava lo spazio davanti all'entrata, e quindi lasciò la sua Alfa 156 d'ordinanaza in doppia fila. Mentre stava uscendo dalla macchina, squillò il cellulare:
"Sono Baresi, agli ordini, signor Maresciallo!" quel giovane appuntato lo faceva impazzire.
"Quali ordini? Sei tu che mi stai chiamando! Che c'è?"
L'appuntato non gradiva quel tono spazientito e severo del suo superiore. "Abbiamo il referto del medico legale. La morte del Chiappari è avvenuta presubimilmente almeno dodici ore prima del ritrovamento e la ferita lacero-contusa non è compatibile con una caduta: gli è stato inferto un colpo con un corpo contundente, mortale. Ah, un'altra cosa maresciallo: vicino al luogo del delitto, in una pozza profonda nell'ansa del fiume, è stata trovata una grossa leva di metallo, tipo quelle che si usano nei cantieri per sistemare le betoniere. Forse può esserci utile!"
"Certo che può esserci utile, cazzo! Portala subito in caserma, e stai attento a non cancellare le impronte!" Zarcone sorrise: ci aveva preso, e questo rinsaldava la sua convinzione; quella di essere un ottimo investigatore, sprecato in quel paesino dove non succedeva quasi mai niente.
"Grazie Pasquale, ora resta in attesa di istruzioni."
La comunicazione non si era interrotta; "Devo restare al telefono?" chiese Baresi. IL maresciallo scosse la testa e riagganciò senza dire altro.
Suonò il campanello, venne ad aprirgli il professore in persona. "Maresciallo...entri, entri pure e non badi al disordine."
Mentre si puliva le scarpe sullo zerbino Zarcone notò su una piccola panca in giardino un paio di scarponcini da montagna messi ad asciugare al pallido sole di mezzogiorno. "Non sembra sorpreso della mia visita: mi aspettava?"
"In un certo senso sì. è risaputo di quanto mal ci sopportavamo io e il Chiappari, ma da lì ad ammazzarlo ce ne corre..."
"Però,"proseguì Zarcone, "Chiappari aveva denunciato più volte degli atti vandalici che lei aveva messo in atto più volte; vernice sul furgone, taglio delle gomme, messaggi minatori lasciati sul parabrezza...e non sto qui a farle l'elenco completo..."
Colombo lo interruppe: "Non ho mai fatto nulla di tutto questo; era opera sua, lo faceva per incastrarmi..."
Il maresciallo si rabbuiò. "Quando io parlo, esimio professore, lei mi deve ascoltare! Un uomo è stato ucciso e sicuramente lei, per più di una ragione, è l'unico indiziato! Dov'era sabato dalle diciannove alle ventidue? Risponda!"
Il professore sbiancò di colpo, Zarcone lo incalzava per farlo confessare. "Io,io...ero molto arrabbiato, ho litigato anche con mia moglie, non riuscivo a starmene in casa, ho preso l'auto e mi sono fatto un giro qui intorno, senza una meta precisa, mi creda!"
"Nessun alibi, quindi, nessuno che può testimoniare a suo favore. Marca male, caro professor Colombo, molto male. Le intimo di non lasciare la sua abitazione per nessun motivo, presto avrò il mandato d'arresto da parte del magistrato, e le consiglio di cercarsi un buon avvocato!" Zarcone si alzò e si diresse verso l'uscita. Ma poi si girò di scatto:"A proposito, sua moglie non è in casa?"
"E' uscita per delle commissioni", rispose il Colombo, ormai spaventato a morte.
"Le dica che ho bisogno di parlare anche con lei. Non faccia sciocchezze, nel frattempo!" Uscì sbattendo la porta del cancelletto, andando poi quasi a sbattere contro il famigerato furgone.
Chiamò la caserma:"Baresi, manda un carro attrezzi qui in Viale dei Platani, dobbiamo sequestrare il furgone del morto." Scese a piedi i pochi gradini fino a raggiungere la fila di case sottostanti. Suonò il citofono Chiappari-Maino e una donna dall'aspetto sciatto gli venne ad aprire con una scopa in mano.
"Entri, ma si pulisca bene gli stivali, ho appena lucidato il pavimento del soggiorno!" Zarcone restò vicino alla porta d'entrata. Un odore forte e acre di fumo proveniva dal camino sito sulla parete opposta, dove una leggera fiamma bruciava debolmente.
Il maresciallo dedusse che vi era stata bruciata della carta insieme a qualcos'altro; la puzza di plastica colata era inconfondibile e strideva con l'impeccabile pulizia dell'intero locale.
"Come sta, signora?" disse Zarcone togliendosi il cappello. "Le faccio le mie condoglianze." La donna rimase in piedi e non lo fece nemmeno accomodare.
"Come vuole che stia? Mio marito è morto, prima lo vedevo di rado, ora non lo rivedrò del tutto." Più che addolorata sembrava infastidita.
"Stiamo facendo di tutto per..."
Non lo fece finire. "Fate quello che dovete fare. Ora mi scusi ma devo andare a messa."
La moglie del Chiappari andò verso il guardaroba per prendere il cappotto. Zarcone vide sul piano del camino un piccolo frammento bruciacchiato e lo raccolse senza essere visto. Mentre usciva, il maresciallo diede un'occhiata ad una foto appesa alla parete del corridoio, marito e moglie sorridevano felici, più giovani di alcuni anni.
"L'ho fatto io", disse la donna. "Eravamo appena sposati, un tempo la fotografia era la mia passione." Abbassò gli occhi:"Ora devo proprio andare".
Mentre ritornava alla stazione dei carabinieri, il maresciallo rifletteva sui fatti avvenuti; l'omicidio era certo, ma quell'uomo, il professore, l'unico indiziato e per lo più senza alibi, non gli aveva dato l'idea di poter commettere un crimine così efferato. Qualcosa gli diceva che c'era dell'altro, e il maresciallo Zarcone aveva imparato negli anni che doveva sempre dar retta ai suoi dubbi e alle sue intuizioni, che molto spesso portavano verso la strada giusta.
Seduta di fronte alla scrivania in finto mogano del maresciallo Zarcone, la moglie del professore non nascondeva un certo nervosismo: non era mai stata in una caserma dei carabinieri e sembrava che non riuscisse a stare ferma sulla sedia.
"Cara signora, le devo dare una brutta notizia!" Lei impallidì."Temo che suo marito sia il colpevole dell'efferato omicidio del signor Chiappari, abbiamo ritrovato l'arma del delitto." Le mostrò una busta di plastica trasparente contenente una grossa chiave a elle."Riconosce questo attrezzo?"
La signora aspettò qualche frazione di secondo prima di rispondere. "Credo che faccia parte di alcuni arnesi che mio marito utilizza all'università per delle dimostrazioni pratiche agli studenti del primo anno, ma non ho idea a che cosa possa servire."
Il maresciallo la guardò fissa negli occhi, era davvero ancora una bella donna, quasi provocante nel suo aspetto, e capì perché quel marpione del Chiappari non se l'era fatta scappare.
"Per ora sappiamo che è servita ad uccidere un uomo. Alcune tracce di impronte non lasciano dubbi, sono di suo marito. Ho consegnato l'ordine di carcerazione preventiva ai colleghi di Como. A quest'ora, diede un'occhiata all'orologio, avranno già eseguito l'arresto."