Mi ritornano in mente, in queste tristi giornate, i racconti di mio padre....
Lui, classe 1920, è stato uno di quelli che la guerra, la seconda mondiale, l'ha vissuta sulla sua pelle, da soldato, da combattente da profugo....
Lui, nelle giornate fredde e piovose d'inverno, accanto al caminetto, a lume di candela (perché in quella stagione, nei nostri paeselli di montagna, spesso, troppo spesso, mancava la corrente elettrica) ci raccontava, insieme, fiabe e STORIE VERE, LE SUE STORIE IN GUERRA. Sciorinava sulle sue disavventure in trincea; della sua prigionia al fronte greco-albanese; descriveva i suoi pranzi/cene a base di bucce di patate (...una fortuna trovarle); del freddo che sentiva ancor di più perché svestito. Parlava del suo grande desiderio di sopravvivenza e dello sforzo per riuscirci; e, sopratutto, ci spiegava del suo non capire perché fosse costretto a sparare a un suo "fratello" di cui non conosceva né nome né storia, né , tanto meno, la colpa per cui meritasse di essere ammazzato. Io, piccina, ascoltavo con una attenzione molto emotiva, e sicuramente, ai tristi racconti di guerra, preferivo le fiabe e le storie di príncipi e principesse, perché mi facevano sognare e mi garantivano sempre un lieto fine: ....e vissero tutti felici e contenti!
E poi, a mio padre si univa mia madre che completava con brevi immagini del dopoguerra, delle serate con il coprifuoco, della miseria....
Oggi, la vista della colonna di camion dell'esercito, dei militari che presidiano le città, mi ha fatto piombare in un tempo passato che , ahimé , non è più un racconto ma...realtà. Siamo nuovamente in guerra... una guerra mondiale. Il nemico è invisibile, spietato e crudele, e noi ci sentiamo anche un po' vili perché anziché combatterlo dobbiamo evitarlo ...ma ciò, lo so, è necessario per impedire il suo dilagare. È avvilente perché l'impotenza è peggio dello stesso combattere.
E il mio pensiero si ferma...vola...: la storia si ripeterà: fra qualche anno ci sarà un papà che racconterà a suo figlio gli eventi di questi giorni, della quarantena, dell'isolamento da tutto e da tutti, del divieto di strette di mano e di baci e abbracci, della fila ai supermercati.
Non sarò tra questi perché non sono genitore ma, come figlia vorrei tanto dire a mio padre che ora si, capisco, ora, si, sono in empatia con lui, ora si, vorrei dargli un abbraccio caloroso per ripagarlo di tanto freddo, vorrei dirgli: raccontami ancora, papà, una fiaba, ma raccontami, ancora più forte, della tua voglia di vincere l'unica tua "guerra", quella della VITA contro la morte, affinché non muoia in me la SPERANZA di poter uscire da questo "rifugio antivirus" e riabbracciare il mondo!
Elisa Maio, una "figlia diversamente madre".
Raccontami una favola papa' testo di CIGNO96