Un quadretto con uno scarto fantastico
- Nota dell'autore Maria Alfonsina Arrigo
Testo: DANZA LUNARE di Maria Alfonsina Arrigo
LA LUNA
La luna piena illuminava i tetti, le terrazze, le antenne paraboliche di una città caotica, sporca e fumosa del ventesimo secolo. E tre ombre che passeggiavano sul muretto di una terrazza di un alto edificio ridevano e brindavano alla bianca divinità che li guardava dal cielo trapuntato di stelle. Un paio di salti e sul muretto rimase solo una figura che, dopo aver inarcato indietro la testa per bere l’ultima sorsata di birra, guardò le altre due figure e disse con intensità fervida: - Voglio scrivere grandi storie d’amore, di avventure, roba da far tremare i polsi e campeggiare in cima ad una montagna altissima e poi magari rotolare giù. Creare un personaggio che diventi emblematico, entrare nelle grandi antologie scolastiche e far sì che si dica il mio nome come Dante o Giangiacomo… - Poverino, non vuole niente dalla vita. - Sì, la tua modestia è troppo…- come dire?... abissale! Ecco il termine giusto. - Basta ragazzi, smettetela di prendermi in giro! Vi ho parlato con il cuore in mano e voi… - E noi cattivacci ce lo mangiamo! - Giordano mosse le mascelle in un gesto significativo. Berto rincarò la dose, per finta forzò la mandibola ed esclamò disgustato: - E’ un po’ coriaceo il tuo cuore. Riccardo strabuzzò gli occhi come se avesse voluto fulminare con lo sguardo gli amici, poi scoppiò a ridere. Si slanciò o cadde con tutto il suo peso su di loro e gioì di averli fatti ruzzolare a terra. Le loro malferme gambe non avrebbero retto al minimo urto, figuriamoci essere travolti da un corpo di novanta chili come il suo. Imprecando il terzetto di amici si alzò, si rovesciarono addosso reciprocamente un quintale di insulti coloriti e barcollando imboccarono la porticina metallica. L’ascensore non funzionava. Il contrattempo fu accolto da un sorriso da ebeti. Con allegra rassegnazione scesero giù dalle scale. Berto al quinto piano fece loro cenno di stare zitti, prese la chiave dalla tasca dei pantaloni ed entrò nell’appartamento che divideva con la sorella. Riccardo e Giordano lo salutarono con la manina e continuarono a scendere, al terzo Giordano diede un’amichevole pacca all’amico ed entrò nell’appartamento dove viveva con i genitori. Riccardo fu tentato di fermarsi al primo piano dove dormiva serenamente la sua ultima fiamma, ma un briciolo residuo di lucidità gli ricordò ch’erano le tre di notte e ciò gli impedì di disturbare la ragazza che dopo un’indelicatezza simile sarebbe stata capace di diventare la sua ex fiamma. Scese nel seminterrato e uno stanzone con un largo divano e un computer l’accolse. Si buttò vestito sul divano e si addormentò subito. Sognò che la luna in alto nel cielo respirava la libertà e si concedeva una danza lontana da occhi indiscreti.
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