Il corriere

scritto da HalBregg
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Testo: Il corriere
di HalBregg

Hal Bregg sentiva la maglietta sempre più incollata alla schiena, la poltroncina su cui era seduto si stava reclinando automaticamente. Udiva un ronzio sommesso e un rumore metallico alle sue spalle. Sembrava che qualcuno rovistasse nel cassetto delle posate. Lo schienale raggiunse l’altezza desiderata e lui si trovò a fissare il soffitto. Un bagliore improvviso gli travolse la realtà e per un attimo non riuscì a vedere più nulla. Chiuse allora gli occhi che erano comunque inutili. Strinse i denti fino a farsi male. Ogni piccolo muscolo del suo corpo era teso come la corda di un arco.

«Procediamo pure» sentì alle sue spalle.

Ecco, ci siamo. Il gelo del cilindro metallico che gli stavano appoggiando alla base della nuca lo fece rabbrividire come al solito. Aprì gli occhi per far entrare una lama di luce, avrebbe dovuto farsela bastare per un po’. Trattenne il respiro, glielo dicevano sempre ma non c’era bisogno. L'ago gli penetrò alla base del cranio. Niente dolore. Solo freddo.

«Introduzione completata» disse la stessa voce di prima.

Hal Bregg emise un lungo sospiro, l’ago si ritrasse lentamente. Tutto liscio. Sbattè le palpebre come faceva sempre, un gesto automatico. La luce era sparita. C’era solo il buio adesso. Il suo nervo ottico aveva cambiato padrone.

Lo schienale della poltroncina risalì in posizione verticale. Hal Bregg mosse le mani e i piedi e ne controllò il funzionamento. Percepiva dietro di sé la puzza di sudore dell’altro uomo che metteva a posto gli strumenti.

«Il target è al livello quattro della spirale ovest, finestra temporale tra trenta minuti per la durata di dieci. Buon lavoro» furono le uniche e secche istruzioni. Venivano date sempre all’ultimo per questioni di sicurezza.

Hal Bregg si alzò dalla poltroncina. Allungò un braccio alla sua destra e sicuro afferrò il bastone con i rilevatori che gli sarebbe servito. Non disse nulla e tenendo il bastone davanti a sé si diresse verso la pesante porta. Posò il palmo della mano sul freddo metallo e spinse per aprirla. Si trovò all’esterno. Pioveva. L’aria fredda gelò il sudore che gli aveva infradiciato la schiena.

Primo passo la spirale ovest. Una strada che conosceva, l’aveva percorsa con lei qualche giorno prima. Un sacco di rottami sparsi, doveva fare attenzione. La sicurezza conosceva quei percorsi.

Aiutandosi con il bastone che con le sue vibrazioni gli segnalava il percorso avanzava con un buon passo. La direzione era giusta, l’aria che sentiva sul viso si stava scaldando. Spirale ovest, bene.

Si fermò di colpo. Spalancò la bocca e trattenne a fatica l’urlo che stava per uscire. Una violenta puntura gli trapassò la fronte da una tempia all’altra. Un dolore abbagliante, bianco. Cadde in ginocchio e il bastone gli scivolò a terra. Gli occhi inservibili pulsavano dolorosamente. Era come se fossero pizzicati, ma dall’interno. Sentì un rigurgito amaro e caldo riempirgli la bocca, trattenne a fatica il vomito. Immagini confuse si dibattevano come fantasmi. Rumori di cose che cadevano, di vetri che si infrangevano.

Finalmente il silenzio. Rimase seduto a terra, la pioggia era aumentata ma non la sentiva. A tentoni cercò il bastone. Non lo trovò subito, cominciò a tastare il terreno con movimenti sempre più frenetici. La mano infine afferrò la sagoma conosciuta dell’oggetto. Doveva calmarsi. Gli avevano detto che a volte i file non aderivano al nervo ottico. Che provavano a forzare il cervello. Ma non gli avevano spiegato il dolore.

Sembrava che il peggio fosse passato, il buio era tornato uniforme e silenzioso. Hal Bregg si rialzò a fatica aiutandosi con il bastone. Fece un respiro profondo e ricominciò a muoversi. Ormai era alla spirale ovest, non mancava molto. Trovò la torre per i collegamenti tra i livelli, conosceva alla perfezione quella zona. Il bastone gli segnalava i vari ostacoli. Chissà quando avrebbero portato via quelle porcherie dalle strade.

Ancora un urlo nella testa. Questa volta più forte. Un urlo di donna. Di terrore. Hal Bregg riuscì a rimanere in piedi, forse se l’era aspettato. L’urlo non finiva e anche delle luci iniziarono a esplodere. La donna era vicina, la sentiva accanto a lui. Riusciva a percepire l’odore della sua paura. L’immagine di un collo, bianco e liscio. Scomparve subito in una specie di nebbia. Ma poi di nuovo. Ancora il collo. Qualcosa di lungo e lucido lo stava aprendo. Di nuovo la nebbia, questa volta rossastra. Una mano, un orologio. Un dito lo toccava e partiva quella canzoncina. Quella che si sentiva dovunque sui diffusori. Quella che piaceva ai bambini.

Hal Bregg stava tremando. Era tornato il silenzio e un’altra volta il buio. Si rimise in movimento, sentiva a malapena le vibrazioni del bastone. Entrò nella torre e contando i passi salì al livello quattro. Uscì e subito una raffica di pioggia lo investì. Era arrivato. Un rumore di stoffa che strusciava alla sua destra. Un odore di cattivo dopobarba.

«Stavi per mancare la finestra temporale, mi hai fatto preoccupare».

La voce era roca, quasi non si capivano le parole. Hal Bregg si avvicinò. Sentì che l’uomo stava aprendo qualcosa. Prendeva l’estrattore.

«Vediamo quanto tempo abbiamo» disse fra sé l’uomo. Hal Bregg era immobile e attendeva. Poi sentì uno scatto e dal nulla partì una canzoncina per bambini.

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