Diario di un deportato

scritto da sunshine24
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Diario di un deportato
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Testo: Diario di un deportato
di sunshine24

Il Diario di un deportato
Roma
23 Ottobre, 10:45°a.m.
Caro diario,
non appena ti ho ricevuto sono saltato dalla gioia! Mio padre mi ha svegliato dicendomi che mi doveva dire una cosa, la solita ramanzina:
“Oramai sei grande, forse è meglio così, voglio che tu scriva questo diario per poi rileggerlo da grande!”
Io risposi con un cenno, mi porse sulla mano questo quadernino con cover di pelle, lucchetto oro con rilegate delle chiavi…che bello!
Oh, scusa non mi sono presentato: Mi chiamo Andrea, sono di Roma. L’unica cosa da fare è di darti un nome…Steel! Come l’acciaio, il mio minerale preferito.
Purtroppo siamo nel bel mezzo di una guerra, non so tra chi e nemmeno il pretesto di questa famosa “guerra”. L’ho chiesto al babbo, ma non vuole dirmelo “Sei troppo piccolo” mi disse...ma se ho 13 anni! Tu li capisci i grandi? Nemmeno io! Scusa Steel ora ti lascio a domani. Ciao!
Il tuo Andrea
Roma
25 Novembre 1944, 05:45 a.m.
Buongiorno Steel, spero tu non abbia sentito al mia mancanza in questi giorni, ma purtroppo ero indaffarato ad aiutare il mio papà a preparare le valigie…non so dove siamo diretti ora, siamo su un treno abbastanza sporco e melmoso, si percepisce un odore di melma e di zolfo, Fortissimi! Dalle finestre minuscole e imbrattate si riesce ad intravedere una montagna coperta di neve, dei campi abbandonati e in lontananza si vede un cancello con su scritto: “Arbeit Matcht Frei” non ne ho la minima idea del suo significato. Ancora sono testardo a chiederlo al babbo, tanto già lo so…non me lo dirà di sicuro! C’è moltissima gente, credo una centinaia. Ora schiacciò un pisolino…ci sentiamo più tardi.
11.50 p.m.
Eccomi, ogni tanto il treno si ferma, sicuramente per rifornire…mi ricordo dei bei viaggi con la mia famiglia in giro per il mondo…mi ricordo soprattutto quella giornata in spiaggia, il sole che batteva forte, l’acqua limpidissima! E soprattutto i panini farciti preparati dalla mamma…che bontà! Ah, e poi quella giornata con i miei amici sulla casetta su quella quercia davanti casa mia, che bellezza! Vorrei tanto tornare a casa!
Il tuo Andrea
Auschwitz
26 Novembre, ?
Steel! Non puoi capire! È bruttissimo qui! Il cielo è tutto nero! Ci sono le ciminiere, gli uomini in pigiama! Ma cosa succede? Appena arrivato ci condussero in una piazza piena di generali delle S.S. e di cani di razza Pastore Tedesco…alcune persone si occupavano di timbrare numeri su ogni polso di ogni deportato…quando arrivati a me, ho cacciato un urlo immaginabile. Subito dopo, ci fu l’appello: Arrivati al mio corrispondente numero (77898) mi chiesero l’età io risposi “13” ma un altro replicò dicendo al generale “15” ma…non capisco! Papà l’hanno portato con un furgone verso le fabbriche, meglio della mia condizione…ora mi trovo dentro delle baracche: Letti schierati in fila uno sopra l’altro per tre, con coperte di lino, io mi ero accomodato all'ultimo posto. C’eravamo di ragazzi solo io e un certo “Max” che mi disse che siamo fortunati rispetto a quei bambini e mi fece cenno di guardare alla finestra. Infatti sì, dei bimbi che correvano verso le fabbriche, da dove esce uno strano odore, simile a maiale affumicato…ma ora mi chiedo, perché mandano alle fabbriche dei bambini? Anch'io vogliuno andare con mio padre d'altronde sono anche più grande di loro! È tutto molto strano qui, spero di tornare a casa presto.
Il tuo Andrea
Auschwitz
2 Gennaio 1945, ?
Caro Steel,
mentre nell'altro resto del mondo si festeggiava Capodanno del 1945, noi eravamo a lavorare, per non parlare poi del lavoro: su e giù dal cancello d’entrata fino al “Kanada” una sorta di “ripostiglio” dove venivano risposte tutte le cose personali degli arrivati. Il mio incarico è quello di smistamento oggetti, da quando mi hanno dato questo lavoro soffro molto di meno per due motivi:
1: Ho cambiato baracca, questa è decisamente meglio!
2: Ogni tanto riesco a rubare qualcosa dalle valigie di qualche deportato
Di gente ce ne è sempre di meno…secondo me sono morti tutti! Sicuramente anche mio padre! Mi dispiace molto, se solo avrei potuto fare qualcosa giuro che l’avrei salvato…purtroppo non ho potuto fare nulla per impedire che accadesse questo inferno…d'altronde ho solo 13 o 15 anni, ormai non so più chi sono.
Tutti i giorni siamo sottoposti ad un’altra tortura: l’appello, già sentito all'arrivo, ma questo è completamente diverso perché: se poco, poco non stai eretto e gli ufficiali se ne accorgono ti potrebbero fucilare con il rischio che il proiettile becchi qualcun altro…con questo ho finito a domani.
Il tuo Andrea
Auschwitz
10 Gennaio 1945, ?
Mio padre non c’è più, i tedeschi nemmeno! Questo campo è diventato un mortorio! Siamo rimasti: io il mio amico Max e altre dieci persone, o più non so, non perdo nemmeno tempo a contarle. Si va alla ricerca di qualche pezzetto di cibo rimasto, ma niente…non possiamo tornare a casa a piedi…è troppo lontano troppo! È finita, spero qualcuno ti ritrovi in una vita futura.
Il tuo Andrea
Capoliveri
2 Febbraio 1945, 12:50 a.m.
È già, sono ancora qua!
La guerra è oramai finita, che bello! Ci hanno liberati dai campi gli americani il 27 Febbraio, è stato bellissimo, ci hanno riportato a casa con dei grossi carrarmati! Credevo fosse finita, invece no! Sono felicissimo! Ora sono dagli zii a Capoliveri, con mio cugino. Fra un po’ ci sarà il mio compleanno e anche in memoria del babbo ti voglio lasciare nella sua tomba, in ricordo della sua forza nel vivere e continuare nonostante tutti i problemi…Ora si ricomincia a vivere, non voglio commettere più errori come ho fatto finora. Addio Steel, grazie di tutto!
Il tuo Andrea.

Fine.
Diario di un deportato testo di sunshine24
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