Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Ritorno su Nuova Terra
I. Le colonie terrestri
Apocalisse o neocolonialismo? Nel 3020, le colonie terrestri erano due. Nuova Terra, sull’esopianeta Tiger 72, era la colonia più grande, ormai autosufficiente, che contava già oltre cinquantamila abitanti i quali popolavano le città di New Rome, Georgia e Cooper.
Century, invece, era una piccola città di circa cinquemila abitanti, costruita nel sottosuolo lunare “terraformando” un preesistente “tunnel di lava”. Fonte di ricchezza per la Terra da un punto di vista energetico, Century, non ancora autosufficiente, nonostante lo sviluppo di nuove coltivazioni idroponiche, dipendeva dalla Terra per quanto riguardava gli approvvigionamenti alimentari, mentre era quasi del tutto indipendente sotto il profilo medico-sanitario. L’acqua veniva estratta dal ghiaccio-acqua, (il ghiaccio dei crateri polari), da sistemi di riciclo delle acque reflue, dall’urina e persino dal sudore degli abitanti della colonia. Il ghiaccio-acqua rappresentava una importantissima fonte non solo di acqua ma anche di ossigeno per la colonia. Prima dell’insediamento sulla luna, al fine di aumentare il ghiaccio-acqua lunare, alcune comete ed asteroidi furono “catturati” e fatti schiantare sul suolo lunare: a causa delle elevate temperature sviluppatesi nel luogo dell’impatto le rocce di silicio fondendo formarono delle sfere di vetro sulla cui superficie porosa, per effetto del vento solare, l'acqua in continua formazione rimaneva intrappolata. L’energia per la colonia era ottenuta da panelli solari dotati di batterie in grado di conservare l’energia, da reattori a fusione nucleare e da generatori termici a radioisotopi. Le fonti energetiche erano, dunque, l’energia solare, e l’elio-3, un isotopo dell’elio presente sul suolo lunare utilizzato come combustibile nei reattori a fusione. Inoltre, dallo sfruttamento del nucleo lunare ancora fuso era possibile ottenere energia geotermica.
Il Gruppo dei Dieci, Organizzazione Internazionale che riuniva i Paesi di maggiore rilevanza economica, grazie ai finanziamenti di Edward Stanton, il CEO di New Lands In Space, aveva ormai già realizzato la tanto auspicata “terraformazione” di due pianeti del nostro sistema solare, Marte e Venere. Verso la fine del 3030, quindi, sarebbero iniziati i lavori di costruzione di altre due colonie, la colonia terrestre di “Life on Mars”, sul suolo del pianeta rosso e quella di “Venus” sul pianeta Venere.
I “colonialisti”, che facevano capo a partiti della destra sia nazionalista che capitalista, auspicavano e sostenevano le due colonie esistenti e la creazione di altre, come soluzione di salvezza per l’umanità in un futuro prossimo non così troppo lontano. Il Comitato Scientifico Internazionale del Gruppo dei Dieci, infatti, aveva stimato, entro il 3050, il collasso di tutti gli ecosistemi, con ondate di calore letali, l’ulteriore desertificazione della superficie terrestre, una crisi idrica e un’implosione dell’agricoltura senza precedenti, con il conseguente crollo dei raccolti e il vertiginoso aumento dei prezzi. Altre guerre e nuove carestie per la sopravvivenza, avrebbero portato alla definitiva scomparsa della civiltà umana sulla Terra.
Gli “anti-colonialisti”, che facevano capo a partiti di sinistra, erano invece decisamente contrari alle colonie. Essi sostenevano la necessità di adottare, prima che fosse troppo tardi, misure atte a frenare i cambiamenti climatici come unica soluzione di salvezza del genere umano.
Vi erano poi i “bunker builders”, chiamati volgarmente “bunkeristi”. Essi, erano milionari che avevano costruito sulla Terra dei veri e propri lussuosi villaggi sotterranei (bunker) dove poter sopravvivere anche oltre un anno dopo un’apocalisse, sia essa provocata da disastri climatici o da guerre nucleari. I “bunkeristi”, in realtà, erano perlopiù ricchi imprenditori “colonialisti” che, con un’apocalisse sempre più possibile e realistica ma comunque sempre alle porte, vedevano nelle colonie la possibilità di realizzare ingenti somme di denaro da poter investire, in toto o in parte, nella realizzazione di bunker personali.
Matthew non si definiva né di destra né di sinistra, la politica, almeno quella “partitica”, non lo aveva mai interessato. Egli, tuttavia, era un deciso “anticolonialista”.
Si era svegliato presto per andare a lavorare come portiere di un grande palazzo in un quartiere di Roma. Aveva appena smistato la posta, ascoltato le chiacchiere dell’anziana Signora Silvia del terzo piano e, adesso, si sarebbe fatto un meritato caffè e letto il giornale, fino a che non avrebbe nuovamente incontrato dalla guardiola lo sguardo della Signora Silvia che rientrava in casa, sempre che non ci fossero delle telefonate per guasti o problemi di natura condominiale. Aprì il giornale. Si soffermò sulla pagina degli annunci di lavoro. La Food and Drinks cercava un rappresentante commerciale per il nuovo lancio sulla colonia Nuova Terra di una bibita analcolica, la “Green Drink”. Requisiti richiesti: forte motivazione e capacità organizzativa, capacità di lavorare da soli in un grande Gruppo. Durata del contratto un anno, alloggio nella colonia compreso, base fissa più percentuale sulle vendite. Vi erano riportati un numero di telefono e un indirizzo e-mail per informazioni e contatti.
Si era imposto di non pensare più a quel Pianeta ed era persino riuscito a smettere di pensare a Lura e a Trevor! Ma adesso, quell’annuncio tornò a formulare nella sua testa le domande di sempre: come era cambiata Nuova Terra da quando l’aveva vista e conosciuta lui in quegli anni? E come se la passavano Lura e Trevor oggi? Li avrebbe potuti rincontrare e riconoscere? E loro avrebbero riconosciuto lui? Lasciare il suo attuale lavoro a tempo indeterminato per un contratto di lavoro della durata di un anno sarebbe stato da folli! Sei mesi di tempo per raggiungere il pianeta, un anno di lavoro e altri sei mesi per ritornare sulla Terra, ammesso che i tempi di volo in questi ultimi anni non si fossero ancora accorciati, in tutto sarebbero passati due anni! E poi, cosa avrebbe fatto dopo? Si d’accordo da cosa poteva nascere cosa, aveva poi sempre tutta l’eredità ricevuta dalla morte di suo zio da poter investire nell’apertura di una qualsiasi attività. Aveva, però, anche un’età nella quale bisognava iniziare a pensare ad una pensione, ma tanto ci sarebbe stata l’apocalisse a scongiurare quel problema! Si scoprì a sorridere da solo! Ma quale azienda avrebbe assunto un anticolonialista dichiarato come suo rappresentante commerciale in una colonia? Quando era tornato da Nuova Terra, prima che questa fosse divenuta una colonia terrestre, aveva trascorso due anni a denunciare i fatti lì realmente accaduti, schierandosi in prima linea nella difesa della causa dei popoli che abitavano quel pianeta. Successivamente, però, dopo la militanza in associazioni e movimenti anticolonialisti, negli ultimi anni, si era ritirato da ogni forma di attivismo politico. La società si ricordava ancora di Matthew Garroso? Per la Signora Silvia, ad esempio, lui era semplicemente Matteo, il Portiere! E per la politica chi era lui oggi? Decise, comunque, che avrebbe inviato alla Food and Drinks quella sera stessa il suo curriculum, magari evitando di scriverci che aveva già abitato per due anni su Nuova Terra! A questi tipi di annunci di solito rispondevano giovani alla ricerca di una loro prima esperienza lavorativa. Vi era una sola probabilità su un milione di essere chiamato soltanto per un colloquio!
«Salve Signora Silvia, rientra in casa?»
«Si, Matteo, si è annuvolato e magari tra poco piove. Fino a domattina non riuscirò più di casa!» Su Nuova Terra ogni giorno era così! Avrebbe voluto risponderle.
II. Un modo per partire
Due linguine allo scoglio e due fritture, una senza paranza, grazie!»
«Bene, vi porto la carta dei vini!»
Arnold Garroso non era mai stato un buon padre. Se ne era andato di casa quando Matthew aveva dieci anni, non per una donna, gli aveva detto, ma perché non amava più sua madre. Ogni volta che tornava trascorrevano intere giornate insieme a giocare e, quando lui era più grande, intere ore a chiacchierare, poi, spariva per settimane o mesi di nuovo. Aveva un dono particolare, una specie di empatia nei confronti di Matthew che aveva sempre fatto andare su tutte le furie sua madre. Era venuto dall’America a trovare suo figlio, dopo che egli si era trasferito in Italia, e a vedere Roma, gli aveva detto! «Allora, Matt che cosa mi racconti? Non mi dire che lavori ancora come portiere di palazzo!»
«Si, certo, è un lavoro dignitoso e mi trovo bene. La paga non è altissima ma vivo da solo e non ho figli, per cui mi va più che bene!»
«La carta dei vini, Signori!»
«Si, si, ma sei un biologo e potresti aspirare a qualcosa di più! Pensavo ti fossi messo a fare il giornalista, lo scrittore o che tu volessi entrare in politica!»
«Il biologo non fa per me, o non è per me farlo nel 3020!»
«L’esperienza su quel pianeta ti ha toccato profondamente, vero Matt?»
«Si! Ero riuscito a non pensarci più in questi ultimi anni ma ora, invece, sto cercando un’occasione per tornarci. Solo, che non è facile poterci tornare come Matthew Garroso!»
Il cameriere era tornato al tavolo: «Avete scelto quale vino posso portarvi Signori»?
«Capisco perfettamente!» disse Arnold a Matthew prima di rispondere al cameriere «penso che un vino bianco della casa possa andare benissimo, vero Matt?»
Matthew fece un cenno di sì con la testa e il cameriere, presa la carta dei vini, rispose «ok tra cinque minuti vi porto le linguine allo scoglio!» Arnold sarebbe rimasto a Roma due giorni. Aveva prenotato un albergo, “così saremo entrambi più liberi”, aveva detto a Matthew che aveva scosso la testa.
Giulia indossava dei fuseaux e una maglia corta che mettevano in risalto tutti i particolari del suo corpo, lasciando poco spazio, oppure lasciandone sin troppo, all’immaginazione. «Scusa il disordine Matthew, sono sempre di fretta …»
«Non ti preoccupare devo fare solo delle foto che poi girerò all’amministratore. Spero che manderà presto qualcuno a riparare il tetto. Le infiltrazioni di umidità nella casa non sono piacevoli per nessuno!»
«Le infiltrazioni sono nella camera, sai dov’è!»
Fece alcune foto al muro dietro il letto. «Se non si sbrigherà a mandare qualcuno a riparare il tetto, non vorrei che finirà con il pioverti in casa. Farò un sollecito!»
«Grazie Matthew, sei sempre molto gentile e disponibile! Ti aspetto ancora una sera a cena da me, ricordi?»
«Volentieri Giulia, sì che mi ricordo!»
Lei si stava preparando per uscire. «Allora facciamo stasera?»
«Stasera ho invitato mio padre a cena. È venuto a trovarmi dall’America, domani sera riparte e chissà quando lo rivedrò! Facciamo dopo domani?»
«Dopo domani ho un impegno, tornerò tardi mi spiace. Risentiamoci, tanto dove abito lo sai!» sorrise. Indossò una giacca, prese la borsa e uscirono insieme dalla casa
Il telefono squillò, ma non era quello sopra il tavolo nella guardiola ma il suo cellulare. «Parlo con il Signor Matthew Garroso? Sono Alberto Speranza della Food and Drinks. L’avrei chiamata per un colloquio, va bene oggi pomeriggio?»
«Buongiorno …. si …. potremmo fare stasera alle diciassette e trenta? Può andar bene?»
«Va benissimo, l’aspetto stasera, buona giornata!»
La Food and Drinks non era distante dal suo luogo di lavoro ma trenta minuti di tempo per raggiungerla, seppur in scooter, sulle strade di Roma, non era un’impresa di così poco conto. Arrivò alle diciassette e trentacinque minuti, un ritardo più che ragionevole anche per un colloquio di lavoro. Entrò, raggiunse la reception dicendo il suo nome e che si trovava lì per un colloquio di lavoro. Era stato contattato da Alberto Speranza. «Si, benissimo, la sta aspettando. La prima porta, a sinistra!» le rispose una segretaria.
Bussò ed entrò «Buona sera sono Matthew Garroso, sono qui per un colloquio!»
«Buona sera, prego si accomodi. Dunque, mi dica Signor Garroso come mai vuole tornare su Nuova Terra?» Ecco, come volevasi dimostrare, pensò Matthew! «Io vorrei solo tornare su quel Pianeta per vedere come è cambiato in questi quindici anni e per cercare di trovare alcuni amici che lì ho lasciato! Non ho denunce, carichi pendenti ed ho smesso di fare attivismo politico da diversi anni!»
«Signor Garroso, ma vorrebbe tornare là come agente rappresentante per la mia azienda?»
«Un contratto di lavoro mi permetterebbe di poter partire!»
«Ma lei è un biologo!»
«Nell’annuncio non ho letto requisiti particolari, a dire il vero oggi sono un portiere di palazzo!»
«Ascoltami» era passato improvvisamente “al tu” «stanotte, mi è venuta in mente una brillante idea, una bella foto con te che ti sorseggi una “Green Drink”. Oggi, non molti ricordano il tuo volto ma basta ricordarglielo con una scritta: “La bibita preferita da Matthew Garroso, il primo uomo che mise piede su Nuova Terra!”» Si interruppe per cercare qualcosa che non stava trovando in un cassetto «possiamo metterci d’accordo sulla cifra, un regolare contratto pubblicitario con tanto di copyright! Grandioso, vero? Si lo so, sono un genio!»
«Non ho bisogno di soldi! Ho solamente risposto all’annuncio che cercava un agente di commercio.»
«Uhm … Va bene ci penserò, ma per quell’annuncio ho già una miriade di giovani alla loro prima esperienza lavorativa tra cui scegliere, sai, sono quelli più indicati per questo tipo di incarico.»
Arrivarono all’aeroporto, tra poco più di un’ora sarebbe partito il volo per Green Bay, il tempo di bere qualcosa insieme per poi salutarsi prima del check-in. «Ciao Papà, ci rivedremo tra qualche anno!»
«Tra qualche anno, su via dai, non fare l’esagerato! E poi sei tu che sei voluto andare a vivere in Italia!»
«Fossi rimasto nel Wisconsin non sarebbe cambiato molto!» sorrise Matthew. Due bambini stavano correndo e uno di essi urtò la gamba di Arnold che sorrise. «So cosa stai pensando» disse Matthew «ma saresti un pessimo nonno!»
«Hai ragione, essere un pessimo padre basta ed avanza» rispose sorridendo Arnold.
Giulia abitava nel palazzo dove Matthew lavorava e aveva dieci anni meno di lui. Erano finiti per andare a letto insieme più di una volta, ma lei sarebbe rimasta sempre per lui “Miss Palazzo” e lui per lei “Il Miglior Portiere”. Quella sera si era recato a casa sua per cena arrivando con un po’ di anticipo. «Ciao Giulia, scusami, sono in anticipo!»
«Ciao Matthew, ma figurati! Stavo giusto finendo di preparare le ultime cose, vieni entra e mettiti comodo!»
«Potevamo ordinare una pizza, così non avresti dovuto cucinare!»
«Ti invito ed ordino una pizza? Ma no, ho fatto volentieri!» La televisione era accesa, la Food and Drinks aveva avviato, a quanto pareva prima del previsto, la campagna pubblicitaria della sua nuova bibita, la Green Drink. «Avevi mai visto prima d’ora questa pubblicità?» chiese Matthew a Giulia. «Ho visto giusto oggi al supermercato una campagna promozionale. L’ho pure assaggiata e non sa di niente!» gli rispose Giulia.
«Chi la pubblicizzava?»
«Due belle ragazze in minigonna e tacchi a spillo!»
«Ah, molto meglio di me allora!»
«In che senso?» chiese Giulia che non capiva dove Matthew volesse andare a parare con quella conversazione. Matthew aveva raccontato a Giulia che la Food and Drinks gli aveva proposto di mostrare la sua immagine mentre sorseggiava una Green Drink per il lancio pubblicitario della nuova bibita. «E tu che gli hai risposto? Ma perché ti hanno fatto questa proposta?» gli chiese Giulia. «Li ho mandati a quel paese. Io, avevo solo risposto ad un loro annuncio nel quale cercavano un agente rappresentante per la colonia di Nuova Terra, dove a quanto pare vogliono esportare questa nuova bibita.» Giulia non capiva «ma perché scusa, tu hai già un lavoro e poi perché hai risposto ad un annuncio per un lavoro su Nuova Terra?» Matthew si versò del vino nel bicchiere. «Giulia, ero riuscito a smettere di pensare a quel Pianeta ma a quanto pare proprio non ci riesco, come chi smette di fumare per anni e poi si riaccende improvvisamente una sigaretta!»
«Sei proprio sicuro Matthew di voler tornare là?»
«Si, Giulia, credo di sì!»
«Io perderei il miglior portiere che abbia mai conosciuto!»
«Ed io perderei le cene con “Miss Palazzo”!» La televisione stava ora trasmettendo una partita di calcio della massima serie del campionato italiano. «Se vuoi, puoi rimanere a dormire qui stanotte. Domani dovresti solo scendere le scale per andare a lavorare. Puoi dormire sul divano.»
«Sicura che poi dormirei sul divano?»
«No, proprio così sicura no!»
III. In volo verso Nuova Terra
La neo Agenzia Spaziale Astra stava cercando cinque volontari, di età compresa tra i trenta e i sessanta anni, che non avevano compiuto viaggi spaziali nell’ultimo anno, per sperimentare una nuova tecnica di “sonno criogenico”, la “biostasi 1.0”. La sperimentazione si sarebbe conclusa con il volo dei cinque volontari su Nuova Terra con una permanenza di un anno (vitto e alloggio compresi) sulla colonia e il ritorno sulla Terra.
I cinque volontari che insieme a Matthew e ai tre membri dell’equipaggio avrebbero raggiunto Nuova Terra erano Carlo, Lisa, Azhar e Zeno. Carlo e Lisa erano due fidanzati di trent’anni ciascuno. Lui era un ingegnere e lei era attualmente disoccupata. Azhar, era un uomo di colore di cinquant’anni, proprietario di un’autofficina e un autolavaggio. Infine, Zeno era uno psicologo di quarantaquattro anni. I tre membri dell’equipaggio della Nave Spaziale Santa Maria erano il Comandante Moon, il suo Vice Ramelow e il Colonnello Andrei.
L’agenzia Spaziale Esmeralda aveva avuto fino ad oggi il monopolio sui viaggi interstellari verso Nuova Terra. Vi era un solo volo all’anno, con partenza da ogni capitale di ciascun Stato Membro del Gruppo dei Dieci; per raggiungere l’esopianeta, tuttavia, bisognava essere in possesso di un contratto per svolgere un’attività lavorativa, anche a tempo determinato, sulla colonia terrestre.
Matthew si trovava in volo, insieme agli altri quattro volontari e ai tre membri dell’equipaggio della Nave Spaziale Santa Maria, verso Nuova Terra. L’Astra Space Agency si era fatta garante per lui, che aveva rassicurato la stessa agenzia spaziale e le istituzioni di non avere nessuna intenzione di sovvertire l’ordine pubblico della colonia. Dall’altra parte, la situazione politica negli ultimi anni su Nuova Terra sembrava essersi piuttosto stabilazzata.
Tutto l’equipaggio della Santa Maria stava “dormendo” un “sonno criogenico” indotto dalla nuova tecnica della “biostasi 1.0”. Un’altra problematica di natura etica, di non poco conto, era stata sollevata negli ultimi anni: quando Matthew e tutti gli altri passeggeri della Santa Maria sarebbero ritornati sulla Terra, a causa dello stato di “quiescenza organica” a cui i loro corpi erano stati sottoposti per la quasi totalità del viaggio di andata e ritorno, i loro organi e tessuti avrebbero subito quasi un anno in meno di “invecchiamento”.
L’astronave Santa Maria si stava ormai avvicinando all’anello terminator, al confine tra il lato caldo e quello freddo del pianeta Tiger 72, ormai più comunemente noto come Nuova Terra. La fase di “quiescenza organica”, a breve, sarebbe terminata e per gli otto astronauti sarebbero iniziate le procedure della “fase di rianimazione” sotto la guida di Ronald, un “androide di bordo”: «Salve, mi presento, sono Ronald! Siete stati sottoposti ad uno “stato criogenico di quiescenza organica controllata” della durata di circa sei mesi. Stiamo per atterrare nella cosiddetta “Zona Terminator” di Nuova Terra, vi chiedo, ora, di attenervi attentamente alle mie istruzioni».
Le procedure di sbarco erano quasi terminate. Era andato tutto per il verso giusto. Matthew si sentiva bene, che equivaleva a sentirsi come una persona sofferente di “mal di mare” dopo una traversata in nave con mare mosso. La Santa Maria era atterrata sul suolo dell’esopianeta. C’era riuscito, dopo quindici anni era tornato su Nuova Terra! Si stava dirigendo, ora, insieme agli altri quattro volontari e ai tre membri dell’equipaggio, verso il check-in di ingresso nella colonia terrestre.
IV. La colonia terrestre di Nuova Terra
Nuova Terra in quindici anni aveva raggiunto un progresso tecnologico di sedici secoli, da un villaggio paragonabile ad una città del basso medioevo era divenuta, oggi, una moderna città del XXI secolo. Matthew, dopo aver messo di nuovo piede su quell’esopianeta, come era successo la prima volta, non riuscì a credere ai propri occhi.
Era sceso, insieme agli altri volontari e ai tre membri dell’equipaggio, dall’astronave Santa Maria per raggiungere all’esterno della pista di atterraggio la sede coloniale dell’agenzia Spaziale Astra. Un autista, poi, aveva condotto con un pulmino gli otto astronauti della Santa Maria nei loro alloggi, in un quartiere situato alla periferia di New Rome. Nel cielo volavano dei droni con piloti a bordo. Questi velivoli, molto utili ad evitare il traffico cittadino su ruote, venivano utilizzati dagli abitanti della colonia per gli spostamenti quotidiani.
Il posto dove Matthew e gli altri membri dell’equipaggio della Santa Maria furono alloggiati, era una sorta di residence con appartamenti individuali e una mensa dove venivano serviti la colazione, il pranzo e la cena. Il pulmino aveva attraversato quasi tutta la città di New Rome per arrivare al luogo di destinazione; quella che Matthew aveva conosciuto come Espero, la città del Popolo Rotikawa, praticamente non esisteva più (della città medioevale che lui aveva conosciuto erano rimaste solo le mura). Ogni limitazione astronomica o di altra natura del pianeta, per sopperire alle necessità primarie (ma non solo a quelle) di una popolazione che si era a dir poco triplicata, era stata superata dalla tecnologia portata dai terrestri. Quasi tutte le coltivazioni, ora, avvenivano in serre copribili dotate di luce artificiale allo scopo di creare una alternanza giorno/notte e fornire una giusta quantità di irradiazione diretta alle piante. Il settore primario della colonia aveva raggiunto la completa autosufficienza. Vi erano, poi, piccole industrie agroalimentari, manifatturiere, metalmeccaniche, chimiche e persino metallurgiche (praticamente la colonia aveva sviluppato anche un intero settore secondario quasi del tutto autosufficiente).
Azhar era un uomo schivo che aveva legato poco con Matthew e gli altri. Diceva di essere venuto su Nuova Terra per rompere con la quotidianità della vita sulla “altra Terra”; praticamente voleva farsi una vacanza che poteva permettersi, visto che era proprietario di un’autofficina e un autolavaggio a Roma che i suoi dipendenti potevano continuare a gestire. Carlo e Lisa abitavano a Firenze. Erano i due classici fidanzati innamorati, sempre insieme e mano nella mano; anche il loro obiettivo era quello di farsi una lunga vacanza su Nuova Terra. Zeno, anch’egli romano, era quello che più di tutti gli altri aveva legato con Matthew e che quasi sempre pranzava o cenava insieme a lui in mensa. Sua moglie lo aveva lasciato per un uomo venti anni più giovane di lui. Era andato in depressione e non poteva continuare a fare lo psicologo! Aveva, pertanto, preso anch’egli la palla al balzo per farsi una lunga villeggiatura. Matthew gli aveva raccontato una volta in mensa di quanto incredibilmente questo pianeta fosse cambiato in soli quindici anni, da quando lui vi aveva messo piede per la prima volta. «Avevo ricercato i tuoi articoli scritti quindici anni fa. Pare veramente tutto incredibile!» gli aveva risposto Zeno.
«Eppure è tutto incredibilmente vero!» aveva replicato Matthew. Era stato fatto, obiettivamente, un un grande lavoro. Sembrava di essere veramente su una seconda Terra e se non fosse che qui non scendeva mai il buio ci si sarebbe scordati di essere su un esopianeta! Ma quale era stato il costo da pagare? si era chiesto Matthew non riferendosi ad un prezzo quantificabile in termini di denaro! Tornò a pensare nuovamente a Lura, Trevor e al Popolo Rotikawa, (o almeno a quello che fu il popolo Rotikawa). La colonia contava cinquantamila abitanti, di cui circa trentamila vivevano a New Rome, la città più grande, che aveva inglobato Espero, l’originaria città Rotikawa; le altre due città erano Georgia e Cooper che si estendevano, rispettivamente, nei territori che erano stati abitati dai Nauari e dagli Haramasi e dai Pentaforze e dai Calundi. Esisteva una probabilità su trentamila di poter incontrare, passeggiando per la città, Lura o Trevor (se essi si fossero trovati a New Rome). Bisognava trovare un modo per aumentare questa probabilità, vi era un anno di tempo per farlo, ma come?
Un giorno, vagabondando per la città, mentre si trovava nel quartiere di Bodoni, vide una donna seduta su una panchina davanti alla stazione degli autobus. La guardò attentamente più volte, era lei, Lura! Si fece coraggio e a piccoli passi si avvicinò. Era giunto davanti a lei. «Lura! Sono Matthew, ti ricordi di me?»
«Credo che abbia sbagliato persona, io non la conosco, mi dispiace!» Matthew farfugliò una frase della quale solo le ultime parole risultarono comprensibili, “Popolo Rotikawa”, ma la donna si era già alzata dalla panchina per raggiungere un autobus. Vi salì sopra. Matthew rimase lì, fermo immobile, avrebbe voluto salire anche lui su quell’autobus per seguirla ma non lo fece.
V. Lura!
Quel “giorno sera” in mensa Zeno parlò di come i due pianeti del nostro sistema solare, Marte e Venere, erano stati “terraformati”, dei problemi etici e della reale necessità di aver eseguito tale operazione. Si diceva, ma nessuno sapeva con certezza se la tecnica utilizzata fosse stata veramente quella, che le calotte polari del pianeta rosso fossero state sottoposte a bombardamento nucleare, allo scopo di liberare nell’atmosfera di Marte grandi quantitativi di anidride carbonica e vapore acqueo, che avrebbero innescato un effetto serra e riscaldato il freddo pianeta rendendolo abitabile. Matthew, che diversamente da quel “giorno sera” sarebbe stato più che interessato a tale conversazione, disse soltanto poche parole. Stava ancora pensando a quella donna che aveva visto e che era sicuro fosse stata Lura, ma perché allora avrebbe finto di non essere lei?
Il giorno successivo, alla stessa ora del giorno precedente, tornò nel quartiere di Bodoni e si mise a sedere su una panchina davanti alla stazione degli autobus. Una donna arrivò e si sedette accanto a lui «Allora, era vero che sei tornato!»
«Sapevo che eri tu Lura!»
«Sono cambiate così tante cose …»
«Si, lo so e quello che non so me lo immagino!»
«Senti Matthew, io vivo con Saníco. Abbiamo due figli uno di quattordici e l’altro di sei anni. Abitiamo al numero venti di Down Street, puoi venirci a trovare a casa quando vuoi, io smetto di lavorare alle quindici.»
Saníco, prima di uscire per andare a lavorare, gli era sembrato lo avesse salutato freddamente (erano passati quindici anni cosa poteva aspettarsi!) Quel giorno avrebbe fatto il secondo turno nella miniera a cielo aperto di Kauramel dove veniva estratto un minerale, il “kolban”. Lura, adesso, pareva meno fredda e più rilassata. Parlarono per più di un’ora. Gli aveva raccontato che alcuni mesi dopo la sua partenza verso la Terra, i rapporti tra le popolazioni che abitavano il pianeta degenerano radicalmente. Rotikawa, Haramasi, Pentaforze, Nauiri e Calundi che, di fatto, si erano ignorati a vicenda per undici secoli iniziarono a rivendicare i propri confini. I fiumi, i laghi, i mari e le montagne che erano sempre stati di tutti, ora, venivano rivendicati dagli uni o dagli altri. Si aspettava soltanto una scusa, un pretesto, per iniziare una guerra. Questo arrivò quando un giovane Rotikawa fu trovato a pescare in un lago che era sempre stato considerato patrimonio comune di tutti i popoli che abitavano l’esopianeta. Scoppiò una guerra fraticida tra Rotikawa, Haramasi e Pentaforze e tra Pentaforze, Nauiri e Calundi. Qualche anno prima del ritorno dei coloni terrestri sul pianeta, Trevor si ammalò di una grave malattia. Era stanco e fortemente deluso di come erano andate le cose e non riuscì a trovare le forze per sconfiggere la sua malattia. Morì pochi mesi dopo che i terrestri furono tornati sul pianeta. Questi, chiesero ospitalità dicendo che la Terra era sull’orlo di una apocalisse. Molti Rotikawa, Pentaforze, Calundi, Haramasi e Nauiri credettero alle loro false promesse, facendosi abbindolare dal progresso tecnologico che i coloni terrestri avrebbero portato sull'esopianeta. I popoli originari di Nuova Terra erano ormai divisi, esausti e stanchi della guerra. I coloni ebbero facilmente la meglio e il pianeta divenne ben presto una colonia della Terra. I terrestri promisero che tutti gli abitanti di Nuova Terra avrebbero avuto gli stessi diritti e doveri ma non fu proprio così. Gli abitanti originari del pianeta avevano solo doveri ma non diritti. I Rotikawa, gli Haramasi, i Nauari, i Calundi e i Pentaforze, non avevano, di fatto, nessun potere decisionale e non avevano una loro rappresentanza politica. Essi occupavano i lavori più umili della colonia e la quasi totalità di loro lavorava nella miniera di Kauramel dove veniva estratta la cosa più preziosa del pianeta, il “Kolban”. I turni di lavoro ai quali venivano sottoposti erano massacranti. Sfruttando il fatto che sull’esopianeta non scendeva mai il buio, essi lavoravano 12-16 ore al giorno. Molti cambiarono i loro nomi in nomi e cognomi terrestri, ma pur non essendo degli alieni e avendo fisionomia, tratti somatici e colore della pelle in comune con molti coloni che erano arrivati sul pianeta dalla Terra, venivano sempre etichettati come Rotikawa, Haramasi, Pentaforze, Nauiri o Calundi. Nacquero, quindi, movimenti pacifici di protesta e alcuni di questi, come il Fronte Unito per la Liberazione del Pianeta (FULP), sfociarono nella nella lotta armata. Ci fu poi un’assurda epidemia. Tutti si ammalavano ma mentre i coloni morivano le popolazioni autoctone del pianeta non si aggravavano e guarivano velocemente. L’immunizzazione passiva, ottenuta somministrando siero contenente anticorpi di soggetti malati e poi guariti, portava scarsi benefici e i coloni gravemente ammalati continuavano a morire. L’immunizzazione attiva, del resto, ottenuta mediante la produzione di vaccini, aveva scarsi risultati dato che il virus mutava in un brevissimo lasso di tempo con ricombinazioni massive e sostanziali del proprio genoma. Il FULP fu ritenuto responsabile di una guerra biologica e la repressione nei confronti di chiunque aveva soltanto la colpa di non essere un colono terrestre assunse una ferocia inaudita. L’obiettivo fu quello di cancellare l’identità, la cultura e la storia dei popoli autoctoni del pianeta. La biblioteca di Espero venne incendiata e molti libri furono distrutti. Chiunque fosse stato trovato in possesso di un libro come quello che Lura mostrò a Matthew e che lui si ricordava benissimo (era il libro in tre volumi intitolato “Il Nuovo Inizio”), avrebbe rischiato non solo l’arresto ma anche la pena capitale. Oggi, gli aveva detto, le cose erano migliorate. Nessuno lavorava più di otto ore al giorno e tutti avevano il diritto di sciopero. Le lingue parlate dalle popolazioni autoctone del pianeta erano tutelate e riconosciute dalla Costituzione della colonia. Erano stati fatti dei passi in avanti, ma rimaneva ancora molto da fare per una vera integrazione di tutti i popoli nella vita sociale ed economica di Nuova Terra.
Il campanello di casa squillò. Era Iasso, il padre di Lura che aveva riportato suo nipote a casa. «Questo è Alex, mio figlio più piccolo di sei anni. Ho un altro figlio, più grande, di quattordici anni, Matteo. Sai, ti somiglia davvero molto. Uno di questi giorni vorrei fartelo conoscere!»
Lura accompagnò Matthew alla porta. «Potremmo rivederci dopodomani, se ti va. Io non lavoro. Potremmo fare sempre alle quindici, al “Verdhana Park”, uno dei pochi spazi verdi rimasti della città! Che ne dici?» Matthew annui, salutò Iasso, il piccolo Alex e uscì dalla casa di Lura e Saníco.
VI. Il figlio di Mattew
Era riuscito a tornare su quel pianeta. Si era meravigliato di arrivare a pensare che Nuova Terra fosse meravigliosa quindici anni fa come lo era oggi. Le popolazioni autoctone, certo, avevano sofferto le prepotenze dei coloni della Terra. Soltanto adesso, gli aveva raccontato Lura, le cose stavano lentamente iniziando a cambiare. Era riuscito a ritrovare lei ma non Trevor, il quale era stato ucciso non dalle ingerenze dei coloni ma ancor prima da un’assurda guerra fratricida tra i popoli originari del pianeta e, sì, da una grave malattia. Si era recato al cimitero della città. Il loculo che ospitava il feretro di Trevor si trovava in una seconda fila. Sulla lapide vi era scritto semplicemente Trevor, Sindaco di Espero: “Il Popolo Rotikawa ti ricorda”. Avrebbe voluto chiedergli tante cose e tante altre raccontargliele ma era tornato troppo tardi!
Lura arrivò al “Verdhana Park” insieme ai suoi due figli. Vi era anche Matteo. Matteo era la traduzione in italiano di Matthew, Lura gli aveva detto che gli somigliava molto e che avrebbe desiderato farglielo conoscere. Un inaspettato pensiero gli balenò in testa! Matteo si presentò: «Tu saresti quel famoso terrestre? Peccato che non potrai leggere il tuo nome sui libri di storia perché hanno deciso di cancellarla in nome dell’unità del pianeta. Qui siamo tutti terrestri, hanno detto!»
Era ovvio che anche solo pensare di recuperare un rapporto padre-figlio dopo quattordici anni, non era possibile. Matthew pranzava a casa di Lura e Saníco ogni domenica e spesso andava a casa loro nei giorni infrasettimanali; con il trascorrere del tempo Matteo si dimostrò più malleabile o comunque meno freddo e sarcastico. Un giorno chiese a Matthew: «Senti Matt» non lo chiamava papà ma Matthew non lo pretendeva «ti andrebbe di venire con me e Santi a fare un’arrampicata sulla roccia questo fine settimana»?
«Mai fatto niente di simile in vita mia, ma se tua madre è d’accordo e non è pericoloso, volentieri!» gli aveva risposto Matthew.
Raggiunsero a piedi le montagne rocciose di Kauramel; poco più in là a ovest si vedevano le ruspe e gli escavatori utilizzati nella miniera a cielo aperto per l’estrazione del “kolban”. Matteo tirò fuori dallo zaino corde, imbracature, nut, friend e rinvii. «Ora ti spiego come si fa!» disse a Matthew. Salirono fino alla cima e riposarono sulla sommità di una roccia. C’era un po’ di vento e l’aria era fresca. Matthew chiese a Santi: «Da dove provieni»?
«Da Parigi» rispose lui «mio padre è un detenuto, deve scontare gli ultimi due anni di carcere lavorando nella miniera» indicò con il dito «quella là!»
«Perspicaci!» farfugliò Matthew. «E tu con chi vivi?» gli domandò.
«Con lui e mia madre.»
Santi era compagno di scuola di Matteo. Frequentavano entrambi la prima classe di un Liceo Tecnico. L’istruzione della colonia aveva deciso di poter fare a meno dell’arte, della letteratura e della storia. Tali materie venivano insegnate solo nei bienni delle scuole medie superiori, che erano tutte dei licei tecnici. «Adesso, dovremmo iniziare a pensare di scendere. Spero sia come salire!» disse Matthew.
Dopo aver accompagnato Santi rientrarono. Saníco era tornato a casa dopo il suo turno di lavoro in miniera. «Allora, come è andata?» chiese Lura. «Faticoso ma divertente!» rispose Matthew che poi si rivolse a Saníco. «Ho conosciuto Santi, l’amico di Matteo. Mi ha detto che anche suo padre lavora in miniera, credo che tu lo conosca!» Saníco aveva raccontato a Matthew che Michel, il padre di Santi, era stato condannato a sei anni di carcere per spaccio di droga, prostituzione e per aver ferito un poliziotto durante una sparatoria. Era stato spedito, per buona condotta, su Nuova Terra dove doveva scontare gli ultimi due anni di detenzione lavorando nella miniera, con vitto e alloggio gratuiti e un salario minimo per il mantenimento del figlio. In pratica, Michel era agli arresti domiciliari, tradotto, significava che non poteva lasciare la colonia. Sua moglie, invece, che lo aveva raggiunto su Nuova Terra lavorava in una industria agroalimentare nella vicina città di Georgia.
Si era fatto tardi, Matthew disse di voler rientrare al residence dove alloggiava. Avrebbe preso l’autobus. Salutò Lura, Saníco, Matteo e il piccolo Alex. Saníco gli chiese se poteva accompagnarlo alla fermata, così avrebbero fatto due passi insieme. Matthew acconsentì. Durante il tragitto disse a Saníco: «Non sono tornato su Nuova Terra per portarti via Lura. Non sapevo neanche che stavate insieme, ma non è questo il punto. Ho un contratto con l’Astra Space Agency di permanenza qui della durata di un anno, tra meno di nove mesi dovrò ripartire e questa volta non per una mia scelta» dei droni stavano sorvolando il cielo ancora terzo di New Rome «vorrei chiederti di continuare ad amare Lura e di avere cura di mio figlio Matteo, come hai fatto in tutti questi anni!» Saníco gli mise una mano sopra la spalla. «Trevor aveva una grande fiducia in te. Diceva che eri come uno di noi, sebbene tu non lo volevi ammettere. Aveva sempre detto a tutti i Rotikawa di fidarsi di te. Sono passati tanti anni e sin troppe cose sono cambiate da allora ma io, oggi, continuo a fidarmi di te!»
Erano ormai arrivati alla fermata dell’autobus. Si abbracciarono. Da quando Matthew era tornato su Nuova Terra avevano impiegato tre mesi di tempo per farlo.
VII. Un arrivederci sulla Terra
Saníco si era recato, come ogni giorno, a lavorare in miniera ma questa volta non avrebbe più fatto ritorno a casa; per un fatale incidente rimase schiacciato da un escavatore. Fu subito soccorso e portato all’ospedale di New Rome.
Matthew si trovava a pranzo insieme a Zeno, nella mensa del residence dove alloggiavano i quattro volontari e i tre membri dell’equipaggio della Nave Spaziale Santa Maria. Stavano parlando dei possibili effetti collaterali della nuova tecnica di “sonno criogenico”, la “biostasi 1.0”, che l’Astra Space Agency avrebbe brevettato una volta tornati sulla Terra. Un innovativo meccanismo di attivazione e disattivazione genica rapida, in grado di consentire all’organismo umano di sopportare al meglio il processo di ibernazione durante i viaggi interstellari, come un orso bruno, una marmotta o una testuggine di Hermann in letargo. «Atrofia e/o immobilità temporanea degli arti, dai sei ai ventiquattro mesi, problemi cardiovascolari, amnesie, ecc. È tutto scritto nel contratto che abbiamo firmato.»
«Wow, io non l’ho neanche mai letto il contratto» disse Matthew «ma viene da chiedersi perché mai abbiamo voluto rischiare tutto ciò!»
«Credo che tu lo abbia fatto perché desideravi ad ogni costo tornare qua, su questo pianeta. Io l’ho fatto perché da quando mia moglie è scappata insieme ad uno che potrebbe essere suo figlio, la mia vita non ha più un senso. Carlo e Lisa sono talmente innamorati, come fossero due adolescenti, che qualunque cosa gli possa succedere credo si siano giurati che l’avrebbero affrontata insieme. Infine, Azhar è annoiato e depresso dalla quotidianità sulla Terra e avrà voluto compiere un viaggio avventuroso in un pianeta lontano anni luce e avventura, per definizione, vuol dire correre dei rischi» sfogliò gli allegati del contratto che avevano sottoscritto con l’agenzia spaziale, che erano le note informative «ti ricordi il problema etico del “mancato invecchiamento” durante la fase di quiescenza? Qui c’è scritto che questo probabile mancato invecchiamento compenserebbe lo stress subito dagli organi e tessuti del corpo nella successiva fase di “rianimazione”. Risultato, secondo l’Astra Space Agency non è vero che viaggiando molte volte nello spazio il corpo umano invecchia di meno.»
Squillò il cellulare di Matthew (con i soldi che si era portato dalla Terra aveva sottoscritto un contratto con una compagnia di telefonia mobile di Nuova Terra), era Lura. «Saníco è stato schiacciato da un escavatore mentre lavorava alla miniera. È stato subito portato all’ospedale. Siamo tutti lì. È in gravi condizioni.»
L’autobus per raggiungere la città sarebbe partito tra due ore, poi, ne avrebbe dovuto prendere un altro per arrivare all’ospedale. Chiamò un taxi, sempre con i soldi che si era portato dalla Terra. In ospedale c’erano i genitori e i familiari di Saníco, la sua Compagna Lura e suo figlio Alex, i genitori di Lura, Iasso e Iana, e il figlio di Matthew e Lura, Matteo. Stavano arrivando anche alcuni colleghi di lavoro.
La miniera fu chiusa alcuni giorni per accertamenti sulle cause dell’incidente. Queste, accertarono che l’Azienda Mineraria Bross & Stewart, per aumentare la quantità di minerale estratto, adottava procedure di lavoro considerate pericolose e non sicure. Seguirono scioperi e manifestazioni alle quali parteciparono anche molti coloni terrestri. Saníco non c’è la fece, le sue condizioni erano veramente gravi. Morì nella terapia intensiva dell’ospedale.
Il giorno nel quale i cinque passeggeri volontari, Matthew, Carlo, Lisa, Azhar, Zeno, insieme all’equipaggio della Santa Maria, il Comandante Moon, il suo Vice Ramelow e il Colonnello Andrei, avrebbero lasciato il pianeta per fare ritorno sulla Terra, si stava avvicinando. Mancava meno di un mese alla partenza.
Una domenica Matthew si era recato, come sempre, a casa di Lura per l’ora di pranzo. «Papà, veniamo sulla Terra insieme a te!» aveva detto Matteo. Matthew gli aveva risposto che non era così semplice come prendere un autobus per raggiungere le città coloniali di Georgia, Cooper o un qualsiasi luogo di New Rome e rivolgendosi a Lura chiese: «Piuttosto, siete così sicuri di voler venire con me sulla Terra»?
«Matthew, quando partisti quindici anni fa io e Trevor avevamo un compito, quello di rimanere qui con il Popolo Rotikawa. Oggi, le cose sono cambiate. Trevor e Saníco, purtroppo, non ci sono più. Qui mi sono rimasti soltanto i miei genitori ma io, Alex e Matteo possiamo ritornare su Nuova Terra quando vogliamo. Tu, ora, hai scoperto di avere un figlio. Credo che dovremmo rimanere tutti insieme!»
Lura avrebbe chiesto un’aspettativa di due anni per il suo lavoro di bidella in una scuola di New Rome, trascorsi i quali se non fosse ritornata su Nuova Terra avrebbe perso il lavoro. Essendo però residenti sul pianeta, lei Alex e Matteo avrebbero potuto lasciare Nuova Terra e ritornarvi ogni volta che volevano, almeno fino a quando non sarebbero cambiate le cose! Alex aveva sei anni e cinque mesi. Il limite minimo di età per un viaggio interstellare era sei anni. Durante il “sonno criogenico” i genitori, (ne era sufficiente anche uno solo per bambino), dovevano aiutare i figli non ancora adulti a seguire le procedure richieste dalla “fase di rianimazione”, susseguente alla “fase di quiescenza organica”. Erano procedure abbastanza semplici da eseguire che, comunque, nel caso dei bambini, avvenivano sotto la responsabilità dei genitori. Vi sarebbe stato, però, il problema che la Nave Spaziale Santa Maria aveva soltanto undici “capsule criogeniche” (tre erano di riserva). Pertanto, anche a voler provare a parlare con l’Astra Space Agency non vi sarebbe stata nessuna possibilità per Lura, Alex e Matteo di poter partire insieme a Matthew. Il volo annuale dell’Agenzia Spaziale Esmeralda sarebbe partito nel mese di gennaio 3021, al costo del viaggio avrebbe pensato Matthew. Quindi, se tutto sarebbe andato per il verso giusto si sarebbero ritrovati sulla Terra, a Roma, tra otto mesi circa.
«Piuttosto Matt, quando i coloni arrivarono qui ci dissero che questo era il paradiso e che quello sulla Terra era l’inferno. È veramente così?» chiese Lura.
«La superficie abitabile della terra si è ridotta. Vi sono state carestie e guerre per la sopravvivenza. I luoghi e i confini geografici sono cambiati ma il progresso tecnologico, in qualche modo, è riuscito a sopperire ai cambiamenti climatici. Per quanto tempo o se durerà ancora per molto, non saprei dirlo.»
Lura, il piccolo Alex e Matteo, accompagnarono Matthew all’aeroporto spaziale di New Rome. Si salutarono e si abbracciarono, dicendosi che si sarebbero ritrovati sulla Terra tra poco più di otto mesi.
L’astronave Santa Maria si stava ormai avvicinando al pianeta Terra. La fase di “quiescenza organica controllata”, a breve, sarebbe terminata e per gli otto passeggeri sarebbero iniziate le procedure della “fase di rianimazione” sotto la guida di Ronald, un “androide di bordo”: «Salve! sono Ronald, ci siamo già conosciuti durante il viaggio di andata. Come va? Spero tutto bene e che abbiate avuto una felice permanenza su Nuova Terra. Siete stati nuovamente sottoposti ad uno “stato criogenico di quiescenza organica controllata” della durata di circa sei mesi. Tra dieci ore, trenta minuti e quarantaquattro secondi atterreremo nella città di Roma. Vi chiedo, ancora una volta, di attenervi attentamente alle mie istruzioni ….»
Fine.