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L’amour, la morgue
La malvagità ha fascino….dicono.
La malvagità è affascinante quanto
l’Idiozia…….
Non a caso i malvagi sono tutti degli idioti.
Corey Taylor said about Ian Watkins ( one of the most evil
pedophiles of all the times):
“There’s not enough pain in the world for that guy”.
( Corey Taylor, leader del gruppo Slipkot disse riguardo
Ian Watkins (uno dei più malvagi pedofili di tutti i tempi):
“Non c’è abbastanza dolore al mondo da infliggere a quel
tipo...”
Jade per gli amici J.D giaceva a terra .
Il sangue si allargava lentamente sotto il suo corpo.
Gli occhi erano sbarrati.
Quegli occhi vuoti ma allo stesso tempo malefici che tanto dolore avevano provocato.
Il suo compagno di cella Jacky sorridendo ad un altro galeotto disse:
"Adesso è finalmente andato all'inferno quel figlio di puttana....".
L'altro scoppiò a ridere:
"Amen...", replicò accendendosi una sigaretta, “...suona strano da qualcuno che ha fatto fuori 8 persone….”.
“Hey stronzo io ero a capo di una gang e se vuoi sopravvivere qualcuno lo devi ammazzare….ma non ho mai toccato un bambino….”, poi sputando sul corpo di Jade, “...quel figlio di troia ha rovinato la vita a un bel po' di loro….”.
Così era morto Jade Darden , alias J.D, leadsinger della band Helter Skelter.
Nessuno l’avrebbe rimpianto, non sarebbe mai ritornato libero in mezzo alla gente.
Questo era stata la motivazione recondita per cui era stato spedito a Plainfield Park, il carcere di massima sicurezza, conosciuto come Gate of Hell.
Probabilmente lo sapeva anche lui che la sua pelle era già appesa a un gancio, anche se aveva cercato di passare incolume quei 25 anni di galera prosciugando il suo conto in banca nel pagare qualcuno che gli guardasse le spalle.
Ne erano passati 12, e i soldi erano quasi finiti.
Il tizio era talmente nauseato da quello stomachevole tipo odiato da tutti, che aveva deciso che non c’erano soldi che potessero ripagare un servizio del genere.
“Non li voglio più i tuoi soldi...trovati qualcun’altro….”.
Jade era schizzato in piedi in preda al terrore e al furore, quegli occhi neri che avevano affascinato migliaia di ragazze, per quella strana luce sinistra che proiettavano in chi lo guardava, ora lanciavano odio misto a paura.
“Chi cazzo dovrei cercare?”.
“A parte me , nessuno ha mai avuto lo stomaco di girarti attorno sig.Jade Darden…idolo delle folle...”, lo guardò ironico sottolineando le ultime 3 parole, lo afferrò per la maglia e lo spinse contro il muro, “...Devi veramente avere la merda dentro la testa per aver pensato e fatto tutto quello per cui sei qui dentro…”.
“Non sai di cosa parli perché non l’hai mai provato…”, un sorriso maligno gli spuntò dalle labbra.
L’altro ebbe un rigurgito di nausea , che gli si leggeva chiaramente in faccia.
Vide con la coda dell’occhio Lynn e Kobe che passavano lungo il corridoio.
“Hey venite qui, oggi ci annoieremo di meno….”.
Gli altri due si guardarono poi si fermarono sulla soglia della cella.
“Questo stronzo per qualche giorno avrà altri pensieri per la testa oltre alla merda che gli intasa il cervello…”
Guardò Jade e sorrise.
“Non preoccuparti bellezza, non ti ammazziamo….oggi….vogliamo solo divertirci un po' con te….e con il tuo ….”.
“Vai a fare in culo Klaus….”, rispose Jade.
“Oh si….eccome se ci andrò….e forse ti divertirai anche te….pedofilo del cazzo…”.
Jade Darden aveva qualcosa come 20 terabyte di video e filmati riguardante la pedofilia quando fecero irruzione nella sua villa alla periferia di Londra.
Quando aprì la porta alla polizia, come era già accaduto altre volte , li accolse col suo solito sorriso.
Avrebbe avuto ospiti indesiderati per un paio d’ore, gli avrebbero sequestrato qualche dose di metanfetamina e crack ,fatto una denuncia e poi tutto sarebbe finito nel nulla.
Come sempre.
Lui era Jade Durden leader degli Helter Skelter la band da cinque anni al primo posto nelle classifiche dell’emisfero occidentale.
Era praticamente un dio in terra.
“Io sono intoccabile “, diceva spesso alle ragazze che avevano minacciato di denunciarlo.
Poi sorrideva , con quella sua espressione delle labbra un po' storta, come si divertiva a fare nelle foto, nei video e nei concerti.
“Vi riserverò un paio di camere agenti….venite a farmi visita più spesso voi di mia madre….”.
“Abbiamo una denuncia”, disse l’agente sulla soglia.
“Ma davvero?
E di chi sarebbe?”.
“Shandy Webber”.
Jade ebbe immediatamente davanti a lui l’immagine di quella ragazza dai lunghi capelli ramati e gli occhi verdi.
Qualcuno gli aveva detto una volta:
“Stai lontano dalle donne con i capelli rossi, portano solo guai…”, poi gli aveva passato la pipa di crack per fare un tiro.
Sentì un brivido scendergli lungo la schiena.
“Shandy….”, ripetè sotto voce a sé stesso.
Quella con una figlia di 3 anni.
Erano usciti insieme, si erano scambiati messaggi e le aveva mandato video….particolari, per dimostrarle che c’erano ragazze disposte a fare tutto ciò che lui chiedeva loro.
Lei era rimasta innoridita vedendo quella ragazzina che non doveva avere più di 13-14 anni sottostare a tutte le depravazioni di Jade.
Lui guardava nella videocamera e rideva.
“Andrò dalla polizia”, gli aveva detto quando si erano visti ad un pub del centro.
“Davvero?”.
“Si”.
“E pensi ti crederanno brutta puttana?”.
Si era acceso una sigaretta
“Si”.
“So dove vivi, so che hai una figlia….ti troverò , ti ammazzerò e la porterò via….nessuno la troverà più….”.
Shandy era rimasta impietrita perché sapeva che ne era capace.
“Posso comprare chiunque….e posso ricoprirti di soldi se mi lasci tua figlia per qualche ora….”.
Aveva avvicinato il viso a quello di lei.
Le aveva sussurato:
“Ti darei una discreta cifra ogni mese e tu potresti smettere di farti sbattere da tutti quegli uomini….”.
“Vai a farti fottere Jade….piuttosto ti ammazzo….”.
Lui era scoppiato a ridere.
Lei si detestò perché quegli occhi magnetici , i capelli neri leggermente arruffati, il viso lungo e pallido dai lineamenti delicati, le procurava ancora le sensazioni di quando 5 anni prima aveva ascoltato la loro prima canzone “L’amour la morge”.
Vide la mano di Jade dalle lunghe dita affusolate che l’avevo accarezzata , avvicinarsi a lei e si scostò un po' indietro.
“Non ricordi più quanto ci siamo divertiti Shandy?
Quelle lunghe notti di sesso e bevute?”.
Un dito le attorcigliò una lunga ciocca di capelli.
“Perchè buttare all’aria tutto quello che c’è stato fra di noi?”.
Lei lo guardò in silenzio.
“Possiamo rimanere amici e ogni tanto vederci per fare due chiacchiere in onore dei vecchi tempi…”, le disse con un mezzo sorriso.
“Devi lasciare in pace mia figlia…”.
“Ma certo Shandy...per me tua figlia non esiste…….”.
Si alzò dal tavolo a cui erano seduti.
Terminò la sua birra poi la guardò abbassando lo sguardo.
“Non hai idea di quante mi allungano i loro figli sopra un piatto d’argento…..mi basta chiederglielo con le dovute maniere…..”.
“Possibile che nessuno della band sapesse in cosa eri immischiato?”, chiese l’agente a Jade.
Lui annoiato teneva la testa appoggiata alla mano , il cui braccio era sopra la scrivania davanti a lui.
Fece un sorrisetto stupido , come un bambino pescato con le mani nella marmellata.
“Sono bravo a tenere i segreti ….”.
La metanfetamina gli girava ancora in corpo, erano quasi due giorni che non dormiva, ma non sentiva nulla, né fame, né stanchezza.
“Hai una vaga idea di cosa hai fatto?”.
“Eccome se lo so agente…...ci siamo divertiti…..”.
Il poliziotto , lo prese per il colletto e lo spinse violentemente contro la scrivania, tenendogli una mano schiacciata sul collo.
“Non sai quanto mi piacerebbe tenerti qua dentro un paio di giorni prima di farti portare in un’obitorio…..”.
“Mi dica di cosa sono accusato e facciamola finita, così chiamerò i miei avvocati…”.
“Questa volta nemmeno gesù cristo riuscirà a salvarti il culo
…..”.
Lo fece rialzare, tenendolo per il collo e lo rimise violentemente sulla sedia.
Si allungò verrso di lui:
“E dove ti spedirò sopravviverai molto poco”.
Jade alzò le spalle .
“Parole parole parole…”, disse sottovoce.
Gli avvocati non servirono a molto.
C’erano testimonianze, ma ancora più schiaccianti erano i video e i messaggi mandati via cellulare, e quei 20 terabyte nel pc.
Lui seduto in aula , vestito da bravo ragazzo, guardava senza vedere, sentiva senza ascoltare.
“Cosa cazzo sta facendo questa gente?”, pensò nel suo viaggio tossico, “Io sono Jade Darden , milioni di persone mi adorano...io posso fare ogni cosa”.
Solo una frase interruppe il corso dei suoi pensieri.
Era l’avvocato dell’accusa.
“Sig.Darden ho avuto il dispiacere di trovarmi in mezzo a casi simile al suo….ma le assicuro che Lei ha alzato l’asta di almeno due metri nel campo della depravazione e dell’ignominia….”, lo guardò negli occhi, “...credo che lei sia l’uomo più odiato dell’intero paese, e se...cosa che non accadrà non Si preoccupi, verrà rilasciato, non sopravviverebbe nemmeno un’ora là fuori…c’è la fila per farLe la pelle...”.
Poi sorrise ironicamente:
“Lei mi sta tentando…..proprio per questo potrei volerla fuori ….e assistere allo spettacolo….”.
La rabbia e la commozione attraversò l’aula e i giurati nel momento in cui vennero letti un certo numero di messaggi tra lui e alcune donne che lui chiamava “le schiave”.
Si pianificava l’orrore in mezzo a emoticon e battute di dubbio gusto.
La frase che più rimase impressa fu quella pronunciata da Jade più di una volta:
“Se vuoi avere me prima io devo avere tua/tuo figlio/a”.
Come gli era stato detto dai suoi avvocati di avanzare come scusante dei suoi atti Jade, pronunciò queste frasi:
“Ero sotto l’effetto delle droghe costantemente e non avevo il controllo delle mie azioni”.
“La pressione su di me dei fans, della casa discografica dei media era diventata insostenibile….ero ...como posso dire….non nel pieno delle mie facoltà”.
“Per cui Sig. Darden, mi corregga se sbaglio…”, riprese l’avvocato dell’accusa, “….quando si è sotto pressione come lo era Lei…..ci si dedica alla violenza estrema contro i minori ….contro i bambini...per scaricare la tensione?
Non era più….normale staccare la spina e andarsene da qualche parte ?
O iscriversi a una palestra?”.
Jade lo guardò quasi infastidito.
“Lei sapeva benissimo quello che stava facendo Sig.Darden”, continuò avvicinandosi a lui, “ e anche quelle due…..”, fece una pausa per non perdere il controllo indicando due tipe sedute accanto a Jade che non dovevano avere più di 23-24 anni, , “….signore...quando condividevano con lei le droghe...e le vittime...che erano i loro figli!”.
Per quest’ultima frase fu volutamente alzato il tono della voce.
“Io…”, iniziò Jade.
“Lei ha insito nel suo essere la bestialità, la crudeltà e la totale assenza di empatia…”, a lunghi passi transitò davanti i giurati, “ Signori e signore, avete potuto sentire e leggere le nefandezze commesse da queste persone….”, poi ritornò da Jade, “ Lei….Lei…”, trattenne a stento la rabbia che stava per esplodergli dentro, “ non si è limitato ad adolescenti di 13-14 anni…”, fece una pausa,”...ha scelto tra le sue vittime bambini di 5, 4…...1 anno….”.
Si fermò davanti a lui e lo fissò dritto negli occhi:
“Ora Lei si rende conto delle sue azioni?”.
Jade non disse nulla ma continuò a fissarlo.
“Lei non prova alcun rimorso o pentimento...è così vero?
Se qualcuno la farà ritornare a scorazzare libero per il mondo...solo Iddio sa cos’altro la sua testa marcia potrebbe combinare…..
Lei deve essere tolto dalla circolazione…..per sempre….e spero che sia quello che deciderà questa corte”.
“Sig.Darden”, gli chiese il giudice, “ Le chiedo un’ ultima volta , ha coscienza dei crimini che ha commesso verso degli esseri indifesi?”.
Jade quasi distrattamente rispose:
“Si…”.
“Lei non mi sembra ancora molto convinto …..
Molto presto avrà tanto tempo per rifletterci….”, si alzò e così fece l’intera aula.
“Jade Durden, per i 13 capi d’accusa che Le sono imputati viene condannato ad un minimo di 30 anni di prigione da scontare nel carcere di massima sicurezza di Plainfield Park….”.
Jade diede un violento calcio alla sedia che emise un tonfo contro la barriera di legno che circondava il posto degli imputati.
“Gate of Hell!”, gridò, “non rimarrò vivo 24 ore!!”.
Il giudice non si scompose.
“Onestamente sig.Darden la sua dipartita non sarebbe una gran perdita …
Purtroppo la pena di morte è stata tolta 50 anni fa…”, poi lo guardò con odio e disgusto, “Lei è l’essere più rivoltante che abbia mai avuto il dispiacere di vedere in un’aula di un tribunale….e le assicuro che ne ho viste di mostruosità qua dentro nei miei 25 anni di carriera….
Mi correggo , Lei non merita nemmeno la pena di morte perché metterebbe fine a tutto molto in fretta….per questo ringrazio il sistema legale di questo paese di avere la possibilità di mandarla ….all’inferno.
Le auguro buona fortuna...e di riuscire anche là dentro a circuire qualcuno con il suo fascino….è l’unica possibilità per poter vedere spuntare il sole ogni singola mattina dei prossimi 30 anni….
Non so se ci riuscirà….ma come si dice...la speranza è l’ultima a morire...”.
E la speranza morì con Jade 12 anni dopo la sentenza.
Dentro una cella di 5 metri per quattro.
Per mano di 2 criminali e assassini incalliti che comunque possedevano un minimo di codice morale.
Per mezzo di un coltello arrivato da chissà dove che gli recise la giugulare talmente a fondo da staccargli quasi la testa.
Una fine miserabile per uno dei più miserabili esseri sulla terra.
Era stato adorato da milioni di fans, aveva più soldi di quanto avesse desiderato, fama, gioventù e bellezza.
Eppure aveva distrutto tutto e lasciato dietro di sé solo una scia di infamia e devastazione che avrebbe cancellato la bellezza delle canzoni che cantava, del suo fascino immortalato nelle foto, nei video, le interviste, devastato vittime innocenti e anche gli altri componenti del gruppo che capirono immediatamente che la loro carriera come Helter Skelter era finita….e sotterrata per sempre sotto un mucchio di macerie infami.
Ora lo seguiva solo il disgusto e l’odio della maggior parte della gente, ad eccezione di quei fans che ancora lo adoravano e “che alla fine che cosa avrebbe fatto?”, dicevano.
Riceveva decine di lettere al giorno , per lo più da ragazze, che gli proclamavano il loro amore e la loro disponibilità.
Magari corredate da foto più o meno esplicite.
E lui immerso nel suo amore per sé stesso rispondeva a tutte.
Cercava ancora di circuirle per avere chissà cosa dal momento che la gente come lui non avrebbe mai avuto alcun permesso prima della fine della pena.
Era il suo ego a volerlo, un ego spropositato che da anni andava col pilota automatico e che nessuno avrebbe mai potuto fermare.
L’amico di vecchia data Pete, che con lui aveva fondato gli Helter Skelter, il giorno dopo che fu formalmente accusato, ma non ancora arrestato, riuscì ad incontrarlo.
Era nello spiazzo davanti alla villa di Jade.
Questi venne ad aprirgli la porta.
Sembrava intontito.
Non fece in tempo a dire :
“Hey Pete….”, che questi lo trascinò fuori, spingendolo contro la portiera della macchina.
“Io...io...non so che cazzo hai dentro quella testa J.D…..”, diede un pugno sulla cappotte dell’auto che sfiorò la testa di Jade.
“Pete….”.
“Chiudi quella fottuta cazzo di bocca …...per anni abbiamo sopportato le tue stronzate….la droga, tutte quelle ragazzotte che ti tiravi attorno, i ritardi, le figure di merda nelle esibizioni….te lo abbiamo detto varie volte di darti una regolata…..”
“Pete la situazione mi è sfuggita di mano…”
L’altro scoppiò a ridere in maniera isterica:
“Sfuggita di mano?
Sei un fottuto disgustoso pedofilo del cazzo….20 terabyte di porcate immonde ti hanno trovato nel pc….audio , video che seminavi in giro …...Cristo santo….”.
Si passò la mano tra i capelli.
“Tu non sei malato….tu sei la malattia…..”.
“Pete….ho bisogno che mi aiuti….”.
L’altro non credeva alle sue orecchie.
“Devo andarmene o mi sbatteranno in galera…..o ci proveranno….”.
Pete scosse la testa.
“Tu devi andare nella galera peggiore che ci sia….e non ne devi uscire mai più….”.
Jade esplose di furore e il suo viso quasi si contorse.
“Sei un figlio di puttana Pete ti ho tirato fuori più di una volta quando andavamo a scuola….”.
L’altro era incredulo.
“Ma ti stai ascoltando ?
Giuro su Dio che non ti salverei la pelle nemmeno se mi fosse possibile…..
Abbiamo impedito a Mik di venirti ad ammazzare….ma non so se riusciremo a evitarti che Luke ti spezzi tutte e due le gambe….onestamente non ci dispiacerebbe….
Oltre allo schifo e l’orrore per ciò che hai fatto….hai trascinato con te anche noi cazzo!”.
Queste volta furono le sue nocche a sbattere contro un finestrino.
Le crepe si diramarono per l’intera superficie.
Ritirò la mano e il sangue cominciò a fuoriuscire dalle ferite.
“Nella tua scia mefitica ci siamo finiti anche noi….10 anni buttati nel cesso...cazzo! Cazzo! Cazzo!”, gridò.
Tolse le schegge di vetro dalle nocche poi avvolse la mano in un fazzoletto che subito si macchiò di rosso.
“Gli Helter Skelter sono finiti.
E questo nome dovrà scomparire….bastardo maledetto….”.
Poi parve ritrovare la calma.
O più precisamente la rassegnazione.
Si accese una sigaretta.
“Adesso vuoi dirmi perché hai iniziato a fare...quelle cose?
Avevi milioni di ragazze che avrebbero pagato per venire a letto con te….e anche se minorenni, con le dovute maniere tutti ne sarebbero usciti contenti…..loro e tu….”.
“Lo sai cosa si prova ad essere un burattinaio?”.
Jade aveva totalmente ripreso il controllo di sé stesso.
“Un cosa?”, chiese l’amico.
“Io sono il burattinaio e loro fanno tutto ciò che voglio….qualsiasi cosa….
Hai mai provato l’ebrezza del potere, del controllo totale sulle altre persone?
Se avessidetto loro di lanciarsi da un palazzo di 20 piani l’avrebbero fatto senza esitare un attimo….”.
La sigaretta si consumava tra le dita di Pete mentre lo stava guardando come ipnotizzato.
“Non ne hai mai abbastanza e devi sempre alzare di più l’asta per provare le stesse sensazioni….come con la droga…”.
“Tu sei da manicomio….”
“Io sono Jade Durden”, disse con orgoglio.
“Tu sei morto Jade Durden….su questa terra e nella testa della gente...verrai cancellato come uno scarabocchio sopra un pezzo di carta lasciato a marcire sotto la pioggia...e nessuno ti rimpiangerà…..”
Buttò a terra il mozzicone e lo schiaccio con la punta dello stivaletto.
“La malvagità ha fascino….dicono.
La malvagità è affascinante quanto l’Idiozia.
Non a caso i malvagi sono tutti degli idioti.
E tu l’hai ampiamente dimostrato…..
Goditi questo altro po' di notorietà perché una volta buttata la chiave sarai solo un disgustoso ricordo nel giorno in cui annunceranno la tua morte….”
Lo guardò e gli sputò in faccia.
“Ti è andata bene, le mie intenzioni quando stavo venendo qui erano altre….
Vai all’inferno J.D”.
Gli Helter Skelter scomparvero dalla scena musicale per sempre, accompagnati dalla loro fama sinistra.
I musicisti formarono altre band, ma era come se la maledizione delle vittime li seguisse ovunque.
Non riuscirono mai a ingranare e dopo qualche anno si sciolsero come neve al sole, e i ragazzi si dedicarono ad altro, sparendo nell’oblio.
Chi era Jade Darden detto J.D?
Un ragazzo di provincia come tanti altri.
Aveva genitori ordinari che avevano cercato di non fargli mancare nulla.
La madre lo assecondava nelle sue passioni ma non lo viziava.
Il padre era spesso fuori per lavoro, ma quando stava a casa era sempre con Jade e cercava di tramettergli la sua passione, il calcio.
A Jade interessava la musica più di ogni altra cosa, e da autodidatta aveva imparato a suonare la chitarra e la batteria.
Era un bellissimo 17enne alto e dinoccolato con profondi occhi scurissimi e leggermente allungati, capelli neri che aveva lasciato crescere oltre le spalle, lineamenti delicati, naso piccolo e la pelle che pareva porcellana candida.
Da ragazzino aveva qualcosa negli occhi , una luce inquieta, sì, ma anche una fame di vivere, un desiderio feroce di essere visto.
Era continuamente circondato da ragazze, che non disdegnava, ma i suoi pallino era uno solo:
diventare famoso, e la musica sarebbe stato il mezzo per raggiungere la fama , la ricchezza e l’adorazione delle folle.
La musica era stata il primo posto dove si era sentito reale, dove la sua voce bastava a riempire il vuoto che si portava dentro. Sul palco non era confuso, non era fragile, era Jade Durden, l’idolo, la stella, l’energia pura.
Non era un tipo che passasse inosservato eppure quel piccolo pubblico di provincia era troppo poco per lui.
Lui voleva le masse, il pubblico oceanico degli stadi, le ragazze che nelle prime file urlavano il suo nome ed erano disposte a tutto pur di conoscerlo.
E dopo qualche anno ci era piombato dentro alla fama.
Lui , l’amico di lunga data Pete e altri 3 ragazzi conosciuti in un pub a Londra.
Era nato il gruppo Helter Skelter.
Forse era successo tutto troppo in fretta per poter tenere i piedi per terra e la testa sulle spalle.
E lui l’aveva accolta come un balsamo, senza sapere che quella stessa luce lo avrebbe poi consumato.
Dietro i riflettori, Jade era un ragazzo che dormiva poco, beveva troppo e viveva ancora meno.
Ogni successo era un peso, ogni intervista una maschera da indossare, ogni concerto un rituale che lo svuotava un po’ di più.
Gli Helter Skelter diventavano sempre più grandi e lui sempre più piccolo, risucchiato da un’ombra che nessuno riusciva davvero a vedere.
Quando qualcuno gli chiedeva se fosse felice, rideva.
Una risata che sapeva di metallo, di qualcosa che nessuno voleva decifrare.
La droga , fu una scorciatoia.
Un modo per spegnere i pensieri, per rallentare il battito, per non sentire la pressione costante di chi voleva sempre, sempre, sempre qualcosa da lui.
E Jade glielo dava.
Tutto.
A costo di perdere pezzi di sé in ogni notte, in ogni sniffata, in ogni pasticca
Col tempo, la linea tra ciò che voleva e ciò che subiva diventò invisibile.
Le sue azioni divennero più oscure, più impulsive, più disturbanti.
Nei pochi momenti di lucidità, sembrava quasi stupito di ciò che aveva fatto, come se guardasse il proprio mostro dall’esterno e non lo riconoscesse davvero.
Ma era tardi.
Una spirale iniziata in silenzio aveva inghiottito tutto.
Gli Helter Skelter erano nati come un gruppo di ragazzi con un sogno e tanta rabbia da sfogare.
All’inizio erano fratelli, complici, quasi una piccola famiglia.
Ma il talento di Jade brillava più forte degli altri.
E la fama, quando arriva, non è mai equa.
I media puntavano le luci solo su di lui.
Le case discografiche parlavano solo con lui.
Le fan gridavano solo il suo nome.
Gli altri iniziarono a sentirsi come comparse nella storia di qualcun altro.
Il punto di rottura fu lento, subdolo.
Litigi, gelosie, tour infiniti, soldi che sparivano, promesse non mantenute.
La droga peggiorò tutto: Jade diventò imprevedibile, aggressivo, paranoico.
A volte non ricordava nemmeno cosa avesse detto o fatto il giorno prima.
Uno dei membri raccontò, anni dopo, che suonare con Jade era “come convivere con una bomba a orologeria piena di talento e piena di veleno”.
Quando la band si sciolse, nessuno pianse davvero.
Era solo inevitabile.
Era stato un singolo “L’amour la morgue “ a schizzare in cima alle classifiche in Gran Bretagna e poi in Australia, sino ad arrivare negli Stati Uniti.
E vi era rimasto 12 intere settimane.
Gli ultimi ad aver avuto lo stesso successo 60 anni prima erano stati i Beatles.
Le riviste facevano a gara per intervistarli e inserirli in servizi fotografici, lo stesso le tv.
Tutti i componenti della band erano inebriati da quel furioso successo e vi attingevano a piene mani, come tutti i ragazzi di 20 anni che sino a qualche tempo prima dovevano accontentarsi di avere pochi spiccioli in tasca e di ritrovarsi spesso messi da parte dalle ragazze.
Ovviamente al di fuori di Jade.
Ma a Jade più dell’amore delle donne interessava la loro adorazione, la loro devozione assoluta.
Successivamente le avrebbe definite “Le mie schiave”, come se fosse un Guru o un Santone.
E schiave lo erano davvero.
Non c’erano catene che le tenessero rinchiuse dentro una casa, ma qualcosa di ancora più forte che le portava inesorabilmente verso Jade per esaudire ogni sua fantasia.
E non erano sole in questo girone infernale.
“Lizzie dolcezza”, ogni sua telefonata iniziava così, “ stasera ho voglia di fare festa….
Porta il tuo culo a casa mia...e non solo il tuo….voglio farti assaggiare la roba più buona che mi abbiano venduto….”.
“Jade io non riesco….”.
“Se entro 20 minuti non sento il campanello suonare ….fossi in te non mi farei più sentire né vedere…”.
“Va bene Jade….”.
“Brava bambina….e ricordati di portare compagnia….”.
Lizzie aveva 20 anni appena compiuti e chi l’accompagnava quella sera ne aveva 12.
Jade aprì la porta e vide Lizzie poi la ragazzina accanto a lei che ne dimostrava anche meno di 12.
Lui sorrise compiaciuto e allungò una mano verso l’amica.
“So di poter contare sempre su di te ….”, poi guardò l’altra, “e tu come ti chiami tesoro?”.
“Rania….”, non le sembrava vero di avere lì davanti Jade Darden.
“Bellissimo nome”, le prese delicatamente la mano e la condusse dentro.
Lei si guardò attorno.
C’erano lampadari di cristallo che brillavano, mobili antichi, arazzi e quadri d’epoca alle pareti.
Entrarono in una stanza completamente ricoperta di piastrelle rosa perla al cui centro c’era una vasca tonda che assomigliava più a una piccola piscina.
“Ti piace?”, le chiese.
“Si...molto….”.
“Bene ...perchè tra poco faremo tutti un bel bagno….”, allungò una mano passando davanti a un mobiletto di cedro e prese una pipa di vetro.
“Tieni Rania...tutto sarà più divertente dopo…..”.
Lei sembrò esitare.
“Lizzie spesso fuma con me e come vedi è in perfetta salute…”, poi le sorrise.
Mise le dita sotto il mento di Rania, avvicinò il viso e posò le sue labbra su quelle della ragazzina.
Questa stentava a rimanere in piedi, sentiva come se le gambe fossero di cera.
Jade fece in modo che socchiudesse le labbra e iniziò a baciarla come se fosse più adulta della sua età.
Poi si scostò e le disse:
“Adesso fuma e ti sentirai molto più a tuo agio….”, e le sorrise.
La mosca era inesorabilmente intrappolata nella tela, e il ragno non ne ebbe alcuna pietà.
La fece a pezzi per rimandarla a casa la mattina dopo con ricordi che non avrebbe mai dimenticato.
“Tesoro “, le disse prima di metterle in mano un pezzo da 10 per il taxi, “sei stata fortunata perché Jade Durden ti ha scelto tra centinaia…”.
Una lacrima scese sulla guancia di Rania.
“Ieri eri una bambina , oggi sei una ragazza ed e sono stato io a farti questo regalo...ricordalo sempre…..”
Rania lentamente, quasi senza accorgersene fece di si con la testa.
Jade era riuscito a trasformare la violenza in un privilegio.
A Lizzie arrivò un video.
C’erano Rania e Jade.
All’inizio c’era lui davanti alla cam che diceva il nome , la data di nascita della persona stesa sul bordo della vasca senza alcun vestito addosso, quasi incosciente.
Jade sorrideva come un joker pazzo.
“Grazie per questo regalo….goditi lo spettacolo”.
Jade poi si allontava per andare da Rania.
Qualche ora dopo quando i raggi del sole entrarono violentemente dalla finestra Rania si svegliò e lentamente si rivestì, ma le ci volle ancora un po' perché lo stordimento passasse.
Ricordò tutto quello che era successo e scoppiò a piangere.
Il suo idolo era solo un mostro che aproffitava delle ragazzine innamorate di lui come lo era lei.
Dopo un’ora era arrivato Jade avvolto in una vestaglia di damasco rosso e l’aveva presa per mano e accompagnata alla porta.
Arrivò alle prove con due ore di ritardo.
Stonato, e come se avesse indossato gli stessi abiti da due giorni.
I ragazzi, soprattutto Luke e Mik lo guardarono imbestialiti.
Il primo gli si stava per scagliare contro quando Pete lo afferrò per un braccio.
“Vado io “, disse e si diresse verso Jade che si era lasciato cadere sopra un divano poco lontano.
Aveva gli occhi chiusi.
“Dove cazzo sei stato?
Siamo qui dalle 10 e tu arrivi a mezzogiorno”.
“Ho avuto una serata impegnativa….fammi portare un caffè….”, rispose senza muovere un muscolo.
“Cosa stai combinando stronzo?”, gli chiese scandendo ogni singola parola, “ Ci sono più ragazzine che ti girano attorno che mosche attorno a una merda…..”.
“Non resistono al mio fascino “, rispose accennando un mezzo sorriso.
“Liberatene o ci finiremo tutti dentro un calderone di letame….”.
Lentamente Jade si alzò, si mise seduto e si abbassò con le dita gli occiali da sole.
“Nessuno mi dice chi posso o non posso scoparmi, ti è abbastanza chiaro Pete?”.
Arrivò un tipo che gli allungò una tazza di caffè.
“Che cazzo hai che non va Jade?”.
L’altro alzò le spalle.
“Non eri così…..”.
Jade si scostò la tazza dalle labbra.
“Così come?”, cominciava a irritarsi.
“Come uno che ha perso la bussola e sta per combinare una marea di cazzate…”.
“Quante storie stai a fare per quel branco di puttanelle che fanno a gara per infilarsi nei nostri letti….”, di nuovo sorseggiò il caffè.
“Sono minorenni...ed è contro la legge”.
“Me ne fotto della legge….me ne fotto di questa morale del cazzo….se mi va di andare con una di 10 anni lo faccio e basta…”, lanciò lontano la tazza che si frantumò a terra.
Pete rimase atterrito dall’ultima frase.
Jade si alzò , gli ando vicino e accostò la bocca al suo orecchio.
“Ieri notte mi sono scopato una di 12 anni...così tante volte che non riuscina quasi a rialzarsi….ecco perché sono in ritardo…”, poi lo guardò in faccia.
“Stai scherzando?”, gli chiese esitando Pete.
Jade scoppiò a ridere.
“Ma certo...ti sto pigliando per il culo….”, poi gli diede una pacca sulla spalla, “dovresti vedere la tua faccia…”, e di nuovo rise.
L’altro non rise affatto e sperò fosse solo una delle sue solite boutade da stronzo per far colpo.
Ma non ne era troppo sicuro.
Pete ripensò a quella frase quando fu sganciata la bomba.
Erano tutti e 4 davanti alla tv, Jade ormai viveva una vita a sé, aveva persino un camerino tutto suo , di cui solo lui aveva le chiavi.
“Il leadsinger della nota band inglese Helter Skelter è stato formalmente accusato di possesso di droga e di una notevole quantità di materiale pedopornografico.
La polizia ha fatto irruzione nella sua casa questa mattina alle 5 dopo una serie di segnalazioni.
Ogni dispositivo presente in casa è stato sequestrato”.
Un silenzio assordante da fine guerra atomica scese nella stanza.
Il terrore cominciò a sostituirsi al silenzio.
Nessuno sapeva cosa dire.
“Lo sapevo….”, disse solamente Pete, “...me lo sentivo…”.
“ok...andare con delle minorenni è un reato...ma non lo fanno tutti ...e nemmeno loro si lamentano?”.
“Non si tratta di questo Crane…..quel figlio di puttana faceva molto di peggio…..”.
“Che ne sai tu?
O lo sapevi e non ci hai detto nulla?”, chiese Mik.
“No, non sapevo nulla di certo...ma circolavano alcune voci...e ogni tanto se ne usciva con certe frasi….ma mai avrei pensato fosse vero….”.
“Dovevi dircelo cazzo!”, Crane schizzò in piedi prese la bottiglia di birra e la lanciò contro il muro.
“Siamo finiti….”, sussurrò Luke, “siamo finiti…”.
“Noi non centriamo un cazzo con quel malato di mente!” intervenne Mik.
“Ma la gente d’ora in poi ci guarderà attraverso di lui…”, disse sconsolato Pete.
“Dobbiamo dire qualcosa subito….tirarcene fuori…”, esclamò Crane.
“L’unica cosa che possiamo fare e sciogliere la band…..siamo diventati un materiale radioattivo a cui nessuno vorrà stare vicino…”.
Mik prese la stecca del bigliardo e la spaccò sul suo bordo.
“Io lo ammazzo quel figlio di troia!
Lo sapevo che dovevamo buttarlo fuori tempo fa!”
Si mise il giubbotto di pelle.
“Dove cazzo vai?”, gli chiese Pete.
“A fargli la pelle!”.
“Ci penseranno nella galera dove lo spediranno….non credo che si limitasse a vedere foto e video….e nemmeno a 12enni….”.
“Intendi…”, azzardò Luke.
“Già….intendo proprio quello a cui stai pensando…..”.
“Cristo Santo…..”, Luke si passò le mani tra i capelli.
“Preparatevi al peggio perché avremo delle pessime sorprese….”, e buttò giù in un’unica sorsata la metà bottiglia di birra che gli era rimasta.
Il peggio arrivò 3 gg dopo.
20 terabyte di “materiale disgustoso”, così lo defini la polizia, occupava il pc di Jade.
Una tale quantità che materialmente poteva essere tradotto in questo:
ogni terabyte erano 247 ore di filmati.
Ma questo era ancora niente.
L’età di chi arrivava a casa sua scendeva sempre di più man mano che il tempo passava e non di rado erano le madri a portarli.
Pete sentì la notizia e andò a vomitare nel bagno.
Poi si mise a piangere.
L’ultima volta che l’aveva fatto aveva 8 anni, ora ne aveva 28.
Conosceva Jade dalle scuole superiori e non aveva mai avuto tendenze simili, non ne aveva mai parlato.
Non riusciva a capire che cosa gli era successo.
Non potevano essere solo le droghe che assumeva, di droga ne girava tanta nel loro ambiente, ma la gente non faceva ciò che aveva combinato lui.
“Me ne fotto della legge….me ne fotto di questa morale del cazzo…”, aveva detto, “Io sono Jade Darden”.
Pete ebbe un brivido lungo la schiena.
Jade si credeva davvero una specie di dio in terra, un’intoccabile, con milioni di seguaci.
Il suo ego smisurato esploso dopo il successo internazionale di “L’amour la morge”, gli aveva fatto perdere qualsiasi freno inibitorio, spazzato via ogni residuo di morale che aveva in corpo.
Il suo vecchio amico era un disgustoso pedofilo.
Una bestia alla continua ricerca di una preda.
Si lasciò cadere sul divano esausto.
“Vorrei sparire….”, pensò, “...vorrei ammazzarti….”.
Così salì in macchina e andò da Jade.
Per guardarlo in faccia.
Per fargli delle domande.
Ne ricevette solo le spiegazioni di un demente totalmente perso in un mondo che l’indifferenza e la connivenza aveva alimentato sino alle estreme conseguenze.
Ma la verità ora era venuta a galla e l’avrebbero afferrato per le gambe e fatto schiantare al suolo.
Sentì un giorno un tipo chiamare Jade Mirrorboy(Ragazzospecchio).
“Perchè lo chiami così?”, gli chiese.
“Perchè è come se noi vedessimo solo la parte frontale di lui, ma dietro si nasconde qualcosa che non riusciamo a vedere….”.
Jade sorrise ambiguamente e quasi compiaciuto di quella descrizione di sé stesso.
“Mirrorboy….”, ripetè tra sé Pete.
Perchè non aveva voluto saperne di più oltre le voci, le frasi provocatorie di Jade.
“Sono il pifferaio magico che si tira dietro tutti i bambini con la sua dolce melodia…”, aveva detto orgoglioso , una sera in cui erano seduti sulla balaustra del ponte sotto cui passava il fiume che attraversava la città.
Pete lo aveva guardato senza capire.
“Mi seguono ovunque e fanno tutto quello che voglio….”.
“Di chi stai parlando Jade?”.
“Ma dei mie adoratori…..”, e aveva buttato giù un sorso di birra.
“Tu non sei gesu cristo …..”.
“Io sono molto di più…..mi metterebbero in mano i loro figli se solo glielo chiedessi…..”.
“Dovresti piantarla di prendere quella merda….il cervello ti sta volando via un po' alla volta…”, prese la birra e fece lo stesso.
“Non ho mai visto tanto chiaramente chi sono e cosa voglio da quando la prendo….”.
“Stai entrando in un mondo che esiste solo dentro la tua testa…..e dietro ogni angolo può nascondersi un mostro….o un trabocchetto….”.
Jade perso nei suoi viaggi quasi parlava a sé stesso:
“Sono stato il primo...le ho insegnato ogni cosa…..”.
Pete voltò la testa verso di lui.
Le luci della città erano davanti a loro, si sentiva la musica arrivare da una barca che era stata trasformata in un pub.
“Di chi stai parlando?”.
“Ma di Lizzie…..”.
“Chi è Lizzie?
Una di quelle che ti ronzano sempre attorno?”.
“E una delle mie ….ragazze….le mie schiave…”.
Pete capì che aveva preso qualcosa prima.
Sembrava essere altrove.
“Le ...cosa?”.
“Le mie schiave….”, rispose con un sorriso stupido.
“Stai scherzando?”.
Jade scoppiò a ridere.
“Loro vogliono che le chiami così…..loro mi danno tutto ciò di cui ho bisogno….”.
“E di cosa avresti bisogno...Jade?”, aveva quasi paura a chiedierglielo.
“Di alzare l’asta…..”, fece una pausa, “Pete lo sai qual’è la cosa che mi fa più paura?”.
“No….”.
“La noia….è una vita che combatto contro la noia….la banalità del dover sottostare a regole….
Voglio di più ….voglio tutto”.
“Hai già tutto”.
“Beh non mi basta...voglio quello di cui la gente ha paura….”.
“Paura?”.
Jade non rispose.
Ora col senno di poi aveva capito a cosa si riferiva.
A distanza di un mese uscì una canzone:
The Pied Piper (Il pifferaio magico)
A few notes of my fife are enough
to make the children follow me.
It only takes a few words from my mouth
to make mothers follow me
Candies for the former, caresses for the latter
I'm the Pied Piper,
I bring sweetness, but I demand devotion.
Don't be scared of my world
It's full of surprises,
and I'll show you them all.
I'm the Pied Piper,
I'm the boy behind the mirror,
there's darkness but I'm holding your hand.
(Poche note bastano perché i bambini mi seguano,
Poche parole dalla mia bocca per che le madri mi seguono.
Caramelle per i primi, carezze per le seconde.
Sono il pifferaio magico, porto la dolcezza,
ma pretendo devozione.
Non siate spaventati dal mio mondo,
e' pieno di sorprese, e ve le mostrerò tutte.
Sono il pifferaio magico, sono il ragazzo dietro lo specchio,
c' è l'oscurità ma io vi tengo per mano)
Inutile dire che fu un successo .
Nel video c’era Jade conciato come il Cappellaio Matto.
Si aggirava per un labirinto, incontrava strani personaggi, poi tirava fuori un flauto iniziava a suonare e quelli diventavano dei bambini che iniziavano a seguirlo.
Uscito dal labirinto si apriva sull’orizzonte una porta, lui si fermava guardava compiaciuto dietro di sé, oltrepassava la soglia , poi dopo che l’ultimo bambino era entrato, la porta si richiudeva e il paesaggio ritornava come prima.
Arrivarono incassi strepitosi, il primo posto nelle classifiche per 24 settimane.
Contratti per spot pubblicitari, servizi fotografici, ospitate in tv, e una marea di concerti.
E le frasi ad effetto finirono nel dimenticatoio.
Non si strangola la gallina dalle uova d’oro...vero?
I documenti interni delle case discografiche parlano chiaro:
gli Helter Skelter generavano cifre da capogiro.
Jade da solo valeva il 73% della loro immagine pubblica.
In altre parole:
nessuno poteva permettersi un “Jade in pausa”o di scoprire “cosa faceva realmente al di fuori dalle scene”.
Questa dinamica è confermata da una ex manager:
“Eravamo tutti complici.
Perché un tour annullato valeva milioni.”
Quando gli episodi problematici aumentarono, la strategia ufficiale fu “ contenimento dell’immagine”.
Ogni crisi veniva mascherata come “malattia stagionale”, “stress da tournée”, “problemi familiari”.
Il punto di rottura della narrazione pubblica avvenne dopo un incidente avvenuto nel backstage del “Black Velvet Tour”.
Poi arrivarono i primi incidenti.
Un concerto interrotto a metà, Jade che lanciava la chitarra sul palco e se ne andava dietro le quinte urlando contro nessuno.
Un’intervista televisiva in cui rispose con frasi sconnesse, parlando di ombre, di pressione, di “gente che gli voleva rubare l’anima”.
Gli altri membri degli Helter Skelter lo guardavano con una miscela di compassione e timore, ma il pubblico non vide mai quel dettaglio.
Le case discografiche tentarono di tenerlo a galla con comunicati rassicuranti e interviste pilotate, ma Jade era troppo instabile per essere gestito.
Ogni volta che provavano a ripulirne l’immagine, lui trovava un modo per distruggerla di nuovo.
La droga fece il resto.
Lo rendeva imprevedibile, rabbioso, vulnerabile.
Dimenticava testi, arrivava in ritardo a eventi dove milioni di spettatori lo aspettavano.
Il tour europeo fu il primo vero disastro.
Litigi continui, sessioni di registrazione fallite, concerti che stavano in piedi solo per miracolo.
Mik, il chitarrista, non sopportava più l’imprevedibilità di Jade.
Un momento era brillante, il momento dopo scompariva per ore senza dire nulla.
Un’altra volta salì sul palco completamente fuori controllo, tanto che la band fu costretta a tagliare metà scaletta.
Dietro le quinte, gli scenari erano sempre più tesi.
“ Così ci rovinerai tutti “,gli urlò Luke una volta, sbattendo una sedia contro il muro.
“Sono già rovinato “,rispose Jade, con una calma che fece gelare l’aria.
Una sera, dopo un concerto disastroso, Pete entrò nel camerino e lo trovò seduto davanti allo specchio, fissando il proprio riflesso come se fosse uno sconosciuto.
“Che stai guardando? “ chiese Pete.
Jade non rispose.
Poi, con una voce che sembrava non appartenere a lui, sussurrò:
“ Sto cercando dove sono finito”.
Pete capì che non c’era più niente da fare.
E uscì senza dire altro.
Quella frase, nessuno di loro la dimenticò più.
Le droghe erano entrate nella vita di Jade due anni dopo il successo di L’amour la morge.
Qualcuno a una festa gli aveva passato una pipa di crack e lui ne aveva fatto un tiro.
La prima sensazione fu come se una biglia gli fosse entrata alla velocità della luce dentro la testa e avesse cominciato a sbattere come la pallina di un flipper contro le pareti del cervello.
Poi l’adrenalina era salita a mille.
Sentiva di poter alzare un camion con la sola forza delle braccia, sentiva come se tutta la potenza del pianeta fosse nelle sue mani.
Ma l’effetto durò solo pochi minuti e il dopo fu come arrivare a terra senza paracadute.
Il tizio che gliel’aveva fatta provare gli disse:
“Ti piacerebbe qualcosa che duri più a lungo?”.
Jade fece di si con la testa.
Si aggiunse quindi la metanfetamina.
La fame , il sonno sparivano per giorni, in compenso l’eccitazione fisica e la sensazione di poter dominare il mondo rimaneva e si amplificava.
Lo misero sull’avviso che quella roba gli avrebbe procurato più danni che benefici, ma l’altro Jade ormai era uscito e non aveva nessuna intenzione di ricacciarlo dentro la gabbia.
Con un tempismo impressionante entrò nella sua vita Kira.
Una sbandata scappata di casa a 15 anni, che si era arrangiata con furti, truffe e il mestiere più antico del mondo.
Per riuscire a sopravvivere in un ambiente ostile e sopportare le umiliazioni aveva iniziato a far uso di droghe.
Cocaina all’inizio, ma la metanfetamina le permetteva di starsene più in giro a lungo e affrontare la vita di ogni giorno.
Casualmente incontrò Jade attraverso quel tipo che lo aveva iniziato al crack.
Subito si sentirono in sintonia.
Nessuna morale o scrupolo li accomunava, la metanfetamina li univa.
Kira aveva 16 anni ed era un punto a suo favore nei gusti di Jade.
Aveva avuto 2 anni prima una figlia, e questo nella mente tarata di J.D era l’apice della perfezione nel suo percorso di “spostamento dell’asticella”.
MirrorBoy aveva aperto la porta e ora il suo piffero aveva iniziato a suonare.
Le madri e i figli l’avrebbero seguito…..sino alla fine dell’arcobaleno , lungo una pista di cocaina.
L’ultimo tassello della sua caduta pubblica fu il processo.
Le accuse erano troppe, troppo gravi, troppo pesanti perché la fama potesse proteggerlo ancora.
In tribunale non c’era più la rockstar: c’era un uomo totalmente perso in sé stesso, in un mondo mostruoso che aveva costruito con le sue stesse mani.
Eppure, anche in quell’aula grigia e ostile, la stampa lo trattò come un animale esotico da osservare dietro le sbarre.
Le telecamere catturavano ogni silenzio, ogni smorfia, ogni sguardo perso nel vuoto.
La gente lo guardava e non vedeva più Jade: vedeva il mostro.
Il figlio sbagliato della fama.
Quando arrivò la sentenza, nessuno rimase sorpreso.
A parte Jade.
Lui era Jade Darden, non un comune mortale.
Né la madre, che piangeva senza lacrime.
Né il pubblico, che ormai aveva trovato un altro idolo da consumare.
Jade uscì da quel tribunale scortato dalle guardie come un criminale di alto profilo.
E in un certo senso era vero.
Ma la verità più crudele era un’altra:
il pubblico non vedeva la sua caduta come una tragedia, ma come un intrattenimento.
Era lo spettacolo finale.
E Jade, gli diede quello che volevano.
I messaggi, le chat, i video furono portati in tribunale.
“Sig.Darden riconosce la sua voce?”, chiese l’avvocato.
“Si…”, rispose non potendo negare.
“Vostro onore scusi la mia volgarità…”, disse rivolto al giudice, poi a Jade, “ COSA CAZZO E’ QUESTO?
C’è una donna che Le dice che le porterà sua figlia di 2 anni e che Lei potrà farle tutto ciò che vuole….”, fece una pausa, si passò la mano sul mento, “è Lei cosa risponde?”.
Jade lo guardava.
“Me lo dica”.
L’altro non disse nulla.
“Va bene ….Le darò una mano….Lei risponde che sarà divertente insegnarle cosa piace agli uomini…..”, si avvicinò a Jade.
“Ha 2 anni ….2 FOTTUTI ANNI!”.
Si fermò un attimo.
“Le confesso che ho dato di stomaco vedendo un paio di video che avete fatto Lei e la Signorina Kira Seemy, “….non mi era mai capitato….e Le do atto che sta battendo alla grande tutti i record….”, ritornò dietro alla sua postazione.
“Evitereno per rispetto e decenza di mostrarli qui ….ma signori “ continuò rivolgendosi ai giurati “...posso dirvi di aver visto dei cani e altre specie animali in atteggiamenti indecenti non solo con il Sig.Darden qui presente, non solo con persone maggiorenni…..
L’ho vista somministrare droghe a bambini sotto i 10 anni...”.
Un brusio si levò dall’aula.
“Si, signori e signore Jade Darden è una persona che non si fa mancare nulla….
A lui piace fare le cose in prima persona e guardare….”.
Si appoggiò al ripiano della scrivania davanti a lui e fissò Jade.
“ In quest’aula tutti vorremmo farle una semplice domanda….
Scusi la limitatezza delle nostre menti, per quanto proviamo a capire …..non ci riusciamo….
Le chiedo:
perchè?”, sembrava aver terminato il discorso ma aggiunse:
“Mi risparmi lo stress e le droghe….”.
Il silenzio cadde in aula poi:
“Curiosità….Controllo...”, rispose candidamente Jade.
L’avvocato fece una smorfia e scosse la testa.
“Se ho ben capito Lei ha curiosità per il Male….per la depravazione ….per l’infliggere sofferenza...
Sig.Darden Lei non è dentro un film, in cui spenta la cinepresa , ognuno si toglie gli abiti di scena e ce ne andiamo tutti a casa….l’assassino ritorna ad essere una normalissima persona che interpreta una parte….
Lei non è un attore, è immerso sino al collo nella realtà…..le sue recite da Dio in terra qui non funzionano….qui funziona solo la legge….e Lei pagherà ogni singola nefandezza che ha perpetrato….
La vita per lei diventerà molto difficile, nessun privilegio, nessuna accondiscendenza, nessun trucco…
Io farò il possibile per spedirla nel posto peggiore che ci sia in questo paese e non uscirne mai più.
Voglio che Lei impari a dormire con un solo occhio, a tremare ogni volta che qualcuno Le si avvicina alle spalle….
Voglio che Lei provi esattamente quello che ha fatto provare alle sue vittime….”.
Jade capì esattamente cosa intendeva e per la prima volta vacillò cercando di non darlo a vedere.
“Lei deve sperare che la morte sia una liberazione….”.
E così fu.