a te che mi capiresti

scritto da thenewyorker
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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parole confuse che raccontano emozioni personali; senza alcuna voglia di stupire usate esclusivamente per mostarsi con tutte le proprie paure
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Testo: a te che mi capiresti
di thenewyorker

Scrivo a te che mi capirai.
Tutti parlano, nessuno ascolta, tutti dicono le stesse cose evitando di contraddire la voce più forte.
C’è anche chi non ha opinioni ed usa il capo, spostandolo ripetutamente dall’alto in basso per acconsentire a concetti che si fiutano essere giusti.
Desiderosi di farsi notare si illudono di emergere non accorgendosi di essere usati da chi ha l’ego affamato.
Ci sono giorni in cui osservando tutto ciò, tutte le certezze crollano, tutto ciò che pensavi di volere essere svanisce ed allora cerchi disperatamente la presenza di chi ti possa dire chi sei e dove vuoi andare.
L’altro giorno, in un’aula di giustizia osservavo l’assenza di speranza; si sentiva il solito odore di paura mascherato dai sorrisi di chi aspettava che il proprio uomo arrivasse e mandasse un bacio che oltrepassasse le sbarre arrivando proprio a lei che tra la folla gridava il suo nome per farsi riconoscere.
Nessuna speranza proveniva, neanche, da chi per mestiere dovrebbe perlomeno crearla. Una toga che serve solo per ostentare un titolo utile solamente per presentarsi. Quella toga che ho sempre desiderato portare come tutti gli altri, simbolo di tutto ciò che ho sempre sperato di rappresentare, ma che oggi spero e mi auguro di poter riuscire ad indossare in maniere diversa da tutti gli altri manichini.
Tu sai cosa vuol dire mostrarsi come gli altri vogliono che tu sia e sai, pure, quanto sia difficile tornare a casa e riacquistare la propria vera identità in quanto la maschera che si porta è sempre più bella di quella faccia che si cela sotto.
Penso che ci voglia troppa forza per stare al passo in questo mondo!
A volte quando c’è troppo silenzio inizio a pensare e la mia mente vaga talmente tanto da sentirmi confusa, persa, sola ed allora penso a te che sei lì, in qualche parte del mondo e sei come me!
Vivo in un mondo ipocrita che sta mangiando la mia coscienza ed io vorrei tornare ad essere quella persona che ero: sempre felice ed attiva, innamorata della vita.
Ma mi ritrovo qua, con una giacca, seduta dietro una scrivania per cercare di risolvere i problemi di persone sconosciute; la mia mente mi impone di essere sempre all’altezza di quello che faccio, ma non è così non lo è mai per nessuno!
Mi sono sempre chiesta se gli altri vivono le insicurezze come le vivo io e se abbiano paura quando affrontano cose nuove, mai fatte, e nonostante la mia personale risposta sia sempre “si certo tutti hanno paura” ho imparato a non mostrare mai insicurezza ed a nasconderla dietro un viso sicuro e impassibile. Ma poi cedo e quando questo succede mi conforto con le persone a me più vicine e capisco che non mi comprendono e che non ascoltano perché non hanno tempo da regalare e quando il loro ruolo gli impone di esserci fanno quel minimo indispensabile per poter rinfacciare di esserci stati.
In questi momenti avrei bisogno di te che so ci saresti stato, anche senza dire niente ma semplicemente guardandomi con due occhi pieni di amore e comprensione e con quella voglia di farmi tornare il sorriso.
A volte ti sogno ma non vedo mai il tuo viso che per me è sconosciuto ma riconosco la tua anima che meglio di ogni altra intimamente conosco.
A volte, invece, mi stupisco di quanta forza dimostro di avere nell’affrontare i giorni più duri in cui nulla tange la mia serenità.
La verità è che non sono capace di affrontare da sola le avversità della vita!
Nel mondo dove vivo bisogna sapersi comportare, bisogna imparare ad essere anche ipocriti se si vuole sopravvivere ma io non ci riesco.
Aimè ci provo, cerco di seguire le regole del gioco ma quando ciò accade la mia anima si ribella e mi dona tanta amarezza.
Cercando di essere quella che non sono ho capito chi voglio essere ma ogni giorno mi pongo una domanda ovvero “chi sto diventando veramente ?”.
Chiusa nel mio silenzio, ti scrivo la mia prima vera lettera fatta di parole mai dette e reali emozioni mai esplicitate a chi mi sta accanto, per uno stupido orgoglio.
Vorrei averti qui con me perché avrei potuto risparmiarmi queste difficili parole che la mia mente sta vomitando in queste righe.
Avrei voluto averti accanto per sapere che cammino seguendo il passo di qualcuno che segue il mio, per starti davanti quando perdi la via e starti dietro quando non so dove andare.
Ed invece sono qui a camminare assieme a persone che amo tanto ma che corrono verso la loro strada che io seguo a passo lento ed incerto.
Quanta vergogna nello scriverti queste emozioni, sarebbe stato tutto diverso se ti avessi mai incontrato!
a te che mi capiresti testo di thenewyorker
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