Capitolo 10 - L'ultima spirale

scritto da Mystory90
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Testo: Capitolo 10 - L'ultima spirale
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Il mare non era più mare. 

Era diventato qualcos'altro: Ogni onda era un battito lento, profondo, come se l'oceano stesso avesse un cuore nascosto da qualche parte sotto l'orizzonte e ora lo sentissero tutti pulsare nelle costole.

Erano passate meno di ventiquattro ore dal mulinello. 

Ventiquattro ore in cui nessuno aveva dormito davvero. 

Le lanterne restavano accese anche di giorno, perché la luce naturale sembrava sempre più debole, come se qualcuno la stesse spegnendo con le dita. La bussola non girava più: l'ago era inchiodato, puntato dritto avanti, verso un punto che sulla mappa non esisteva più. Il cerchio centrale della pergamena parlante si era allargato, occupando quasi metà della carta; le linee curve si erano strette in una spirale perfetta, strettissima, che finiva esattamente al centro. E al centro, ora, c'era solo nebbia disegnata con inchiostro vivo: si muoveva quando nessuno guardava.

La voce della mappa non era più sarcastica. 

«Ci siamo» disse, quando il cielo cominciò a scurirsi senza motivo apparente. «Non tre giorni. Non due. Ore. Forse meno. L'Abisso non aspetta più. Sta venendo a prendervi.»

Reven era in piedi al centro del ponte principale. 

Tutti intorno a lei. Ventidue volti pallidi, ventidue paia d'occhi che non battevano ciglio. Lo specchio era ancora lì, appoggiato all'albero di maestra, coperto da un telo perché nessuno lo guardasse per sbaglio. Ma sapevano tutti cosa c'era sotto.

Draymor parlò per primo, la voce che sembrava provenire da molto lontano.

«Quanto manca esattamente?»

La mappa pulsò una volta, debole.

«Guardate avanti.»

Tutti si voltarono.

L'orizzonte non c'era più.

Al suo posto, una muraglia di nebbia alta quanto il cielo, densa, quasi solida. Non si muoveva con il vento: si muoveva da sola, come un essere che inspira ed espira. Dentro la nebbia si intravedevano forme: sagome di navi affondate che galleggiavano a mezz'aria, alberi spezzati che si piegavano come rami, volti umani – migliaia – che aprivano e chiudevano la bocca senza suono. E al centro di tutto, un vuoto. Un cerchio perfetto di nulla assoluto, largo forse un miglio, dove la luce si fermava e moriva.

La Treasure stava scivolando dritta verso quel cerchio.

Non c'era più rotta da correggere. 

Non c'era più virata possibile.

«Siamo dentro la spirale» mormorò la mappa. «L'ultima curva. Da qui in poi non si torna indietro. O passate... o diventate parte di lui.»

Reven si girò verso la ciurma.

«Lo specchio» disse soltanto.

Jared e Loris tolsero il telo.

Il vetro era nero, ora. Non rifletteva più niente. Solo nebbia che si muoveva all'interno, lenta, ipnotica. Ma quando Reven posò una mano sulla cornice, il nero si incrinò come ghiaccio e mostrò loro tutti insieme: non come erano stati, non come sarebbero potuti diventare. Li mostrò esattamente com'erano in quel momento, con i rimpianti scritti sulla pelle come cicatrici fresche.

Reven vide se stessa stringere il timone, le nocche bianche, e dietro di lei il fantasma di sua madre che non aveva mai salutato. 

Draymor vide il villaggio in fiamme e le urla che non aveva mai smesso di sentire. 

Finn vide la lancia carica di mappe e la propria mano che tremava mentre calcolava quante ore d'acqua restavano agli altri. 

Jared vide il compagno che annegava e la cima che gli era scivolata tra le dita. 

Mara vide la sorella che tossiva sangue e la porta che aveva chiuso alle sue spalle. 

Loris il cuoco vide il giorno in cui aveva servito carne avariata e un ragazzo di quindici anni che era morto tra le sue braccia.

Nessuno distolse lo sguardo.

La nebbia era ormai a poche centinaia di metri. 

Si sentiva l'odore: non di mare, non di alghe. Di lacrime vecchie, di lettere mai aperte, di promesse spezzate, di addii non detti. Un odore che entrava nelle narici e si depositava nei polmoni come piombo.

La mappa parlò un'ultima volta, la voce quasi un sussurro.

«Non c'è più tempo per provare le parole. 

Quando entrerete nel cerchio, lui vi guarderà. Tutti insieme. 

Vi chiederà di parlare. Uno alla volta, o tutti insieme, non importa. 

Ma dovete dirlo. Il rimpianto più vero. Ad alta voce. 

Se mentite, vi strappa via l'anima pezzo per pezzo. 

Se dite la verità... forse vi lascia passare. 

Forse vi dà la Stella Oceana. 

O forse vi mangia lo stesso, perché è capriccioso. 

Ma non avete altra scelta.»

Silenzio.

Poi Reven alzò la voce, chiara, ferma, nonostante il tremore nelle mani.

«Ci siamo quasi. 

Tutto quello che abbiamo fatto – la caverna, l'oro, la mappa, il porto, la tempesta, lo specchio – ci ha portati qui. 

Non per diventare ricchi. Non per scappare. 

Per affrontare questo momento. 

Quando entreremo là dentro, non guarderemo l'Abisso. 

Guarderemo noi stessi. 

E diremo la verità. 

Non per salvarci. 

Per essere degni di passare.»

Draymor posò una mano sulla spalla della figlia. 

Finn si avvicinò, le lacrime che gli rigavano il viso ma la schiena dritta. 

Jared annuì, Mara strinse il pugno, Loris si portò una mano al petto come per toccare un giuramento invisibile.

La nebbia li avvolse.

Non fu un impatto. 

Fu un abbraccio freddo, lento, inevitabile. 

La Treasure entrò nel cerchio di nulla.

Il mondo sparì.

Non c'era più cielo, non c'era più mare, non c'era più nave. 

Solo loro ventidue, in piedi su un pavimento di nebbia solida, illuminati da una luce grigia che non veniva da nessuna parte.

E davanti a loro, l'Abisso Pensante.

Non era una creatura. 

Era uno specchio immenso, infinito, fatto di occhi. Miliardi di occhi. Tutti aperti. Tutti fissi su di loro. 

E dentro ogni occhio c'era un ricordo rubato, un rimpianto divorato, una vita intera ridotta a un sussurro.

Una voce – non una voce sola, ma migliaia sovrapposte, calme, pazienti, antiche – riempì lo spazio.

«Siete arrivati.»

Nessuno si mosse.

«Parlate.»

Reven fece un passo avanti.

Il cuore le martellava così forte da farle male alle tempie.

Guardò gli occhi. Tutti quegli occhi.

E parlò.

«Ho lasciato mia madre senza un saluto. 

Ho scelto il mare invece di lei. 

Ho pensato che il tempo ci sarebbe stato dopo. 

Non c'è stato. 

E ogni giorno da allora... mi manca il suo viso.»

La voce multipla non rispose. 

Ma la nebbia tremò leggermente.

Draymor parlò dopo di lei, la voce rotta ma chiara.

«Ho lasciato troppi uomini indietro. 

Ho scelto l'orgoglio invece della loro vita. 

Ho guardato villaggi bruciare e ho detto a me stesso che era inevitabile. 

Non lo era. 

E porto le loro urla ancora dentro.»

Finn chiuse gli occhi per un istante. 

Poi li riaprì e guardò dritto davanti a sé.

«Ho pensato di tradirvi. 

Di prendermi la lancia e le mappe e lasciarvi morire sull'isola. 

L'ho calcolato. L'ho voluto. 

Anche se poi non l'ho fatto... l'ho voluto. 

E non riesco a perdonarmelo.»

Uno dopo l'altro parlarono.

Jared della cima che gli era scivolata. 

Mara della sorella lasciata sola. 

Loris il cuoco, del ragazzo morto per il suo errore.

Tutti. 

Ventidue voci che si levavano nella nebbia, nude, crude, vere.

Quando l'ultimo finì, ci fu silenzio.

Poi l'Abisso parlò di nuovo, più piano, quasi sorpreso.

«Avete detto la verità.»

La nebbia cominciò a diradarsi.

Non li divorò.

Non li spezzò.

Li lasciò passare.

La Treasure riapparve intorno a loro, intatta. 

Il mare tornò sotto la chiglia, blu scuro, calmo, quasi irreale.

Davanti a loro, oltre l'ultima cortina di nebbia, apparve qualcosa.

Non un'isola. 

Non un tesoro.

Una stella.

Non nel cielo: sull'acqua. 

Una luce liquida, viva, che pulsava come un cuore. 

Intorno a lei, rotte dimenticate si intrecciavano come vene luminose, convergendo tutte lì.

La Stella Oceana vera.

La mappa, sul tavolo da carteggio, pulsò una volta sola, debole, stanca.

«Ce l'avete fatta» mormorò. 

E per la prima volta, nella sua voce non c'era sarcasmo. 

Solo una specie di pace antica.

Reven si voltò verso la ciurma.

Tutti la guardavano.

Avevano gli occhi rossi, le guance bagnate, ma nessuno distolse lo sguardo.

«Siamo arrivati» disse lei,
la voce incrinata. 

«Ora... vediamo cosa ci chiede in cambio.»

La nave avanzò piano verso la luce.

E per la prima volta da quando avevano lasciato la caverna, non avevano più paura.

Avevano solo la verità.

E quella, a quanto pareva, era bastata.

Capitolo 10 - L'ultima spirale testo di Mystory90
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