A MIO PADRE
( nel giorno del suo 85° compleanno )
La solitudine forzata, lontano da casa,
riporta indietro la mia mente,
icone del passato riaffiorano nei miei pensieri,
come i fotogrammi di una pellicola che scorre, velocemente
e nitidamente, il film della mia vita.
Ti incontro nelle umide e gelide notti d’inverno,
steso su grezze tavole di un cantiere edile,
con la sigaretta sempre accesa
tra le dita ingiallite dalla nicotina,
gli occhi sbarrati e l’orecchio teso, come una sentinella
pronto a scattare in piedi al primo rumore sospetto.
Ti ritrovo a casa al tuo rientro del mattino,
con il forte odore del latte caldo di capra appena munto,
che ci portavi ogni giorno,
e le tue mani gelide,
infilate, per gioco, nei nostri letti caldi ,
per farci sobbalzare.
Ti rivedo ancora nelle domeniche,
trascorse insieme, dalla mattina alla sera,
sempre e rigorosamente in cantiere,
intento a preparare la brace nella carriola,
per la salsiccia comprata dal tuo amico macellaio.
La grande tavola preparata con delle assi inchiodate,
e gli scanni per sedersi, poggiati su mattoni forati.
Zia Nunziatina, zio Alfonso,…nonna Pasqua.
I tuoi cani, compagni fidati del tuo lavoro,
…Fritz, il pastore tedesco che non ti lasciava nemmeno per un momento,
e saltava fino alla prima finestra della scuola Virgilio.
Ricordi della mia adolescenza,
scolpiti nella mia mente e nel cuore.
Ricordi fatti di poco e a volte di niente,
che mi hanno comunque formato
e fatto capire l’essenzialità della vita,
e la necessità di lavorare e sacrificarsi per la famiglia.
Non avevamo molto,
ma non ci hai fatto mancare mai nulla
di quanto avevamo bisogno.
Le scarpe buone da usare tutti i giorni,
non solo la domenica e i giorni di festa,
con la soletta di cartone ,
che mettevamo dentro,
quando si consumava la suola.
Il cappotto a spighe, ricevuto dalla scuola,
perché eravamo una famiglia numerosa
e bisognosa di sostegno.
I sandali francescani d’estate,
con i piccoli chiodi per ripararli ,
e l’odore della resina degli alberi
della colonia delle suore di Martina.
L’olio di ricino e la magnesia San Pellegrino che ci davi
puntualmente, come dicevi tu, per pulirci dentro.
La sveglia alla domenica mattina presto,
per andare a lavare, in strada, sotto casa,
la tua unica e vecchia auto, una fiat millecento,
con il tetto di stucco che si sgretolava,
lavaggio dopo lavaggio.
Lo sfilarmi dal tuo letto, senza far rumore,
ogni pomeriggio,
per andare in strada a giocare con gli amici,
…invece di studiare.
Rinchiudermi nel bagno, al mio ritorno,
in attesa della tua solita sfuriata
e la sentenza della punizione ( …a letto senza mangiare !).
La difesa, a spada tratta, a mio favore, di nonna Caterina,
della quale sento ancora, sotto le mie dita,
le sue dolci rughe e le sue mani nodose,
e la sua voce mentre era intenta
a sgranare la coroncina del suo Rosario.
Ricordo il suo nodo, in un angolo del fazzoletto,
per racchiudere quei pochi spiccioli
che rappresentavano il suo piccolo tesoro per noi
e per accendere una candela in chiesa.
Al mare con te,
nello stabilimento balneare: Arenile “Santa Lucia”,
e quello di Lido Azzurro,
con le mie mutandine bianche per costume,
lì dove mi hai insegnato a nuotare,
aiutato da una grande camera d’aria nera
usata come salvagente.
Al termine di questa pellicola,
ti ritrovo curvo nelle tue spalle,
i capelli bianchi
e la tua bronchite che non ti vuol lasciare in pace,
ma sempre energicamente attivo,
per sostenere te ed essere la stampella della mamma.
Ti ringrazio papà,
perché tutto questo ha contribuito
a formare l’uomo che sono diventato oggi ,
perché ho fatto tesoro, più che dei tuoi insegnamenti,
della tua testimonianza di vita.
Ti voglio un gran mondo di bene.
« Il Signore ti benedica, faccia splendere il suo volto su di te e ti conceda la serenità e la pace dell’anima di cui hai bisogno in questo pellegrinare terreno»
Abbi cura di te e della mamma
A MIO PADRE testo di CIRENEO