Il Piccolo Popolo dei Ghiacci

scritto da Vento di Mare
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Autore del testo Vento di Mare
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Immagino di frequentare una scuola di magia e stregoneria (stile Hogwarts) con sede nel nord Europa
- Nota dell'autore Vento di Mare

Testo: Il Piccolo Popolo dei Ghiacci
di Vento di Mare


Il Piccolo Popolo dei Ghiacci.

La storia che sto per raccontare ha dell’incredibile, ma così incredibile che non lo avrei mai
creduto se non l’avessi vissuta. E invece scriverò questa storia; la scriverò su fogli di papiro,
che poi raccoglierò dentro una copertina in vero cuoio che profuma di antico, e metterò quel
piccolo libro sullo scaffale centrale, insieme alle fiabe di ogni tempo. Lo leggerò quando sarò
vecchio, d’inverno, una sera davanti al caminetto; sono certo che mi scalderà più della
cioccolata bollente.
Tutto ebbe inizio il giorno in cui cercai di inseguire una volpe artica dal pelo color indaco, che
sembrava scivolare sulla neve come un raggio di luna. La seguii a perdifiato, affondando i
piedi nella neve fresca: potete immaginare la fatica….. Ormai ansimante stavo per
lasciarmi cadere sul manto nevoso, quando davanti ai miei occhi comparve qualcosa di
incredibile: un'enorme cascata completamente ghiacciata che sembrava un organo fatto da
canne di diamante puro. La volpe non rallentò la sua corsa, anzi, attraversò il ghiaccio con la
sicurezza di chi stava rientrando nella tana. Preso da un impeto di follia magica, allungai la
mano: la superficie non era fredda. L’attraversai, e subito dopo guardai indietro; l’ambiente
di Magistero era svanito nel nulla. Sorpreso e incuriosito decisi di andare avanti. Camminai
su ponti di luce solida, sospesi sopra un mare di nebbia argentata nel quale nuotavano
delfini fatti di nuvole. Superati quei ponti, con lo sguardo rapito e il cuore colmo di meraviglia
mi ritrovai in una valle che non esiste su nessuna mappa; il cielo che la sovrastava era
solcato da un'aurora boreale così vicina a me da poterla quasi toccare. Quando abbassai di
nuovo lo sguardo, vidi davanti ai miei piedi un sentiero fatto di polvere di Stelle cadute che
macchiava la neve di blu elettrico. Non c'erano impronte, e l’aria profumava di mela selvatica
e incenso. Camminai lungo il sentiero, attraversai un bosco di muschio e licheni, finché
giunsi davanti a una tenda color del ghiaccio, grandissima, estesa al punto da non vederne
la fine; sembrava appesa alla luce dell'aurora boreale. Ma non ebbi il tempo di ammirarla,
perché un alito di vento la fece tremare rivelando una lieve apertura. Per alcuni istanti
rimasi immobile, esitante, ma la curiosità prese il sopravvento, ed entrai. Fui subito
circondato da un banco di nebbia leggera e profumata di corteccia. “Vieni avanti, straniero”;
una voce, soave come le note dell’arpa, mi incoraggio’ a proseguire. Non dovetti camminare
molto; dopo pochi passi la nebbia si dissipo’, e davanti a me si aprì uno scenario incredibile:
il villaggio del Piccolo Popolo dei Ghiacci, un’esplosione di meraviglia. Capanne fatte come
lanterne trasparenti, appese ai rami di un albero di corallo bianco che affondava le radici nel
centro della terra. Gli elfi, per niente sorpresi dal mio arrivo, anziché camminare sul terreno
si muovevano fluttuando a mezz'aria. Alcuni elfi bambini giocavano a nascondino tra le
pieghe della realtà scomparendo in un battito di ciglia, per riapparire su una stella lontana
riflessa in una pozza d'acqua; altri cavalcavano piccoli draghi di brina che sputavano fiocchi
di neve scintillanti, mentre gruppi di adulti sedevano attorno a fuochi alimentari dai ricordi.
Ero ancora immobile al limite del villaggio, rapito da tanta bellezza, quando un elfo anziano,
probabilmente il capo villaggio, mi fece cenno di sedere con loro al grande tavolo allestito in
mio onore. Mangiai fette di arcobaleno che sapevano di canzoni di gioia, e bevvi un liquore
distillato dai sospiri dei poeti, vidi i colori della musica e gustai il sapore del vento. Alla fine
del banchetto un elfo si alzò da tavola, e con un gesto della mano trasformò una farfalla in
un diamante che volò via seminando altri piccoli diamanti sulla neve; un altro elfo fece
apparire una tempesta di neve e la trasformo’ in un coro di voci angeliche. Vidi una giovane
elfa ricamare un mantello usando i fili di luce dell'aurora, per renderlo leggero come un
sospiro. Il capo del villaggio fluttuo’ verso di me, mi guardo’ intensamente, tocco’ la sua
lunga barba fatta di licheni d’argento e disse: “Felix, voi cercate di imprigionare la magia
nelle formule, nei gesti. Noi lasciamo che la magia ci attraversi, come l'acqua nei ruscelli di
primavera, come la forza degli elementi. Per noi la magia e’una conversazione continua con
gli spiriti della natura: non chiediamo il potere, lo riceviamo in dono perché sappiamo come
ringraziare la terra. La nostra forza e’ l’armonia. Quando vedrai di nuovo la volpe argentata
col pelo color indaco che sembra scivolare sulla neve come un raggio di luna, torna a
trovarci. Ti aspettiamo, Felix”. Poi mi regalo’ un paio di calzari fatti di polvere di cometa, mi
disse di chiudere gli occhi e di pensare al calore del caminetto della mia stanza nel
dormitorio del Magistero. Sentii un soffio di vento gelido e il profumo di cannella. Riaprii gli
occhi; ero seduto alla mia scrivania, davanti a me il libro di Mitologia. Da quel giorno
passo ore a guardare fuori dalla finestra; aspetto che quella volpe torni a farmi visita tra le
nevi d’Islanda.
Il Piccolo Popolo dei Ghiacci testo di Vento di Mare
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