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Questa sera voglio passarla con te: via le angosce, le speranze, le paure. Solo io e il ricordo di te. Di quella baita in cui ti ho conosciuto, in cui ti ho amato con la freschezza dei vent'anni, la purezza della fede, l'emozione del futuro. Il freddo, la neve, le risate, gli abbracci e il calore delle fiaccole nel buio, l'intimità della tua umile preghiera. La mia mano ferita nelle tue, il dolore del taglio, intenso come l'amore che stava nascendo dentro quel tuo chiamarmi "fiorettino".
Ma poi l'inevitabile saluto all'incrocio in fondovalle, seicento chilometri la distanza da te.
Al rientro nei miei occhi si scorgeva una luce nuova, nel sorriso l'ingenua promessa della felicità. Con l'arrivo del tuo telegramma mi regalasti la gioia più grande mai vissuta. Uscendo dalla chiesa la notte mi portò nuovamente la neve. I fiocchi cadevano vertiginosi nella luce dei lampioni, la sensazione ancora viva della tua mano nella mia, la speranza di un per sempre tra noi: gioia pura, felicità immensa, estasi fugace dell'anima.
E così questa sera voglio passarla sola con il ricordo di te. Grata di averti avuto in quei giorni finiti, in quella parentesi eterna. E anche se oggi , ho scoperto, è un'altra la donna cui stringi la mano, resta in me tutto lo stupore della ricchezza vissuta.