Nell’antico stato di Tricroma si narra ormai da tempo ciò che accadde un secolo prima tra le città di Amnes e Forsia. Quest’ultima era la capitale dello stato, ed è qui che vennero alla luce in una notte di tempesta Annabel e Stéphane. Annabel nacque in una piccola reggia da una famiglia potente e ricca, e la notte in cui venne al mondo i suoi vagiti furono accompagnati da tuoni e pioggia; la stessa sorte toccò a Stéphane, ma a differenza della sua coetanea, egli non emise neppure un vagito, restando immobile nella culla illuminata dai fulmini. E mentre in entrambe le case si faceva festa per il lieto evento, nessuno notò i singolari gesti compiuti dai neonati: Stéphane continuò a restare in silenzio, ma il suo ditino indice, minuto e paffutello, cominciò a strusciare la seta che decorava la culla, come se stesse scrivendo una frase; Annabel pose fine ai suoi vagiti, ma non ai movimenti delle sue labbra: dentro la culla, gli occhi ancora chiusi, cominciò a muovere le labbra, e benché non ne uscisse suono, i movimenti erano ben distinti, allo stesso modo di quando si sussurra a un orecchio.
Fino all’adolescenze essi ebbero in comune solo il momento in cui nacquero; in un giorno di maggio sulla riva del fiume tutto cambiò. Un giorno di sole e profumi floreali, dove le chiatte di legno scivolavano lungo le rive e i cittadini di Forsia passeggiavano tenendosi per mano. Stéphane passeggiava sotto i tigli e i gelsi, e d’improvviso, mentre contemplava raccolto lo scorrere dell’acqua, gli venne una travolgente, potente, irresistibile voglia di scrivere. Subito, senza perdere tempo. Doveva scrivere ciò che la voce nella sua mente già gli stava dettando, e lui si rese conto di non aver mai udito parole di tale dolcezza e armonia che narravano una storia meravigliosa.
Sorpreso da quel sussurro ipnotico, Stéphane si voltò e scoprì la fonte di tanta ispirazione: una ragazza dai boccoli rossi e gli occhi vispi verde smeraldo era appoggiata al tronco del gelso dietro di lui e sorridendo muoveva delicatamente le labbra, sussurrando ciò che solo Stéphane poteva udire.
Da quel giorno Annabel non lasciò mai più solo il suo nuovo amico, dando libero sfogo alla sua arte di raccontare storie, che puntualmente Stéphane redigeva lavorandole con la sua abilità nella scrittura, ed entrambi appagarono un bisogno che era cresciuto dentro di loro e con loro durante gli anni dell’infanzia. Annabel finalmente aveva trovato qualcuno che udisse i suoi fantasiosi e avvincenti sussurri, qualcuno che li comprendesse davvero e che fosse in grado di trascriverli nel loro pieno significato; Stéphane dal canto suo poteva continuamente produrre racconti e ricamare sui perfetti spunti che gli erano suggeriti. I loro modi di esprimersi così unici si erano trovati e compensati.
Qualche tempo dopo, per tutta Forsia circolarono i manoscritti dei racconti firmati dai due ragazzi, e con essi crebbe il senso di ammirazione per quelle trame uniche e avventurose, dove amore, morte, umorismo e poesia si fondevano dando vita a personaggi e mondi unici.
E più cresceva l’ammirazione per loro, più aumentava l’amore che legava Annabel e Stéphane, ormai inseparabili, incapaci di stare l’una senza l’altro; i loro sguardi dialogavano per loro, e non gli servivano carta e parole per capirsi. Interminabili passeggiate sulla riva del fiume scandivano le loro giornate quando non le passavano sullo scrittoio, e presto Stéphane le chiese di andare a vivere nella lussuosa casa della sua famiglia. Annabel accettò, promettendo a Stéphane che non appena fossero vissuti insieme, lei gli avrebbe raccontato la storia perfetta, quella che da sempre conosceva ma mai aveva narrato, e che probabilmente sarebbe stata anche l’ultima dato che meglio di così non si sarebbe potuto fare; una storia così unica che sarebbe rimasta tale per sempre. Ma l’avvisò che sarebbe stata l’ultima.
Stéphane accettò, desideroso di conoscere quale mai fosse la trama della storia perfetta, e cosa avrebbe narrato.
Ma Stéphane non immaginava ciò che sarebbe accaduto dopo due giorni. Erano infatti due giorni che non vedeva Annabel, e cominciò a preoccuparsi quando fu raggiunto da una missiva che gli vietava categoricamente di rivedere la ragazza, e che avrebbe fatto bene a dimenticarla. Non ebbe tempo neppure di capirne il motivo che fu sconcertato da un’altra notizia: doveva partire subito per Amnes, e solo là se lo avesse voluto avrebbe potuto continuare a scrivere. A nulla valsero le proteste di Stéphane, che non solo sostenne più volte il desiderio di vivere con Annabel, ma disse anche che era inutile mandarlo tanto lontano a scrivere: senza di lei egli non poteva farlo.
Minacciato di rischiare la condanna, Stéphane fu portato via di forza, e neppure gli venne concesso di vedere Annabel, né di scriverle. Caricato di peso su una carrozza, fu mandato ad Amnes, con severo divieto di ritorno fino a quando non si sarebbe deciso il contrario. L’unica motivazione che Stéphane addusse a tale follia fu la promessa di Annabel di raccontargli la storia perfetta: evidentemente glielo volevano impedire.
Annabel non solo esaurì le lacrime, ma smise anche di sussurrare. Chiusa nella sua reggia, per sicurezza le venne vietato di scrivere lettere, e soprattutto le distrussero tutti i fonografi, in modo che non potesse registrare su cilindri i suoi sussurri, che certamente poi avrebbe mandato a Stéphane. Fu seguita e scortata in ogni suo spostamento, ogni passeggiata e ogni occasione mondana.
Ma ad Amnes i fogli di Stéphane rimasero irrimediabilmente bianchi: l’ispirazione era svanita, e così la sua voglia di scrivere. Il suo animo era più vuoto dei suoi fogli. Annabel, rimasta a Forsia, sentendosi una prigioniera nonostante fosse libera, si limitava ormai a qualche passeggiata lungo la riva del fiume, sempre guardata a vista da due paggetti che la seguivano ovunque. Un giorno, camminando, scrutò l’acqua rimembrando i momenti passati in quello stesso posto con Stéphane; il dolore per l’amore lontano e perso si unì alla rabbia per non aver potuto narrargli la storia perfetta. Si sedette quasi a pelo dell’acqua e con gli occhi lucidi, proprio come se Stéphane fosse lì, cominciò a narrare l’inizio delle storia, così come l’avrebbe sussurrata a lui. Vi mise la stessa intensità e tutta la passione che aveva dentro. Ripeté questo gesto ogni giorno, aggiungendo ogni volta un tassello in più al racconto.
In quegli stessi giorni ad Amnes si scatenò il delirio: tutti non parlavano che del capolavoro di uno scrittore che pareva ricevesse ispirazione semplicemente restando seduto alla foce del fiume. C’era chi credeva ciò fosse possibile, chi invece diceva che in realtà egli lo dicesse per non rivelare la vera fonte di quell’opera meravigliosa. Ma il più stupefatto era Stéphane: una settimana prima s’era seduto sulla riva dove il fiume proseguiva per gettarsi nel mare e aveva chiaramente udito un sussurro provenire dall’acqua. Si era avvicinato incuriosito e poi il suo cuore aveva sussultato riconoscendo la voce delicata di Annabel e udendo l’inizio di una storia. Forse era la lontananza che l’aveva reso folle, ma Stéphane sarebbe stato pronto a giurare che quella voce non poteva che essere quella di Annabel, e quella storia unica poteva essere stata concepita solo da lei. Avrebbe voluto scriverle, dirle che per qualche miracolo egli la udiva, e l’immaginava seduta sulle rive di Forsia a raccontare al fiume ciò che lui stava trasformando in un’opera senza precedenti. Ad Amnes circolavano ovunque copie del racconto, e ogni volta i suoi abitanti attendevano le pagine con la continuazione della vicenda, ricca di amore e avventura, di magia e trame oscure. Stéphane avrebbe voluto partire, tornare a Forsia e rivedere la sua Annabel per mostrarle ciò che erano riusciti a realizzare seppur distanti, ma ogni giorno andava a sedersi alla riva ad attendere le acque che giungevano da Forsia e portavano con loro il messaggio della sua amata musa.
Annabel, ignara di ciò che accadeva ad Amnes, fingeva sempre che Stéphane fosse lì ad ascoltarla e si rivolgeva al fiume proprio perché era l’unica cosa che li univa, lei alla sorgente e Stéphane alla foce, e dunque quell’acqua viva e tersa le dava sollievo. Ma allo stesso tempo le assorbiva tutte le energie. Ogni qualvolta ella tornava alla reggia si sentiva sempre più stanca, e nonostante più volte fosse stata esortata a riposarsi e ad evitare quelle passeggiate così lunghe, Annabel rifiutava, almeno fin quando non avesse terminato la sua storia. Anche la sua più cara amica le fece notare che stava parlando al nulla, stava raccontando qualcosa a qualcuno che non poteva udirla, ma Annabel si opponeva sostenendo che nulla era raccontato per caso o a vuoto, in qualsiasi circostanza fosse fatto.
Gli stampatori di Amnes fecero distribuire un’altra nuova copia della storia perfetta, e il nome di Stéphane fu nuovamente sulla bocca di tutti; chi ormai lo conosceva gli chiedeva continuamente come sarebbe stato il finale di tal lavoro, ma egli giustamente rispondeva che ancora non lo sapeva, e che un giorno gli avrebbe dimostrato con chi andasse condiviso quel merito. E a quel giorno mancava poco: la storia era quasi terminata, e quando l’ultimo punto l’avrebbe chiusa, allora sarebbe partito immediatamente per Forsia, questa volta con l’appoggio di tutta Amnes, innamorata del racconto quanto lui lo era di Annabel.
Quest’ultima intanto raccolse le sue forze per raggiungere il fiume e poter così completare l’ultima parte della storia, ma questa volta i paggetti dovettero sostenerla fino alla riva. L’acqua limpida l’attendeva, pronta a carpirgli ancora parole, e con esse lo stesso fluido vitale che le produceva. Annabel si appoggiò a una roccia fresca e sorridendo cominciò a narrare la fine della storia perfetta, con la stessa voce delicata e paziente di sempre. Due giorni dopo la storia era ultimata. Stéphane vi mise la sua firma sotto e aggiunse il nome di Annabel, nonostante le proteste degli editori che non comprendevano il motivo di tale scelta, essendo Stéphane sempre solo a scrivere. Lui sorrise dicendo che presto tutto sarebbe stato chiaro.
Quel giorno fece preparare una carrozza e finalmente riprese la strada che l’avrebbe condotto a Forsia.
Dopo un giorno di viaggio giunse in città e subito corse al fiume. Le rive erano come sempre animate da gente e le chiatte scivolavano sull’acqua, ma non individuò la sagoma di Annabel. Corse allora al punto in cui ella amava sedersi e si appoggiò alla stessa pietra su cui due giorni prima s’era appoggiata la sua amata. Guardandosi intorno, vide il barcaiolo che attraccava solitamente in quella zona e gli chiese se avesse visto una ragazza molto bella dai lunghi boccoli rossi che solitamente passeggiava in quel posto. Il vecchio barcaiolo scosse la testa coprendosi gli occhi e disse che una ragazza molto bella uguale a quella descritta da Stéphane si era appoggiata per giorni a quella roccia, e proprio lui l’aveva vista due giorni fa sedersi stancamente e sussurrare in direzione del fiume; in quella posizione si era addormentata sorridendo con la mano circondata dal pizzo dentro l’acqua fresca; ma il sonno che l’aveva colta e cullata era quello senza ritorno. Tutta la potenza vitale di Annabel si era esaurita nella storia perfetta che il fiume aveva portato fino ad Amnes.
Non si sa che fine abbia fatto la storia scritta da Stéphane, né se egli abbia continuato a comporre o se sia tornato ad Amnes. Il nome di Annabel per volere di tutti non fu mai più nominato.
Ma ancora adesso c’è chi giura che nelle serate più limpide, se ci si trova a passeggiare sulle rive del fiume e si sta in silenzio, tra i rivoli freschi dell’acqua si può udire un dolce sussurro: “Vi racconto una storia, vi racconto una storia di due innamorati …”.
Il messaggero di storie testo di Danius