CAPITOLO 11 - Il prezzo che non era stato detto

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Testo: CAPITOLO 11 - Il prezzo che non era stato detto
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La Stella Oceana pulsava davanti a loro, liquida e viva, un faro di luce blu-argento che sembrava respirare al ritmo dei loro cuori. 

La nebbia si era dissolta quasi del tutto. La Treasure galleggiava immobile al centro del cerchio perfetto di mare calmo, circondata da rotte luminose che convergevano tutte lì, come vene che portavano sangue a un cuore antico. 

Reven era in piedi a prua, le mani strette sulla battagliola, gli occhi fissi sulla luce. 

Dietro di lei, la ciurma attendeva in silenzio assoluto. Nessuno osava parlare. 

Avevano detto la verità. Avevano guardato negli occhi l'Abisso e non erano stati divorati. 

Ora restava solo una domanda, sospesa come nebbia residua: 

cosa voleva in cambio?

Reven aprì la bocca per chiederlo ad alta voce.

Ma non ne ebbe il tempo.

La Stella Oceana tremò. 

Una singola, violenta pulsazione. 

Poi si spense.

Non si affievolì. 

Non svanì lentamente. 

Sparì. 

Come se qualcuno l'avesse spenta con un soffio.

Il mare tornò nero. 

Assolutamente nero.

Un silenzio innaturale calò sulla nave. 

Nemmeno le sartie cantavano più. Nemmeno le onde lambivano lo scafo.

Poi la voce tornò.

Non più migliaia di sussurri sovrapposti. 

Una sola voce, ora. 

Maschile, profonda, calma in un modo che faceva gelare il midollo. 

La voce di chi ha aspettato per secoli e finalmente ha ciò che voleva.

«Non credevate davvero di essere passati così facilmente, vero?»

Reven sbiancò. 

Sentì il sangue defluirle dal viso, le mani diventare ghiaccio sulla battagliola.

La voce continuò, lenta, quasi divertita.

«Lo so che avete con voi la Mappa. 

Sono stato io a crearla. 

Secoli fa, quando ancora speravo di trovare qualcuno abbastanza carico di rimpianti da valere la pena. 

Lei vi ha condotti da me. 

Ogni insulto, ogni indicazione, ogni "forse" sarcastico... era solo per tenervi in rotta. 

Per farvi arrivare qui, affamati di risposte, gonfi di sensi di colpa, convinti di poter barattare un pezzo di voi e uscirne interi.»

La pergamena sul tavolo da carteggio pulsò una volta sola, debolmente, come un ultimo battito morente. 

Ma non parlò. 

Non poteva più parlare.

«Sono troppo affamato» disse l'Abisso. 

«E vi aspetto da troppo tempo. 

Secoli. 

I vostri rimpianti erano squisiti... ma non bastano. 

Non sono mai bastati. 

Voglio le vostre vite. 

Tutte e ventidue. 

Solo allora sarò sazio.»

Un urlo collettivo si spezzò in gola a tutti. 

Reven barcollò all'indietro. 

Finn si afferrò al parapetto come se potesse ancorarsi al mondo. 

Draymor strinse i pugni fino a far sanguinare i palmi. 

Jared guardò la ciurma, gli occhi spalancati, incredulo.

La Mappa aveva mentito. 

Dal primo momento. 

Li aveva attirati, li aveva insultati per tenerli vivi quel tanto che bastava, li aveva fatti aprire il cuore... solo per portarli al macello.

E ora non c'era più tempo per odiarla.

La nave tremò.

Non fu un'onda. 

Fu una mano.

Una mano invisibile, immensa, fatta di nebbia e acqua e rimpianto solidificato, che afferrò la chiglia della Treasure e la tirò verso il basso.

L'acqua esplose intorno allo scafo. 

La prua si immerse di colpo. 

Il ponte si inclinò violentemente. 

Barili rotolarono, corde si spezzarono, lanterne caddero e si spensero sibilando.

«Tenetevi!» gridò Reven, ma la voce le uscì strozzata.

Troppo tardi.

La nave affondò.

Non lentamente, non con dignità. 

Con violenza. 

Come se l'oceano avesse aperto una bocca e la stesse ingoiando intera.

L'acqua gelida li avvolse.

Era oltre il freddo. 

Era assenza. 

Era il nulla che entrava nei polmoni prima ancora di respirare.

Reven fu trascinata sotto. 

Vide suo padre lottare per raggiungerla, le braccia che fendevano l'acqua nera, il viso distorto dalla disperazione. 

Vide Finn che cercava di nuotare verso l'alto, ma il vortice creato dall'affondamento della nave lo risucchiava di nuovo giù, girandolo come una foglia in una tempesta. 

Vide Jared aggrappato a una cima spezzata, le gambe che scalciavano inutilmente. 

Vide Mara che tendeva una mano verso Loris, ma le dita si sfiorarono e basta. 

Tutti lottarono.

Tutti cercarono la superficie.

Ma il vortice era troppo forte. 

L'acqua li girava, li schiacciava, li trascinava sempre più in basso. 

I polmoni bruciavano. 

La vista si annebbiava. 

Le forze svanivano.

Uno a uno chiusero gli occhi.

Reven fu l'ultima.

Sentì il petto esplodere per la mancanza d'aria. 

Vide, negli ultimi istanti, il viso di sua madre sulla soglia di casa, la mela rossa ancora tesa nella mano. 

Pensò: "Mi dispiace." 

Non riuscì a dirlo ad alta voce.

Chiuse gli occhi.

Il buio la prese.

E per un lunghissimo, eterno istante, non ci fu più niente.

Solo silenzio.

Solo acqua.

Solo fine.

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