UNA BELVA ASSASSINA ALLE PORTE DI MILANO.

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Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 10 anni fa
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Nessun episodio citato è frutto di fantasia.
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Testo: UNA BELVA ASSASSINA ALLE PORTE DI MILANO.
di Nulla

Il lupo cattivo è il terrore di ogni bambino.
Il 1792 non è poi molto lontano; un bambino che allora avesse avuto sette anni, se fosse vissuto ottant'anni, sarebbe morto nel 1865. In tale data avrebbe potuto parlare con un altro bambino di sette anni, che avendo una vita della stessa durata, sarebbe vissuto fino al 1928. Perciò, un bambino di adesso potrebbe ascoltare la storia del lupo assassino da una persona che abbia avuto una testimonianza diretta riguardo la bestia antropofaga che terrorizzò la provincia di Milano.

1792. Il 5 Luglio è una calda giornata a Cusago, villaggio che si trova ad una decina di chilometri ad ovest di Milano. Giuseppe Antonio Gaudenzio, di 10 anni, è al pascolo con la sua mucca. Probabilmente causa la giovane età, si distrae con qualche gioco perdendo di vista l'animale. Dopo una breve ricerca pensa sia tornata a casa e decide di rientrare anche lui.
Ma suo padre è una persona severissima; lo rimprovera aspramente e gli intima di ritrovare l'animale e non tornare a casa senza. Però, dopo l'imbrunire il padre si preoccupa, cerca il figlio ma senza risultato.
Riprende le ricerche il mattino successivo, ritrova la mucca, ma del figlio nessuna traccia.
Solo alcuni giorni dopo, nel bosco di Cusago (di cui rimane ancora un residuo a ovest del paese ma che allora era di cc 700 ettari) vengono rinvenute una camicia insanguinata e alcuni miseri resti dilaniati di un fanciullo. Sebbene in quel bosco dimorassero dei lupi, la gente si meraviglia perché fino a quel momento non avevano mai aggredito degli esseri umani. Si ipotizza che il fanciullo, per timore di tornare senza la mucca, si sia addormentato nei campi, e ciò abbia provocato l'attacco dei lupi.
9 Luglio: a Milano non era ancora giunta notizia del ritrovamento di Cusago. A Limbiate, a venti chilometri da Cusago, un gruppo di ragazzi accudiscono i loro animali al pascolo, quando appare una "brutta bestia"; spaventati, si rifugiano sugli alberi e ne discendono quando pare se ne sia andata. Ma questa ricompare
improvvisamente e ghermisce Carlo Duca, di otto anni, che viene ritrovato parzialmente divorato, dalla folla accorsa dopo l'allarme dato dai fanciulli.
10 Luglio. Il pretore del distretto di Abbiategrasso invia a Milano la notizia che Giuseppina Saracchi, di sei anni, mentre percorreva con la sorella la strada che da Corbetta conduce a cascina Pobbia, (a venti chilometri da Limbiate e circa 12 da Cusago) era stata assalita da una bestia color cinerino moscato quasi nero, che era sbucata da una macchia. La bimba era stata ghermita e portata nella macchia. Anche lei era stata ritrovata parzialmente divorata.

A questo punto i tre episodi di cui si aveva avuto conoscenza pressoché simultanea vengono risaputi in tutta la provincia e si diffonde il terrore.
Le autorità distribuiscono fucili, uomini armati appostati in punti nascosti sorvegliano i fanciulli che portano bestie al pascolo.
Il giorno 14 viene posta una taglia di 50 zecchini (circa 180 grammi d'oro) sulla bestia feroce che infesta la provincia. Inizia una caccia generale. Contadini dei paesi minacciati, cacciatori professionisti venuti anche dalle montagne, suddivisi in squadre che sarebbero state stipendiate dalle autorità fino all'abbattimento
della belva, si mettono a battere le campagne. Ma le battute restano infruttuose.
Anzi, alcuni episodi fanno diffondere la voce che la bestia abbia poteri soprannaturali. A Sedriano, a circa metà strada fra Cusago e Corbetta, un contadino che proteggeva armato due ragazze, terrorizzato, non aveva sparato all'apparire della bestia, dicendo poi a sua giustificazione che si trattava di un fantasma. Per fortuna le fanciulle si erano riparate dietro le loro due mucche e la scrofa, e gli animali domestici avevano caricato la belva mettendola in fuga.
Da quel momento la bestia comincia ad incappare in fucili che si inceppano, in mani tremanti che mandano il colpo a terra o in aria. Per due volte, a Senago e a Cusago, viene assediata, ed entrambe le volte attraversa indenne il cerchio dei cacciatori.
Il 24 Luglio le autorità portarono a 150 Zecchini la taglia (cc mezzo chilo d'oro che allora aveva un valore molto maggiore di adesso), molti possidenti aggiungono premi nel caso la fiera venga abbattuta nelle loro terre, mentre l'ispettore alle caccie, Borri, dal modo di comportarsi dell'animale deduce che si trattava di un lupo.
Le autorità austriache però affiggono, nei paesi minacciati, avvisi di pericolo raffiguranti una jena.
Infatti si era scoperto che un imbonitore da fiera che si era esibito con due di questi animali. Reperito a Cremona, ne aveva uno soltanto, inoltre non era riuscito a fornire una spiegazione convincente sulla sparizione dell'altro, ed anzi subito dopo era fuggito in Veneto.

Comunque, nonostante le infruttuosità, si diffuse l'opinione che le caccie avessero spaventato la bestia, inducendola a temere gli umani e volgere le sue attenzioni verso piccoli animali da cortile, e alle carogne dei
cavalli (in quell'epoca gli equini non venivano mangiati, e quando morivano, o per invalidità venivano abbattuti, venivano seppelliti, ma non era raro venissero lasciati in pasto ai corvi e a altri animali selvatici).
La sorveglianza si allentò.

1° Agosto: nei pressi di Senago, dieci o quindici tra ragazzi e ragazze stanno facendo pascolare le bestie in una zona boschiva chiamata Deserto, quando sopraggiunge la fiera che li mette in fuga.
Antonia Maria Beretta, di otto anni, rimasta ultima, viene raggiunta e trascinata nel bosco. Qui accorre una moltitudine di persone che riesce a liberarla. Ma la bimba è morente e spira poco dopo. Sul cadaverino vengono rilevate 45 ferite.
Antonio Nobili, che era stato anche lui attaccato, la descrive alta un braccio e mezzo, lunga due, (90 cm x 130) con la testa simile a quella d’un maiale, orecchie da cavallo, pelo baio rossiccio sulla schiena e folto di egual colore sul ventre.
3 Agosto: Domenico Cattaneo si trova con due coetanei nei campi di Assiano (cc 22 chilometri da Senago). Viene afferrato per la gola e portato via. Alle grida dei compagni accorrono i terrieri che si mettono inutilmente sulle tracce. Solo due giorni dopo il suo corpo viene ritrovato in condizioni pietose, mancante del petto e del ventre.
4 Agosto: ad Arluno (cc 20 chilometri da Assiano) Giovanna Sada, di dieci anni, si trova con la sorella di undici ed un ragazzo di 13, su una strada che corre lungo un bosco. La bestia l'afferra, la trascina per un tratto, indi le divora la gola. Anche qui si fa della fiera una descrizione simile a quella di Senago.
11 Agosto, 8 del mattino: in zona San Siro (pressappoco l’attuale piazza Wagner in Milano) alcuni ragazzi e ragazze stanno cogliendo l'erba. Regina Mosca, di 12 anni, è afferrata per la gola. Accorre gente alle grida dei ragazzi, ma ormai la ragazzina è morta.
11 Agosto, ore 23: nel comune di Boldinasco presso Trenno (attualmente pressappoco Piazza Kennedy in Milano) viene assalito Dionigi Giussano, di 12 anni. Accorre un certo Manno, che sebbene senz'armi, mette in fuga la bestia; il ragazzo è malconcio, ma vivo.
Questi episodi avvenuti alle porte della città, destano grande emozione, sgomento e terrore. Oltre che per i luttuosi eventi, l'arrivo dei lupi alle porte della città era considerato fin dai tempi di Roma un evento infausto, segno di sventura e preannuncio che un esercito nemico sarebbe giunto innanzi alle porte (non dimentichiamo che da qualche mese L'Austria, da cui Milano dipendeva, era scesa in guerra contro la Rivoluzione francese, e che dopo quattro anni i milanesi sarebbero stati sorpresi dall'inannunciato arrivo dell'esercito di di Napoleone).
Anche la municipalità mise a disposizione fucili e baionette per chiunque volesse cacciare la fiera, aggiungendo anche altri cinquanta zecchini alla taglia.
Mobilitata dai manifesti affissi dalle autorità ecclesiastiche, pressoché tutta la popolazione milanese partecipò al triduo di processioni che con esposizione del Santissimo, partendo dal Duomo si portarono verso tutte le porte della città per chiedere alla divinità la liberazione dalla belva feroce che infestava la provincia. Ma il flagello non si placò.
16 Agosto, Barlassina: Anna Maria Borghi, di anni 13, con le sorelle Caterina e Angela, è intenta a far pascolare le bestie nella Groana. Si presenta la fiera che si pone davanti a loro; stiracchiandosi tranquilla per
terra, Angela, una delle fanciulle, le butta del pane che la bestia respinge con una zampa. Solo quando si alzano per andarsene, la bestia assale prima Caterina, che si difende con una bacchetta, poi Anna Maria.
Accorre Francesco Tanzi, che mette in fuga l'animale che stava mangiando la gola alla fanciulla già morta.
Frattanto si studiano vari rimedi; c'è persino chi propone di usare come esche dei cadaveri, o bambini vivi.
Il 24 Agosto, Cesare Beccaria L'autore de: "Dei delitti e delle pene", che era stato incaricato di coordinare la lotta, approva il piano di due sacerdoti, Filippo Rapazzini e Giuseppe Comerio: scavare buche recintate con una sola apertura che da su una buca ben mimetizzata e ricoperta, sul retro della quale, su una collinetta fatta con la terra asportata, si sarebbero posti come esca degli animali da cortile. Si comincia subito a scavare buche nei comuni di Arluno, Assiano, Bollate, Brughiera di Grovana, Cagnola, Caronno, Cascina Pertusella, Cassina del Pero, Cassina de Comuni, Cesate, Cesano Boscone, Colombara, Cusago, Garbagnate, Lampugnano, Limbiate, Musocco, Niguarda, Origgio, Paltané, Quarto, Quinto, Rho, Roserio, Sedriano, San Siro, Trenno, Villa Opizzone, e di seguito in varie altre località.

21 Agosto: Giuseppina Re, con due donne ed un’ altra ragazza, sta dirigendosi da Bareggio al bosco "Chiappa Grande", distante due chilometri, per fare legna. Allontanatasi una sessantina di metri dalle altre, viene intesa gridare: "Al Lupo!" Spaventate, le altre corrono a dare l'allarme. Viene suonata la campana a martello. Sortisce dal paese una folla in armi che ritrova, a seicento passi dal luogo dell'aggressione, il cadavere squartato e divorato sul davanti.
22 Agosto: a Mazzo presso Terrazzano, la bambina Maria Antonia Rimoldi, che si trova con un altro fanciullo, viene assalita e trascinata; accorre il cugino ventenne che si trova ad una quarantina di passi a legare il lino, e poi altre persone. La bestia fugge ma la bimba muore dopo poche ore.
3 Settembre: Giovanna Bosone, di 12 anni, viene salvata, seppure gravemente ferita, dal coraggioso intervento di Gerolamo, il fratello quattordicenne.
24 Settembre: Cesare Beccaria informa la conferenza governativa che un grosso lupo è caduto in una buca presso cascina Pobbia ed è stato ucciso.
L'animale viene mostrato a coloro che ne sono venuti in contatto, e molti lo riconoscono, anche se altri negano recisamente sia esso la belva assassina.
Comunque il 5 Ottobre viene deliberato che si tratta della bestia antropofaga, anche se rimangono dei dubbi per le aggressioni avvenute nella zona nord di Milano (Barlassina, Senago, Lainate, Limbiate).

Comunque, non verificandosi più in seguito altre aggressioni, si finisce con l'imputare ad una sola bestia l'intera strage, ed in Gennaio si paga la taglia ai due sacerdoti.
Il corpo imbalsamato viene esposto a pagamento (mezza lira) in locali attigui piazza Duomo, e poi venduto dai sacerdoti al Museo di Storia Naturale di Pavia.

Stefano Cattaneo
UNA BELVA ASSASSINA ALLE PORTE DI MILANO. testo di Nulla
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