“Ehi, Mary. Accidenti, non trovo la mia squadretta da disegno. L'hai vista?” esclamò ansiosa July, attraversando di corsa il corridoio ed entrando nella camera della sorella.
“No” rispose semplicemente Mary, più interessata ad osservare allo specchio come le stavano i pantaloni nuovi.
“Oh, cavoli. Mi aiuti a cercarla?” chiese allora July, lo sguardo preoccupato ed implorante.
“Non se ne parla neanche. È già tardi e io devo finire di prepararmi.”
Mary passò davanti alla sorella, ignorandola, e prese dal comodino il suo beauty-case. Negli ultimi tempi, aveva iniziato a truccarsi prima di andare a scuola.
“Ti prego, Mary. È una questione di vita o di morte. È già la terza volta che non porto tutto il materiale per la lezione di Educazione Tecnica. Il professor Korton questa volta mi farà una sfuriata e mi beccherò una nota sul registro!” insistette July, battendo i piedi e mettendosi quasi a piangere.
La sorella si voltò e la guardò con espressione dura, che non ammetteva più repliche.
“Te l'ho già detto. Non c'è tempo. Smettila di frignare e finisci di prepararti.”
“Ma...”
“Niente ma. La colpa è tua, July. Sei troppo disordinata. Lasci sempre tutto in giro!”
Avvilita, July rimase ferma al suo posto. Abbassò la testa e guardò il pavimento, pensierosa.
“Perché non chiedi alle telecamere di localizzarti la squadretta? Loro sapranno darti una risposta in pochi secondi” consigliò all'improvviso Mary, notando lo sgomento della sorellina ed addolcendosi un poco.
“L'ho già fatto. Non mi rispondono. Oggi non funzionano” mormorò la ragazzina con rassegnazione, uscendo nel corridoio.
Era vero. Poco prima, mentre preparava lo zaino per la lezione del mattino, si era accorta che mancava ancora una cosa. Aveva solo una delle due squadrette nella cartellina. Dov'era finita l'altra?
July aveva subito rinunciato a cercarla nel disordine della sua cameretta ed era corsa fuori, nel piccolo corridoio che univa tutte le stanze della casa.
Lì, sul soffitto, i suoi genitori avevano fatto installare delle speciali telecamere parlanti, in grado di localizzare in pochi secondi eventuali oggetti smarriti.
La ragazzina si era fermata sotto di esse ed aveva posto la sua domanda.
“Dov'è la mia squadretta da disegno?”
Le macchine avevano fatto partire una veloce scansione di tutta la casa, ma poi si erano arrestate senza fornire alla padroncina alcun tipo di risposta.
July, stupita, aveva ripetuto la domanda, ottenendo però lo stesso risultato.
...
Tornate da scuola, Mary e July intravidero alcuni tecnici lasciare la loro casa. Avevano la valigetta in mano e l'espressione di chi non era riuscito a svolgere il suo compito.
“Sono venuti per aggiustare le telecamere, vero?” domandò subito July alla madre, sedendosi a tavola.
La donna annuì, ma non disse nulla. Girò sui tacchi e si precipitò in cucina per servire il pranzo.
“E allora? Cosa hanno detto? Le hanno aggiustate?” continuò a chiedere la figlia più giovane, con tono insistente.
“Non hanno trovato alcun guasto, July. Sembrano funzionare perfettamente. I tecnici non sapevano più cosa controllare” rispose la mamma a quel punto, mettendo in tavola il risotto fumante.
July mangiò poco. Il giorno dopo avrebbero dovuto chiamare dei tecnici più competenti, pensò tra sé e sé. Quelle telecamere non funzionavano più, altro che storie. Erano così perfette, così infallibili, così utili. Quante volte l'avevano aiutata! Lei, ragazzina disordinata, perdeva sempre tutto. Specialmente, aveva il vizio di lasciare in giro matite, gomme, righelli e appunto le squadrette da disegno. Come un rituale, quando si trovava in difficoltà, le bastava dirigersi nel corridoio e porre una semplice domanda a due piccole telecamere dalla spia rossa sempre accesa.
Era tanto turbata July, che non si accorse di sbattere un polso contro lo spigolo di un tavolino, mentre passeggiava in preda all'ansia nel salotto.
La ragazzina soffocò un mugugno di dolore e l'anello le scivolò dal dito con un leggero tintinnio.
Con uno sbuffo di protesta, si chinò sul pavimento per recuperarlo. Scrutò, esaminando attentamente le piastrelle luccicanti. Del suo anello, nessuna traccia.
July si alzò in piedi e scosse la testa. Quel giorno non era certo fortunato. Ora, aveva perso anche il suo gioiello preferito.
Si avvicinò lentamente alle telecamere e, senza sperarci, la domanda uscì da sola.
“Dov'è finito il mio anello?”
Anticipata da uno strano rumore, la scansione partì. Pochi secondi dopo, si accese una spia verde e una voce metallica pronunciò: “Sotto il tavolino, accanto alla gamba anteriore destra della sedia”.
July rimase immobile, incredula. Non raccattò neppure l'anello. Fissò a lungo la spia della telecamera che nel frattempo era tornata rossa.
Non era possibile. Quelle macchine l'avevano presa in giro. Avevano ragione i tecnici: non erano guaste. Semplicemente... si erano ribellate.
Ribellate? Le macchine non possono protestare. Non hanno un vero cervello, non hanno un cuore, non hanno sentimenti.
A quanto pare, la ragazzina si sbagliava di grosso: loro erano stanche di sentirsi sempre ripetere la stessa domanda!
Alla ricerca della squadretta perduta testo di Crismery89