Il segreto della grande piramide vent'anni dopo p3

scritto da Nene
Scritto Ieri • Pubblicato 22 ore fa • Revisionato 22 ore fa
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Autore del testo Nene
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Terza e conclusiva parte di questo "sequel", magari la storia potrebbe non fermarsi qui e proseguire con il ritorno a "casa" dei protagonisti, non lo so... forse qualcuno potrebbe avere lo stimolo di portare avanti questa storia. Buona lettura
- Nota dell'autore Nene

Testo: Il segreto della grande piramide vent'anni dopo p3
di Nene

 

Parte 3 :

Antony e Balosky riaprirono gli occhi all'interno di un'altra piramide ciclopica, perfettamente conservata nel cuore della Stella Polare, il Centro Immobile della Galassia. Uscendo all'aperto, vennero inondati da una luce calda, dorata.

Davanti a loro si estendeva il Mondo Perfetto.

 

Il salto quantistico da Orione ad Alpha Draconis non ebbe la violenza del primo lancio. La risonanza d'onda a quel livello era così armoniosa che Antony e Balosky sentirono solo un calore diffuso, come se il loro marchio magnetico stesse scivolando su un binario di luce perfettamente oleato.

Quando la nube di atomi si riaddensò, i due si ritrovarono all'interno di una struttura che tolse loro il fiato per la familiarità delle forme.

Era una camera ciclopica, geometricamente identica alla Camera del Re di Giza e alla piramide dell'Outback australiano. Ma lì, il granito e il rame non erano aggrediti dal tempo o coperti dalla polvere del deserto; le pareti risplendevano di una venatura argentea, viva, e i circuiti integrati emettevano una pulsazione cromatica costante, una melodia visiva che stabilizzava la materia appena ricomposta. Il manufatto era conservato in uno stato di perfezione assoluta, protetto e mantenuto nei millenni dall'energia stessa della stella polare Thuban.

Balosky si guardò le mani, poi guardò Antony. Non parlarono, ma la loro connessione telepatica rimandò un unico pensiero: Siamo al centro della rete.

Senza bisogno di guide, i due camminarono lungo la galleria principale, seguendo il flusso di luce che li conduceva verso l'esterno. Non c'erano porte bloccate, non c'erano barriere di sicurezza. Quel mondo non conosceva la paura dell'intruso, perché solo chi possedeva il codice magnetico evoluto poteva sintonizzarsi su quella rotta.

Quando varcarono la monumentale soglia della piramide di Alpha Draconis, Antony e Balosky vennero travolti da una luce che non era l'azzurro glaciale di Orione, ma un oro caldo, vibrante, che ricordava i pomeriggi d'estate sul nostro pianeta.

Si fermarono sul ciglio di una terrazza naturale di roccia bianca. Davanti a loro si estendeva il Mondo Perfetto.

Non c'erano megalopoli di metallo, né cieli oscurati dal fumo delle industrie o orbite sature di detriti. Davanti ai loro occhi si dipanava un ecosistema di una bellezza commovente, dove la natura e la tecnologia avanzata non erano in lotta, ma fuse in un'unica entità biologica. Architetture fluide e trasparenti, simili a colossali strutture di quarzo e lino, sorgevano valli e foreste immense senza abbattere un solo albero. Grandi fiumi d'acqua cristallina attraversavano pianure incontaminate, e l'aria era così pura che ogni respiro sembrava rigenerare le cellule del corpo.

Lì viveva la specie umanoide locale. Da lassù, Antony vide migliaia di esseri muoversi con grazia ed eleganza. Ma non era la loro tecnologia a sconvolgerlo, era la loro frequenza.

Attraverso la telepatia permanente, Antony e Balosky percepirono l'anima collettiva di quel popolo. Era un oceano di calma, cooperazione e rispetto. Non c'erano barriere, non c'erano concetti come "proprietà", "confine" o "denaro". Ogni individuo viveva in totale simbiosi con il pianeta che lo ospitava, preservando ogni filo d'erba e ogni forma di vita per garantire un futuro al Tutto.

In quel momento, Antony sentì le lacrime rigargli il volto. Capì, con una precisione chirurgica, cosa fosse quel senso di vuoto che l'umanità si portava dietro da millenni.

“Il veleno”, pensò Antony, e la sua mente mostrò a Balosky le immagini della Terra: le guerre per il petrolio, l'inquinamento degli oceani, la solitudine delle grandi città, l'egoismo che spinge gli uomini a distruggersi a vicenda. «Quello che governa le nostre anime sulla Terra non è la nostra vera natura. È un'infezione. Ci siamo ammalati di separazione. Abbiamo usato la coscienza che i Primi ci hanno donato per isolarci, anziché per unirci.»

«Sì», rispose il pensiero di Balosky, che guardava quel paradiso terrestre specchiato tra le stelle con gli occhi pieni di una malinconia infinita. «Questo è ciò che saremmo dovuti essere. Questa era la rotta corretta. La Terra ha lo stesso identico potenziale geomagnetico, il nostro DNA ha la stessa identica antenna... ma noi abbiamo scelto il veleno.»

 

Mentre i due terrestri rimanevano immobili sulla terrazza della piramide, una delegazione di umanoidi del posto iniziò a risalire il sentiero di pietra bianca per accoglierli. Non mostravano armi, non mostravano diffidenza. Sui loro volti perfetti c'era solo il sorriso profondo di chi vede un fratello tornare a casa dopo un'amnesia durata dodicimila anni.

Balosky si voltò verso Antony, stringendogli la mano. La connessione tra le loro menti divenne d'acciaio.

«Non rimarremo qui per sempre, vero Antony? »

Antony guardò gli umanoidi che si avvicinavano, poi volse lo sguardo al cielo, verso il punto invisibile dove, a trilioni di chilometri di distanza, un piccolo pianeta azzurro stava consumando le sue ultime illusioni.

«No, Balosky. Studieremo la loro scienza. Impareremo come si cura il veleno, come si vive senza distruggere la propria madre. E poi... poi invertiremo i canali dello ZED ancora una volta.»

La storia dei Primi non era finita. Era appena cominciata. Antony Sotter e il Dott. Balosky erano partiti come ricercatori e fuggitivi, ma sarebbero rimasti ad Alpha Draconis come apprendisti. Fino al giorno in cui la Terra, stremata dalle sue stesse guerre, avrebbe finalmente guardato il cielo in cerca di aiuto, trovando ad attenderla i suoi due figli, pronti a mostrarle la via per le stelle.


Fine.

 

 

Il segreto della grande piramide vent'anni dopo p3 testo di Nene
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