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Sono uno studente del dottorato, e in quanto ricercatore amo molto la scienza e voglio conoscerla a fondo. Lo desidero per poterla usare per spiegarmi il mondo.
A volte mi chiedo se tutti gli altri provino lo stesso piacere come me nel spiegare con certezza il mondo.. se sia un bisogno comune a tutti. E onestamente penso la risposta sia di no.
Probabilmente tutti hanno piacere a sentire una storia coesa e sensata, ma forse il livello di godimento per quella sensazione non è uguale per tutti. Anzi, ne sono quasi certo.
Io però devo dire ne godo molto. Godo molto nel ‘sapere’ le cose. È un bisogno che ho, e ogni tanto quasi un po’ troppo…
Nel senso che nella foga del sapere le cose, a volte tendo a prendere decisioni un po’ precipitose. In quei momenti, mi metto l’anima in pace in fretta, dando una spiegazione rapida e semplice (o cosí credo), anche se posso sentirmi uno stupido poi in seguito, per aver creduto una scemenza. Ma intanto ho messo in pace quella mia anima assetata che ha questa particolare difficoltà a sostare nell’incerto. Non è sicuramente buona scienza questa.
In altri casi ancora quella soddisfazione che mi dà il ‘sapere’ è ancor più traditrice: mi spinge a scegliere le spiegazioni più probabili e facili da avverare, cioè spesso quella che le persone non mi vogliano bene. Poi mi manda in un altalena di emozioni spiacevole, un ciclo morboso di stress e spiegazioni semplificate che mi rende stupido davvero. Scienza ancor peggiore questa.
Come se ne esce quando succede quello? Qualcuno mi può dare un consiglio?
p.S. Giovanni è perfettamente d'accordo sulla pubblicazione di questo messaggio.