L'essenziale è invisibile agli occhi(2)

scritto da Leyla Khaled
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Autore del testo Leyla Khaled

Testo: L'essenziale è invisibile agli occhi(2)
di Leyla Khaled

“Posso accompagnarti?”.
David sentì una voce alle spalle per poco non gli venne un colpo.
Si era ritovato davanti Francesca con i suoi lunghi capelli neri e gli occhi azzurri mentre ripercorreva la strada che lo avrebbe riportato a casa dal teatro.
Gli piaceva fare quattro passi prima di andare a dormire, e Falmouth non era da ritenersi una cittadina pericolosa.
Amava la solitudine che lo accompagnava dopo lo spettacolo.
I pensieri se ne vagavano tra quelle vie spesso bagnate di pioggia e i lampioni vecchio stile dalla luce fioca.
Talvolta entrava dentro un pub per una birra e quattro chiacchiere con qualcuno che magari aveva trascorso dieci ore alla catena di montaggio o in un'officina e non aveva la più pallida idea di chi fosse "il Grande" David Fenner, idolo delle platee.
Gli sembrava così di ritornare ai suoi vent'anni, in una provincia anonima, le case con i mattoni scuri sporchi di fuligine e il cielo grigio 350 giorni all'anno .
“E tu chi saresti?”, le domandò preso alla sprovvista.
“Una tua ammiratrice”.
Senza lasciargli il tempo di ribattere continuò a parlare.
“Eri diverso”.
“...Scusa?”.
David faticava a seguire il discorso, ma capì dall'accento che la ragazza non era inglese.
“Si,...voglio dire....a teatro, nei film.....in ogni film sei sempre incredibilmente diverso e....spettacolare”.
“Spero che sia un complimento”, osservò sorridendo divertito da tanta faccia tosta.
“Non fare il modesto..…", continuò Francesca lisciandosi una manica del cappotto "qui sei una specie di monumento nazionale."
Diede un calcio a una lattina che finì in mezzo alla strada.
"Scommetto che se la regina fosse più giovane di 50 anni e potesse divorziare lo farebbe per.... provarci con te”.
Gli avevano attribuito decine di storie fasulle, che se fossero state vere in fondo non l'avrebbero dispiaciuto, ma pensare alla regina in questi termini lo divertì.
“L'ho vista in tv mentre ti appuntava quell'onorificenza...…”, scavalcò un cartone buttato in mezzo al marciapiede “Più che orgoglio era........" fece una pausa per trovare il termine che avrebbe reso meglio "mmh....concupiscenza.
Si, concupiscenza è la parola giusta.
Si dice così no?”.
Gli lanciò un'occhiata e lui scoppiò in una risata.
“Concupiscenza..…”, ripetè David ripensando al riconoscimento ricevuto tre mesi prima.
La cerimonia era stata lunga, ma niente gli era paragonabile, nemmeno l'Oscar.
In quel preciso istante, lassù, vicino alla Regina che gli sorrideva, poteva finalmente dire:
"Sei arrivato David.
Ne hai sputato di sangue, ma ce l'hai fatta.
Alla faccia di tutti quelli che ti hanno sbattuto la porta in faccia".
Nessuna droga avrebbe mai potuto fargli circolare l'adrenila come in quegli istanti.
Non aveva mai pensato a una vendetta postuma, perchè tutto quello che era stata la sua incredibile carriera, era lì davanti a loro, che si rodevano per averlo mandato via senza tanti complimenti.
Lui si era limitato semplicemente a farli scomparire dalla sua vista.
“Ma da dove diavolo vieni?”, le chiese guardandola con attenzione.
“Dall'Italia”, rispose lei.
David buttò il mozzicone.
La brace percorse una traiettoria ad u rovesciata come una stella cometa per andarsi a tuffare in una pozzanghera e spegnersi sfrigolando.
“Ah, capisco......”.
“Cosa......capisci?”, domandò Francesca.
“Voi vedete la passione ovunque ......”
“Oddio, no......ancora questi luoghi comuni.....l'amore, la gelosia......e magari anche la pizza e gli spaghetti ...“ .
Lo afferrò per un braccio costringendolo a fermarsi.
"Siamo nel ventunesimo secolo David....
E io nemmeno conosco il significato della parola"gelosia".
Deludente, ma vero."
Lo lasciò andare e lui rimase a fissarne gli occhi celesti e trasparenti.
"Ma è quello che vi aspettate da noi.
Vedere che c'è ancora gente capace di sbudellarsi per vendetta o per amore.....morti in mezzo a una piazza dove nessuno a visto niente....”.
“Beh...non lo so”.
Era spaesato, non sapeva che dire, ma rimase affascinato da quello strano essere che gli si era presentato davanti all'improvviso.
“Non credere che Seimour sia molto diverso da un italiano ....è solo una versione aggiornata di un personaggio del tuo Shakespeare.....L'Opera non ha inventato niente che non fosse stata già scritta...”.
David non riusciva a distogliere lo sguardo.
"Amore, morte, vendetta.
E' sempre la solita storia da secoli, fidati di me....".
“Immagino di si.....”
“E.....alle streghe ,....i vampiri......insomma roba simile, tu ci credi?”
La domanda infantile lo colse impreparato.
Dopo un attimo di esitazione:
“Ma certo.... anche a Babbo Natale e l'Uomo Nero?”,disse David prendendola in giro.
“Lo sanno tutti che Babbo Natale non esiste..…”, esclamò con un tono infastidito Francesca, mentre si fermava a guardare un vestito esposto in una vetrina.
“Beh, vallo a dire a mia figlia il 25 dicembre....”.
Non si accorse di averla superata di qualche passo.
“Kira saprebbe benissimo che sto mentendo.......”.
Distolse per un attimo lo sguardo da quel vestito rosso fuoco stretto in vita, per vedere David di spalle che all'improvviso si bloccava come se dalla terra fossero spuntate delle mani che gli avevano afferrato saldamente le caviglie.
Questi girò la testa.
“Come conosci...... questo nome?”.
Ma Francesca era scomparsa come se l'asfalto l'avesse inghiottita in un attimo.


David non riusciva ad addormentarsi.
Charlie era partita il giorno prima per la Florida e ci sarebbe rimasta due settimane, appresso a una cantante di appena quindici anni.
Più che un agente di pubbliche relazioni avrebbe dovuto fare la baby sitter per evitare che quella mocciosa viziata si mettesse nei guai.
Pensò ancora a quella ragazza e a come potesse essere a conoscenza del secondo nome dato alla figlia.
Aveva spesso notato come perfetti sconosciuti sapessero più cose della sua vita di lui stesso,
ma quella vicenda apparteneva solo a lui e a Paula.
Sette anni prima, il giorno dopo la nascita di Melody, la figlia, era morto Michail Chuliakov, detto Kira, amico di vecchia data di David, in un incidente stradale.
Lui e Paula all'ultimo momento decisero così che Kira sarebbe stato il suo secondo nome, ma non ne parlarono a nessuno.
Lo fecero semplicemente registrare in comune.
Aveva telefonato all'ex moglie.
“Hai mai raccontato a qualcuno la storia di Kira?”,le aveva chiesto a bruciapelo
“No”,rispose sorpresa per la domanda.
“Nemmeno a Mark?” insistè David.
“No.
Ricordi la promessa che ci facemmo?”
“Pensaci", insistè lui "Magari senza volerlo.....”
“Ti ho detto di no”,rispose scocciata, “Si può sapere che diavolo ti prende?”
“Niente...lascia stare....passami Melody”.
Aveva sentito Paula chiamarla e un ”Arrivooo”pieno di allegria accompagnato da passi veloci.
“Come va bambola?”.
“Tutto ok.”
“Ma non sei a scuola?”
“Qui oggi è festa, e la mamma e Mark mi hanno promesso che andremo al luna park”.
E poi rivolta alla madre:
“Verooo???”.
David talvolta scordava che vivevano in due continenti diversi.
”Quando verrai da me?”, gli chiese.
David qualche anno prima non avrebbe mai pensato di dover dividere la figlia con qualcun'altro che non fosse la moglie.
Picchiò impotente la mano sul tavolo.
“Presto bambola...presto”, rispose cercando di calmarsi.
Poi sentì dall'altra parte dell'apparecchio che qualcuno era entrato in casa.
Era la voce di Mark che domandava se fossero pronte per uscire.
David fece solo in tempo a rispondere:”Baci” prima di sentire il click che interrompeva la comunicazione.
Le nocche della mano diventarono bianche per quanto la mano stringeva il telefono.
Furioso, lanciò il telefono contro la parete di fronte con una tale violenza, che decine di pezzi di plastica volarono intorno.
"Perchè?.....Perchè?...…", esclamò a se stesso senza riuscire a darsi una risposta.

La sera successiva Francesca andò a casa di David.
Ne aveva abbastanza di pioggia e dell'Inghilterra.
Detestava quel luogo umido e incolore.
Pensava a Roma, dove probabilmente era tornato Caio, in cui il sole difficilmente mancava.
Al telegiornale avevano detto che c'erano quindici gradi, nonostante fosse inverno e le sembrò di sentire l'aria tiepida delle sue notti primaverili.
"Devo davvero aver perso la testa per essere venuta in un posto come questo.....maledizione a te David.....e maledizione a me....."
Alzò gli occhi al cielo, nero come la pece.
Non c'era nemmeno una stella e la luna era solo una pallida e lattiginosa luce, nascostadietro le nuvole.
Entrò a casa di David.
L'edificio dove abitava era bianco, disposto su due piani e inserito in mezzo ad altre uguali, con un minuscolo giardino sul davanti e una cancellata che lo circondava e lo separava da quelli vicini.
Il quartiere era tranquillo e gli abitanti avevano imparato a rispettare i suoi spazi nei periodo in cui ritornava per qualche tempo.
Lo salutavano cordialmente, si fermavano a scambiare due chiacchiere se capitava, e nient'altro.
Si meravigliò che non ci fossero fotografi o fans in attesa.
A Roma aveva visto ragazze stazionare davanti alla casa di un giovane attore molto famoso, pedinarlo o mandare sms ad altre per comunicarne la posizione e gli spostamenti.
Era la casa ordinata e pulita di qualcuno che vi trascorre periodi brevi.
Dormire, mangiare, non sempre, e nient'altro.
Negli scaffali faceva bella mostra un'edizione di lusso di Shakespeare e opere di Oscar Wilde, Victor Hugo, Dumas, Henry Miller, Dostoevskij.
C'erano tutti i romanzi di Ken Follet , William Gibson , Philip Dick, la Divina Commedia e le opere di Neil Gaiman.
Appese alle pareti targhe riguardanti premi vinti e una foto ingrandita che lo raffigurava con una bambina dai capelli rossi e gli occhi color giada .
Seduti su una spiaggia, si abbracciavano e sorridevano alla macchina fotografica.
Altre erano in giro:
Melody vestita da pirata, Melody il primo giorno di scuola, Melody sui pattini.
Poi lui e Charlie a Parigi, con la Tour Eiffel alle loro spalle, in lontananza.
Lei indossava un vestito estivo bianco a fiori blù, simile a quelli degli anni '60, con la gonna ampia sino a metà polpaccio, e un cappello di paglia dalla tesa larga.
Sembrava non desiderasse di essere in nessun'altra parte del mondo, con nessuno che non fosse David.
Era l'immagine della felicità allo stato puro.
Lui, con gli occhiali da sole, dietro Charlie, sorrideva e le circondava la vita con un braccio, mentre con l'altra mano stava fermando il cappello in procinto di volare lontano.
Pestò qualche pezzo del telefono sparso in terra.
Apertosi a metà, aveva fatto uscire fili e ingranaggi e assomigliava ad un rospo schiacciato da un camion.
Francesca era davanti all'immagine della spiaggia quando sentì la porta aprirsi.
David accese le luci e dopo aver fatto due passi notò una sagoma nera che gli dava le spalle.
Vide i lunghi capelli neri e capì chi era anche se gli sembrava impossibile.
“Che fai qui?”, esclamò allarmato.
“Sono venuta a scusarmi per l'altra sera”.
Si voltò e gli venne incontro.
“Me ne sono andata senza salutare.....e nemmeno presentarmi”.
Allungò la mano verso di lui:
“Io mi chiamo Francesca”.
David non avvicinò la sua.
“Come hai fatto a entrare?”, le chiese a bruciapelo.
“Lascia perdere ...se te lo dico non ci crederesti...”, quindi cambiando discorso,
“Domani riparto per l'Italia.
Verrai con me”.
“Che diavolo stai dicendo?”.
Non sapeva se essere più irritato per quell'irruzione senza invito a casa sua, o incredulo per un'idiozia così palese.
“Ti ho detto che verrai con me”, ripetè .
“A fare.... cosa?”, gli domandò David.
“A conoscere il mio mondo”.
“Il tuo.... mondo?”, esclamò ridendo, ”Sono già stato in Italia un paio di volte e pur apprezzandone alcuni aspetti, scusa, ma non è il posto che fa per me......”.
Lo interruppe e lo guardò dritto negli occhi.
“Non ho detto il mio paese, ho detto il mio mondo”.
“Il tuo.....mondo non mi interessa.
La mia vita è qui”.
Stava guardando la copertina di una rivista appoggiata sopra un tavolo, quando a quelle parole risollevò lo sguardo su di lui.
“E' meglio che vai a casa”, la prese per un braccio ma si ritrovò ad afferrare l'aria.
Francesca era in fondo alla stanza come se ci fosse arrivata scivolando sui binari.
David fece un passo indietro.
“Cristo.…”, esclamò.
“Non proprio........” puntualizzò lei, poi gli si avvicinò.
“Chi sei?”.
“ La realtà che ha superato abbondantemente la fantasia.
Sono tue queste parole, o mi sbaglio?”.
David non sapeva cosa dire.
“Questo non è uno dei tuoi film.”.
Francesca passò la mano sul velluto della tapezzeria del divano azzurro e notò una macchiolina viola.
“Comunque....io non posso muovermi ....ho degli impegni da rispettare....”.
David cercava qualche risposta plausibile a una situazione paradossale.
“Guarda che non si tratta di fare una scelta......non so se tu l'hai capito...”.
Si chiese cosa fosse stato a rovinare la stoffa.
“Ok, ok, dove sono le telecamere.”
Sorridendo maldestramente mentre si guardava attorno le chiese di piantarla con quello stupido scherzo.
Lei fece un espressione tra l'annoiato e l'infastidito per una situazione che non le era nuova.
“Va bene....... ricominciamo da capo.”
Con un balzo Francesca arrivò sul soffitto rimanendovi attaccata come un ragno alla tela.
Lui la guardò agghiacciato.
Poi ripiombò a terra.
Tentò di avvicinarsi, ma lui si ritrasse di nuovo.
Allungò un braccio verso David.
“Non voglio farti niente .…”.
“Ma che cosa stai dicendo..…”,esclamò, anche se in realtà avrebbe voluto dire:
”Ma che sto dicendo?”.
“Senti David, lo so che ti senti disorientato ma......”
“Disorientato?”una risata isterica gli uscì dalla bocca “Cazzo, cazzo, cazzo.....”.
Si passò una mano tra i capelli.
“Prendila con filosofia...…”,lo invitò Francesca.
Al posto del fastidio era comparsa una specie di commiserazione che la indusse a trattarlo con un po' più di gentilezza.
“Quale.... filosofia?”.
Pronunciò le parole quasi per disperazione.
“Non si dice sempre così?”
“Dio Santo...”.
“Allora prendila come un'occasione.…”, tentò di consolarlo.
“Quale.....occasione ?”
Si lasciò cadere sopra una sedia lì accanto.
“Ma non lo so...…”, la gentilezza di Francesca durava sempre molto poco ” Fai finta di doverti preparare per un film....”
“Un film....”
David sembrava galleggiare in una bolla di sapone.
La guardò.
“Scusa la domanda,....ma come ti è venuto in mente di venire proprio da me?
Non c'era niente di meglio dalle tue parti?”.
“Stai scherzando?
Meglio di te?
Ma l'hai vista la roba che produciamo?"
Sulla faccia di Francesca comparse un'espressione di disgusto.
"Beh....effettivamente....negli ultimi trent'anni vi siete notevolmente guastati......".
"Non credo di sentirmi meglio quando mi dai ragione.....e comunque, come Hayday sei terribilmente sexy....visto al naturale dici pochino......"
Francesca gli girò attorno, per osservarlo meglio.
"Ma volevo conoscerti comunque”.
David sollevò le sopracciglia con l'aria di chi non ha nessuna possibilità di uscire da una situazione disperata.
“Ah.....
Sono onorato.....davvero onorato da tanta attenzione.
Mi mancava”.
“E poi mi servi....politicamente parlando”
“Politicamente? “chiese lui.
“Diciamo di si....”.
“Non vi serve un attore per sprofondare ancora di più....” rispose automaticamente, lo sguardo perso nel vuoto.
“Vedo che la butti sul ridere..…”, gli diede una pacca sulla spalla ”mi complimento....”.
Gli sollevò il viso appoggiandogli due dita sotto il mento.
“Ma quest'ironia tutta.... inglese, fammi il piacere di tenertela per te.”
David scostò la testa.
“Da noi non si seppellisce l'ascia di guerra nemmeno in tempo di pace.”
Prese in mano un Mercurio dorato appoggiato su uno scaffale.
Era un premio.
“Senti, io non ho più tempo da perdere in queste....stronzate, ah, ti avverto dalla mia bocca esce di tutto, soprattutto se me le fanno girare a dovere..... per cui prepara la tua roba perchè verrò a prenderti domani sera.
Ne ho già piene le scatole di questo paese del cazzo.
Il TUO paese.
Non fa altro che piovere Cristo Santo”.
Se lo rigirò tra le mani.
“Ma come fate a vivere in un posto simile?!?
La qualità del cibo poi..... è pessima........
Sarà per quello che mi ficcate nello stomaco”.
Quello di David percepì ciò che il suo cervello continuava a rifiutare.
“Ti ho detto che non se parla”.
Non sapeva nemmeno lui da dove fosse saltata fuori tutta quella determinazione.
Vide la statuetta volare attraverso la stanza, tagliare l'aria, e entrare in un piccolo mobile con due ante di vetro che conteneva altri premi.
Le schegge volarono attorno come se là dentro fosse esplosa una granata.
Dalla bocca della ragazza uscì una voce più rauca e più profonda di quella che aveva sentito sino ad allora.
Poi cercando di controllarsi Francesca strinse i pugni.
“Ok... ok.... stiamo calmi....”
Alzò la testa e David potè vedere le pupille che da sottili come quelle di un gatto stavano ritornando alla loro dimensione normale.
Francesca andò verso di lui e questi intimorito si ritrasse.
“O domani ti trovo pronto alle dieci in punto, o giuro che ti vengo a prendere dove sei....anche sul palco , con quella palandrana che ti metti addosso....”
Si riferiva a uno dei costumi dell'”Enrico IV”.
“E ricordati che detesto la gente che mi fa aspettare”.
A lunghe falcate raggiunse la porta, dietro la quale scomparve.

A David non venne in mente niente di meglio che andarsi a sedere sul divano e accendere la tv.
Non aveva certo voglia di andare a dormire e non sapeva che altro fare.
Trasmettevano un vecchio film in bianco e nero di Bogart.
Durante la pubblicità facendo zapping trovò per due volte il trailer del suo ultimo film.
Nei cinema avevano dovuto prorogare la proiezione per altre due settimane:
la gente sembrava non averne mai abbastanza.
Questo aveva portato la casa produttrice ad anticipare di 6 mesi l'inizio delle riprese del prossimo episodio della saga di Seimour, cioè nell'autunno di quell'anno.
Pensò alle interminabili discussioni di Steven con gli sceneggiatori su come avrebbero dovuto essere gli abiti di un vampiro, magari fissandosi su una particolare tonalità o fino a dove poteva spingersi la capacità di un personaggio di trasformarsi in un determinato animale.
C'era da farsi due risate....adesso.
Il problema di inventarsi una balla credibile per quell'improvvisa partenza gli appariva pari a quello di chi rimasto senza mangiare per dieci giorni è indeciso se aggiungere o meno l'aceto nell'insalata.
Sarebbe scoppiato un casino, ne era certo.
Quelli del suo ambiente avevano poi la capacità tutta.....teatrale di rendere le cose più tragiche di quello che erano realmente, ma ora come ora ad appena inizio stagione non poteva dar loro torto.
C'erano un bel mucchio di quattrini in ballo.
Doveva inventarsi una balla colossale.
"Perchè, " si ripetè ad alta voce davanti al televisore "avresti davvero il coraggio di provare a dire quello che ti è accaduto questa sera?".
La domanda non meritava alcuna risposta e non gli rimase altro da fare che andarsene a dormire.....o almeno tentare.


Francesca andò da David alle 22 del giorno successivo.
Il suo unico bagaglio era una piccola borsa di pelle scura.
Si fermò davanti alla porta .
Sentì che stava parlando al telefono.
Silenziosamente entrò.
Poteva sentire la voce di Paula uscire dall'apparechio.
“Cosa significa imprevisto?...Non eri impegnato per 4 mesi in teatro?”
“Senti, datti una calmata...non è dipeso da me…”, rispose David.
“Già, non dipende mai da te....”
David alzò gli occhi al cielo esausto di quelle continue recriminazioni.
Era il bue che dava del cornuto all'asino.
“Sei stata tu ad andartene Paula.....ricordi?”
“Dio Santo che centra ora questo David?
Ne abbiamo già parlato”.
“Oh certo, certo.....tu hai detto e fatto tutto...”
“Non posso farci niente.
E'...... capitato”.
“Scusa... tesoro?
Mi deve essere sfuggita l'ultima parola.
Capitato?".
David cercò con lo sguardo il pacchetto delle sigarette.
"Capita di dimenticare l'ombrello e all'improvviso si mette a piovere.
Capita di dire la frase sbagliata....”
“David? David?”, cercava di richiamarne l'attenzione senza successo.
Sembrava un fiume in piena che finalmente è riuscito a travolgere gli argini.
“....e capita di scivolare e rompersi una gamba....”
La voce stava acquistando via via un tono più alto.
“Non.... CAPITA di decidere di piantare su due piedi un uomo con il quale sei sposata da 8 anni.”
Paula non diceva niente.
Lui fece una smorfia, poi riprese fiato.
Finalmente trovò il pacchetto nel cassetto del comodino.
Ne mise una tra le labbra.
“Ma.... ok, ok, te lo concedo.”
Non sembrava esserci nessun accendino nei paraggi.
“Ma chi ti ha dato il diritto di portarti via MIA figlia?”.
Cominciò a frugarsi nelle tasche.
“E' anche figlia mia.”.
Finalmente lo trovò.
“Dio, quanto mi commuove tutto questo amore materno di cui è pervaso l'universo.
Sembra che senza di voi l'esistenza dei figli perda ogni significato.
A noi invece sono riservati solo due fine settimana al mese..... ”.
Tacque per qualche secondo.
"... una valanga di denaro da sborsare e sensi di colpa a non finire per non essere insieme a loro quando hanno bisogno ...."
“Ascolta David”, disse paziente “lascerò che tu veda Melody più spesso...”
Sentì una risata dall'altra parte.
“Generoso da parte tua...”.
Parlava mentre accendeva la sigaretta.
“Che altro posso fare?”, gli domandò esaperata.
“Dovevi pensarci prima....che capitasse”.
“La vita continua”.
Paula era stanca di parlare per l'ennesima volta della stessa cosa.
“Bella questa.
Bella davvero.
L'hai trovata in uno di quei biscotti cinesi della felicità che ti piacciono tanto o è roba tua?
Non mi sognerei mai di sottovalutare la tua intelligenza”.
“David, sono passati 5 anni per la miseria, è mai possibile che tu non te ne sia fatto una ragione?”.
Paula sentì dall'altra parte dell'apparecchio un colpo secco.
L'accendino era rimbalzato dalla parete al pavimento.
“Fammi il sacrosanto piacere di risparmiarmi queste perle di saggezza....”.
La cenere cadde sul tavolino e con una mano la spazzò via.
“Io non ne posso più.....per favore....”
Sembrava esasperata.
David buttò fuori una boccata di fumo.
“Tu non lo sai cosa vuol dire non poterne più Paula.....”
Schiacciò il lungo mozzicone in un piattino di rame.
“Te ne stai nella tua bella casa con piscina a prendere il sole circondata da tutto quello che ti sei scelta.......e io mi sento come se il mio cervello fosse chiuso in un barattolo....sotto spirito....”.
Si lasciò cadere seduto sul letto dietro a lui.
“Lo sai come ci si sente?”
“......”
“Allora piantala con queste stronzate da filosofo da mezza tacca.....e ridammi gli anni che mi hai rubato.....”.
Rise sottovoce pensando all'assurdità delle sue parole.
Prese una foto che lo ritraeva con la figlia e l'appoggiò sopra un maglione nelle valigia.
“E lo sai qual'è sempre stato il tuo problema?”
“Ora devo andare David....”.
“Te l'hanno sempre data vinta.
Tuo padre , tua madre, tuo fratello.......e anch'io .....”
Infine appoggiò un indumento sopra per evitare che si potesse danneggiare.
“Ed è stato il più grande errore della mia vita.”
Interruppe la comunicazione sbattendo il telefono.
“Non distruggere anche quello”, la frase arrivò all’orecchio di David.
Si riferiva all'altro apparecchio fuori uso.
Vide Francesca apparire sulla porta.
“Hai sentito tutto, non è così?”, domandò.
"Mi sono persa l'inizio.....ma diciamo che sono arrivata nel momento più interessante...." rispose.
“Bello spettacolo ”.
"Interessante.
Ti insegna parecchio sul rapporto uomo-donna...e sul "Prometto di amarti, rispettarti e aiutarti sino a che morte non ci separi" ".
Sorrise.
"Per me sarebbe una bella fregatura.....e una noia mortale".
"Non sei mai stata sposata?", le chiese David.
"Nè prima, nè dopo".
La guardò senza capire.
"Intendo prima e dopo di diventare quello che sono", gli spiegò.
"Vuoi dire che non sei sempre stata quello che sei ora?".
"Per la miseria David, dopo due film in cui ci fai le penne, non sai ancora come funziona?
Melody ne sa sicuramente più di te"."
"E' probabile.…", rispose come se avesse la testa lontano centinaia di miglia.
“Sai cosa si dice in Italia?"
Francesca lo riportò lì, nella stanza.
"Morto un papa se ne fa un altro ”
"Non so cosa significhi, mi dispiace".
Francesca la tradusse.
"E' più facile a dirsi", osservò David.
"Questo perchè non è quello che davvero vuoi".
"Credi davvero che mi piaccia trovarmi in questa situazione?”.
Si alzò in piedi, ma Francesca con una leggera spinta lo rimise a sedere.
Poi afferrò la foto appoggiata sopra la valigia aperta.
"A un certo punto della vostra vita pensate di avere tutto e che questo è davvero perfetto:
un lavoro di grande soddisfazione, denaro, e figli con una donna che gli appare incredibilmente fatta per loro, e per la quale fareste qualsiasi cosa.
Vi ripetete che niente potrà rovinare quello che vi siete guadagnati perchè fate di tutto perchè le cose vadano sempre meglio.
Poi accade l'ultima cosa al mondo che potete aspettarvi:
la persona che per anni ha giurato e spergiurato di amarvi, dice di essere confusa, di non capire più quello che realmente prova perchè nella sua vita è entrato qualcun'altro......".
David sentì una fitta allo stomaco che rimbalzò sopra la sua faccia.
Era quello che era successo esattamente.
Francesca si abbassò un pò per poterlo guardare in faccia.
"Allora il vostro mondo si incrina e scoppia come una vetrina sotto i colpi di un martello."
David chiuse gli occhi e percepì chiaramente la sensazione che il suo universo era scoppiato.
Riaprì gli occhi e Francesca era ancora lì a torturarlo senza pietà.
"Il primo colpo provoca delle crepe profonde, però siete disposti a sopportarle pur di non perdere tutto, anche se sapete che non sarà più come prima.
Il secondo manda tutto in frantumi, e capite che non è più possibile rimettere insieme tutti i cocci”
Francesca dovette lasciar trasparire un'espressione poco gradita a David perchè questi esclamò risentito:
“Non guardarmi con quella faccia.”
“Con quale faccia?”, domandò lei.
“La tua.
Ti si legge come un libro aperto”, rispose schifato.
“Mi fai pena.”
Francesca ributtò malamente dove l'aveva presa, la stessa fotografia che poco prima David aveva sistemato nel bagaglio.
“E' una parola che fa schifo, non credi?”, gli disse con cattiveria.
David guardò altrove,
“Una parola che va bene per uno storpio.... o per qualcuno inchiodato ad un letto.....Ma non per David Fenner......miglior promessa del teatro inglese, miglior attore degli ultimi dieci anni, un Oscar, grande talento......".
Gli voltò il viso costringendolo a guardarla.
"Ma non abbastanza per convincere tua moglie che stava facendo una colossale stronzata.....e che continua a vivere per qualcosa che non tornerà mai più.”
Mise volontariamente l'accento sulle ultime due parole, poi abbassò violentemente il coperchio della valigia.
“Muoviti”.
Gli passò davanti, lui la seguì.
Mentre scendevano le scale aggiunse:
"Se ti può consolare, si è già resa conto di quale pessimo affare a fatto mollandoti per quella....mezzatacca.
Spero solo che tu non voglia rientrare in possesso di merce di seconda mano."
Si fermò e girò di novanta gradi per guardarlo.
"Meriti di più David, molto di più."
L'essenziale è invisibile agli occhi(2) testo di Leyla Khaled
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