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Lo stato naturale
Con la penicillina abbiamo sospeso una legge antica: la selezione naturale sul corpo. Con la rivoluzione industriale ne abbiamo sospesa un’altra: il limite della fatica e del tempo. Da quel punto in poi l’uomo non ha più dovuto adattarsi all’ambiente. Ha iniziato a costringere l’ambiente ad adattarsi a lui. Prima l’equilibrio si rompeva, ma poi si ricomponeva. Adesso, si rompe più in fretta di quanto possa guarire. Come dire: abbiamo trovato il turbo prima di imparare a frenare. Questo racconto nasce proprio lì: nel punto in cui immagino un equilibrio che non ha bisogno di essere dominato.
In uno dei miei mondi che ogni tanto attraverso, esiste una Terra dove tutti gli abitanti sono green, non per scelta ma per natura.
Il nutrimento arriva dall’aria, dalle esalazioni della terra, da molecole gentili che entrano nel corpo senza chiedere permesso.
Non esiste la fame, e quindi non esiste l’eccesso. Ogni equilibrio si regola da sé, senza accumuli, senza scarti, senza residui.
In quel mondo le cose non si contendono.
Non c’è competizione, perché non serve. Non c’è sport, perché non c’è confronto.
Le persone non si corteggiano: si uniscono, come il vapore che sale dalla terra e trova spontaneamente un corpo da nutrire.
In un mondo così la felicità è uno stato naturale.
Poi, a un certo punto ho sentito il peso del mio corpo tornare e la realtà riprendere il suo posto.
Non perché fosse tutto finito, ma perché un mondo così non va costruito in una volta sola.
Basta immaginarlo, ogni tanto, per non dimenticare dove si vorrebbe stare.