Ocra d'uno stanco tramonto,abbondante di due taglie,l'avrei riconosciuta ovunque quella tua stinta maglietta.Le maniche di gran lunga più lunghe delle braccia,cinque moncherini pallidi aggrappati alla stoffa logora per togliere l'idea dell'assenza di queste.Fuori il vento spazzava le strade e come amplificatori le vie più strette lanciavano il sordo lamento della più perversa delle orchestre in tutta la città:la natura.Li dentro no,li dentro si moriva dal caldo in un'atmosfera quasi ovattata dove un fiume di turisti silenziosi,chi per acquisti dell'ultima ora,chi per trovare un po di riparo dall'inverno che avanzava si muoveva lentamente tra le collanine di falso corallo e lapislazzuli,troppo opachi per brillare,troppo colorati per non attirare l'attenzione.Un breve flash il tintinnio della porta,il mio fiato vaporizzato,cercai di avvicinarmi silenzioso.Sentivo lo scricchiolio delle assi sotto i miei piedi,rumore che forse nella mia impudenza mi apparteneva esclusivamente,così intimo,addirittura interno al mio corpo.La prima volta che ti vidi da lontano sembravi stanca,fragile,bisognosa d'attenzioni come una tartaruga ritirata sotto la sua corazza.Il viso pallido e due enormi occhi azzurri incorniciati d'un nero corvino.Ora che mi sto per avvicinare le tue movenze sembrano sicure,quasi che comprare una borsa peruviana sia un'azione da affrontare con vigore,come praticare una craniotomia.Ricordo l'ultima volta insieme all'obitorio,in camice,stavi lavorando alla tua tesi per la specialistica.Si discuteva spesso di come il cervello non fosse un argomento adatto perchè troppo complesso un dedalo nel quale ci si poteva perdere entrambi.Non appena provai ad accennarlo quella volta,subitamente il rumore della sega circolare cominciò a coprirmi la voce.Aprivi la testa di un morto per la prima volta da sola.Anche di questo avevo cercato di avvertirti,il cervello è l'organo umano che puzza di più in assoluto,ma la tua sega continuava a produrre quel rumore di lacerazione di tessuti,rotazione di corpi metallici e crackers a colazione.Il tuo viso come quello di Sansone mentre abbatte le colonne del tempio,ma più soddisfatto,più eccitato.I tuoi occhi azzurri d'un ghiaccio artico.Fu un'attimo e ti ritrovasti in mano il guscio vuoto del pompelmo,voltandoti per guardarmi nei miei con un sorriso trionfale fiottasti vomito tra i denti e dal naso.Parte di quell'effluvio mi schizzò negl'occhi e sulle labbra,temetti di comprendere cosa potessero provare tutte le donne alle quali con grande piacere si getta sborra in faccia.Non ci fù però il tempo di pulirsi,l'abbiamo fatto su quelle mattonelle verde acqua,è stata l'ultima volta.L'abbiamo fatto vicino al canale di scolo che puzzava di sangue rappreso e quello che avevo addosso,ma un po meno dolciastro.Di certo forse perchè il vomito era tuo non lo trovasti poi così male.Inizialmete tutto quello schifo avrebbe potuto turbarmi,ma preso dall'eccitazione il mio unico pensiero divenne il farti l'autopsia con il cazzo.Ad ogni colpo,mentre ti montavo ripetevi urlando ad alta voce e ansimanndo anche un po da puttana,tutte le parti di quel schifoso organo che noi tutti tanto amiamo.Come se le puttane nel mentre consumassi il tuo irrefrenabile istinto ripetessero ad alta voce"Talamo,lobo frontale,prosencefalo,mesaencefalo,ponte bulbo,cervelletto".Nel pavimento reso scivoloso da tutti quei liquidi organici le tue scarpe in gomma non bastavano come appiglio per non sbattere contro il tavolino e non far cadere quel cervello caramellato.Una scia schifosa sul mio camice,una lumaca gigantesca che ruzzolò dal tavolo fino a bloccare il canale di scolo,le tue mani che mi stringevano proprio li dove era passata la lumaca non profumata,per poi portartele alla bocca dove suppongo tu avessi voluto qualcos'altro.Fu solo perchè pensai d'aver superato di gran lunga il limite consentito,o forse per qualche strana perversione inconfessabile,che non ti accordai di farmi spompinare in quel luogo,dove spesso i parenti passano a salutare il proprio caro morto e non ancora sepolto.
Proprio mentre cominciai a tirare su la zip ti accorgesti del cervello impiastricciato di melma e sangue incastrato nel canale di scolo,eri ancora a gambe aperte e fumanti e le mani incollate a terra,quando io e le mie scarpe di gomma iniziammo ad allontanrci.Ancora con il culo nudo su quella schifosa pozza di melma quando esclamai uscendo dalla porta:-Sei una puttana,non ha nessun rispetto per la vita umana-
Nel riflesso della porta scorrevole fu l'ultima tua immagine,sempre li seduta mezza sconvolta con la coda semi disfatta e lunghi capelli neri che per metà ti cadevano sul viso,avevi la bellezza di quel quadro di Hayez di cui tanto ti ho parlato.Un misto di rabbia stupore e implorazione.Forse non sentii le tue ultime parole.
Dopo quell'accaduto,mi sa che la tesi non l'hai più data con nessuno,anzi non l'hai proprio mai più data,ed ora non so che fai,ma io presi a farmi schifo.Sono passati molti mesi e numerevoli masturbazioni solitarie prima di rendermi conto che forse ti amavo veramente.Che quel vomito alla fine non era male e che forse avresti avuto un futuro da neurochirurga.Non oso immaginare cosa avrei dato per avere il coraggio di chiederti scusa,ed ora che sono vicinissimo alle tue spalle,ti tocco,sicuro di scatenare un timore reverenziale.Ma non sei tu,solo una che ti somiglia.
Tu la tua tesi non l'hai data,anche perchè ti sei suicidata.Io ero l'unico uomo che amavi ed eri disposta ad accettare ogni mia perversione e recitare ogni parte che eccitava la mia squallida immaginzione,ed io ti avevo solo usata,come farebbe un necrofilo con un cadavere.
Forse alla fine volevi diventare soltanto come io volevo che tu fossi.
MORTA.
Pathos loghia clinica testo di Isidore