Visita all'opera con i cavalli rossi del piazzale GUI di Firenze...
Una cavalcata notturna
Era una notte di primavera.
Il cielo terso, illuminato dalla luna, avvolgeva il pianeta terra che se ne andava tranquillo per la sua strada, ormai da millenni...
Le fate erano uscite, cosi come usano fare nel silenzio della notte e giravano, inquiete, per trovare delle distrazioni interessanti...Venivano dal grande Nord, dalle loro profonde foreste popolate da trolls, folletti, gnomi ed elfi. Avevano viaggiato molto, percorso molti e molti kilometri... Sorvolando paesi e città, montagne e pianure, sopra nevi eterne e deserti solitari...poi arrivarono sopra Firenze.
Sul piazzale Gui davanti al teatro-opera di Firenze, videro i cavalli rossi ! Curiosissime, si fermarono di colpo,
Belli !! dissero, andiamo a vederli da vicino...
Scesero come uno stormo di uccelli e circondarono le bellissime bestie. Toccandole con la sua bacchetta magica la piu grande delle fate le risvegliò dal loro sonno giornaliero. Si sa, di giorno i cavalli del teatro dormono, al sole se é bel tempo, e anche sotto la pioggia, se il tempo é inclemente, non sentono né freddo né caldo.
Si stavano stiracchiando per uscire dal torpore della lunga immobilità diurna, e cogli zoccoli anteriori, alcuni di loro battevano il pavimento. Quelli più vicino al muro del museo andarono avanti verso i piu lontani e formarono un cerchio per guardarsi bene e scambiare le loro impressioni.
“Che bestie sono?” chiese la più piccola delle fate, non aveva ancora nessun esperienza del mondo.
“Sono cavalli, disse la più esperta, andiamo vicino a loro, facciamo amicizia.”
I cavalli alzarono la testa e uno di loro emise un lungo e forte nitrito scuotendo le larghe froge. La piccola fata ebbe paura, “Non é nulla! vieni, scendi anche te.”
Con i loro corpi semitrasparenti, le fate si muovevano e spostavano la loro luminosità da un punto all'altro nell'oscurità della piazza. Fecero un cerchio di luce opalescente intorno ai cavalli.
“Allora, disse un cavallo, volete venire a fare una passeggiata con noi...
“Si, possiamo montarvi in groppa? chiesero le fate,
“Certo, siete cosi leggere, non vi sentiamo nemmeno, tenetevi forte alle criniere”
E cosi si incamminò il gruppo dei cavalli rossi montati dalle fate luminose con i lunghi capelli chiari al vento nell'ombra delle strade fiorentine.
Fecero un lungo tratto al passo fino ad arrivare sotto il duomo, poi passarono davanti al battistero di San Giovanni
“Perché ha otto lati? chiese la piccola fata al suo cavallo
“Perché nella fede cristiana, il cristo risorge l'ottavo giorno, rispose il suo cicerone.
Fecero tutto il giro della città e ogni volta le fate chiedevano spiegazioni precise ai loro cavalli che sapevano tutto di Firenze ormai. Passavano le loro notti a girarla in lungo e largo e avevano imparato vita e miracoli sui monumenti e la storia della città...
Finché a un certo punto, stanchi dell'andatura al passo, presero il trotto e andarono verso il parco delle Cascine. Una volta arrivati li, presero il galoppo per sgranchirsi un po' le zampe lungo il fiume. Le fate sorprese, si attaccarono strette alle criniere e quelle che erano salite dietro ad un'altra fata si strinsero forte alla compagna davanti...Si divertirono molto quando i cavalli, per fare bella figura con le loro ospiti, cominciarono a saltare gli ostacoli trovati e, diciamo la verità, cercati apposta...
Ma il tempo passava e qualche cavallo cominciava a sbadigliare. Si avvicinava l'ora in cui dovevano riprendere le loro postazioni fisse davanti al museo. L'alba stava velocemente arrivando e non potevano rimanere lontani dalla loro piazza. Lo spiegarono alle fate che, a malincuore, accettarono di tornare al punto di partenza.
“Vuol dire che torneremo per rifare altre belle corse con voi, non ci dimenticate però, dissero prima di smontare e slanciarsi nel cielo verso Nord, in direzione delle loro immense, profonde e freddissime foreste.
cavalcata notturna testo di betty