Ormai

scritto da Mr. Wolf
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo Mr. Wolf

Testo: Ormai
di Mr. Wolf

Oscar continuava a guardare dalla finestra, con lo sguardo rivolto verso quelle colline, cercando di ricordarsi com’erano. Erano verdi e bellissime. Erano delle semplici colline, in una semplice campagna. Ma erano bellissime perché erano le sue colline, quelle in mezzo alle quali era cresciuto. Se lo ricordava com’erano, ma non riusciva a fissare l’immagine nella testa. Non c’era più niente da guardare, ormai. Quel maledetto virus aveva ucciso metà della popolazione mondiale, causando guerre, carestie, e desolazione, ovunque. Il cambiamento climatico aveva fatto il resto, distruggendo tutto ciò che di bello era rimasto al mondo. Oscar se lo ricordava il mondo, quando era bello. Ma non se n’era mai accorto, non aveva mai prestato attenzione alla bellezza che lo circondava. Era ormai quasi mezz’ora che fissava quel paesaggio arido e bruttissimo. Prima non sarebbe mai stato tanto a guardare da una finestra del cazzo soprattutto se era la sua, la finestra del cazzo. C’era un sole forte, fortissimo, a cui ormai Oscar era abituato, a cui tutti ormai erano abituati. Non cresceva più niente. E Oscar allora si ricordava di tutte le verdure, i pomodori, le patate, i finocchi, le zucchine, che sua nonna coltivava. A lui nono piacevano, mangiava solo i pomodori, qualche volta. Ma adesso piangeva ricordandosi di quel semplice orto. Però pensava che era giusto così, che meritava di soffrire, perché anche lui come tutti non aveva fatto niente per cambiare il corso delle cose. E non c’era più nessun dio a cui dare la colpa, nessun presidente che diceva tranquillo che erano tutte stronzate. Era tutto così schifosamente logico. Loro non avevano fatto niente, e il mondo era andato a puttane. Semplice. Cristallino. Si allontanò dalla finestra per prendere l’ultima bottiglia di vino rosso che gli era rimasta. Per quanto ne sapeva lui, poteva essere l’ultima bottiglia di vino rosso rimasta al mondo. Si pulì le mani dalla polvere che c’era sulla bottiglia e tolse il tappo. Diede un’altra occhiata fuori e poi portò il vino alla bocca. Fece un sorso lunghissimo e poi si staccò. Si pulì la bocca con il braccio e pensò a quanto cazzo faceva schifo quel vino di merda. Prima non lo avrebbe neanche toccato ma ora era l’unica cosa che aveva, acqua non ce n’era più da mesi. Con quel merdoso sapore in bocca pensò a cosa avrebbe fatto dopo essersi scolato tutta la bottiglia. Non ne aveva idea, ma nel frattempo era riuscito a ritrovare l’immagine della campagna che circondava il suo paese, di quelle fottute colline. Forse era stato il vino, chi lo sa. Si sedette e finì la bottiglia, sempre davanti alla finestra. Quando si rese conto di essere ubriaco guardò fuori e vide tutto verde. Non era nella sua testa cazzo, era là fuori, era tornato tutto come prima. Il ricordo era così vivo ora nella sua testa che aveva preso vita davanti a lui. Aprì la finestra ed entrò quel classico puzzo di fumo e merda a cui ormai era abituato. Chiuse la finestra e chiuse anche gli occhi, dopo essersi seduto. Prima di addormentarsi pensò che sì, se lo meritava anche lui tutto quello schifo. Però nessuno poteva impedirgli di sognare, ubriaco, quelle fottute colline, così verdi e così belle, e di sperare di non svegliarsi più, perso nel sogno di quel paesaggio scomparso.
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