Il giorno che Elvira cadde dalle scale.

scritto da Spicchi di specchi
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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...alle volte,i ricordi,diventano un puzzle... :-)
- Nota dell'autore Spicchi di specchi

Testo: Il giorno che Elvira cadde dalle scale.
di Spicchi di specchi

D'un tratto, sarà quest'aria calda e immota,ho un flash back...stessa calura e profumo d'oleandri.
"Non ti venga in mente di mangiarli,eh?! L'oleandro è velenoso!!"
Ma non ci penso proprio.Mangiarlo...figuriamoci! Mentre cammino sui lastroni consunti,lucidi e scivolosi di Via Grazia Deledda, rione Santu Predu( San Pietro). L'ho imboccata perchè mi pare faccia meno caldo qui, e sembra ventilata. A quest'ora sembra d'essere in Messico...si fa la siesta; persiane socchiuse e da dentro qualche casa, sommessa, la nota di una canzone, scappa dagli spiragli. Ci saranno dei ragazzi, dei giovani intendo...loro non lo fanno ancora il riposino. Voglio andare alla Solitudine,e da qui, faccio prima. La Solitudine, una sorta di belvedere sull'orizzonte che degrada, scendendo, dalla parte del mare. Viuzza stretta, con case vecchie e case ristrutturate, un misto di agio e ceto contadino, misto di antico e di aspettando un futuro migliore. La casa dei Buscarini, splendida, come un maniero. Di fronte. una casina vecchia, tutta in verticale, quasi un nuraghe. Hanno rifato il manto stradale, qui...asfalto bollente, sotto le infradito leggere. Mi lascio l'entrata secondaria al giardino dei Guiso-Gallisai, sulla sinistra. C'è l'albero sul quale s'era arrampicato Matù, il mio gattone bianco e sordo...e non voleva più scendere. Ma dimmi tu...cosa mi viene in mente! Mi sa che mi prendo un gelato, da Dolci tentazioni...mentre mi si apre, davanti, il belvedere della Solitudine. E, i ricordi evocano altri ricordi, altri luoghi, altro tempo.
Monte Verde Vecchio, vicino al Gianicolo...pensare che qua s'è articolato gran parte del Risorgimento, a Roma. E noi, i ragazzini"der vicoletto", ci facevamo, d'estate, delle battaglie d'acqua epocali! Fino a quando Elvira cadde dalle scale.
"Signora Anna, può venire sua figlia a giocare!?"...io e Titti, davanti al citofono...
"No! Ervira nun pò veni'...è cascata pè le scale!!"...un pò ruspante, la signora Anna...
"Come è cascata!? E che s'è fatta!?"...e Titti che ridacchia e mi fa cenno di star zitta..
Titti con le sue treccione lunghe, sempre un pò sporca, tra le pieghe del collo, e le ginocchia malconce. Il rumore del citofono che vien chiuso...e Titti che si sente grande, mentre mi spiega che" cadè da le scale vordi' ch'è diventata signorina!!"...ah...!! Quindi, niente battaglie d'acqua, per un po'. Che ce ne facciamo, ora, di tutti i palloncini, presi con le liquorizie, da Benito, il fornaio!?
Lo so perchè ho accostato questi ricordi, come tessere di un puzzle. Non solo perchè c'era un'aria simile...perchè erano periodi di cambiamento, entrambi. E perchè, rientrando a casa, quel pomeriggio, io e Titti, mangiammo i cuori dei fiori di lillà, che crescevano vicino all'oleandro, nel giardino del palazzo dei senatori, che aveva un belvedere.
Il giorno che Elvira cadde dalle scale. testo di Spicchi di specchi
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