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Atrax robustus Pt. 25
Ginevra si accorse di aver un lieve tremito alle mani, mentre accendeva il pc per consultare gli ultimi appunti di lavoro che la sua assistente aveva caricato al termine del giorno prima.
Era ancore scossa dalla telefonata avuto poco prima
Quell'idea balzana di Luigi su “cimeci” piazzate in casa sua per spiarli le era parsa una enorme puttanata.
Se lui voleva convincerla di non essersi fatto scappare, con qualcuno, quei particolari della loro storia era fuori strada alla grande.
Che se ne inventasse una migliore se voleva essere creduto.
Dopo una rapida scorsa ai dati sullo schermo del computer si spostò
sul grande bancone di lavoro ingombro di provette, piastre Petri
Da un contenitore trasse un vetrino con campioni biologici di micro-organismi e per fissarlo, lo inserì nel carrellino meccanico del microscopio stereoscopico.
Inclinò il capo per poggiare gli occhi sulle lenti bioculari dello strumento, poi
prese degli appunti su un quaderno ad anelli con grafici e tabelle.
L’aria del laboratorio era intrisa dagli effluvi forti di formalina, terra umida, colla entomologica e sentore di foglie in decomposizione.
La sua attività principale di quella mattina era il controllo e la misurazione di una colonia di Phoneutria nigriventer, il famoso ragno delle banane che stavano allevando per uno studio comparato sulla tossicologia e sul comportamento difensivo.
Stava preparando un protocollo per testare l’effetto di temperature variabili sul tasso di produzione di veleno.
Erano le 8:55
Elena la giovane dottoranda sua assistente entrò trafelata, aveva un ritardo di cinque minuti, anche lei aveva subito la sua stessa coda nel traffico.
Mentre si liberava del giaccone, della tracolla e della cuffia la travolse con parole concitate.
- Professoressa, buongiorno. Ho finito di pesare i campioni di ieri. La femmina grande ha prodotto 0,8 mg di veleno in 48 ore, quasi il doppio del maschio.
Ginevra sollevò lentamente gli occhi dal microscopio ricambiano il saluto con tono calmo ma preciso.
- Buongiorno Elena. Fammi vedere i dati.
La giovane le sporse la cartella con la rilevazione.
- Bene…ma voglio ripetere il dosaggio su almeno altri tre individui. La Phoneutria è imprevedibile. E controlla che l’umidità nella camera non scenda sotto il 75%, ieri mattina era a 71% e si sono stressati.
- Va bene Professoressa. Ah, ha chiamato il tecnico del museo: dicono che il prestito del Macrothele dalla collezione storica è pronto, ma vogliono che firmi lei di persona.
Ginevra sorrise appena, ironica: - Certo, perché se sparisce un ragno da quattrocento mila Lire di assicurazione è colpa mia. Va bene, ci passo dopo pranzo.
-Sìì gentile Elena prepara due caffè che ne abbiamo bisogno.
Lavorava alacremente, in una attività concentrata e precisa.
Oltre le grandi finestre la vita del campus universitario si animava del consueto via vai di studenti, docenti e personale interno, la vista si estendeva sugli ampi spazi dotati di aree verdi che mostravano i segni dell'autunno e le serre per gli allevamenti sperimentali.
Giunse uno studente di laurea triennale, un po’ ansioso.
Bussò ripetutamente alla porta a vetri del laboratorio.
- Veni Matteo gli urlò Ginevra.
- Professoressa Mancini, buongiorno, scusi il disturbo… per la tesina sulla bioacustica degli ortotteri, posso usare il sonografo del laboratorio giovedì pomeriggio? Mi serve per registrare i richiami di Tettigonia viridissima che ho catturato.»
Ginevra, con un mezzo sorriso paziente: - Matteo, buongiorno. Sì, ma solo se hai già finito di inserire i dati di campo nel database. E ricordati la regola: niente insetti vivi nel mio ufficio, l’ultima volta ho trovato una cavalletta nel cassetto delle penne.
Matteo, arrossendo: - Promesso. Niente cavallette – sorrise - Grazie mille. E… complimenti per l’articolo su Toxicon del mese scorso, l’ho letto tutto.
Ginevra con un cenno del capo, tornando al lavoro: - Grazie. Ora vai, che ho i miei aracnidi che mi aspettano. E chiudi bene la porta quando esci, non voglio correnti d’aria che me li facciano raffreddare.
La mattina trascorse nella distrazione che portava quel suo lavoro impegnativo e delicato, le nuvole della telefonata che le avevano affollato i pensiero sembravano essersi dissolte.
Ma era solo una sensazione epidermica, quando la mente tornava a sfiorare la cosa sentiva rimontare l'ira.
Quello che più la urtava era che nel fondo si sé, in maniera remota e irrazionale, avrebbe voluto ancora credere alle parole di quello spergiuro.
Si sentiva divisa a metà, da una parte la ragione le diceva di prendere a schiaffi quella faccia di bronzo che si inventava fantasiose giustificazioni.
Dall'altra la voglia consolatori di credere a quella ridicola balla, sperando nel fondo d'essersi ingannata e che lui, per quanto folle avesse avuto la giusta intuizione.
Un questo stato di prostrazione alla fine cedette.
Avrebbe provato a cercare nella casa la presenza di queste fantomatiche “pulci”.
In fondo a provarci non c'era nulla da perdere, e si sarebbe liberata dal rimorso di non averci provato per la diffidenza verso Luigi.
- Oggi pomeriggio devo assentarmi per un mio problema Elena.
Disse alla sua assistente.
- Tu continua pure con i test che stiamo provando.
- D'accordo professoressa. Stia tranquilla.
(Continua)