Il Prezzo Dell'Eccesso

scritto da Taby-Saby
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Testo: Il Prezzo Dell'Eccesso
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Clarissa era un fenomeno atmosferico, ma non nel senso piacevole di un acquazzone estivo che rinfresca la terra assetata. Lei era la tempesta perfetta, un uragano di superficialità e arroganza vestito di tessuti firmati e una chioma bionda così artificialmente perfetta da sembrare scolpita nel platino. A ventiquattro anni, Clarissa aveva già perfezionato l'arte di rendere ogni interazione umana un esercizio di sopportazione per chiunque avesse un quoziente intellettivo superiore alla temperatura ambiente. Viveva a Milano, nel quartiere più esclusivo, circondata da oggetti che urlavano il costo, ma incapace di sussurrare una parola di gentilezza. Il suo tono di voce era costantemente calibrato per suonare superiore, un vibrato acuto che tagliava l'aria come vetro sottile. Se parlavi di arte, lei citava il prezzo del quadro che aveva visto una volta a una mostra. Se parlavi di viaggi, lei descriveva il jet privato che l'aveva portata alla sua ultima destinazione esotica, lamentandosi della scarsa qualità dello champagne servito. I suoi amici erano più che altro satelliti, attratti dalla sua luce brillante ma destinati a bruciare se si avvicinavano troppo. Le sue battute erano frecce avvelenate mascherate da ironia, e la sua capacità di manipolazione era pari solo alla sua totale mancanza di empatia. Era insopportabile, un fatto universalmente riconosciuto da chiunque avesse avuto la sfortuna di condividere con lei lo stesso spazio respirabile per più di dieci minuti. C'era chi provava a ignorarla, chi provava a evitarla, ma Clarissa aveva un radar per la debolezza e si assicurava sempre di trovare la sua vittima designata per la giornata. Le sue colleghi la evitavano in ufficio, fingendo urgenze telefoniche non appena la vedevano avvicinarsi al distributore dell'acqua. I camerieri la temevano, sapendo che un ordine sbagliato avrebbe scatenato una scenata degna di un dramma shakespeariano, ma recitato con la voce di una sirena irritata. La sua vita era un susseguirsi di feste esclusive, acquisti compulsivi e relazioni effimere, tutte terminate da lei con un messaggio sbrigativo o, peggio, con un silenzio punitivo. Era convinta che il mondo le dovesse tutto, e la sua convinzione era così forte da renderla cieca a qualsiasi segnale di avvertimento. La sera del suo compleanno, Clarissa organizzò una festa nel suo attico minimalista, con vista mozzafiato sulla città che lei disprezzava così tanto. Invitò tutti coloro che riteneva degni della sua presenza, il che significava escludere quasi tutti coloro che la conoscevano veramente. Era vestita di seta nera, i capelli biondi raccolti in una cascata impeccabile, e beveva champagne costoso, lanciando occhiate di giudizio sul suo entourage forzato.Verso la fine della serata, quando la maggior parte degli invitati aveva trovato una scusa plausibile per andarsene, rimasero solo tre persone: il suo ultimo fidanzato, un uomo taciturno e visibilmente esausto di nome Marco; la sua amica più fedele, Lena, che sembrava sempre sul punto di piangere; e un vecchio conoscente di famiglia, un uomo anziano e riservato che Clarissa aveva invitato solo per fare numero e che aveva passato la serata in un angolo, osservando. Clarissa, ubriaca di sé stessa, iniziò la sua solita tirata, demolendo le scelte di vita di Marco con una precisione chirurgica e crudele. Marco, di solito mansueto, si irrigidì. Lena cercò di intervenire, ma Clarissa la zittì con un gesto della mano, paragonando la sua carriera a quella di un topo di biblioteca fallito. Fu in quel momento che l'uomo anziano si mosse. Non disse nulla. Si avvicinò lentamente a Clarissa, che era troppo concentrata sulla sua performance distruttiva per notarlo. Quando fu abbastanza vicino, l'uomo tirò fuori qualcosa dalla tasca interna della giacca. Non era una pistola, né un coltello da cucina. Era una lama sottile, quasi invisibile, usata forse per tagliare sigari costosi. Prima che Marco o Lena potessero reagire, l'uomo agì con una rapidità sorprendente, un movimento fluido e quasi coreografico. Clarissa emise un suono strozzato, non un grido, ma un gorgoglio di sorpresa e indignazione. Quando la lama fu ritirata, Clarissa rimase in piedi per un istante, la mano portata istintivamente al collo, il cui tessuto di seta si stava rapidamente macchiando di rosso scuro. Poi, con una grazia che non aveva mai posseduto in vita, la sua testa si staccò dal corpo e rotolò sul pavimento di marmo lucido, fermandosi proprio accanto a una scarpa Louboutin. Il suo corpo, senza più il suo centro di gravità narcisistico, crollò pesantemente. Il silenzio che seguì fu il più lungo e il più onesto che Clarissa avesse mai sperimentato. Marco e Lena rimasero paralizzati, fissando il corpo decapitato e la testa bionda, i cui occhi azzurri sembravano ancora lanciare giudizi. L'uomo anziano pulì con calma la lama su un tovagliolo di lino, la ripose, e si rivolse ai due testimoni atterriti con voce pacata. "A volte," disse, guardando la testa senza emozione, "il silenzio è l'unica risposta adeguata a un rumore così insopportabile." Poi si incamminò verso l'uscita, lasciando Marco e Lena soli con il loro orrore e la prova tangibile che, anche per Clarissa, la vita aveva un limite di sopportazione.

Il Prezzo Dell'Eccesso testo di Taby-Saby
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