"Mi vuoi bene?"
Era questa la semplice domanda che ripeteva da qualche giorno.
Una specie di mantra.
Aveva bisogno di sentirsi dire certe cose, anche se le intuiva nell'aria di un rapporto, nell' elettricità che unisce due persone lontani nello spazio. Un pò come un veloce esorcismo per scacciare, anche solo per un pò uno dei demoni più forti, uno dei veleni più letali che affliggono l'umanità fin dagli albori della sua esistenza.
La solitudine.
Ecco lo spirito maligno che, insieme alle donne, ha condotto alla tomba tanti uomini valorosi.
La solitudine. Il silenzio,pieno di quel vuoto muto dove nessuna parola è in grado di far tacere quel sordo rumore.
"Certo che te ne voglio".
Ecco la risposta, semplice, diretta, senza preamboli.
A volte sentiva la necessità, come un bisogno primario, di sentirsi protetto, di aver qualcuno da cui essere abbracciato anche solamente con le parole.
Le notti, lì, nel sud est dovevano essere splendide, o almeno così aveva sempre sentito dire. La distanza era veramente tanta ma era sicuro che si sarebbe potuta trovare una soluzione.
Lui rimaneva lì, nella sua camera a bere il nettare dei suoi pensieri, non possedeva un orologio e mai come in quelle notti lo scorrere del tempo si smarrì nell'oblio delle sue lenzuola.
La vita era dura ancora una volta, e gli regalava delle paure che gli soffocavano l'anima, se ancora una ve ne fosse rimasta entro quel petto.
Ripensò alla parte spirituale di sé. Benché fosse un peccatore di prima specie era un ragazzo molto spirituale, si era solo perso per le strade di una grande città per tanto, tanto, forse troppo tempo. Aveva creduto decine di volte di aver confuso la strada, aver fatto casino con il suo flebile senso dell' orientamento, ma aveva smarrito solo se stesso.
Non c'è scherzo più sadico di smarrirsi quando tutti i tasselli del puzzle vanno a posto da soli.
L' anima gli urlava dentro di lasciarla partire da quel vile involucro, e lui l'avrebbe pur lasciata andare se solo ne avesse conosciuto il modo. Non era mai stato possessivo o forse si, e aveva rovinato sempre tutto ma mai aveva obbligato nessuno a rimanere con lui.
Ma con l'anima, con la coscienza, con i pensieri è diverso. Non puoi vomitarle fuori allo stesso modo di quando ritorni a casa sbronzo dopo una serata fra amici. Ci sono cose, per cui la nostra volontà è nulla, che ci portiamo dentro da sempre, con cui impariamo a conviverci e a volte ad evitarle. E mentre ti convinci di star perdendo tutto avviene l'esatto contrario.
"Senti, mi vuoi bene?"
"Si."
Ancora più diretta e veritiera per quanto semplice.
Gli venne in mente un passo del vangelo in cui Gesù chiede al suo apostolo prediletto se lo amasse. Ebbe disgusto di se stesso, per quel paragone. Lui viscido uomo del presente messo a confronto con uno dei più grandi di tutti i tempi che aveva sconfitto il tempo e perché no, così gli piaceva pensare, anche la morte in un senso o nell'altro.
C'era ancora un barlume di speranza, doveva solo non chiederlo per la terza volta, almeno non ora. Quella domanda era divenuta come una droga, un' ossessione, una vera ricerca di incoerenza. La ricerca del bene lo faceva soffrire.
Rimase in silenzio per un pò.
Uno di quei silenzi in cui si concentrano tutte le parole del mondo, di tutte le epoche e di ogni lingua o genere passate, presenti e future.
Non seppe dialogare con se stesso.
Continuò in silenzio.
Era terribile.
Forse non era poi così terribile, forse era solo impazzito.
Si era fatto giorno, un altro giorno, l'ennesimo, sicuramente non l'ultimo.
Aprì gli occhi e si ritrovò da solo nel suo letto, non c'era nessuno a fianco a lui. La stanza gli sembrò terribilmente grande. E vuota.
Aveva voglia di cibo cinese. Erano solo le 10 del mattino.
Si alzò e scrisse:
"Mi vuoi bene?"
Mi vuoi bene? testo di Hank 81